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DOTTRINE POLITICHE

INTRODUZIONE:

Il pensiero politico della civiltà occidentale nasce in Grecia, nel periodo compreso tra il

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7° e il 6° secolo A.C., qua regale era circondata da un'aura di sacralità, era il

centro nevralgico di tutta la vita della comunità; si aveva un modello verticale e

fortemente inegualitario.

Gradualmente tutto ciò muta quando l'organizzazione della polis si sostituisce

progressivamente alle tradizionali forme di esercizio della sovranità (regali e sacrali).

E' un passaggio in virtù del quale il potere abbandona i palazzi aristocratici per

trasferirsi nello spazio pubblico; tale passaggio si verifica per la prima volta ad Atene.

L'impianto va a stratificarsi, inizia ad essere piramidale: tripartizione

SOVRANO-ARISTOCRAZIA-POPOLO.

L'Aristocrazia ottiene il comando politico, che è ora nelle ''mani dei pochi''; tramonta

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così la del re politico. Nasce inevitabilmente una conflittualità tra aristocrazia e

popolo.

SOLONE:

Questa conflittualità determina dei cambiamenti e intorno al 593-594 A.C. Solone

diventa ARCONTE (carica aristocratica) e apre la strada verso quelli che sono gli

istituti della democrazia ateniese.

Solone rappresenta l'alfiere della cosiddetta eunemia (buon governo) in cui la legge di

Atene viene definita buona perchè, pur essendo una legge umana, è somigliante a

quella naturale o divina.

Lo scopo dell'ordinamento di Solone è quello di coinciliare gli interessi e le posizioni

contrastanti tra le classi sociali, evitando in tal modo la guerra civile.

Solone dunque oscilla tra un mantenimento dello status quo e una serie di riforme che

tutelano gli strati più bassi della società.

La riforma di Solone consiste nello stemperare il potere dell'aristocrazia. Solone riesce

a realizzare una suddivisione della Polis in 4 classi di censo.

1. Pentacosiomedimni (coloro che ogni anno ricavavano almeno 500 medimni di

grano dai loro campi o avevano comunque un reddito pari a tale somma).

Possono accedere alle cariche superiori

2. Cavalieri (coloro che ricavavano almeno 300 medimni o erano in grado di

mantenere un cavallo).

3. Zeugiti (coloro che ricavavano almeno 200 medimni o erano in grado di

mantenere una coppia di buoi da aratro)

4. Teti (la maggioranza, coloro che guadagnavano meno di 200 medimni,

compresi i nullatenenti).

E' una riforma che non cancella certo l'aristocrazia, nè tantomeno le lotte civili, ma che

avrà un processo importante.

PISISTRATO:

Dopo queste riforme il conflitto tra Aristocrazia e popolo provoca non un allargamento

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del potere democratico, ma un'alleanza tra popolo e che si presentano come

alfieri animati dalla volontà di abbattere il potere aristocratico per eliminare i privilegi

della classe superiore. Alleanze tra gli strati bassi della popolazione e un capo del

popolo che diverrà poi TIRANNO.

E' in questo modo che Pisistrato instaura un primo governo tirannide (561-555 A.C.) al

quale ne seguirà un secondo (545-527 A.C.)

CLISTENE:

Pochi anni più tardi (508-7 A.C.) CLISTENE riprende e accentua l'impostazione di

Solone tentando di limitare la concentrazione del potere per limitare i conflitti.

Clistene attuò la sua riforma considerata l'''atto di nascita'' della democrazia

Ateniese:

• Modificò radicalmente il sistema tribale ateniese, dividendo lo stato in dieci tribù

territoriali, allo scopo di eliminare i vecchi gruppi di potere che monopolizzavano

da tempo la vita politica ateniese.

• Fece entrare in vigore la boulé (o Assemblea dei Cinquecento), un'assemblea

costituzionale, composta da 500 membri, 50 per tribù. Le funzioni di questo

organo erano di: controllare l'opera degli arconti, valutare le proposte legislative,

vigilare sulla sicurezza della polis, gestire le finanze pubbliche, controllare

l'esercito e le relazioni estere.

• Introduce l'Ekklesia ovvero un'assemblea che riunisce tutti i cittadini di "pieno

diritto" (maschi, maggiorenni, liberi) e che ha varie competenze, delibera un po'

su tutto tramite il principio di maggioranza.

• Introduce l'Ostracismo istituto che consiste nella condanna all'allontanamento

dalla città attraverso una maniera arbitraria (veniva decretato dall'Ekklesia)

• Giustizia amministrata direttamente da tribunali composti da ateniesi estratti a

sorte (estrazione anche per limitare la corruzione delle giurie)

• Vi era infine un principio larvale di Corte Costituzionale la Graphe Paranomon,

tribunale che poteva rilevare la contrarietà di un decreto rispetto alle leggi

dell'Assemblea.

PERICLE (495-429 A.C.):

Il modello democratico stabilito da Clistene viene proseguito da Pericle.

Pericle, ottiene di ridimensionare il ruolo di un istituto molto influente: L'Aeropago, un

consiglio del quale facevano parte, a vita, coloro che avevano rivestito la carica di

arconti; questo ridimensionamento valorizza gli istituti democratici.

Nel 461 a.C. Pericle stabilisce la corresponsione di un'indennità giornaliera ai membri

della Boulè e dei tribuni popolari, per consentire anche a chi non può permetterselo di

ricoprire cariche pubbliche.ù

Pericle riesce così a dare scacco al potere aristocratico attraverso interventi di natura

fortemente democratica. L'età Periclea è considerata l'età democratica per eccellenza.

DISCORSO DI PERICLE AGLI ATENIESI: Tenuto nel 431 a.C. in commemorazione

dei caduti del primo anno della guerra del Pelopponeso, è un grande esempio di

Democrazia e Libertà. Viene riportato dallo storico Tucidide nella sua opera

"La guerra del Peloponneso".

fine

Il politico di Pericle è duplice: 1) rinsaldare la leadership; 2) fare in modo che

Atene mantenga il suo primato su Sparta.

Dopo aver fatto l'elogio della comunità come solidarietà di generazioni che si

susseguono, segue l'elogio della costituzione (Vi sono degli spunti che possono far

pensare a una democrazia liberale).

Atene è grande potenza imperiale, valorosa tanto quanto gli spartani, ma al tempo

stesso ha virtù coltivate e modi di vivere democratici

Kalokagatia: Senso di appartenenza, coraggio nel difendere la propria comunità,

spirito di sacrificio virtù civica e al tempo stesso sviluppo di capacità individuali che

rendano libero

Paideia: modello educativo che consiste nell'allevamento e cura dei fanciulli

fisica

articolato in paideia (cura del corpo e rafforzamento) e paideia psichica (volta a

garantire l'interiorizzazione di quei valori universali che costituivano l'ethos del popolo).

Sono 3 i principali obiettivi del suo discorso: incoraggiare; tessere le lodi; difendere la

democrazia; Pericle sa che c'è un pericolo di evoluzione autoritaria e sa che non

soltanto la propria leadership si regge sul sistema democratico, ma anche le sorti della

città sono legate al mantenimento della propria identità democratica.

PLATONE (428 A.C.):

E' uno dei più importanti critici della democrazia, le obiezioni anti democratiche sono

molte: 1. Integrazione dei poveri, 2. idea di cittadinanza, 3. uguaglianza: non si

possono far convivere 2 principi come l'uguaglianza fra diritti e la distinzione dei

migliori.

Inoltre il pensiero democratico per Patone è fallace in quanto confonde il giudizio del

numero (maggioranza) con la verità.

Il suo scopo è quello di opporsi al relativismo dei Sofisti (Clistene, Pericle) ripristinando

la misura della giustizia su basi certe.

Platone espone la sua teoria di giustizia nella "Repubblica"; "tanto più il governo di

una città è giusto, tanto più la giustizia sarà chiara ed evidente ai cittadini". Sostiene

inoltre una stretta interdipendenza tra corpo, mente e coscienza (è solo da un giusto

equilibrio di queste che deriva la virtù morale). Introduce quindi la metafora della

mescola, sostenendo che vi è una disuguaglianza naturale tra gli uomini; per Platone

infatti la natura umana è un misto tra fattori genetici e di educazione:

• Mescola d'oro --> corrisponde alla ragione, ne sono composti in prevalenza

filosofi e governanti

• Mescola d'argento --> corrisponde al coraggio, ne sono composti in prevalenza i

guerrieri

• Mescola di bronzo --> corrisponde agli appetiti, ne sono composti in prevalenza

contadini ed artigiani

Solo quando ogni cittadino si riconoisceraà ed accetterà di appartenere ad una di

queste, ci sarà armonia. Il pensiero di Platone prevede una mobilità sociale molto

limitata

Platone pensa che ad ogni forma di governo corrisponda un tipo umano e crede che

l'analogia tra istituzione politica e struttura dell'essere umano consenta di giudicare le

forme di governo:

a. Democrazia --> dominata dal desiderio di possesso

b. Tirannide --> portta il singolo a prevalere sugli altri grazie alla propria

aggressività

c. Timocrazia --> sceglie per governare il più ricco e non il più capace

d. Oligarchia --> viene istituita quando i migliori dimenticano di perseguire il bene

collettivo

Sostiene inoltre che la democrazia non sia il punto di partenza ma la conseguenza di

un ciclo di degenrazioni delle forme di governo (Timocrazia --> Oligarchia -->

Democrazia --> Demagogia --> Anarchia/Tirannide)

Il governo propugnato da Platone invece è retto da guardiani-filosofi ed è un governo

razionale che è stabilito in funzione di un processo esclusivo e reale dell'idea del vero.

ARISTOTELE (384-322 A.C.):

Come per Platone anche per Aristotele la politica è l'ambito spaziale all'interno del

quale si espande il concetto di giustizia.

nella politica due sono i punti sui quali la filosofia di Aristotele e quella di Platone

divergono:

1. Aristotele non mira alla ricerca di un governo assoluto, valido per sempre e

dovunque, ma ricerca la forma ottimale da applicare ad ogni singola città

2. per Aristotele non esiste un modello assoluto e ottimale di Stato ma differenti

opzioni politiche per realizzare la migliore forma di convivenza in ciascuna

compagine umana

Aristotele fa una netta separazione tra forme di governo pure e corrotte; la

classificazione delle forme di governo si rifà al numero:

• Governo di uno: Regno (retta) --> Tirannide (degenerata)

• Governo di pochi: Aristocrazia (retta) --> Oligarchia (degenerata)

• Governo di molti: Politeia (retta) --> Democrazia (degenerata)

Aristotele analizza il concetto di etica e in particolare il concetto di giustizia. Sul piano

etico si pone in maniera antitetica rispetto all'idea astratta di Platone; per Aristotele

non è il "sommo bene" a guidare le azioni degli uomini ma bensì la volontà individuale.

Aristotele concepisce un'etica fondata sulla coscienza dell'individuo.

Aristotele distingue tra virtù etiche (prudenza) e virtù dianoetiche (conoscenza),

dall'equilibrio di tali virtù (medietà) emerge il concetto di giustizia intesa come virtù che

guida il comportamento del singolo uomo.

La giustizia precede tutte le virtù e costituisce la più importante fra esse.

Aristotele punta ad un'integrazione sulla base di valori e virtù condivise, capovolgendo

la visione oligarchica che vedeva la necessità dell'esclusione delle masse dalla

politica; per Aristotele invece non si può fare a meno dell'apporto del popolo (sovranità

popolare).

CICERONE (106-43 A.C.):

L'esperienza della polis è sicuramente un punto di riferimento per la riflessione

politica romana anche se a Roma lo Stato viene anzalizzato meno filosoficamente e

più giuridicamente.

la più compiuta espressione del pensiero politico romano è certamente quella

elaborata da Cicerone, i cui maggiori contributi sono:

• l'impegno politico come complemento della mera saggezza contemplativa

stratificata nel corso dei secoli

• la giuridicizzazione della politica

Cicerone è il teorico della Repubblica come ideal di governo/costituzione mista; il

potere monarchico viene sostituito dalla presenza di due consoli, il potere aristocratico

è rappresentato dal Senato mentre vari tipi di assemblee popolari e il tribunato della

plebe rappresentano il popolo. Tale costituzione mista ha il vantaggio di tenere

assieme due elementi: il governo del popolo e il governo dei migliori. Il governo misto

secondi Cicerone non è opera nè di un solo legislatore nè di una sola generazione.

Con il governo misto si raggiunge un ordine evolutivo e non razionalmente costruito,

tripartitico:

• Potestas consoli

• Autoritas aritoscarziaù

• Libertas popolo

Quando egli scrive la democrazia è già una forma degenerata (le disuguaglianze a

Roma sono fisiologiche).All'eguaglianza sostituisce un'articolazione censitaria alla

quale corrisponde una graduatoria tanto degli obblighi quanto dei diritti politici.

COMUNI:

L'esperienza comunale si sviluppa in particolar modo nell'Italia settentrionale tra 11° e

12° secolo, in un momento di forti tensioni tra impero e papato. Qui in Italia le

periferie cercano di riscattarsi assumendo questa particolare forma di Comuni. Le

città rivendicano maggiori autonomie cercando di realizzare una parziale indipendenza

politico-economica-militare.

Proprio queste tensioni fra papato e corona portarono i 2 poteri a largheggiare in

concessioni e privilegi per attirare i cittadini dalla loro parte.

fine

Alla del 11° secolo, nel nord Italia vengono costituite delle associazioni di cittadini

(coniurationes) che si pongono come unità politica autonoma rispetto all’ordine

feudale e attraverso le quali si cerca di farsi concedere gli Statuti.

A partire da questi Statuti, la vita civile inizia ad animarsi. Il potere delle elites viene

così contrastato dalla nascita di nuovi ceti (questo fa si che nasca un conflitto tra le

nuove classi e quelle vecchie; porta inoltre all'urbanesimo).

Quella comunale è una forma di governo in divenire; si tratta di un sistema di ampia

partecipazione politica che si articola intorno ad una serie di istituzioni e di cariche che

rispecchiano questa nuova realtà.

Gli organi del governo comunale sono:

• Arengo --> assemblea generale dei cittadini che decideva in merito a problemi

di interesse generale

• Collegio dei Consoli --> cui spettava il potere esecutivo

• Erano inoltre presenti un consiglio degli anziani e una rapresentanza delle

corporazioni

Le corporazioni sono un’esperienza tipica della realtà comunale ma che rimarrà nel

tempo: associazioni di mestiere che regolano il mercato del lavoro. Il mercato è

dunque regolato da queste, che detengono il monopolio della disciplina del mercato

del lavoro e hanno un riconoscimento pubblico.

L'esperienza comunale è importante perchè segna il passaggio ad una pratica di

governo ispirata ai principi dell'autonomia, della libertà e dell'autodeterminazione dei

popoli.

TUMULTI:

Si hanno poi delle azioni e dei risvolti particolari e importanti: nel corso del 13° e 14°

secolo infatti vediamo in varie città una serie di azioni dal basso che puntano

all’emancipazione di alcune categorie di individui.

• Liber Paradius a Bologna nel 1257: liberazione dei servi e degli schiavi del

contado. Importante perché la servitù della gleba durerà a lungo altrove, ma

anche perché questi liberati rientreranno nella cerchia di cittadini della città e

piano piano si integreranno ed entreranno a far parte della vita economica

• Ordinamento di giustizia di Giano della Bella: esclude dal potere i magnati e la

corporazione di Calimala, la più potente dei mercanti e dei banchieri

• Tumulto dei Ciompi 1378 (Firenze): volevano che il potere venisse esercitato

per corporazioni ma senza esclusioni.

A seguito di questi tumulti abbiamo l’emergere di un’idea, per quanto larvale, di

sovranità popolare. E’ importante perché fino ad ora non era mai venuta meno l’idea

dell’emanazione dall’alto del potere. Vi è così un rovesciamento della logica di

legittimazione del potere. Siamo in una logica completamente diversa: la sovranità

qua risiede in basso.

MARSILIO DA PADOVA (1275-1342):

E' uno dei pensatori di questa nuova idea; la sua teoria è decisamente laica. Marsilio

tende infatti a separare nettamente la sfera temporale della politica da quella spirituale

della religione.

Per Marsilio è solo alla politica che spetta il compito di garantire la pace e l'ordine, il

Papa è tenuto ad abbandonare il suo disegno politico-egemonico e concentrarsi sulla

vita ultraterrena.

Marsilio pensa che i valori che la pace tutela sono del tutto interni alla sfera umana e

trovano il loro fondamento nel potere imperiale e nella legge terrena.

Nel pensiero di Marsilio quindi ragione umana e fede corrispondono a due ordini di

verità indipendenti; la conseguenza di questa impostazione è che le verità fondate

sulla ragio

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gabrielebene di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle dottrine politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Calabrò Carmelo.
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