Storia delle comunicazioni di massa
Matteo Pasetti
Introduzione
Tema del corso = storia delle comunicazioni di massa dalla seconda metà dell'Ottocento al tempo presente, seguendo l'evoluzione del sistema mediatico e delle sue principali componenti, con particolare attenzione alle sfere della pubblicità e dei consumi culturali.
La società di massa si forma attorno al 1870, con l'ingresso delle masse come protagoniste della scena sociale. Questo periodo ha visto il graduale passaggio dalla società aristocratica (in cui non c'era possibilità di ascesa sociale → sistema sociale bloccato) a una nuova società caratterizzata dalla fruizione, da parte di categorie sociali sempre più ampie, di beni che in precedenza erano patrimonio esclusivo di esigue minoranze. La causa diretta di tutto ciò è stato il protagonismo nella vita pubblica di classi socialmente ed economicamente subalterne, tramite organizzazioni sindacali e partitiche, eventi e manifestazioni, ma anche tramite la stampa e altri strumenti di comunicazione.
L'avvento della società di massa non è sempre accolto positivamente dai contemporanei. Questo afflusso alla vita sociale e politica porta a un dibattito pubblico sul significato di questo processo storico. Da un lato c'è una reazione positiva e ottimista, caratterizzata da fiducia nel progresso e nei processi di democratizzazione e accesso ai beni materiali. Dall'altro, invece, si trova un polo di paure, critiche, posizioni più scettiche per la perdita dei vecchi equilibri sociali, che vede la rabbia e l'irrazionalità delle masse come una minaccia e un pericolo. Questa seconda visione caratterizza soprattutto le vecchie élite, che detenevano il potere economico, politico e culturale, ma anche una parte del mondo intellettuale, primo a utilizzare questo concetto di massa, nato con un'accezione fortemente negativa. Uno dei primi intellettuali che riflette su queste dinamiche e utilizza la definizione di "folle" è Gustave Le Bon, che scrive La psicologia delle folle. Egli definisce le masse come un fenomeno di crescente omologazione degli individui e perdita dell'individualità. José Ortega y Gasset scrive La ribellione delle masse, anch'egli spaventato dall'avvento delle masse, che sembrano comportarsi in modo molto irrazionale, e preoccupato per l'influenza di questo cambiamento sul piano politico (l'instaurazione delle dittature). Secondo lui, è primario il concetto di numero: le masse sono numerose.
Contesto storico: la società di massa
La nascita della società di massa può essere descritta tramite l'individuazione di alcuni processi storici di trasformazione che si dispiegano nel periodo dalla seconda metà dell'Ottocento fino alla prima guerra mondiale e che sono tra loro strettamente correlati (in realtà, possono essere processi molto più lunghi o tuttora in atto):
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Crescita demografica → la dimensione e la quantità delle persone che vivono sulla Terra è fondamentale; esse compongono la società di massa. Si tratta di una crescita demografica della popolazione mondiale di straordinaria rilevanza. Alla fine del XVIII secolo la popolazione mondiale era sotto il miliardo di persone; per la prima volta attorno al 1820 la popolazione umana supera il miliardo e in un secolo raddoppia. Da allora ad oggi, la popolazione umana sul pianeta è cresciuta di altre 4 volte (questo ha un impatto notevole sull'ambiente). La crescita demografica di inizio 1900 riguarda in particolare l'Europa e l'America del Nord, mentre negli altri continenti essa arriverà a partire dalla seconda metà del 1900. Miglioramenti in corso in questo periodo e cause dell'aumento:
- Condizioni materiali di vita;
- Condizioni igienico-sanitarie (es: sistemi fognari e raccolta dei rifiuti);
- Conoscenze mediche in ambito di farmacologia;
- Campo dell'agricoltura e della produzione di alimenti.
↓ si allunga la prospettiva di vita e si interviene sulla mortalità infantile.
- Urbanizzazione → la popolazione in aumento si concentra principalmente nelle città e dà vita a un processo di urbanizzazione, cioè di crescita dimensionale delle città. Questo non significa che la maggior parte della popolazione mondiale inizi a vivere in città; la distribuzione è maggiore ancora nell'ambiente rurale. Questo processo di urbanizzazione è determinato anche da fenomeni migratori locali e transcontinentali alla ricerca di lavoro e migliori condizioni di vita. Inoltre, l'ambiente vivace della città offriva anche opportunità di vario tipo, servizi come acqua corrente, gas a uso domestico, illuminazione (allungamento della giornata). Tuttavia, la maggior parte dei comfort era riservata alle classi benestanti; in più, la crescita caotica e disordinata ha prodotto inquinamento e moltitudini di persone ai margini in condizioni di grande disagio.
- Industrializzazione → con la seconda rivoluzione industriale, l'industrializzazione non riguarda più principalmente Inghilterra e Francia, ma gran parte del continente europeo, americano e parte dell'Asia. Si affermano anche nuovi settori trainanti: non più il tessile, ma acciaio, chimica ed elettricità. Inoltre, la diffusione dell'industria porta alla costruzione di stabilimenti giganti, in cui erano concentrate moltissime persone, e a una maggiore meccanizzazione, che richiede minori conoscenze artigianali da parte dei singoli lavoratori. Le fabbriche non si trovano più nelle zone rurali, ma all'interno del perimetro cittadino, poiché necessitavano di acqua, petrolio, ecc. (→ inquinamento urbano). Tutti questi fenomeni richiedono una migliore organizzazione del lavoro, la necessità di produrre il maggior numero di prodotti nel minor tempo possibile, lo sfruttamento intensivo di un maggior numero di operai → razionalizzazione del sistema di produttività, sempre più sofisticato e controllato (taylorismo e fordismo). Questo ha portato risvolti positivi, come gli aumenti salariali e una diminuzione dei prezzi dovuta all'aumento dell'offerta (→ crescita dei consumi). Tuttavia, si creano anche movimenti sindacalisti di proteste e forme di partiti politici.
- Segmentazione sociale → nell'ancien régime la società era molto rigida dal punto di vista della mobilità. La società di fine Ottocento non si può più descrivere in maniera così schematica e rigida, è molto più fluida e dinamica (ma non per questo più egualitaria); la possibilità di movimenti tra i vari ceti è maggiore. Le divisioni sociali e il potere politico non sono così strettamente collegati: la nobiltà non è più la classe egemone su tutti i piani, perde la sua rilevanza e il suo status. In Europa, le élite borghesi rappresentano le nuove classi egemoni, il cui potere deriva dal successo imprenditoriale. La borghesia, tuttavia, non è un ceto omogeneo o uniforme, ma include una serie di gruppi sociali profondamente diversi tra loro: i grandi capitalisti industriali e agrari, i piccoli imprenditori (commercianti, impiegati, intellettuali, ecc.). Anche il proletariato è via via sempre più differenziato al suo interno, per lavori e risorse economiche differenti. Le masse, dunque, non sono indistinte tra loro, gli individui possono appartenere a segmenti diversi della società moderna. Il fenomeno di segmentazione ed eterogeneità sociale in altre aree del mondo prevedeva divisioni soprattutto su basi etniche e su gerarchie coloniali.
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Consumi e tempo libero → l'allargamento del mercato destinato ai beni secondari, non prodotti di sussistenza, è favorito dalla crescita dei salari e delle risorse economiche delle famiglie, dalla crescita dei prodotti commercializzati, spesso disponibili a prezzi sempre più bassi e accessibili, dalla riduzione dell'orario di lavoro e dall'aumento delle ore di tempo libero. I consumi non di mera sussistenza possono essere di beni, servizi, spettacoli, svago, intrattenimento. La diffusione degli spettacoli destinati al tempo libero porta a una maggiore industrializzazione della produzione di tali intrattenimenti; nasce una vera e propria industria culturale. Conseguenze sul piano della commercializzazione:
- Si diffondono in tutti i paesi europei negozi specializzati nella vendita di determinati prodotti a prezzi fissi;
- Si diffondono tecniche per favorire il consumo come la vendita a rate;
- Nascono i grandi magazzini (Le Bon Marché di Parigi), che sono il luogo centrale del rapporto tra le masse e i beni di consumo;
- La vendita è favorita sempre dalla pubblicità.
- Ascesa dello stato-nazione → lo stato-nazione è ossessionato dai confini, ha tendenza a esercitare forme di controllo sulle società che governa sempre più capillari; è l'inizio della crisi del modello di stato liberale, che cercava di intervenire il meno possibile. Lo stato nazionale è, invece, sempre più interventista, cerca di plasmare le società che governa e di imporre una coscienza nazionale. Per creare questa forma di identità nazionale, lo stato-nazione ha due grandi strumenti: l'esercito (tutti gli stati tranne l'Inghilterra impongono il servizio di leva obbligatorio → crea identità e coesione nazionale) e il sistema scolastico (la scuola diventa obbligatoria e gratuita, ha la finalità di creare un canone e una cultura nazionale, un paradigma patriottico tramite una serie di miti). La scuola agisce anche sul piano pedagogico di alfabetizzazione della popolazione, aspetto strettamente collegato alla diffusione dei consumi culturali. Il processo di riduzione dell'analfabetismo arriva fino al giorno d'oggi. Iniziano anche ad essere implementati i primi germogli dello stato sociale, che prevede sussistenza, sanità pubblica, distribuzione delle risorse economiche, sistemi di tassazione più sofisticati.
- Democratizzazione della politica → nascono e si consolidano alcune forme organizzative a cui i cittadini aderiscono, i sindacati e i partiti politici, che permettono di rappresentare in ambito lavorativo e politico i singoli segmenti sociali che compongono la popolazione, di lottare per la conquista dei diritti, di fare propaganda e pedagogia politica. Questi strumenti agiscono grazie all'estensione del diritto di voto, che porta a una maggiore possibilità di partecipare alla vita politica, anche se quasi ovunque ancora limitata agli uomini.
La modernizzazione della stampa
La stampa nasce circa a metà del 1400 con il torchio a caratteri mobili di Gutenberg; con esso si passa dalla copiatura dei testi a mano a uno strumento che permette di stamparli. Ciò che si può considerare predecessore del giornale inizia a comparire tra il XVII e il XVIII secolo: sono fogli su cui vengono pubblicate informazioni, notizie e commenti che riguardano la vita di una città (esempio: Gazzette di Venezia); manca però la caratteristica della periodicità, la loro pubblicazione è sporadica. Il primo periodico mensile della storia è lo svizzero Rorschacher Monatschrift, alla fine del Cinquecento, e a metà del XVII secolo compare anche il primo quotidiano a Lipsia. Il Settecento è caratterizzato dalla comparsa di periodici in tanti paesi del mondo, come l'Inghilterra, dove a fine secolo si avevano una cinquantina di testate. Tutto questo sviluppo è caratterizzato dalla stessa tecnica di stampa elaborata alla metà del 1400: erano torchi a mano che richiedevano la forza umana. A partire dall'Ottocento diversi fattori quali le innovazioni in campo tecnologico e la crescente richiesta di notizie portano a una modernizzazione della stampa.
Le innovazioni tecnologiche erano strettamente correlate al processo di industrializzazione e rese possibili dall'introduzione della forza a vapore:
- Prototipi di macchine tipografiche che funzionano grazie alla forza a vapore, formate da un rullo che stampa i testi su una superficie piana, un foglio alla volta.
- Invenzione della rotativa, macchina tipografica a vapore che stampa i testi su un rullo di carta tagliato e impaginato in seguito. Questo porta a un notevole incremento della velocità di stampa: si passa da 300 a oltre 90.000 copie all'ora.
- Verso la fine dell'800 anche la composizione dei testi viene migliorata: non si usano più i caratteri mobili, ma la linotype.
- Invenzione del telegrafo, che ha un grande impatto sul sistema mediatico. Si tratta di uno strumento messo a punto nei primi anni del 1800, che per primo sfrutta le scoperte attuate nel campo dell'elettricità per mandare segnali acustici dall'emittente al ricevente tramite cavi. Questa innovazione conosce una fondamentale evoluzione grazie a un codice messo a punto da Samuel Morse, composto da un insieme di punti e linee, che permette di comunicare a grandi distanze. Esso fa del telegrafo il primo strumento di comunicazione che separa il messaggio dal messaggero, viaggia senza che nessuno lo trasporti, il che porta a una estrema velocizzazione dell'invio di informazioni. Per questo, dagli anni Quaranta dell'800 si assiste alla costruzione di capillari reti telegrafiche.
C'è però un limite significativo: il mare. Infatti, se i cavi elettrici vengono stesi lungo i binari delle ferrovie, quando si arriva al porto essi si interrompono. Per sopperire a ciò, si decide di deporre cavi telegrafici sul fondo del mare. Dapprima si prova ad attraversare il canale della Manica rivestendo i cavi col caucciù; dopo qualche anno di tentativi a vuoto, grazie agli investimenti di grandi compagnie telegrafiche, il collegamento tra Francia e Inghilterra funziona.
La telegrafia ha anche evidenti risvolti in campo politico: gli Stati investono subito soldi pubblici nel campo della ricerca per accelerare lo sviluppo di questo sistema. Verso il 1858 viene deposto il primo cavo sottomarino transatlantico, che unisce le coste inglesi con quelle americane.
Il sistema di comunicazione telegrafica non è definibile di massa, ma interpersonale. Tuttavia, esso viene utilizzato per trasmettere le varie notizie giornalistiche in maniera più facile e rapida e apre, dunque, tale mondo alle informazioni provenienti dall'intero pianeta. Questo uso del sistema telegrafico per scambiare informazioni giornalistiche favorisce la formazione di agenzie di stampa, che raccolgono notizie sugli eventi più disparati e fanno una prima selezione di quelli più rilevanti da condividere con le testate giornalistiche associate. Esse sono delle vere e proprie macchine dell'informazione, poiché svolgono un ruolo di mediazione tra gli eventi e la costruzione delle notizie.
All'inizio dell'Ottocento sorgono le 4 più grandi agenzie di stampa su scala internazionale, che si spartiscono il mercato delle notizie e si specializzano in determinati ambiti (sono ancora esistenti e in funzione):
- Havas a Parigi;
- Associated Press a New York;
- Wolffs Telegraphisches Bureau a Berlino;
- Reuters a Londra.
Il boom dei giornali nel tardo Ottocento è dovuto soprattutto all'incremento della domanda di informazione giornalistica. I principali fattori di questo incremento sono:
- Aumento della popolazione urbana;
- Nuovi ceti urbani con maggior reddito e disponibilità di tempo libero;
- Scolarizzazione e riduzione dell'analfabetismo;
- Parziale allargamento del diritto di voto e maggior interesse per la vita pubblica.
Condizioni che favoriscono il miglioramento della rete giornalistica:
- Miglioramento dei trasporti e del sistema postale;
- Maggiori possibilità di lettura (invenzione della lampada a kerosene, diffusione dell'elettricità anche in ambito familiare);
- Riduzione o eliminazione delle tasse imposte alla pubblicazione di giornali con conseguente riduzione del prezzo di vendita.
Per quest'ultimo fattore si assiste a un notevole aumento dei giornali in circolazione e dei lettori: nei primi anni del Novecento c'era circa un quotidiano per ogni 4 americani, uno per ogni 6 francesi. Nascono infatti una serie di nuove testate, tutt'oggi tra le principali del nostro paese: il Corriere della Sera, la Stampa, la Gazzetta dello Sport.
I giornali più tradizionali seguivano il modello del Times di Londra: un foglio stampato su 4 colonne, pieno di parole, formato "lenzuolo" (broadsheet), quasi privo di titoli e immagini (molto austero). Sul piano dei contenuti, c'è una priorità per i temi politici ed economici, a volte anche con interesse internazionale. L'obiettivo è quello dell'autorevolezza, la sobrietà dei contenuti, l'attendibilità delle notizie, la chiarezza e la completezza delle informazioni e la verifica scrupolosa delle fonti.
Negli anni 30 dell'800 nasce un nuovo modello di giornale, penny press, rivolto principalmente alle classi popolari, agli individui comuni e alle masse. La prima differenza riguarda il costo: costa meno per rivolgersi al pubblico più esteso possibile. Il primo esempio di questa forma di giornalismo è il Sun di New York, venduto alla cifra di un penny. Non si vendono più per abbonamento, ma tramite edicole e "strilloni", ovvero ragazzi che giravano per le strade a vendere copia per copia il numero del giornale. Non funziona più attorno al criterio dell'autorevolezza, ma alla capacità di attirare l'attenzione del pubblico e di pubblicare notizie a effetto; per questo scopo, si producono nelle prime pagine titoli accattivanti. Inoltre, si fa meno attenzione alle notizie della sfera politica ed economica internazionale e ci si concentra sugli avvenimenti della quotidianità, più vicini al pubblico. Proprio da qui nasce la cronaca (in particolare la cronaca nera); lo slogan era: “
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