Arte moderna dall’inizio del Rinascimento
Per arte moderna si intende la produzione artistica realizzata dall’inizio del Rinascimento fino al Congresso di Vienna, quindi fino all’età industriale. La mobilità nel periodo pre-industriale era molto ridotta, così come le esposizioni alle immagini, dove l’unica occasione per vedere dei dipinti era entrare in una chiesa. Per questo possiamo affermare che le immagini avevano un potere evocativo importantissimo, come lo stesso creatore e ideatore di immagini.
L’arte ha avuto un ruolo di abbellimento, ma più un ruolo retorico, per dimostrare principalmente il potere e la ricchezza del committente. Infatti, in questo periodo solo raramente gli artisti avevano, inoltre, il compito importantissimo di creare il volto dei personaggi liturgici, i quali, quindi, potevano essere rivisitati a seconda della sensibilità dell’artista - esempio, crocifissi di Donatello e Brunelleschi (Donatello estremamente naturalista. Brunelleschi gotico) - in un mondo in cui la diffusione dell’immagine era rarissima, e dove la messa era considerata il momento mediatico maggiore.
Giorgio Vasari
Giorgio Vasari: scrittore della prima e vera storia dell’arte, sotto forma di sequenza di biografia degli artisti, ispirandosi a Plutarco, con le sue “Vite parallele”.
Studiare l’arte secondo Sciolla
Libro: Studiare l’arte - Sciolla
La storia dell’arte moderna è quella disciplina che studia la storia della produzione artistica che va dai primi anni del Quattrocento agli inizi dell’Ottocento, ovviamente tenendo conto che i periodi non sono precisi, in quanto elementi di arte moderna possono essere ritrovati anche a fine Trecento. Ci sono, infatti, dei periodi di interregno tra un’epoca e l’altra.
Che cosa studia, in generale, la storia dell’arte? Questa è l’unica scienza tra quelle umanistiche a seguire prodotti materialmente eseguiti dall’uomo, costituiti da una materia che ha ottenuto una determinata forma. La storia dell’arte, quindi, studia la storia attraverso le forme d’arte.
Enfasi: descrizione di un’opera d’arte; all’inizio, quando non c’era ancora la riconoscenza delle opere d’arte, la descrizione entrava in competizione con l’opera stessa.
La cultura figurativa indica tutto il contesto culturale di una generazione di artisti, e non solo la loro opera. Un esempio è il Battesimo dei neofiti di Masaccio, dove, per capire appieno l’opera, dobbiamo avere delle conoscenze che riguardino il mandante della commissione e l’artista: il committente è Felice Brancacci, importante politico fiorentino, che chiama un artista, Masaccio, esponente, per dimostrare la sua ricchezza. Importanti, tuttavia, sono anche le conoscenze letterarie per riconoscere il passaggio della Bibbia rappresentato, quindi, le conoscenze liturgiche per sapere che i fedeli si inginocchiano davanti alle immagini per pregare, e le conoscenze tecniche, ovvero il fatto che è un affresco e la complessità della sua realizzazione.
Opera d’arte, autografia, replica e copia
Opera d’arte: ci sono varie definizioni dal Rinascimento in poi. Nella seconda metà del Rinascimento le opere d’arte venivano indicate con la locuzione arti del disegno; quindi, era arte tutto ciò che derivava da una progettazione, e il disegno era importante in quanto era la tecnica più rapida per realizzare le opere. Il disegno, inoltre, ha un ruolo strumentale, ovvero quello di replicare l’opera, e secondo Vasari il disegno è il padre di tutte le arti.
Nell’età barocca, invece, la definizione passa ad arti belle, poi cambiata in belle arti: quindi, l’opera d’arte nel Seicento è ciò che è bello, ciò che risponde al canone di rappresentazione della natura privandola dei difetti. Verso la fine dell’Ottocento, infine, viene definito come manufatto contrassegnato da specifiche caratteristiche, come l’essere specifico di un singolo artista. I beni culturali, invece, sono tutti gli oggetti che testimoniano una cultura che sia materiale, scientifica o umana.
Quanto mettiamo in evidenza l’originalità di un dipinto riconosciamo l’autografia di quel manufatto, riconoscendo in questo i caratteri dell’artista che l’ha realizzata. Questo ce lo possono dimostrare, ad esempio, le fonti dell’epoca ma anche manuali specializzati. Tuttavia, alla storiografia dell’epoca, si possono individuare nell’opera stessa i caratteri dell’autore.
La replica di un’opera originale è la ripetizione di una stessa opera da parte dell’autore che l’ha inventata o da un suo stretto collaboratore della stessa bottega. Alcuni artisti avevano delle industrie artistiche, stando a capo di una bottega dove loro mettevano solo il marchio, ma effettivamente molti altri producevano le opere. Esempio, Giotto firmava le opere eseguite dai suoi collaboratori nella sua bottega.
Una replica si distingue dall’originale per il suo formato, la tecnica e alcuni particolari dell’iconografia; quindi, non sempre la copia è della stessa grandezza dell’originale, oppure i personaggi raffigurati hanno piccole differenze. Esempio: la Visione di San Francesco ai musei Vaticani. Infatti, quando veniva chiesta una replica era perché l’artista aveva ideato una soluzione compositiva che era particolarmente innovativa e che aveva successo nel contesto culturale di riferimento.
La copia si distingue dalla replica perché ha un minor valore rispetto alla replica, in quanto non è stata realizzata dallo stesso autore. È una riproduzione dell’originale realizzata in tempi diversi, e da un autore diverso da quello che ha creato il prototipo. L’artista più copiato in assoluto è Raffaello.
La riproduzione, invece, ha il concetto in sé di serialità, ovvero una copia seriale realizzata con tecniche grafiche quali la calcografia, e, successivamente, la fotografia. La calcografia vede l’utilizzo di un bulino, un piccolo scalpello, per creare dei solchi in un foglio di rame, i quali venivano riempiti di inchiostro e sopra gli veniva posto un foglio di carta, in modo tale da ricopiare l’immagine.
Materia, materiali e catalogo
L’opera d’arte è caratterizzata dalla sua materia, quindi l’aspetto tangibile, l’elaborazione tecnica e gli strumenti per modellare i materiali, ma anche il riferimento iconografico, quindi deve rappresentare qualcosa; e, infine, dal linguaggio stilistico, ovvero la corrente stilistica a cui appartiene.
I materiali sono il primo dato che si prende in considerazione analizzando un’opera d’arte. Questo perché ogni materia implica sistemi di lavorazione suoi propri. L’individuazione corretta dei materiali adoperati fornisce dati di base per inquadrare il periodo storico, la tecnica, lo stile e l’area geografica dei manufatti. La natura dei materiali, inoltre, influenza fortemente le sue scelte operative e i conseguenti esiti stilistici. Esempio: Donatello, che trasforma indistintamente tutti i materiali principali dell’arte scultorea: il marmo, il legno, il bronzo, materiali molto diversi tra loro, e Donatello per riuscire a realizzare opere con tutti e tre i materiali ha dovuto impiegare diverse tecniche.
Il catalogo è l’atto primario della tutela: fotografare l’opera, vedere in che stato è, registrare di che materiale è realizzato.
Tecniche artistiche tradizionali e innovative
Il secondo dato è la tecnica, manuale di trasformazione. Le tecniche artistiche sono l’insieme di norme, i precetti per lavorare i materiali; quindi, le regole che una persona può seguire o meno - a meno che non siano precetti e sono, quindi, obbligati a seguirle. Può essere anche definita come operazione manuale mediante la quale l’artista organizza e trasforma i materiali e dà vita e forma alla materia inerte. La trasformazione dei materiali, quindi, fa parte del genio dell’artista.
Secondo Sciolla ci sono due categorie di tecniche: tradizionali e innovative. Le tecniche tradizionali sono quelle che vengono attuate per lunghi periodi senza interruzioni; mentre, le tecniche innovative sono quelle attuate per periodi più brevi o ideate ex novo, e riprese o abbandonate a seconda delle esigenze produttive. Esempi tecniche tradizionali: affresco, scultura in legno e in pietra, mosaico. Esempi tecniche innovative: pittura a olio, incisione (xilografia e calcografia). Prima dell’introduzione dell’incisione esistevano solo copie o repliche, ma non riproduzioni.
La pittura a olio è un caso significativo di tecnica innovativa: già diffusa in età classica ma recuperata dai fiamminghi nel Quattrocento. Fu diffusa in Italia da Antonello da Messina. La fortuna della pittura ad olio risiede, principalmente, nella caratteristica legante dell’olio, che permette di creare un legame con i pigmenti utilizzati; invece, l’affresco era realizzato attraverso una coesione di questi.
Un importante momento di innovazione nel corso dell’incisione avvenne alla fine del Quattrocento quando si diffuse la tecnica della xilografia, incisione del legno, che vede l’impressione di un foglio di carta su una tavola di legno incisa. Viene, quindi, impresso ciò che viene risparmiato: emerge, rispetto al bianco di ciò che viene scavato, la parte non incisa.
La calcografia, invece, è l’opposto: viene impresso nel foglio ciò che viene inciso nel foglio di rame e saturato di inchiostro.
Iconografia e livelli di analisi
L’iconografia per noi occidentali è principalmente quella cristiana. L’esame iconografico vede necessario il riuscire a riconoscere la scena e i personaggi rappresentati. La parola iconografia viene dal greco, e significa descrivere l’immagine: si deve, quindi, definire principalmente i soggetti e i temi contenuti nelle immagini scultoree, pittoriche o di altre tecniche. L’iconografia nasce e si sviluppa di fatto a metà Cinquecento, e individuiamo tre livelli di analisi iconografica:
- I soggetti, ovvero i tipi iconografici, che rispondono alla domanda “Chi è?”, dove ogni santo ha un attributo iconografico che è il suo distintivo.
- Dopo la domanda “Chi è?”, dobbiamo rispondere alla domanda “Cosa rappresenta?”, quindi il tema o il genere.
- Terzo livello è l’identificazione della fonte storica o letteraria che ha ispirato una determinata composizione come la Divina Commedia. Ovvero, al pittore è stato imposto dal committente una specie di sceneggiatura che lui ha seguito.
I tipi iconografici: parte con l’esame delle figure umane, poi animali e poi inanimate. Le figure umane sono segnate dagli attributi iconografici o segni distintivi emblematici che sono riconoscibili dopo aver studiato le agiografie dei santi, ovvero la loro vita.
Tuttavia, le agiografie sono molto complesse: nel caso di San Sebastiano, il santo fu martoriato con le frecce, ma morì successivamente bastonato; quindi, se vediamo un santo bastonato non pensiamo subito a San Sebastiano, in quanto questo viene principalmente rappresentato trafitto da delle frecce, ma ci sono casi di rappresentazione del santo nell’atto di venir bastonato, e in quel caso è fondamentale sapere l’intera storia per riconoscere l’iconografia.
Quando partiamo dall’identificazione del tipo iconografico dobbiamo distinguere se è un personaggio storico o inventato, quindi fare ricorso alle fonti, e, successivamente, attraverso gli attributi iconografici riconoscere chi è.
Genere e tema iconografico
Il genere o tema iconografico comprende soprattutto il significato di tema iconografico, ma anche di contesto, ovvero cosa si vuole trasmettere a chi guarda l’immagine, a chi la fruisce, quindi l’intento iconografico. I principali temi iconografici sono: storia sacra e profana, ritratto, natura morta, paesaggio, veduta, rappresentazione architettonica, caricatura, scena di genere (quotidiano) e grottesca.
La definizione di genere è una sorta di etichetta di comodo non solo per categorizzarla, ma anche per riuscire a parlare di quell’opera. Queste definizioni sono nate principalmente con la storiografia settecentesca, soprattutto dopo l’Unità d’Italia con la necessità di catalogare le innumerevoli opere d’arte sparse nel nostro Paese.
Storia sacra e sacra conversazione
La storia sacra comprende immagini di eventi o episodi tratti dalla storia religiosa o dalla mitologia, soprattutto basandosi sulle Metamorfosi di Ovidio, e qui vediamo il vero rapporto tra testo e immagine, quindi come la personalità dell’autore fuoriesce. Questi eventi rappresentati sono ricavati direttamente da una fonte come la Bibbia e il padrone o il committente può indirizzare l’attenzione dell’artista su un particolare piuttosto che su un altro.
La sacra conversazione è un termine nato soprattutto per necessità, e riguarda soprattutto la rappresentazione di personaggi sacri che colloquiano tra di loro. Si diffonde soprattutto tra i primi anni del Trecento con la commissione Francescana. Esempio: Madonna col Bambino tra i santi Giovanni Battista e Sebastiano, dove lo spazio è unico e raccoglie tutte le figure, a differenza del polittico. La Vulgata di San Girolamo: cardinale che traduce la Bibbia da greco a latino, in modo tale che potesse essere spiegata ai sacerdoti.
Il Cristo a mezza figura è una tipologia realizzata soprattutto da Antonello da Messina. È un’immagine intimista, da culto personale e non per chiese, essendo un’immagine di piccole dimensioni per permettere la contemplazione ravvicinata del viso. Per questo, il viso del Cristo ritratto veniva ideato dall’artista con una forte tensione emotiva appunto per ispirare la riflessione e la preghiera. Antonello da Messina produceva questi Cristi a mezza figura quasi in maniera seriale visto il loro grande successo.
Storia profana, ritratto e caricatura
La storia profana illustra un accadimento avvenuto veramente, ad esempio una battaglia. Ha spesso caratteri memorativi, come di una vittoria, celebrativi o ideologici, cioè per trasmettere il consenso politico attraverso l’arte. Nel Rinascimento vengono ripresi episodi classici, collegati soprattutto a famiglie potenti, per il loro scopo auto rappresentativo. Esempio: Camera picta del Palazzo Ducale di Mantova, dove vediamo che la famiglia Gonzaga voleva rappresentare la propria importanza con i vestiti, lo sfarzo disegnato, ma anche la prospettiva, che all’epoca era una novità nell’ambito rappresentativo.
Il ritratto può essere la raffigurazione di un personaggio vivente che si mette in posa per l’artista, ma anche di un personaggio antico realmente esistito. Si sviluppa a partire del Quattrocento, e ci sono vari tipi di resa del ritratto, tra i quali quello che vuole essere il più realistico possibile, come ad esempio Antonello da Messina: fu largamente influenzato dalla formazione a Napoli e dalla pittura figurativa fiamminga, che si è diffusa maggiormente nelle città portuali.
Nel Cinquecento, invece, il ritratto tende a concentrarsi maggiormente sui caratteri psicologici, ma anche mostrando un aspetto ufficiale del personaggio ritratto, la cui immagine tende a trasmettere la ricchezza o l’appartenenza a una determinata classe sociale. Esempio: i ritratti di Tiziano e Raffaello, dove già l’essere ritratti da questi due artisti era indice della ricchezza, essendo questi dei pittori che esigevano un pagamento molto alto.
Collegata al ritratto è la caricatura, celebre quella di Leonardo, dove vediamo una deformazione della fisionomia in chiave ironica, con la volontà di modificare il corpo per fare satira sociale o politica. Nasce alla fine del Cinquecento ma si hanno esempi anche prima, e avrà maggiore successo nel Settecento, indirizzata soprattutto alla aristocrazia veneziana.
Natura morta, paesaggio e veduta
La locuzione natura morta viene utilizzata per indicare la rappresentazione di oggetti privi di vita, come tavole a fine pasto, o scene di caccia. Nel Rinascimento questo genere non è ancora autonomo, ma si affida ad altri generi: una vera e propria autonomia la si vedrà alla fine del Cinquecento.
Il paesaggio rappresenta la natura in esterni: nel Medioevo il paesaggio naturale era solo di sfondo, ma con il Rinascimento riceverà maggiore importanza, rendendolo autonomo e a cui verrà dedicato più spazio nello schema compositivo.
Nella veduta si vuole sottolineare soprattutto l’aspetto prospettico della scena, specialmente appena furono introdotti i principi della tecnica prospettica, usando la veduta come scusa per utilizzarla.
Uomini illustri e grottesca
La raffigurazione degli uomini illustri vede rappresentazioni singolari di personaggi realmente esistiti, con la volontà di presentarli come modelli di virtù per l’osservatore. Sono frequenti nel Medioevo soprattutto le raffigurazioni di santi e uomini di Chiesa.
La grottesca, infine, prende il nome dalle grotte dell’Esquilino dove furono scoperte queste iscrizioni anti-iconiche, ovvero che non rappresentavano niente di particolare. La grottesca, infatti, è anti-iconica, anti-prospettica e sono soprattutto raffigurazioni fantastiche, di animali con volti di uomini, con l’intento essenzialmente decorativo. È uno stile che si sviluppa a Roma dai primi del Cinquecento ed è uno dei rari casi in cui l’arte svolge un compito essenzialmente decorativo. Inoltre, ha un
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