Introduzione
Per studiare la storia della cultura russa bisogna fare i conti con la specificità storico-culturale, geografica e politica del Paese. Queste specificità concorrono a creare un quadro storico-culturale molto interessante; esse sono di tipo:
Geografico
I confini russi sono molto ampi e sono cambiati nel tempo (impero russo, Unione Sovietica, Federazione Russa); una particolarità che distingue la Russia dagli altri Paesi del mondo è la sua bicontinentalità (Europa e Asia), che ha un forte peso in ambito storico e culturale. Un altro Paese che presenta questo tratto di bicontinentalità tra Europa e Asia è la Turchia.
Storico e culturale
Noi tendiamo a pensare che tra gli europei e i russi ci siano delle continuità di tipo storico-culturale. La loro struttura, invece, è molto diversa da quella europeo-occidentale.
Politico
La Russia oggi non è un Paese democratico come quelli occidentali. Questo è un altro punto in cui essa differisce da ciò che noi definiamo normale.
La Russia è un Paese in parte europeo e in parte asiatico. Ma in base a cosa si può dividere i due continenti: i monti Urali, in realtà, non sono definibili come un vero confine. È piuttosto possibile definire questo confine come convenzionale: gli europei tendono a classificare tutto ciò che è Asia come altro.
La Rus’ di Kiev
Convenzionalmente si inizia a parlare di Russia nel IX secolo (862), quando nasce la Rus’ di Kiev per mano delle popolazioni slavo-orientali. È interessante notare come essa si trovasse nel territorio delle odierne Ucraina e Bielorussia, quindi era nettamente più occidentale e piccola delle Russie successive. Nel corso di più di mille anni, il processo di espansione dell’impero si è svolto quasi esclusivamente verso est iniziando un percorso diverso da quello europeo. In Europa, in quegli anni, si era nella fase dell’Alto Medioevo e con un tipo di società feudale (classe politica di nobili, contadini servi della gleba, pochi commerci…). Al contrario, invece, la Rus’ di Kiev:
- Era fortemente urbana: si trattava di una confederazione di città (le cui principali erano Kiev e Novgorod) pressoché indipendenti che vivevano di commercio (legname, pellicce…) fluviale importando da Costantinopoli.
- Era governata da un principe che risiedeva a Kiev, alla cui morte il trono non veniva ereditato dal figlio maggiore ma dal familiare più forte: il fatto che non ci fosse una chiara linea di successione ma delle continue guerre fratricide ha contribuito all’indebolimento della struttura della Rus’.
- Le città avevano un’assemblea cittadina (Veče) tendenzialmente “democratica”: le decisioni economiche e politiche venivano prese dai cittadini, in particolare quelli più ricchi. Questo è il motivo per cui il principe era quasi esclusivamente un comandante militare, il cui potere decisionale era molto limitato.
Fin da subito le dinamiche politiche e commerciali della Rus’ di Kiev si sono distinte da quelle europeo-occidentali, così come sono distinte da quello che è stata la Russia negli anni successivi (la Rus’ era più libera, policentrica, democratica ed europea).
Nel 988 la Russia si convertì al cristianesimo ortodosso (quello di Costantinopoli). A quell’epoca la religione era un elemento identitario e politico molto importante, infatti ebbe grandi conseguenze storico-politiche per la Rus’. Da quel momento, infatti, la differenza religiosa e culturale rispetto all’Europa cattolica (cristianesimo di Roma) si ampliò e per alcuni aspetti continua ancora oggi. La conversione della Rus’ è narrata all’interno della cronaca medievale russa lì si cronaca dei tempi passati: racconta della decisione del principe Vladimir di convertirsi al cristianesimo-ortodosso, scelta che tra l’altro fu dovuta anche alla vicinanza geografica, alla ricchezza, e alla cultura dell’Impero Bizantino (Costantinopoli all’epoca era la città più splendida del mondo).
L’anno in cui convenzionalmente si è fissata la fine della Rus’ di Kiev è il 1240: in quell’anno il popolo tataro-mongolo ne ha causato il crollo.
La conquista mongola
La Rus’ va in crisi per una ragione collegata alla sua specificità: la sua natura incentrata sulla confederazione di città più o meno indipendenti, impedisce allo Stato di essere militarmente coeso. Questo è il motivo per cui, quando tra il 1221-1222, arrivano i mongoli (nomadi, arcieri a cavallo) la Rus’ cessa di esistere.
La dominazione mongola è durata dal 1240 al 1480, e dalla sua fine è emersa la nuova Russia di Mosca; essa è autocratica, con libertà limitate, senza un autogoverno cittadino, con un aumento del fenomeno della servitù della gleba e più vicina alla Russia odierna. Probabilmente queste strutture gerarchiche, autoritarie, centralizzate e illiberali sono derivate proprio dalla dominazione mongola: l’orientamento europeo della Rus’ di Kiev si è trasformato in orientamento asiatico, trasmesso dal popolo mongolo (arretratezza, violenza, barbarie…). La Russia vive tutt’oggi questo periodo della propria storia come un momento di vergogna nazionale.
Ovviamente queste teorie sull’effetto della dominazione mongola sulla Russia hanno matrice occidentale, e potrebbero essere considerate di parte: in ogni caso, a prescindere da che parte si guarda alla storia, l’impatto della popolazione asiatica fu decisivo per il Paese.
L’impero mongolo e la Russia
I mongoli figurano nelle fonti russe come tatari. Da dove deriva questo nome? I tatari erano un’etnia nomade assoggettata dai mongoli e diventandone vassalli, permettendo loro di allargare l’impero ed esercito. I russi usano più il nome “tatari” perché furono specificatamente loro il popolo a conquistare la Russia. I tatari erano diversi dai mongoli ma facevano comunque parte dell’impero; i tatari erano e sono tutt’ora russi anche quando hanno cessato di dominarli (repubblica di Tatarstan).
Noi, invece, chiamiamo questa popolazione con il nome di tartari perché agli occhi degli europei erano brutti (occhi a mandorla, gambe storte a causa del tempo passato a cavallo) e non si lavavano mai… Per questo si diceva che venissero “ex tartaro” cioè dall’inferno: con l’assonanza si arriva a dire “tartari”.
Gengis Kahn (che significa letteralmente “sovrano dell’oceano”) fu il leader che nei primi anni del XIII secolo ha iniziato a creare l’impero mongolo, uno dei più grandi imperi di tutti i tempi (ne facevano parte, al massimo della sua espansione, la Russia, gran parte del Medioriente islamico, l’Asia centrale e la Cina). Il motivo per cui i mongoli sono riusciti a conquistare così tanti territori era la loro invincibilità militare: loro combattevano a cavallo e armati di arco e frecce. Questa loro superiorità è stata bloccata solo dall’invenzione della polvere da sparo.
In Russia, oltre all’inferiorità militare i mongoli hanno trovato anche una forte divisione amministrativa e quindi è stato facile per loro conquistare una città alla volta.
Nonostante la spietatezza dell’esercito mongolo (tecnica del terrore preventivo), il suo governo era tollerante, pacifico e aperto agli scambi commerciali, culturali ed economici (Marco Polo è un esempio di questo mondo definibile come pre-globalizzato: per arrivare fino alla Cina, lui e suo zio attraversarono l’impero mongolo). L’ottica del governo mongolo prevedeva che ognuno potesse fare quello che voleva, con l’unico vincolo di dover essere fedele al Gran Kahn: il controllo di quest’ultimo sul territorio dell’impero era pressoché totale.
La conquista dei territori da parte dei mongoli fu sicuramente violenta, ma ha lasciato un alone di memoria di crudeltà terribile, in parte vera e in parte no. L’interpretazione dell’impatto mongolo sulla Russia è, infatti, spesso considerata negativa: la dominazione mongola ha costretto la Russia a diventare autocratica, portando nel Paese la violenza e l’assenza di libertà. Questa visione è quella predominante in Russia dopo la sua europeizzazione, a partire dal regno di Pietro il Grande.
I tatari non “occuparono” l’intera Russia, ma si fermano a sud-est dove c’era steppa, più favorevole rispetto alle foreste russe per l’allevamento del bestiame. Nonostante stessero fuori dalla Russia, chiedevano un pesante tributo annuale. Inoltre, i sovrani russi (principi delle varie città) dovevano essere confermati dal Gran Khan per il loro potere, recandosi nella capitale della Mongolia (Karakorum).
I russi erano vassalli dei mongoli, ma è difficile dimostrare che i primi siano stati effettivamente influenzati dai secondi. I mongoli, infatti:
- Non minacciarono la Chiesa ortodossa;
- Non imposero una cultura diversa da quella russa;
- Non influenzarono la lingua (anche se passarono alcune parole tatare);
- Non intaccarono la struttura sociale russa.
L’influsso diretto dei mongoli fu pressoché limitato, se non addirittura nullo.
La Russia di Mosca
Il paese che si libera della dominazione tatara è la Russia di Mosca (o Moscovia), che inizia la sua storia convenzionalmente nel 1480. Essa è molto diversa dalla Russia di Kiev:
- La capitale si sposta da Kiev a Mosca, che in epoca kieviana era solo una piccola fortezza; furono proprio i principi di Mosca, infatti, a porre fine alla dominazione tatara e guadagnarsi il titolo di nuovi sovrani della Russia.
- I territori originali, quelli più occidentali vengono lentamente abbandonati dai russi che si spostano verso nord e verso est.
- Le città sono ancora centri economici importanti, ma esse risultano sempre più assoggettate a Mosca: le autonomie cittadine, come il Veče, vengono progressivamente eliminate. L’ultima città russa che crollò sotto il governo di Mosca è quella di Novgorod: essa ha avuto per secoli un ruolo cruciale per i commerci con l’Europa e la colonizzazione dell’Asia meridionale.
- Il principe aumenta il suo potere facendolo diventare tendenzialmente assoluto, per diventare il gran principe di Mosca (che poi è destinato a diventare zar): anche le autonomie politiche cessano di esistere verso la metà del 1500.
L’aggettivo russkij si riferisce a tutto ciò che appartiene esclusivamente al popolo russo (cultura), mentre rossisskij indica ciò che fa parte dello Stato russo (rossiskaja federazija).
Questo nuovo Paese autocratico e incentrato su Mosca è più vicino all’odierna situazione della Russia. Per comprenderne l’importanza, oltre alla lotta contro i mongoli, bisogna considerare la conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi ottomani e il conseguente crollo dell’Impero Romano d’Oriente, nel 1453.
A quel punto, l’unico Stato cristiano-ortodosso indipendente è la Russia di Mosca, in quanto tutti gli altri Paesi ortodossi sono occupati dai Turchi ottomani musulmani. L’allora principe di Russia, Ivan III, sposa la figlia dell’ultimo imperatore bizantino: questo matrimonio dinastico fa sì che dopo la caduta di Costantinopoli, i Gran Principi di Mosca possano affermare di essere i legittimi eredi dell’Impero Romano d’Oriente.
Intorno al 1510 questa convinzione viene formalizzata con la cosiddetta Dottrina di Mosca Terza Roma; si tratta di un processo di rafforzamento ideologico, che va in parallelo con quello politico (cessazione dell’obbligo di pagamento dei tributi ai mongoli, rafforzamento del potere del principe…). Con l’ideologia della Terza Roma, la Russia si crea una propria visione ideologia del potere: il sovrano di Mosca diventa zar e autocrate (“zar” che deriva da Caesar, Cesare = imperatore).
Il primo principe ad essere incoronato zar fu Ivan IV, il Terribile (o “il minaccioso”), nel 1547: il suo nome deriva dalla politica di consolidamento dell’autocrazia da lui attuata e dal fatto che represse con forte violenza le ultime libertà cittadine e distrusse quasi completamente la nobiltà antica, che limitava il potere autocratico dello zar.
I suoi interventi riguardarono molti campi:
- Introduzione del modello politico autocratico, che diventa il modello politico tipico della Russia (potere in mano a una persona non limitata né da regole giuridiche né dal potere concorrente della nobiltà). Noi europei valutiamo in maniera negativa questo modello, in quanto concentra il potere nelle mani di un’unica persona. In Russia, però, esso è stato introiettato nel corso dei secoli ed è ampiamente condiviso: la mentalità politica russa per secoli ha visto positivamente il fatto che il potere venga concentrato nelle mani di una sola persona, sia essa lo zar o il partito unico comunista o il presidente; forse questo è dovuto al ricordo della caduta la Rus’ di Kiev, dovuta proprio alla divisione amministrativa. Questo modello ha attraversato i secoli e i regimi (imperiale, sovietico e presidenziale) arrivando fino ad oggi.
- Dal suo governo in poi, il potere in Russia sia stato più autoritario e autocratico di quanto sia stato negli altri Paesi europei.
- In quel periodo la Russia di Mosca pone le basi per ricevere nel 1589 un patriarca, ovvero la più alta carica religiosa all’interno delle chiese ortodosse; così facendo diventa la più potente tra queste ultime.
- Conquista dei khanati eredi dell’impero mongolo (Zahan e Astrakan). La conquista di questi khanati tatari che non facevano parte della Rus’ di Kiev da un lato è una rivincita, dall’altro da inizio ad una dinamica fondamentale per l’impero russo: l’assorbimento dell’eredità dell’impero di Gengis Kahn contribuisce alla nascita della dimensione multietnica dell’impero russo. Nel 1897, con il primo censimento moderno, si scopre che i russi sono solo il 45% della popolazione. La riconquista dei territori della Rus’ di Kiev permette alla nuova Russia di entrare nell’orbita delle monarchie occidentali.
Pietro il Grande
Prima di Pietro il Grande, nella seconda metà del Cinquecento e all’inizio del Seicento, la Russia aveva conosciuto uno straordinario periodo di sviluppo territoriale, politico, sociale e culturale. Era un Paese portatore di una forte specificità, non certo un Paese di secondo piano. Lo zar Pietro il Grande volle che questo immenso Paese cambiasse completamente, e perseguì questo obiettivo attraverso l’emanazione di riforme di europeizzazione e modernizzazione. L’Europa che interessava a Pietro, quindi quella che voleva emulare, era quella svedese, olandese, inglese: l’Europa che stava creando degli imperi coloniali in Asia e in Africa. Pietro sognava lo stesso destino per il suo Paese.
La Russia di Mosca, prima di Pietro il Grande, possedeva un grande territorio al cui interno c’erano spazi in Asia poco abitati e spazi in Europa densamente abitati: quindi si può dire che il Paese era già parzialmente europeo. Molti elementi culturali europei entrarono in Russia grazie alla mediazione dei Paesi che oggi chiamiamo Bielorussia e Ucraina, che all’epoca facevano parte dello Stato lituano (occidentale e legato all’Europa): elementi come la recezione dello stile architettonico del barocco, le università, nella letteratura, nell’iconografia… Quindi è vero che Pietro il Grande ha europeizzato e modernizzato la Russia, ma una proto-europeizzazione spontanea e omogenea era già cominciata molto prima delle sue riforme.
La differenza è che, mentre questi cambiamenti avvennero quasi in maniera osmotica, da ovest verso est, e vennero recepiti quasi automaticamente per moda, gusto, ecc., i cambiamenti dell’epoca di Pietro il Grande venivano imposti direttamente dall’alto, anche con la violenza.
Pietro il Grande salì al potere nel 1695, quand’era ancora molto giovane: fu probabilmente il più autocratico tra tutti i sovrani che lo avevano preceduto, forse con l’unica eccezione di Ivan IV.
Perché Pietro volle europeizzare la Russia? In generale, lui riteneva il mondo occidentale più interessante di quello moscovita, dominato da un ritualismo e un credo religioso molto forte. Ma la “molla” che lo spinse a creare un progetto per cambiare il Paese fu la spinta verso la modernizzazione.
Per modernità, in Europa, si intendeva la scoperta del continente americano, invenzione della stampa, rivoluzione antropologica e culturale, riforma protestante (ridimensionamento del ruolo della Chiesa, in particolare di quella cattolica), rivoluzione scientifica (Keplero, Copernico, Galilei, Newton)… Questo è il motivo per cui l’Europa, nonostante fosse più piccola e debole dell’impero ottomano, riuscì nel giro di qualche secolo ad uscire dai propri confini militarmente, politicamente e culturalmente per conquistare il mondo e a diventare il centro del concetto di modernità a cui tutti si ispireranno. Fu proprio il dinamismo moderno dell’Europa e la sua avanguardia ad attirare l’attenzione di Pietro.
Un altro motivo che spinse Pietro ad europeizzare il suo Paese fu la convinzione che, per evitare la conquista della Russia da parte dell’Europa, l’unico modo era quello di europeizzarsi autonomamente.
Le riforme di Pietro il Grande
Pietro il Grande ebbe un’importanza enorme all’interno non solo della storia della Russia, ma di tutto il mondo. Ma da cosa deriva tutto ciò? Le principali riforme poste in atto da Pietro furono:
- Predisposizione di un cirillico meno sofisticato,
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