Storia del diritto internazionale
Lezione 10/03/2020
Il rischio che si corre è di considerare il diritto internazionale come qualcosa che riguarda solo la contemporaneità mentre in realtà è il frutto di un cammino che è cominciato almeno 2000 anni fa, se non prima. Nel nostro corso noi affronteremo tutto quello che emerge dalla modernità, cioè il problema che si pone con la fine dell’unità politica e religiosa dell’Europa (fine ‘400 inizio ‘500) perché la scoperta dell’America genera tutta una serie di problemi così come li genera la riforma protestante. Dobbiamo quindi sapere cosa è successo prima.
I primi giuristi che si occupano delle relazioni internazionali (scuola di Salamanca, Ugo Grozio), fanno riferimento alle fonti del diritto romano e così andando ancora più avanti. Tutto il retroterra scientifico e culturale che aveva caratterizzato la storia giuridica del continente europeo è ben presente a questi studiosi i quali ne faranno tesoro elaborando idee, ma senza fare a meno di tutto ciò. Tema importante sarà: la libertà religiosa, diritti umani.
Oggi viviamo in una società complessa, alcuni direbbero globalizzata, dove l’incontro tra culture diverse non è qualcosa di inusuale ma è già accaduto nel corso dei secoli. L’incontro con le altre culture, tradizioni genera una serie di problemi.
Premessa storica
Partiamo dall’evolversi della storia giuridica del continente europeo: il VI sec. L’Impero romano d’Oriente e d’Occidente era stato separato in due parti, nel 476 quello d’Occidente crolla con Romolo Augustolo. Ci sono state le invasioni germaniche che lo hanno portato alla fine della sua esperienza. Nela parte Orientale dell’Impero, a Costantinopoli, l’Oriente continua ad avere la sua presenza che continuerà fino a quando verrà sconfitto dall’Impero Ottomano.
Nella prima metà del VI sec, intorno al 530 circa, abbiamo l’imperatore Giustiniano. Uno dei più grandi legislatori della storia europea insieme a Napoleone i quali hanno caratterizzato la storia giuridica del continente europeo; poi ci sono anche grandi Papi che sono stati importanti per la storia giuridica. Tra il 529-534 Giustiniano fa redigere un testo che caratterizzerà la storia giuridica del continente europeo fino ad almeno la Rivoluzione Francese. Realizza un’opera che prende il nome di “Corpus iuris civilis” (corpo del diritto civile) riferito alla “civitas” quindi che riguarda la comunità. Dentro sono scritte le norme che riguardano la vita romana in tutte le sue più differenti sfaccettature.
Prima di questa opera di Giustiniano però, a Roma c’era già una tradizione giuridica consolidata nel corso dei secoli, però egli vuole eliminare una serie di norme che si trascinano da secoli che non servono più. Regola la vita dei suoi sudditi con una nuova legislazione. Pensa anche agli studenti, i quali frequentano i corsi di studio perché già c’erano le università, scrive “Le Istituzioni” un testo abbastanza piccolo a che viene usato come manuale degli studenti così da iniziare ad approcciarsi a termini giuridici. Redige poi due volumi più grandi dove racchiude al suo interno le costituzioni degli imperatori precedenti, costituzioni intese come leggi. Poiché questo testo non gli piaceva ne fa uno nuovo, sempre un codice, dove inserisce nuovi elementi. Un altro grande volume è il “Digesto” che racchiude la giurisprudenza, cioè i pareri dei giuristi che nel corso dei secoli hanno apportato una serie di modifiche. Infine ci sono le cosiddette “Novelle costituzioni” cioè le nuove norme che lui stesso ha emanato e che aggiunge alla raccolta.
Giustiniano ad un certo momento della storia cerca di conquistare l’Italia e ci riuscirà per un breve periodo con una guerra che massacrerà la nostra penisola, rientra solo per un breve periodo fino a 568 quando scendono i Longobardi dal Nord e conquistano un bel pezzo dell’Italia; da quella data in poi l’Italia raggiungerà l’unità solo nel 1861. L’Italia quindi sarà divisa: a Est ci sono i Bizantini, a Ovest i Longobardi, il Papa che ha il suo territorio nell’Italia centrale e a Sud da una parte è Bizantina ma Benevento e territori vicini era conquistata dai Longobardi.
Nel nostro paese quindi convivono popoli diversi. Mentre per il mondo romano vige il principio della “territorialità del diritto” quindi ogni territorio ha le sue regole indipendentemente da chi ci viva su quel territorio. Per il mondo germanico vige il principio della “personalità dell’individuo” cioè ogni popolo vive con le sue regole indipendentemente dal territorio questo perché sono popolazioni che si muovono. Sono popoli nomadi che vivono di caccia e non di agricoltura e quindi hanno bisogno di conquistare nuovi territori. Il loro diritto è consuetudinario cioè che si trasmette oralmente, i loro principi contengono regole orali perché non conoscono l’uso della scrittura che inizieranno ad usare quando verranno in Italia. Intorno quindi a VI-VII secolo inizieranno a scrivere la loro consuetudine in latino.
Ovviamente con due principi diversi dove i longobardi conquistavano i territori applicavano la loro legge e le popolazioni originariamente romane avevano il proprio, ma così le civiltà iniziavano a mischiarsi con i matrimoni. Anche il matrimonio aveva caratteristiche diverse: mentre il mondo romano conosceva “la dote”, il mondo germanico non la conosceva perché considerava la donna come oggetto da trasferire dal dominio del padre a quello del marito. Così erano anche diversi i regimi della proprietà, per i romani era normale fare testamento per i germani quest’ultimo non esisteva perché alla successione accedeva solo il capostipite successivo questo per non frantumare il patrimonio. Noi oggi siamo figli ibridi di questa situazione perché anche noi possiamo fare testamento ma ci sarà sempre una quota legittima che va agli eredi naturali quale consorte e figli.
Poiché il mondo germanico si converte al cristianesimo cambierà il modo di ragionare cominciando a toccare il proprio patrimonio del quale una parte veniva lasciata per opere pie o per la costruzione di chiese. Tutto ciò ovviamente accade anche in tutto il resto dell’Europa in cui dei popoli di etnia diversa vivono insieme e si danno delle regole condivise attraverso il diritto consuetudinario. La consuetudine caratterizzerà tutto il medioevo in Europa. Tutto ciò avviene perché c’è il cristianesimo che ha un ruolo centralissimo all’interno dell’esperienza sia religiosa che giuridica.
Il cristianesimo da religione perseguitata dei primi secoli diventa nel 313 (editto di Costantino) religione ammessa come tutte le altre religioni, solo 70 anni dopo diventerà religione di stato. Ci sono pensatori del 500-600 che rimpiangono la libertà religiosa e fanno riferimento all’editto di Costantino perché tutte le religioni convivevano. Lo dicevano coloro i quali venivano perseguitati per cause religiose dall’uno all'altro lato dell’Europa. Questi secoli sono “i secoli delle guerre di religione” in realtà ci sono questi pensatori che rimpiangono l’idea della libertà religiosa.
Francesco Ruffini dice appunto che sembra una strana cosa occuparsi del problema della libertà religiosa perché c’erano anche delle minoranze religiose nel nostro paese che dovevano essere protette. Ovviamente non essendoci ancora la Dichiarazione dei diritti dell’uomo queste minoranze, come quella ebraica o i protestanti, dovevano essere protette. Il concetto però di libertà religiosa verrà acquisito nel mondo solo dopo la Seconda guerra Mondiale.
La notte di Natale dell’800 Carlo Magno diventa imperatore del Sacro Romano Impero e si rinnova quel che era l’Impero Romano ma questa volta è Sacro perché c’è l’incoronazione da parte del Papa. Sta uscendo fuori l’idea che tutto il potere venga da Dio e quindi viene esercitato dal sovrano che ha in mente l’idea di universalità. Non c’è e non ci sarà nel medioevo l’idea di controllo dall’alto della realtà ma c’è una sorta di sussidiarietà di chi ha questa giurisdizione, cioè le realtà territoriali avranno un loro senso. Non c’è solo l’Impero, ma ci sono anche altre realtà istituzionali: nell’Italia centro-settentrionale le realtà comunali e a Sud il Regno di Sicilia che poi diventerà il Regno delle Due Sicilie.
Questa storia vede al centro del mondo conosciuto la nostra penisola non solo perché c’è il Papa a Roma ma perché l’Italia rappresenta la culla del diritto. I testi scritti da Giustiniano spariscono, da quell’epoca fino al 1000 inoltrato non ce n’è più traccia. Cominciano a riapparire nel 1070-1080. Vengono cominciati ad usare nelle situazioni più disparate in particolare quando ci sono delle controversie che necessitano una soluzione e i giudici hanno bisogno degli strumenti adatti e siccome il mondo sta cambiando non hanno più gli elementi giuridici giusti per risolvere queste controversie. Quindi, qualcuno fa riemergere il vecchio diritto romano. Un esempio è Poggibonsi: durante una controversia una delle parti tira fuori il Digesto di Giustiniano. Riemerge così tanto che a Bologna nasce la prima università. Si fanno nelle “aule” di casa propria dove il professore fa lezione con pochi studenti. Il termine università viene dal latino “universitas” che vuol dire universalità per cui le prime università erano “universitates scolariorum” cioè l’universalità degli scolari. Gli studenti avevano bisogno di tutelarsi e costituiscono le corporazioni studentesche e trattano con i professori per il salario (erano gli alunni a pagare il professore), il professore poi aveva il compito di organizzare le sue spiegazioni dicendo loro cosa avrebbe spiegato e quando, e in queste lezioni ha spiegato il diritto romano.
La matricola era quel numero che la corporazione studentesca attribuiva allo studente al momento in cui arrivava all’università e pagava una piccola tassa. Il rettore non era un docente come lo è oggi. Poi l’università si istituzionalizza prendendo il nome di “studium” cioè, i comuni daranno delle strutture fisse, aule per studiare. Riemerge quindi il diritto romano che attraversa tutto il continente e che ne caratterizzerà la storia per secoli. L’imperatore Barbarossa nel 1158 scenderà in Italia reclamando l’esercizio di tutta una serie di diritti suoi promulgando una costituzione chiamata “habita” nella quale riconosce agli studenti uno status speciale perché lo studente universitario potesse attraversare l’Europa (una sorta di Erasmus). Questo status viene tolto dalla giurisdizione territoriale per cui se lo studente commette un crimine non viene giudicato da una magistratura ordinaria ma viene giudicato, a scelta dello studente, o dal suo maestro o dal vescovo della città. Tutto questo perché molti studenti erano religiosi e questi avevano una giurisdizione esclusiva. Tutto ciò valeva anche se commettevano reati gravi come l’omicidio. L’imperatore quindi tutelava gli studenti.
Il mondo dell’epoca era detto “dei grandi pellegrinaggi”, da tutta Europa ci si spostava a Roma per far visita alle tombe degli apostoli; si va a Gerusalemme o a Santiago de Compostela. L’istituzione del primo Giubileo nel 1300 di Bonifacio VIII, istituito per la pressione popolare che c’era. Si credeva che facendo visita alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo vi era la remissione non dei peccati, ma delle sanzioni. Quando ci si confessava la penitenza non era la preghiera bensì digiuni o sanzioni ben più gravi che nel caso non fossero state compiute in vita, si concludevano in Purgatorio. Per questo si istituì il Giubileo che permetteva a tutti di avere la remissione di queste sanzioni. Con il Giubileo datato 25 Dicembre inizia l’anno a Roma; a Siena iniziava il 25 Marzo; in tutta l’Europa vi erano differenze per quanto riguarda il calendario e l’inizio dell’anno.
Tutto ciò per dire che lo studio del diritto è un elemento che caratterizza la storia italiana e l’esperienza giuridica del continente europeo. Il diritto romano di Giustiniano viene: studiato, interpretato, insegnato agli studenti che studiavano all’università. Questi ultimi andavano via da Bologna e aprivano nuove università per cui insegnavano a loro volta il diritto. Questo diritto ce lo ritroviamo nei territori che verranno conquistati. L’America latina ha una storia caratterizzata dal diritto appunto perché i conquistadores non si sono portati dietro solo le armi, ma anche il diritto. La Cina sta studiando il diritto di Giustiniano traducendo le sue opere. Il Giappone prende esempio per il proprio diritto da quello tedesco.
La storia del diritto internazionale non può esimersi dal conoscere o approfondire tutte queste cose. C’è un’idea che attraversa tutto il Medio Evo, il “diritto comune” cioè questo diritto romano che è legge comune a tutti. Ognuno che vive all’interno di questa grande configurazione giuridico-politico-istituzionale che è l’Impero ci sono tante realtà istituzionali che hanno le loro regole. Es Siena, ha il suo statuto cioè un testo normativo che ne regola la vita in ogni suo aspetto, è questa la norma che viene applicata. Se poi ci sono dei vuoi o delle situazioni particolari che richiedono o non trovano soluzione nel proprio statuto si fa ricorso al diritto comune cioè al diritto romano.
Es: c’è una coppia di sposi a Perugia; lui di Perugia, lei di Assisi. Lei muore e avendo portato con se i suoi beni, quale destino hanno i beni della defunta? Si applica quindi lo statuto di Perugia dove i due si erano sposati e vivevano o si applica lo statuto di Assisi che era il luogo nel quale la sposa era nata e crescita e luogo presso il quale lei aveva i suoi beni immobili? Uno statuto diceva che i beni andavano divisi in parti uguali tra gli eredi quindi marito e i due figli, l’altro statuto diceva che il marito aveva la metà dei beni quindi il 50% e l’altra metà veniva diviso tra i figli. Quale si applica?
Questa è la situazione che caratterizza l’Europa per diverso tempo. I problemi quindi si risolvevano facendo ricorso al diritto romano che era alla base dello “ius gentium” cioè il diritto di tutte le genti. L’evoluzione di questo diritto è lo “ius inter gentes” che è il diritto che regola i rapporti tra i popoli. Il ritorno allo studio di questi argomenti viene sempre più approfondito in una realtà storica frammentata tipica del Medioevo (interessi diversi in diversi territori). C’è bisogno quindi di chi regola le controversie tra i diversi territori e popolazioni. Ed è il diritto romano.
Lezione 2
Gli eventi bellici hanno caratterizzato da sempre la storia dell'umanità, e continueranno a caratterizzarla. Facciamo quindi una riflessione dal punto di vista storico su come è stata percepita la guerra prendendo le mosse fin dall'antichità per avere una visione più chiara. Sentiamo dire che la nostra città occidentale nasce dall'incontro della cultura greco-romana e quella cristiana, e questo è difficile da negare, perché è così, quando si voleva scrivere infatti la costituzione dell'Europa ci furono molte polemiche su questa questione, sulle radici cattoliche e greche. Ma è un dato di fatto che noi dobbiamo andare lì.
C'è una massima dell'Eraclito di Efeso il quale dice che la guerra è padre di tutte le cose, cioè che la guerra è qualcosa che ha caratterizzato la storia dell'umanità perché la guerra è comune a tutte le cose, e la giustizia è il frutto della contesa. Tutto nasce come esito di una contesa che si è generata. La possiamo definire con il termine greco polemos, da cui viene poi la nostra polemica, cioè la lotta, la contesa, dove la posta in gioco è rappresentata dalla libertà o dalla schiavitù degli esseri umani. L'uomo greco che aveva individuato nel suo poema, l'Iliade, percepiva questa ineluttabile presenza conflittuale che caratterizza la civiltà. È il conflitto che genera nella logica greca le strutture della società, quello che genera le strutture della realtà cioè tutto quello che c'è nel mondo, il pensiero, la ragione, la parola, la misura la regola è tutto frutto di un qualcosa che viene generato da questa lotta.
Per capire questo concetto dobbiamo non solo rifarci ai poemi omerici, oppure ai filosofi greci più antichi, ma far riferimento al maestro di coloro che tutto sanno, cioè l'idea che ci sia un nemico. Per Aristotele il nemico per eccellenza è il “barbaro”. La definizione del barbaro è una figura concettuale che nel corso della storia ha accompagnato la nostra cultura occidentale. Gli europei della fine del 400 definiscono barbari le popolazioni d'oltre mare. E ancora barbari vengono definiti quei popoli che devono essere colonizzati.
Nella politica di Aristotele i barbari sono coloro che difettano di requisiti propri che sono richiesti dagli uomini. È schiavo per natura chi partecipa alla regione, nella misura in cui può apprenderla ma non averla; sono esseri inferiori, per natura potrebbero...
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