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Storia greca

Conformazione fisica

A causa del territorio stesso della Grecia, gli insediamenti presenti erano sparsi, relativamente piccoli e con caratteristiche parzialmente diverse; era difficile che si creasse un’entità istituzionale ampia su un unico territorio, di conseguenza si parla di frammentazione.

Le zone pianeggianti erano scarse e si concentravano presso i fiumi (es. Lisso e Cefisi), le pianure (in Beozia e nell’isola di Eubea, Maratona ed Eulesi) e le coste della Macedonia e della Tessaglia che spesso diventavano motivo di conflitto.

Anche i passaggi erano difficili e tortuosi, mentre via mare l’area occidentale era collegata alle isole ioniche e all’Italia e l’area orientale del Mar Egeo.

Età post micenea

Le fonti

La scrittura ricompare solo alla fine della civiltà micenea nel corso dell’VIII secolo a.C., periodo in cui si collocano le prime testimonianze scritte che prendono la forma di epigrafi (iscrizioni).

Le maggiori fonti per la storia micenea sono Iliade e l’Odissea: Omero, a cui si attribuisce la paternità delle opere, rappresenta l’archetipo di poeta viandante dedito al cantato delle storie (adeo); le fonti, che raccontano le vicende di Troia, vennero messe per iscritto solamente tra il XIII e VII sec., di conseguenza presentano elementi tipici della società post ellenica e dividono gli studiosi in positivisti (considerano credibile le fonti) e negativisti (negano la storicità delle fonti); sicuramente l’Iliade e l’Odissea raccontano una realtà verosimile che testimonia elementi come un sistema normativo presente anche se non scritto, un ordine sociale e gli scambi.

Gli scavi archeologici mettono in discussione la centralità delle guerre e delle conquiste presentata nel mondo omerico, in quanto testimoniano di una civiltà dedita alla contabilità, all’artigianato, agli scambi e al commercio.

La produzione materiale rispecchia il mondo post miceneo (tardo XII- metà VIII a.C.) caratterizzato da poteri effimeri, complessità, ricchezza e quindi dinamismo e vivacità; in questo periodo scompare la scrittura in seguito alla caduta dei palazzi micenei, di conseguenza la civiltà greca si trova sotto un cono d’ombra che rende difficile la ricostruzione: indagini archeologiche dimostrano un accentuamento della frammentazione e addirittura isolamento di alcune isole dell’Egeo, di conseguenza si riescono ad identificare caratteristiche comuni di questo periodo solo in parte; si diffonde il ferro nell’uso quotidiano (materiale più economico del rame o dello stagno) o l’usanza di incenerire i morti.

Gli insediamenti umani che continuano ad esistere in seguito alla fine del periodo miceneo diventano città (Atene, Argo, Corinto, Iolco, Smirne), mentre altre non hanno alcun sviluppo; la società vede l’affermarsi di:

  • Elite familiari: i palazzi non sono più quelli micenei che ospitavano la vera e propria amministrazione, ma sono palazzi di famiglie reali con servi, clienti e talvolta compagni nobili; tale organizzazione si basa sul concetto di oikos, termine che indica il complesso familiare e il suo patrimonio, base dell’aristocrazia.
  • Capi della comunità: si creano dei Re, Basileìs, che ricoprono le funzioni militari (il prestigio di un capo era dato dal coraggio in guerra in quanto nei periodi di conflitto accompagnava i propri soldati), religiose e giudiziarie; i Basileìs erano affiancati da un’assemblea del popolo che poteva portare armi e un consiglio di anziani che ne condivideva i privilegi; potevano esserci più Basileìs, ma era definito un re supremo.

Dori ionici ed eoli

Durante l’età oscura si distribuiscono su entrambe le sponde dell’Egeo (balcanica e Anatolica) le popolazioni che parlavano i tre principali dialetti greci:

  • I Dori: si stabiliscono dalla fascia meridionale del Peloponneso alle coste dell’Anatolia meridionale.
  • Gli Ionici: si stabiliscono dalla parte centrale dell’Attica fino alle coste dell’Anatolia centrale, si creano delle comunità che daranno vita alla dodecapoli ionica (lega di 12 città).
  • Gli Eoli: si stabiliscono dalla Beozia e la Tessaglia alle coste dell’Anatolia settentrionale.
  • Cipro e le più antiche e non è soggetta a questo fenomeno.

Le cause di questo fenomeno sono incerte, ma sono presenti diverse ipotesi:

  • Origine mistica dovuta dal ritorno degli Eraclidi alla riconquista del Peloponneso in seguito all’estradizione dei loro avi.
  • Origine dovuta all’invasione dei Dori venuto dal nord.
  • Origine dovuta ad un processo lento e senza scosse (ipotesi più accreditata).

Età delle poleis

Le poleis

Dalla metà dell’VIII sec. a.C. la Grecia esce dall’età oscura e si sviluppa l’architettura monumentale, il sistema monetario e dei pesi e delle misure; vengono introdotti l’alfabeto e le legislazioni scritte e c’è un incremento demografico.

Nasce il concetto di polis: gruppi di villaggi si uniscono liberamente per creare un’organizzazione sociale che quindi prevede la difesa del territorio, divinità e leggi comuni e un mercato tutelato e garantito; le prime Poleis sono molto piccole e non per forza hanno un centro urbano definito, infatti quest’ultimo non è fondamentale per l’esistenza di una Polis in quanto questa entità trova la sua espressione nei propri cittadini.

Non tutti possono essere cittadini della Polis (ad esempio sono escluse le donne, i minori, i figli illegittimi e gli stranieri residenti); il potere è confinato ad una cerchia di famiglie aristocratiche da cui escono i re o i magistrati; l’aristocrazia è ripartita in caste o confraternite.

Ogni Polis aveva una divinità comune venerata nel proprio santuario; i santuari erano sede di feste per tutti i greci ed erano riconosciuti per importanza non solo a livello nazionale, ma anche straniero (vedi il rispetto dei persiani per il santuario di Delo); i santuari erano centri anche di doni ed estrema ricchezza, di conseguenza il loro controllo aveva valore politico e divennero causa di conflitti.

I quattro santuari più importanti (santuari di Apollo a Delfi, di Nemea, dell’istmo e di Olimpia, dove nascono le Olimpiadi) ospitavano i giochi panellenici. Il santuario di Apollo a Delfi, oltre che per i giochi, era importante per la sua natura oracolare in quanto si pensava che dalla bocca della sacerdotessa Pizia parlasse Dio.

Viene mutato il sistema militare oplitico (dal termine utilità che indica soldato greco) in quanto aumenta il numero delle persone che si potevano permettere l’armatura e viene introdotto il principio di solidarietà condivisa: c’è una crescita di partecipazione e di coesione cittadina, non solo più da parte dell’aristocrazia.

L’esercito aveva il compito di tutelare prevalentemente la pianura e quindi il territorio agricolo, infatti era dotato di armature pesanti dalla notevole forza d’urto, ma anche caratterizzato da una scarsa mobilità che limitava i saccheggi e le capacità dell’esercito sui territori continentali più insidiosi.

Stati etnici, federali e le anfizionie

Altri tipi di aggregati: stati etnici, federali e le anfizionie.

  • Prima o contemporaneamente delle Polis si sviluppano anche le tribù/stati etnici, organizzazioni o territoriali suddivise a scopo militare o politico; non avevano strutture amministrative stabili e i villaggi erano prevalentemente autonomi, ma erano accomunati da origini più o meno mistiche.
  • Lo stato federale aveva un’unione più formale rispetto alle tribù in quanto aveva funzioni di governo ripartite in organismi centrali (come ad esempio l’assemblea generale dello Stato federale o il consiglio di delegati delle varie comunità) o entità locali.
  • Anfizionie dapprima nacquero come leghe sacre di popoli uniti da legami culturali e successivamente diventarono strutture politiche, economiche e commerciali; l’esempio più noto è quello dell’anfizionia Pileo-Delfica che vedeva l’unione del culto di Demetra ad Antela e il culto di Apollo a Delfi; le due città riunivano in primavera ad Ante e in autunno a Delfi per la difesa e la tutela del territorio dei santuari.

Colonizzazione età arcaica

Apoikia, lontano dall’oikos, lontano da casa

A causa dell’incremento demografico, in rapporto alle scarse risorse del territorio (motivo demografico economico), della volontà di ricerca di nuovi empori (motivo commerciale) o di condizione di pericolo, lotte tra aristocratici e non e delle instaurazioni di tirannidi (motivazioni politiche) tra l’VIII e il VI secolo a.C. si collocano delle esplosioni di fondazioni greche sul Mediterraneo.

Non tutta la Grecia è interessata in questo fenomeno, ma dall’Eubea, dalle coste nord orientali del Peloponneso, dal litorale e dalle isole dell’Asia minore, partono gruppi di fondatori verso luoghi sul mare, ricchi d’acqua e di terre, ben difendibili come l’Italia meridionale, la Sicilia, il Tirreno, ma anche la Gallia, la Spagna, la Tracia e lidi della Macedonia.

Il gruppo dei fondatori partiva dopo un consulto con l’oracolo di Delfi e aveva scontri con le popolazioni indigene anche violenti, nonostante ciò avveniva un’integrazione reciproca e venivano fondate nuove Polis autonome con solo vincoli religiosi e culturali verso la madrepatria.

Fu proprio nelle colonie, in particolare quelle occidentali, che si trovarono i primi legislatori (es. Zaleuco a Locri, Caronda a Catania e Dioclea Siracusa) in quanto essendo nuove fondazioni non potevano avere norme di carattere consuetudinario o leggi scritte. Vennero definite norme inalterabili, quindi si prevedeva che durassero nel tempo.

Le tirannidi

A partire dalla metà del VII numerose poleis affrontarono crisi tali da richiedere l’intervento di tirannidi (tiranno: signore) con caratteristiche comuni: in un clima di disparità e conflitti sociali vennero esautorate le aristocrazie da singoli, sempre appartenenti alla classe nobiliare, che spesso avevano assunto ruoli militari di rilievo; avevano quindi il potere necessario per impossessarsi dello stato e spesso erano in forte conflitto con gli altri gruppi nobiliari; molti tiranni mantennero rapporti di amicizia e talvolta anche matrimoniali con le altre poleis e i loro tiranni e avevano l’abitudine di lasciare il potere al figlio.

Alcune tirannidi lasciarono un ricordo positivo data la spinta all’economia e all’architettura monumentale.

Le tirannidi non furono solo caratteristiche di questo periodo, ma continuarono nel tempo:

  • Corinto, 657 a.C.: Cipselo, già popolare in quanto capo dell’esercito, abbatte l’oligarchia già in declino e si fa carico di tutte le magistrature traendo importanti vantaggi economici dal transito navale dell’Istmo; governa trent’anni per poi lasciare al potere il figlio Periandro considerato sia tiranno violento e sanguinario, sia uno dei sette sapienti molto abile sul piano politico-estero e navale. Periandro governò trent’anni e suo nipote altri tre.
  • Sicione, metà del VII sec. a.C.: ebbe inizio la tirannide degli Ortagoridi di cui esponente più noto fu Clistene, nipote di Ortagora. La tirannide si concluse ad opera degli aristocratici appoggiati da Sparta.
  • Megara, metà del VII sec. a.C.: Teagene divenne tiranno e appoggiò Cilone, suo genero nel tentativo di instaurare la tirannide ad Atene.
  • Nell’Italia meridionale e in Sicilia si affermarono diverse tirannidi durante il VI sec. a.C. tra cui ricordiamo Falaride di Agrigento, particolarmente perverso e violento.
  • In Asia minore si instaurano tirannidi anche a Lesbo e Samo:
    • A Mitilene, a Lesbo, in seguito a conflitti tra l’aristocrazia, emerse Pittaco. Il tiranno secondo la tradizione non si affermò con violenza, ma venne eletto dai cittadini; tuttavia il poeta Alceo, esiliato, lo definì comunque tiranno. Pittaco governò per dieci anni, si ritirò a vita privata e venne anche lui nominato come uno dei sette sapienti.
    • A Samo, tra il 540 e il 520 a.C., detenne il potere Policrate che rese la polis d’importanza nazionale grazie al miglioramento navale e commerciale; intrecciò importanti relazioni con la Persia e l’Egitto; favorì l’arte e le opere pubbliche (Pitagora, filosofo 530 a.C.). Il suo regno si concluse sotto l’influenza del re persiano Dario I.

Atene

Caratteristiche fisiche e tecniche del territorio

Atene sorge nell’area dell’Attica estesa su 2600 km2, di cui zone sono prevalentemente montuose; tra quelle invece pianeggianti ricordiamo le valli dei fiumi Iliso e Cefisi, la Mesogea, i piani di Maratona e Eleusi; la scarsità di terre coltivabili si traduce in scarsa capacità di sostentamento e in coltivazione di viti e ulivi.

Origini: dal VIII al VII sec. a.C.

Tucidide (V sec. a.C.) descrive la storia del Peloponneso in sette libri di cui l’ultimo rimane incompleto; nel secondo libro descrive l’acropoli prima della venuta del sinecismo (da abitare insieme; confluire; incontro di diverse popolazioni in un unico territorio) di Teseo; Atene infatti non ha un fondatore e non è stata creata con un atto fondativo, ma nasce grazie alla convergenza di villaggi vicini.

Tucidide scrive: “l’acropoli era la città” infatti gli ateniesi avevano coscienza di essere “nati dalla terra”, della continuità insediativa che caratterizzava la loro terra e della loro autoctonia, a differenza degli altri greci che discendevano da popolazioni esterne (Dori e Ionici).

L’Attica era divisa in comunità autonome che si riconoscevano sotto un unico re solo per motivi di difesa; il sinecismo inizia soltanto con il regno di Teseo, quinto re mistico dell’Attica, dall’VIII sec. a.C. fino alla seconda metà del VII sec. a.C. (alcuni territori verranno annessi solo alla fine di questo procedimento come ad esempio Salamina ed Eleusi nel VI sec. a.C.).

Le comunità ottennero una struttura unitaria: i distretti, detti “Demi” costituivano delle circoscrizioni territoriali della città; erano distinti, ma trovavano il loro senso comune nel sistema istituzionale di cui funzione principale era la riscossione delle tasse.

Governo

A Teseo, secondo la tradizione, seguono sette re prima di passare al governo degli arconti: il sistema istituzionale era formato da un’assemblea e dei magistrati che vengono descritti da Aristotele (IV sec. a.C.) nell’opera “Costituzione degli ateniesi” (l’opera è basata anche in parte su fonti contemporanee all’autore, di conseguenza alcuni fatti possono risultare artificiali).

In questo libro l’autore descrive il regime politico dell’antica Atene e le fasi che attraversa: finita la monarchia ateniese di Cecrope (considerato il primo mitico re di Atene) i governanti, come indica il termine stesso, diventano gli arconti (arco=governo).

Gli arconti furono dapprima vitalizi (carica a vita) ed assumevano il ruolo di coloro che erano stati descritti in precedenza probabilmente da Esiodo (VII sec. a.C.) con il termine “Basileis”; questi magistrati detenevano i tre poteri politici (esecutivo, legislativo e giudiziario) e il quarto potere religioso che gli permetteva di amministrare funzioni e cerimonie fondamentali nella vita pubblica del tempo.

Sempre secondo Aristotele il potere assoluto degli arconti venne limitato dalla durata stessa della carica che invece di essere vitalizia, passò ad essere decennale ed in seguito annuale, infatti 682-1 a.C. inizia la lista degli arconti annuali che venivano scelti per nascita e ricchezza: ad Atene vigeva una società censitaria nella quale un maggior “reddito” (possedimenti terreni e bestiame) corrispondeva a maggiori responsabilità politiche e militari; un cittadino trovava il massimo raggiungimento del suo essere nell’esercizio di queste due cariche e quindi anche nella difesa della città; venivano scelti tra gli “eupatridi” (letteralmente “nati bene”, un limitato numero di famiglie aristocratiche) gli arconti annuali che erano nove e divisi per funzioni:

  • L’arconte eponimo veniva chiamato tale in quanto nominava l’anno corrente. In antichità non veniva usato il criterio di datazione contemporaneo, ma spesso, a seconda del periodo, venivano usate le seguenti espressioni:
    • Arconti: “sotto l’arcontanto di *nome*”.
    • In Grecia (generico): veniva usata la distanza dalle ultime olimpiadi che si svolgevano ogni quattro anni a partire dal 776 a.C.
    • Ad Argo: veniva nominato l’anno a seconda della rotazione delle sacerdotesse del tempio di era.
    • A Roma: veniva nominato l’anno a seconda della coppia di consoli.
  • L’arconte re conservava le competenze religiose dei sovrani.
  • L’arconte Polemarcos guidava l’esercito.
  • 6 arconti tesmoteti custodi di leggi che si pensavano di provenienza divina.

Gli arconti venivano nominati tra luglio e agosto (mesi che avevano lo stesso nome “Ecatombeone”) e, secondo Aristotele, avevano poteri derivati da quelli del re e quindi si concentravano principalmente sull’istituzione delle cause e del tribunale.

Terminata la carica di arconte decennale quest’ultimi entravano di diritto nel concilio di areopago (prende il nome dal colle Ares presso l’acropoli sul quale si riunivano) che aveva potere sui delitti di sangue e forse anche nell’ambito religioso.

Nonostante il potere fosse in mano agli eutrapidi (di buona nascita) era presente un’assemblea popolare con un ruolo estremamente imprecisato.

Popolazione

La popolazione era suddivisa in quattro tribù tradizionali della stirpe ionica guidate dal capo re e divise in:

  • 3 trittie: suddivisione dei cittadini gruppo di 30.
  • 12 na
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cecilia.marasco di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Galimberti Umberto.
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