Sociologia della letteratura
Sociologia della letteratura | Prof. Guido Mattia Gallerani – aa. 2022/2023
Indice del corso
- Che cos’è la sociologia della letteratura
- Campo d’indagine della sociologia della letteratura
- Lo strutturalismo genetico
- I giornali: minaccia alla civiltà
- I giornali: parola del presente
- Honoré de Balzac
- Il letterato nella società di massa
- La sociologia della letteratura
- Da Hegel al marxismo
- György Lukács (1885 – 1971)
- Letteratura, giornalismo e società
- Journalist
- Il quarto potere
- La rappresentazione del quotidiano
- Giornalismo: scritture letterarie
- Illusioni perdute - Honoré de Balzac
- L’autore
- La Comédie humaine
- Illusioni perdute – introduzione generale
- I Due Poeti – riassunto
- I Due Poeti – analisi
- Conclusioni della prima parte
- Un grande uomo in provincia di Parigi - riassunto
- Un grande uomo in provincia di Parigi – analisi
- Le sofferenze dell’inventore - riassunto
- Le sofferenze dell’inventore – analisi
- Conclusioni – Un romanzo dialettico
- Conclusioni – Un romanzo realista
- L’eredità di Balzac
- Il riflettore – Henry James
- L’autore
- La stesura del romanzo
- Trama del romanzo
- Analisi del romanzo
- Esercizi svolti durante il corso – commenti
- L’onore perduto di Katharina Blum – Heinrich Böll
- L’autore
- Trama del romanzo
- Analisi del romanzo
Sociologia della letteratura | Prof. Guido Mattia Gallerani – aa. 2022/2023
- Igiene dell’assassino – Amélie Nothomb
- L’autrice
- Trama dell’opera
- Analisi dell’opera
- L’intervista immaginata: dall’intervista mediatica all’invenzione letteraria
- Autointervista: l’intervistatore come personaggio fittizio
- The last interview e Amélie Nothomb
- Interviste impossibili: l’intervistato/a inventato/a alla radio
- Conclusioni
- Tipi di intervistatori
- L’intervista impossibile tra testo e paratesto
- Differenti forme dell’intervista impossibile
- L’anacronismo dell’intervistato
- Analisi delle Interviste impossibili
- Intervista di Umberto Eco a Beatrice
- Intervista di Sanguineti a Francesca da Rimini
- Intervista di Spaziani a Caterina di Russia
- Intervista di Bellonci a Lucrezia Borgia
- Intervista di Sanguineti a Freud
- Intervista di Nelo Risi a Lewis Carroll: intervistare il canone letterario
- Intervista di Arbasino a Pascoli: intervistare il canone letterario
- Intervista di Walter Siti a Ercole
- Letteratura e giornalismo – Clotilde Bertoni
- L’intervista letteraria – Federico Fastelli
- Domande all’autore
- Conclusioni del corso
- Il principio d’indiscrezione
- La polifonia letteraria di Bachtin
- La teoria del romanzo di Lukács
- Saggi sul realismo di Lukács
- “Dio è morto”
- Il rapporto dialettico tra struttura e sovrastruttura
Sociologia della letteratura | Prof. Guido Mattia Gallerani – aa. 2022/2023
Giornalismo e letteratura. Narratori indiscreti, giornalisti invadenti, intervistatori impossibili
Se la Stampa non esistesse, non bisognerebbe inventarla. Honoré de Balzac
Da metà Ottocento a oggi, sono molti i romanzi che mettono in scena le prevaricazioni dei giornalisti ai danni di singoli individui. L’affermazione progressiva della stampa scandalistica ha infatti sollecitato l’emergere nella finzione narrativa del personaggio di un reporter senza scrupoli. Eppure, i rapporti tra giornalismo e letteratura sono più sottili e ambigui. Fin dalla nascita della stampa, il letterato tradizionale percepisce l’inviato dei quotidiani da un lato come un concorrente scomodo, dall’altro, suo malgrado, un imprescindibile strumento per raggiungere un pubblico di lettori che si espande esponenzialmente. Dal canto suo, il giornalista trasferisce nella scrittura pubblicistica, nella cronaca, nell’esercizio della notizia forme di scrittura che provengono dalla letteratura e, spesso, interpreta il suo ruolo come un viatico per diventare scrittore a propria volta. Letteratura e giornalismo appartengono davvero a due schieramenti contrapposti? Non condividono, forse, medesimi principi d’indagine e non rispondono, piuttosto, alle richieste di un pubblico moderno, sempre più interessato a conoscere nel dettaglio le vite e le vicende più intime di individui esemplari?
- Honoré de Balzac, Illusioni perdute (1837-43): lo scrittore incontra la macchina della stampa e le sue illusioni romantiche s’infrangono contro la modernità (la metropoli)
- Henry James, Il riflettore (1888): il giornalismo penetra nella vita collettiva, aggredendo anche le ultime sacche di resistenza (l’aristocrazia)
- Heinrich Böll, L’onore perduto di Katherina Blum (1974): il giornalismo diventa strumento di morte
- Amélie Nothomb, Igiene dell’assassino (1992): un tipo di discorso giornalistico e mediatico, l’intervista, diviene forma del romanzo
Che cos’è la sociologia della letteratura
La sociologia della letteratura è una disciplina critica nuova, che incontra delle difficoltà nella stessa definizione del suo statuto epistemologico; inoltre, la sua metodologia di ricerca non è ancora saldamente formata e le scelte del suo campo d’azione può apparire un’indebita intrusione in campi altrui, tenendo conto del fatto che sono investiti con la sua azione due ordini disciplinari apparentemente distinti: la sociologia e la letteratura.
Le resistenze a questa nuova disciplina appaiono fortemente legittimate da una doppia perplessità: i letterati, educati allo studio della varietà e unicità dell’evento letterario, temono l’impiego delle tecniche d’indagine basate sull’osservazione dei caratteri uniformi e rispettivi dei fenomeni sociali, mentre i sociologi, esercitati all’uso delle tecniche di osservazione della società, paventano un loro impiego indiscriminato su prodotti e rapporti come quelli artistici, che sono più astratti.
La sociologia della letteratura è, dunque, una corrente che indaga il rapporto tra società e letterature, rientrando così nella macro-disciplina delle letterature comparate, che si occupa di comparare letterature di diverse tradizioni linguistiche per cercare nessi, forme più stabili nel lungo periodo, ma anche di comparare le letterature a diversi sistemi semiotici (come il cinema, la radio...), il cui obiettivo è l’esame globale di un rapporto mai organicamente affrontato dall’estetica tradizionale, autore-opera-lettore.
Si può tracciare l’opportunità di definire le istanze della sociologia della letteratura in relazione al superamento di un sistema totalizzante delle idee (idealismo) dove il principio estetico trovava la sua specificità all’interno di una teoria complessa della conoscenza basata sull’interiorizzazione della realtà.
Nel costituirsi (in seguito alla Critica del Giudizio del filosofo tedesco Immanuel Kant) di un’estetica e poi di una critica letteraria come discipline autonome si possono ravvisare le istanze di sistemazione dell’opera letteraria essenzialmente caratterizzata dall’individualità e totalità dell’atto creativo, dall’ineffabilità e inutilità pratica del suo oggetto, dalla funzione iniziatica e nell’immediatezza contemplativa dell’espressione.
Contro l’astrattezza delle posizioni è venuta, in tempi moderni, una vasta storiografia letteraria che ha finito per delineare il rapporto arte-società in termini che ne hanno reso possibile un’interpretazione (realistica o problematica) per cui si è avviato un discorso sempre più attento alla dimensione sociale dell’opera letteraria. La letteratura produce non soltanto modelli di finzione, ma anche dati informativi; in quanto arte del linguaggio, essa si basa su un codice generale di comunicazione; la sociologia, che è istituzione scientifica, non limita la sua ricerca sulla realtà dei fatti sociali e alla classificazione di grandezze, ma coinvolge quella realtà misurabile secondo tecniche sempre più perfezionate, in un discorso diretto alla conoscenza della società come modalità ed espressione dei rapporti umani.
Sociologia della letteratura | Prof. Guido Mattia Gallerani – aa. 2022/2023
Ogni forma di conoscenza è databile storicamente e va riferita al gruppo sociale o alla classe che l’esprime e l’adotta. In tal modo, il relativismo gnoseologico pone fine ai concetti di eternità e assolutezza dell’idealismo. L’analisi del rapporto di comunicazione intersoggettiva rivela il ruolo determinante che la forma di conoscenza adotta e la cultura esercita nei confronti del comportamento soggettivo. La componente attivistica in ogni forma di conoscenza appariva dunque la prima realtà criticamente riconosciuta in un contesto ideologico. In questa prospettiva, l’antico divario tra analisi scientifica e analisi estetica poteva essere superato nell’impiego di un esame approfondito degli elementi costitutivi dei due ordini istituzionali, spostando il punto di incidenza del loro divario dal piano astratto al confronto di aree e funzioni diverse alla concretezza di un piano in cui risultasse che le due attività critiche poggiassero su un comune valore produttivo, l’interpretazione-comunicazione dei valori significanti della realtà.
La concezione materialistico-storica del lavoro come attività unitaria fondamentale dell’uomo forniva il presupposto ideologico a un’antropologia culturale intesa a cogliere il rapporto natura-cultura al di là della rigida e sterile dicotomia umanistica, in un processo dialettico di reciproco scambio tra il fattore biologico e quello storico.
Campo d’indagine della sociologia della letteratura
Il campo d’indagine della sociologia della letteratura è ampio e articolato secondo la necessità di registrare nel testo letterario il passaggio dell’immagine e della frase in un certo stile, in quanto specifica struttura letteraria omogenea e significante, della struttura del libro in quanto oggetto di lettura e veicolo di idee.
Jakobson: EMITTENTE-MESSAGGIO-DESTINATARIO (analisi del testo)
Soc. della Lett.: AUTORE-OPERA-PUBBLICO
La sociologia della letteratura si occupa dell’autore visto nella società del suo tempo e dei diritti d’autore, dell’opera come mondo immaginario, stile, genere, prodotto letterario e editoriale, e infine del pubblico come area di consumo dell’opera. Il rapporto dialettico autore-opera-pubblico comporta la dinamica di un prodotto letterario che, nato da un’istanza individuale entro una determinata società, si indirizza naturalmente attraverso la comunicazione e l’istituzionalizzazione dei valori estetici verso la società. Questo ciclo di produzione, distribuzione e consumo della letteratura è lo studio della sociologia della letteratura.
Le due tendenze di base nella storiografia
Nella storiografia esistono due tendenze di base:
- Quella che vede nella genealogia dei concetti relativi al rapporto arte-società il progressivo costituirsi e svilupparsi della sociologia della letteratura, che deve rifarsi all’esperienza della storiografia letteraria e pertanto si impegna alla delineazione del carattere sociologico della comunicazione di valori letterari, la letteratura viene considerata sempre nella sua totalità e autonomia di segno contenutistico-formale. Il progetto di un’analisi sociologica della letteratura che deriva dagli illuministi, come Montesquieu, Voltaire e Mme de Stael, e dagli ideologici come De Bonald, con un esplicito rapporto tra letteratura e società, insieme alla visione romantica del valore nazionale e popolare dell’arte (Schlegel e Heder), la concezione positivistica (Taine e Yuyau) e la scuola realista russa (Belinskij, Ceernysevskij e Dobroljubov) porta a vedere l’arte come rispecchiamento della realtà in quanto conoscenza ideologico estetica;
- Quella che vede in un concreto evolversi di idee e di fatti, nell’ambivalenza della loro azione, e quindi nel necessario riferimento dei concetti alla situazione storica, la possibilità di costruire una disciplina che, proprio per trovarsi come ultima nella più matura e complessa fase del processo socioeconomico, facendosi consapevole dell’elaborata rappresentatività di tutte le forze produttive e del loro ruolo istituzionale nel campo culturale, sappia cogliere in chiave sociologica il segno contenutistico formale della letteratura come una variante del sistema linguistico generale rispetto alla società. La consapevolezza delle contraddizioni emerse nell’ideologia borghese con il trapasso del capitalismo della fase individualistica dell’impresa privata alla fase organica del sistema monopolistico, dell’attività artistica come un processo di produzione-consumo analogo a quello di un apparato industriale, contrariamente alla visione romantica dell’iniziativa privata; l’opera d’arte diventa un bene di consumo, mostrando la natura socioeconomica della letteratura.
Può, quindi, la sociologia della letteratura essere considerata una disciplina accademica? A. Memmi, nel saggio Problemi della Sociologia della Letteratura, ha posto il problema sull’assenza di tradizione; ipotesi e ricerche esistono e sono rintracciabili a cavallo delle due guerre mondiali, quando di fronte alla crisi del vecchio sistema capitalistico si aprono delle alternative: il piano quinquennale in Russia, il New Deal negli Stati Uniti e la nascita degli Stati Totalitari.
Sociologia della letteratura | Prof. Guido Mattia Gallerani – aa. 2022/2023
Nello scontro armato della democrazia e del fascismo in Spagna, gli intellettuali europei e americani si rendono conto che l’arte non è più soltanto un’esperienza privata del bello, ma diventa scelta politica e impegno di lotta. (“Il sapere è fatto per prendere posizione”)
In questi anni opera György Lukács, che supera in una sintesi sociale tra il mondo della forma e il mondo dei contenuti il metodo Plechonov, che aveva concepito la teoria dell’arte come rispecchiamento della realtà esaminabile solo nel versante ideologico della comunicazione testuale, lasciando dunque agli studiosi di estetica il significato del valore letterario. Lukács tenterà di risolvere il più complesso problema della sociologia della letteratura: la mediazione fra struttura socioeconomica e sovrastruttura letteraria. Egli punta alla ripresa della razionalità del pensiero logico ed estetico in quanto rispecchiamento di una totalità reale del suo processo dialettico. Questo rispecchiamento in arte si configura come mediazione tra due categorie contrarie: universale e singolare, attraverso il particolare e il tipo, rappresentano in modo concreto e totalizzante l’universale e la realizzazione del contenuto dell’opera.
L’arte si appropria dell’essenziale, del tipo, colto in una determinata società: conduce Lukács a sostenere come autentico realismo solo il romanzo borghese dalla Rivoluzione Francese al 1848 e, in seguito, con il consolidamento del capitalismo, il declino del realismo, testimoniato anche dall’isolamento letterario decadentista. Le avanguardie novecentesche obbediscono a una legge acentrica rispetto all’essenzialità del realismo, costruendo un mondo artificiale e stereotipato.
Negli anni Trenta, Caldwell registra lo stato di frustrazione sociale della piccola borghesia, che si riflette nell’irrazionalismo di quegli anni e indica nella trasformazione del linguaggio il processo di mediazione dei mutamenti sociali. Benjamin della scuola di Francoforte esamina l’impatto che l’avvento dei monopoli e la tecnologia industriale avanzata hanno avuto sull’esperienza dell’artista dopo la seconda metà dell’Ottocento, quando la fotografia riduce lo spazio creativo delle opere avvolte sempre da un’aurea di mistero. Nasce qui la rivolta dell’artista che, di fronte al livellamento dell’esperienza (caduta dell’aura) e alla mercificazione dell’arte (cultura di massa) avvia un processo di interiorizzazione della realtà con cui attraverso forme simboliche ed ermetiche, tenterà di recuperare l’antico privilegio del distacco dalla normalità quotidiana. Secondo Benjamin e Brecht, l’avanguardia, smascherando quell’antico privilegio e impossessandosi delle nuove concrete forme espressive, potrà favorire un processo di democratizzazione dell’arte. Uno studioso della scuola strutturalista di Praga sottolinea la componente ideologica della struttura artistica che nelle mani della classe diviene istituzione culturale, norma del gusto e codice dell’insegnamento.
Dopo gli anni Trenta (quando il tema arte-società era stato drammaticamente dibattuto in chiave politica), gli anni Cinquanta rappresentano per l’Occidente un impatto clamoroso della civiltà delle macchine sulle strutture di una società ancora legata alla tradizione dei valori individuali, sicché affrontare il problema della cultura di massa diventava una questione di sopravvivenza nel processo di riedificazione totale della realtà portato avanti dalla macchina industriale. Negli USA, dove il boom consumistico appariva più vistoso, ci si limitò a registrare il galoppante fenomeno del livellamento culturale. Il problema era già stato sviluppato da Horkheimer e Adorno della scuola di Francoforte per i quali, la cultura di massa appare come un logico sviluppo del processo di espansione del capitalismo monopolistico e viene dunque chiamata industria culturale, ossia un’operazione di strategia del consenso condotta dai detentori del potere. Ancora Horkheimer e Adorno indicano come l’arte in tutte le sue forme non può essere isolata nel solo rapporto con l’autore o con il pubblico, ma va compresa muovendo dalla totalità sociale. In Francia Jean Paul Sartre, ancora legato alle ista
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