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UNIPI | Scienze infermieristiche, Polo Pontedera a.a. 2024-25

Scienze infermieristiche di base

Corso Scienze Infermieristiche e Ostetriche

Struttura della scienza infermieristica

Tre tipologie di infermiere

Si può dire che esistano i tecnocrati, i creativi e gli artigiani. I primi sono coloro che sono forti e capaci nelle procedure, amanti della tecnica e del rigore normativo, precisi, puntuali e capaci.

I creativi sono infermieri di ampio spettro, meno ferrati nella tecnica, ma più empatici e capaci di trovare soluzioni alternative e innovative alle problematiche che gli si presentano di fronte.

Gli artigiani sono professionisti di vecchio stampo, forti nel loro campo di conoscenze ma non molto capaci di spaziare in altri settori.

L’infermiere modello dovrebbe invece possedere le caratteristiche di tutti e tre questi modelli.

L. 251/2000

La definisce univocamente che l’infermieristica è a tutti gli effetti una scienza.

Si tratta di una scienza che si attua con le mani, entrando nelle sfere personali altrui.

La scienza o disciplina infermieristica, la si può immaginare come una casa, da costruire e riempire nel corso degli anni. Questa casa ha tre piani, connessi gli uni agli altri e che si contaminano a vicenda.

Per evitare abusi e indebiti sconfinamenti, la scienza infermieristica deve essere ben delimitata e circoscritta.

Struttura logenetica

Il più alto e “nobile” di questi piani, la mansarda, è la struttura logenetica, quella che ci traccia il percorso da seguire, fatta dell’insieme delle norme etiche, giuridiche, deontologiche che formano l’attuale profilo dell’infermiere.

Questo insieme di norme definiscono il profilo professionale e ci accompagneranno per tutto il percorso lavorativo. Dal 1974 circa in poi si è iniziato a definire questo insieme di norme.

Struttura sintattica

La base di questa casa, il garage, è rappresentata dalla struttura sintattica, quell’insieme di linee guida, protocolli, procedure, tecniche, piani di lavoro, che compongono l’essenza del lavoro quotidiano, manuale dell’infermiere.

Questa struttura si compone di ciò che al momento storico corrente è la pratica migliore e la più attinente all’evidenza scientifica più recente e più accreditata, le best practice più recenti.

Tutte queste tecniche e pratiche infermieristiche devono essere applicate secondo un “evidence based nursing” (EBN o “assistenza infermieristica basata sulle migliori prove di efficacia”).

La struttura sintattica la si può vedere come il garage, che contiene attrezzi che usiamo giornalmente, strumenti che usiamo solo ogni tanto ma anche quelle cose di cui dovremmo liberarci ma che invece conserviamo.

È fondamentale continuare sempre tutti i giorni a chiedersi se ciò che si sta facendo è giusto.

Nelle pratiche nuove difficilmente si trovano errori procedurali perché resta alta la soglia di attenzione, ma è proprio nelle pratiche semplici e routinarie che si ingenerano errori, anche gravi, perché la sicurezza e la ripetitività provocano un abbassamento della soglia di attenzione.

Struttura concettuale

Il centro di questa casa è la struttura concettuale. La zona giorno della nostra casa è dove andiamo per sentirci “a casa”.

La struttura concettuale non è tangibile, non si afferra facilmente ed è la più lontana dalla professione infermieristica in senso stretto, ma è proprio ciò che definisce la disciplina infermieristica come scienza propriamente detta.

Qui troviamo il metaparadigma, i paradigmi, le teorie e i modelli concettuali di riferimento.

Metaparadigma

Il metaparadigma risponde alla domanda: “perché esisto come infermiere?”

L’infermiere esiste perché esiste l’uomo/persona. Questa è una professione sull’altro.

L’infermiere esiste perché esiste un continuum salute/malattia quotidiano.

L’infermiere esiste perché esiste l’ambiente. Si parla di ambiente fisico, casa, ospedale, RSA, ecc., ma anche un ambiente relazione, con il paziente e i colleghi.

Quarta e ultima categoria, distintiva per la scienza infermieristica è il nursing o assistenza infermieristica.

Il nursing è un’attività misurabile e osservabile in base ad atteggiamenti e modalità operative. Sono quindi tutti i comportamenti che afferiscono alla professione.

Misurabile perché esistono carichi assistenziali che permettono di pesare e misurare il nursing per calibrare l’assistenza ai bisogni del paziente.

Paradigmi

Secondo aspetto a scendere, sono i paradigmi. In letteratura sono due: il paradigma empirico o “della totalità” e il paradigma interpretativo o “della simultaneità”.

Ne esiste un terzo, il paradigma critico, non pubblicato ma elaborato da Carlo Calamandrei, che affermava che fosse riduttivo usarne solo due ma il terzo era un po’ una commistione di entrambi, non fu mai pubblicato e associato alla letteratura ufficiale.

I due paradigmi sono punti di vista diversi, incrociati, che gettano due sguardi differenti su un unico soggetto, il metaparadigma.

Il p.e. è quello storico, quello con cui nasce la scienza medica, quello in cui il paziente ha un bisogno, una necessità e mette l’équipe al centro e in controllo di tutte le decisioni. I professionisti sanitari sono al centro.

Il p.i. invece è il più recente, sviluppatosi negli ultimi 25 anni, in cui al centro c’è il paziente, è questo che decide e l’équipe medica gravita attorno alle decisioni e alle necessità del paziente.

Questi due paradigmi coesistono oggigiorno nell’assistenza medica.

Teorie

Continuando a esaminare la struttura concettuale per tassonomie troviamo le teorie. Anderson e Nightingale sono le prime e più famose teoriche della scienza infermieristica.

Siamo di fronte ad una teoria del nursing quando si dà una definizione del metaparadigma e dei suoi quattro punti centrali della disciplina.

Quando queste sono assenti o non sono presenti tutti e quattro siamo di fronte ad un parere ma non ad una teoria.

Come si trasporta tutta questa teoria in pratica assistenziale, azioni, tecniche? Abbiamo bisogno dei modelli concettuali infermieristici di riferimento.

Modello della dipendenza

Il principale, più risalente di questi modelli è il modello della dipendenza.

Questo modello definisce l’esistenza di pazienti autosufficienti, su cui si deve intervenire poco, quelli sui quali il peso del nursing si sostanzia in educazione medica e al suo esatto opposto, i pazienti totalmente dipendenti dall’assistenza infermieristica, in cui respirazione, nutrizione, evacuazione, minzione, igiene, ecc. non sono autonomi e magari non sono neppure coscienti, pazienti su cui il nursing si esprime al 100%.

Su queste due categorie agli estremi c’è univocità, convergenza, sulla definizione, ma esistono anche pazienti parzialmente dipendenti dall’assistenza infermieristica sui cui invece non c’è una visione unitaria su cosa significhi.

I due estremi della dipendenza dal nursing rappresentano le percentuali minori a livello numerico del totale dei pazienti.

I pazienti parzialmente dipendenti invece rappresentano la maggioranza, in quanto la dipendenza parziale dall’assistenza infermieristica si esprime con una variabilità pressoché infinita. Questo crea problemi perché significa che sulla maggioranza dei pazienti non c’è unitarietà di inquadramento.

Modello della complessità assistenziale

Su questo è intervenuta Cantarelli, che ha pensato di andare oltre il modello concettuale dei tre livelli di dipendenza e ha invece teorizzato e introdotto in letteratura il modello della complessità assistenziale, con l’obiettivo di definire meglio il paziente parzialmente dipendente.

Questo è basato su cinque livelli: indirizzo, guida, sostegno, compenso, sostituzione.

Questo modello ha avuto meno successo rispetto a quello della dipendenza.

Questo modello prevede che esistano 9 bisogni, di specifica competenza infermieristica e due bisogni “indotti” da altri professionisti, il bisogno di procedure diagnostiche e il bisogno di procedure terapeutiche, su cui l’infermiere opera ma non sono da questo determinati.

Ognuno di questi 11 bisogni si può esprimere in uno dei 5 livelli di intensità assistenziale, dall’indirizzo, il più lieve, alla sostituzione, il più pesante.

Per ognuno dei 5 livelli sono previsti una serie di atti e azioni per il soddisfacimento di un dato bisogno.

Dall’esperienza ci si è però resi conto che il nostro modo di ragionare e lavorare non riconosca scale complesse ma si concentri meglio su tre livelli.

Per questo motivo i cinque livelli di intensità si sono fusi su tre livelli: indirizzo e guida si sono uniti in “bassa intensità”, il sostegno è diventato “media intensità” e compenso e sostituzione si sono fusi in “alta intensità”.

Questo modello nella pratica si traduce con regole precise.

Alta intensità

Il livello dell’alta intensità prevede l’assistenza infermieristica, che comprende al suo interno l’assistenza di base e l’unica figura che ruota attorno al paziente è l’infermiere, in quanto tutti i bisogni sono compromessi e l’infermiere si occupa anche di tutte le “fundamental care”.

Vi possono essere presenti OSS ma non svolgono cure al paziente.

Per decreto ministeriale si prevede la presenza di 1 infermiere ogni 2 pazienti.

L’alta e la media intensità si trovano all’interno delle strutture ospedaliere.

Bassa intensità

La bassa intensità si trova soprattutto nelle Residenze Sanitarie Assistenziali, dove sono presenti un maggior numero di OSS rispetto agli infermieri.

In questo livello l’assistenza infermieristica è scissa dall’assistenza di base e l’infermiere interviene “a spot” o in certe ore del giorno.

Media intensità

Nel livello della media intensità, quella più complicata e che rappresenta l’80% delle situazioni

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Scienze mediche MED/45 Scienze infermieristiche generali, cliniche e pediatriche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sara_conti99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienze infermieristiche e ostetriche di base e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Lenzini Andrea.
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