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Leonardo Sciascia – introduzione; Il consiglio d’Egitto

La strega e il capitano

Nel 1983 l'editore Franco Sciardelli dona a Sciascia alcuni sul processo di Caterina Medici, nella speranza che l'autore ne racconti la storia.

Dopo due anni, in sole tre settimane, Sciascia scrive La strega e il capitano, che appare a puntate sul Corriere della sera tra fine 1985 e inizio 1986. Il romanzo è poi raccolto in volume e in seguito pubblicato da Adelphi.

  • Sciascia ricostruisce la vicenda di Caterina Medici, condannata al rogo nel 1617 per stregoneria. Il processo viene menzionato da Manzoni ne I promessi sposi. La strega e il capitano conosce  Vassalli  come direbbe Eco, i libri dialogano con altri libri.
  • Luigi Melzi, senatore del Ducato di Milano, soffre di terribili dolori allo stomaco. I medici non riescono a guarirlo.
  • Il capitan Vacallo, amico del Melzi, accusa la serva Caterina, che prima di trovarsi a servizio dal senatore era cameriera in casa sua, è il primo ad additarla come strega. Si comincia a pensare che la causa dei dolori sia il maleficio di una strega.
  • Nella camera di Caterina si rinvengono dei talismani e altri oggetti, identificati come oggetti utilizzati per gettare l'incantesimo sul senatore.
  • La trama de La strega e il capitano. Caterina viene quindi incarcerata e sottoposta all'esame di medici e maggiorenti, tra i quali spicca Ludovico Settala, menzionato da Manzoni nel trentunesimo capitolo de I Promessi Sposi, che riconoscono in lei una strega.
  • Inizia un “processo” per stregoneria. Subito si fanno avanti numerosi testimoni che portano prove dei malefici di Caterina.
  • Inizialmente Caterina si proclama innocente. Viene torturata e inizia a fare dichiarazioni terribili: descrive il suo rapporto carnale con Satana, confessa di aver partecipato a diversi sabba, inventa situazioni e si accusa di malefici, malanni e morti di cui non ha alcuna responsabilità. Le viene promesso di aver salva la vita se denuncia le altre streghe e Caterina fa i nomi di molte, che saranno a loro volta inquisite.
  • Caterina è comunque condannata e il 4 marzo del 1617 viene eseguita la sentenza. Per l'occasione si monta un grande palco di legno molto alto, per rendere visibile l'esecuzione al pubblico. Caterina viene torturata con delle tenaglie arroventate, poi strangolata e infine gettata nel fuoco.

Manzoni, Settala e Caterina Medici

  • Manzoni cita Ludovico Settala, professore di Medicina e autore di opere reputatissime, raccontando brevemente la sua storia, ben poco edificante.
  • Per quanto fosse un medico famoso, Settala venne considerato dal popolo come un possibile untore. Mentre si recava presso i suoi pazienti, racconta Manzoni, «principiò a radunarglisi intorno gente, gridando esser lui il capo di coloro che volevano per forza che ci fosse la peste».
  • Manzoni spiega poi che Settala riuscì a riconquistare «lode di sapiente» quando, in un suo «deplorabile consulto, cooperò a far torturare, tanagliare e bruciare, come strega, una povera infelice sventurata, perché il suo padrone pativa dolori strani di stomaco».

Di Caterina Medici  Sciascia scrive un romanzo su di lei,  parla “integrando” l’opera di Manzoni.

  • Sciascia ha inteso restituire alla storia di Caterina un senso di verità e dignità, evidenziando, per contrasto, la povertà culturale ed umana di individui colti ed eruditi.
  • Anche se si tratta di un episodio dimenticato, la vicenda di Caterina Medici è emblematica di una fase storica che Manzoni e, dopo di lui Sciascia e Vassalli hanno indagata. Un’epoca che in qualche modo parla al presente: rivolta & repressione.
  • In un breve romanzo, pieno di citazioni e di frasi estrapolate da documenti risalenti al XVII secolo, di riflessioni sul mondo della giustizia civile e religiosa, Sciascia non manca, in alcuni passaggi, di creare un nesso tra il passato e il presente.
  • Appare evidente il collegamento tra la storia di Antonia e quella di Caterina Medici. Vassalli scrive pochi anni dopo la pubblicazione di La chimera e La strega e il capitano e si confronta sia con Sciascia sia con Manzoni.
  • La violenza del popolo e la repressione, i processi sommari, i capri espiatori, la ragion di stato e le responsabilità individuali, la mentalità, le convinzioni, le ideologie, su tutto questo, tra passato e presente, il lettore è chiamato a interrogarsi.

1965, Sciascia: “Sono comunque convinto che oggi la letteratura, in una realtà come la nostra, debba ancora impegnarsi e non alienarsi dietro altri problemi, dietro altre visioni”  scrittura dell’impegno.

La scrittura di Sciascia

  • Rispetto a Vassalli, Sciascia conserva la fiducia nel fatto che interrogare i documenti possa portare a formulare verità plausibili, se non vere. Conserva la fiducia nella possibilità di svelare nessi causali. Costruisce i suoi romanzi tenendo separata la letteratura dalla realtà, secondo il criterio dell’«ordine delle somiglianze».
  • L’immaginazione comprende anche la capacità di istituire ‘somiglianze’ tra mondi ricostruiti o inventati e la realtà: nessi tra figure, parole ed eventi. Il racconto non ricostruisce la realtà, bensì costruisce un testo che rappresenta la realtà, la ri-presenta. Il testo non rispecchia la realtà, è piuttosto una sua copia falsa, ma somigliante.
  • Rispetto alla necessaria fedeltà del giudice e dello storico ‘all’onere della prova’, un narratore come Sciascia gode ovviamente di maggiore libertà espressiva, ma anche deve fare i conti con una diversa responsabilità.
  • Lo scrittore può spingersi con diversi strumenti di indagine ad immaginare le ragioni profonde dell’azione umana, non provabili, ma appartenenti all’ordine del possibile.
  • La scrittura di Sciascia ripercorre la strada compiuta dal potere per conculcare, corrodere e progressivamente annullare le ragioni della dignità del singolo. Cerca le ragioni umane, indaga e costruisce dei personaggi che incarnano letterariamente queste ragioni e le loro «perversioni» o, al contrario, gli esempi di resistenza.
  • L’idea è che la letteratura sia in grado di sondare le ragioni ultime dell’azione umana.
  • Le quali ragioni coincidono, in ultima istanza, con la consapevolezza pirandelliana della solitudine, con l’esperienza di verità cui giunge l’‘uomo solo’. Le streghe sono uno degli emblemi sciasciani dell’’uomo solo’ che subisce ingiustizie senza essere in grado di difendersi.
  • L‘uomo solo’ è solamente la letteratura che sa immaginarlo, estraendone le orme da vicende trascorse e dimenticate; ossia, da vicende archiviate e ridotte a documento, selezionando quei personaggi che possano risultare eccezionali, portatori di una protesta nei confronti del potere: come sono Diego La Matina, Ettore Majorana, Aldo Moro, Caterina Medici, l’avvocato Blasi.
  • Dove il potere si eserciti realmente e in quali forme, è allora la questione che conduce Sciascia a interrogare la cronaca, gli atti giudiziari, le lettere private, i documenti di archivio; e al contempo a immaginare le ragioni del potere, di una violenza reale e simbolica che, manzonianamente, non deve la propria ragion d’essere soltanto alla ragion di Stato, ma anche alle umane perversioni dell’animo.
  • L’incompiuta ricerca sciasciana delle motivazioni che spingono l’uomo a tradire se stesso nell’abuso di potere, e dunque a rimuovere il significato della ragione, con il passare degli anni finisce per inclinare sempre più verso le forme di uno scetticismo non pago però delle proprie ragioni, e dunque mai rinunciatario.

La chimera: “Perché il Seicento”

2014: ristampa de La chimera  in calce, l’appendice “Perché il Seicento”.

Passi scelti:

Vassalli: Manzoni è stato il primo a riflettere sul carattere degli italiani. E il suo romanzo I promessi sposi, oltre a rappresentare il passaggio della lingua italiana dall'uso letterario all'uso comune, doveva raccontare le origini di una nazione che era sempre esistita, tra le Alpi e la Sicilia, ma che sarebbe nata ufficialmente soltanto nel 1861, con il raggiungimento dell'unità politica. Che bisogno avevo, io, di tornare nel Seicento, se già c'era stato un grande come lui, e se già esisteva un capolavoro come I promessi sposi per parlarci delle nostre origini? Cosa ancora avrebbe potuto rivelarmi quel secolo?

Avevo messo gli occhi, per il mio romanzo, su una vicenda milanese dei primi anni del Seicento, già raccontata da uno scrittore contemporaneo di Manzoni, Achille Mauri, in una sua opera intitolata Caterina Medici di Brono. Novella storica del XVII secolo. Incominciai a lavorarci ma subito mi fermai, perché mi accorsi che Caterina Medici mi portava a uno scontro frontale, assolutamente fuori dalle mie intenzioni, con Alessandro Manzoni e con il suo romanzo. La Milano in cui venne bruciata, nel 1617, una donna giovane e bella accusata di essere una strega, era più o meno la stessa Milano dei Promessi sposi. Era la città dell'arcivescovo Federigo Borromeo, corresponsabile di quel rogo; degli altri notabili d'allora e dei governatori spagnoli con le loro inutili gride.

  • Non intende mettersi in rapporto con Manzoni  storia differente, zona differente ecc.
  • In contemporanea alla Chimera esce La strega e il capitano.

Io, allora, non potevo ancora saperlo: ma rinunciando a raccontare la vicenda di Caterina Medici non avevo evitato soltanto di scontrarmi con il nostro maggiore autore moderno, cioè con Alessandro Manzoni; mi ero anche risparmiato la sorpresa e l'imbarazzo di arrivare in libreria nello stesso momento in cui ci arrivava un altro scrittore molto più famoso di me, con la stessa storia. Lo scrittore famoso era Leonardo Sciascia. Il suo libro La strega e il capitano uscì alla fine del 1989 (La chimera è del gennaio 1990) e riuscì a compiere il miracolo di parlare di Caterina Medici senza rimettere in discussione Manzoni e il suo Seicento. Senza urtarsi con niente e con nessuno. Del resto, come stupirsene? Sciascia aveva raggiunto la popolarità raccontando una storia della sua terra: la Sicilia, in cui tutti potevano rispecchiarsi, tranne naturalmente i morti ammazzati dalla mafia; e dove tutti alla fine uscivano bene, anche (e, forse, soprattutto) i mafiosi. Un capolavoro di understatement che puntualmente si ripeteva con la Lombardia di Manzoni, di Federigo Borromeo e della strega bruciata viva a Milano nel 1617. La storia di Antonia e del vescovo Bascapè in cui avevo avuto la ventura di imbattermi non era meno esemplare e meno tragica di quella di Caterina Medici; e doveva portarmi, fatalmente, a incontrare di nuovo Manzoni.

  • Sciascia primo scrittore che ha parlato della mafia  per Vassalli, Sciascia fa passare i mafiosi per buoni.
  • Fonti di Sciascia: anche le carte del processo a Caterina  scopre che in realtà “era il ritratto della bruttezza”  impressione: Vassalli mente, è lui che ha copiato Sciascia.
  • Fonti di Vassalli: dubbie, incerte.

Sciascia

  • Il consiglio d’Egitto (1963)  romanzo storico.
  • La scomparsa di Majorana (1975)  non è né romanzo né storia.
  • Amico di Pasolini  lui, Eco e Pasolini sono definiti “scrittori polemisti”  scrivono sui giornali.

Leonardo Sciascia (1921-1989).

  • Nato all’alba del fascismo, ha vissuto nella guerra  non ha mai aderito alla resistenza (differentemente, ad esempio, da Calvino) perché in Sicilia di fatto, dal 43 in poi, non c’è più la guerra (la resistenza è al nord).
  • Vocazione poetica, maestro elementare a Racalmuto (1949).
  • Galleria, 1949: rivista (di Sciascia)  importanti pubblicatori, anche Pasolini.
  • Vena poetica, elegante e raffinata, nella produzione letteraria.
  • Le parrocchie di Regalpietra, 1956: (Laterza)  fra saggio, cronaca e riflessione politica sulla società siciliana del suo tempo  produzione di Sciascia: sulla Sicilia  Sicilia come metafora della “cultura mediterranea”.
  • Il giorno della civetta, 1961: successo  mafia “sostenuta”  grande dalla DC.
  • Non entra nel PCI ma lo sostiene.
  • L’affaire Moro (1978).
  • Corriere della Sera: 1987, articolo sulla nomina di Paolo Borsellino (giovane magistrato) come capo di una procura siciliana  Sciascia è contrario alla “retorica dell’antimafia”, sostiene che serva lottare ogni giorno contro la mafia e con metodi che il diritto e la legge attuale danno alla magistratura  Sciascia: il diritto c’è, non è necessario inventarsi nulla di nuovo  forzare le leggi per promuovere la lotta alla mafia è come usare gli stessi metodi della mafia per combatterla.

Incipit in medias res

Incipit in medias res: Il benedettino passò un mazzetto di penne variopinte sul taglio del libro, dal faccione tondo soffiò come il dio dei venti delle carte nautiche a disperdere la nera polvere, lo aprì con un ribrezzo che nella circostanza apparve delicatezza, trepidazione.

  • Similitudine, dislocazione di aggettivi, correctio (delicatezza, trepidazione  secondo termine specifica/corregge il primo).
  • Incipit in medias res  per tenere il lettore attento  è una prolessi (da un evento in mezzo a ciò che succede prima).
  • Personaggi citati sono storici: Abdallah Mohamed ben Olman, don Giuseppe Vella, monsignor Airoldi.

Il consiglio d’Egitto

  • Ambientazione: Palermo, 1782  l’ambasciatore del Marocco, tornando in Marocco, incontra una tempesta ed è costretto ad approdare in Sicilia  viceré del regno delle Due Sicilie “deve” aiutarlo e dargli ospitalità  l’ambasciatore parla solo arabo, però.
  • Il viceré chiama un prete, Don Giuseppe Vella (maltese), sperando che lui parli arabo  Vella non lo conosce più di tanto, ma diventa la guida dell’ambasciatore.
  • Vella, un poveraccio, comincia quindi a conoscere (è un popolare lui, fa lo “smorfiatore di sogni”, ossia si fa raccontare i sogni e indica i numeri da giocare al lotto) l’ambiente “ricco” della nobiltà  inizia a nutrire il desiderio di migliorare la propria condizione economico-sociale  cerca di trattenere il più possibile l’ambasciatore a Palermo.
  • Un importante prelato siciliano, Monsignor Airoldi, porta l’ambasciatore e Vella nel convento di S. Martino, dove si trovano codici in arabo  spera che l’ambasciatore gli spieghi il contenuto dei codici  Airoldi vuole studiare il periodo della storia della Sicilia (per ora sconosciuto) dell’VIII-XIX sec., in cui la Sicilia è araba.
  • Mentre l’ambasciatore, vedendo il codice, dice a Vella (perché traduca a Airoldi) che si tratta di una vita del profeta Maometto (comunissima), che non ha nulla a che vedere con la Sicilia, Vella riferisce (traducendo falsamente ciò che dice l’ambasciatore) ad Airoldi che si tratta di un prezioso codice sulla Sicilia degli anni fra ‘800 e ‘900  in questo modo Vella si trasformerà nel traduttore di un codice che racconta la storia della politica in Sicilia tra 800 e 900 d.C. (N.B.: la storia è vera).

I personaggi inseriti da Sciascia nel Consiglio d’Egitto sono tutti storici.

Sciascia e la sua generazione

  • Generazione di Sciascia (anni 20)  hanno vissuto il fascismo, la sua caduta e la Seconda guerra mondiale.
  • Calvino: redattore, poi dirigente della casa editrice Einaudi, che poi sarà l’editore di Sciascia.
  • Sciascia, siciliano, non vede la resistenza (luglio 43 arrivano gli americani).
  • Romanzi e saggi su Sicilia e autori siciliani come metafora  Sicilia dell’Italia, dell’Europa meridionale cattolica, spagnoleggiante e arabeggiante.
  • Sciascia nasce come poeta e critico, non come romanziere.
  • Attitudine polemista di Sciascia.
  • Testo come dispositivo che produce il significato.
  • Racconto/testo narrativo: rappresentazione di eventi reali o immaginari che sono prodotti o subiti da qualcosa o da qualcuno, e che sono collocati in una sequenza temporale.
  • Tipologia testuale  forme del discorso  tipi principali: narrativo, espositivo-informativo, descrittivo e argomentativo.
  • Racconto: il narratore “sceglie”/seleziona eventi rilevanti da raccontare, trascurandone alcuni e prediligendone altri.
  • Funzione come del testo narrativo  narratore  seleziona le parti da raccontare.

Un dramma è una storia senza narratore; vi sono dei personaggi che rappresentano direttamente ciò che Aristotele definì un’“imitazione” dell’azione che troviamo nella vita. Una lirica, come un dramma, è una presentazione diretta, in cui un unico attore [“il poeta”, si dice di solito, ma in realtà il locutore] canta o medita o parla perché noi, apertamente o di nascosto, possiamo sentirlo. Aggiungete la voce di un secondo personaggio [...], e ci avvieremo verso il dramma. Fate in modo che chi parla comincia a raccontare qualche avvenimento [...], e ci avvieremo verso la narrativa.

Romanzo moderno

Romanzo moderno, 2 livelli:

  • A. “Paraletteratura”  non si sa cosa si trova, c’è una storia ma non una struttura programmatica di partenza.
  • B. Romanzo senza aggettivi/moderno (avventura, poliziesco, da Don Chisciotte)  produzione narrativo-letteraria di consumo (in passato aveva una funzione sociale molto forte, specialmente in Francia e Inghilterra), ha una struttura.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SimoneRomagnoli181204 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Stracuzzi Riccardo.
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