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RILIEVO DELL’ARCHITETTURA

Il rilievo architettonico è una forma di conoscenza finalizzata a comprendere e documentare l’architettura con

occhio critico. Il rilievo possiede una naturala bivalente:

- Oggettivo scientifica, data dalla accuratezza delle misure

- Soggettivo interpretativa, dato che si sceglie cosa rilevare, come rappresentarlo e quali aspetti valorizzare.

Il rilievo possiede diverse finalità:

- Conoscitiva, ovvero conoscere la morfologia, la struttura e la cronologia degli interventi di un manufatto.

- Conservativa, documentare il patrimonio architettonico per archiviare, o come base tecnica per interventi.

- Progettuale, per restauri, riqualificazioni urbane e integrazione urbana.

- Normativo e legale, come redazione di pratiche edilizie, ad esempio in ambito catastale.

- didattico formative, è infatti essenziale che un progettista durante la sua formazione sviluppi capacità di

osservazione critica.

La scala di un rilievo può variare a seconda delle finalità:

- Scala urbana (1:500 – 1:5000), quando si vuole studiare la morfologia urbana, come il rapporto tra pieni e

vuoti.

- Scala architettonico (1:50 – 1:200), più utilizzata e permette di rappresentare l’architettura per intero.

- Scala del dettaglio (1:1 – 1:20), si utilizza per approfondire particolari costruttivi o decorativi.

Le geometrie di assetto sono strutture invisibili ma misurabili, che servono per organizzare lo spazio,

ordinare la composizione e i rapporti tra le parti. È attraverso queste geometrie che si legge la logica

progettuale e in molti casi anche l’evoluzione storica.

Si divino in:

- Geometrie distributive, leggibili in pianta e regola la distribuzione dei vani, le sequenze spaziali e le

simmetrie.

- Geometrie strutturali, con le quali si mette in evidenza l’ossatura dell’edificio e le logiche costruttive.

- Geometrie compositive, ovvero l’organizzazione estetico-formale degli elementi in facciata, come il

rapporto tra pieni e vuoti.

-Geometrie urbane, il rapporto tra architettura e contesto urbano, come forma dell’isolato o allineamenti con

strade e edifici adiacenti.

L’architettura non può essere intesa come una somma di elementi isolati, ma come un organismo unitario e

strutturato, costituito da parti in relazione gerarchica e funzionale. Lo studio delle parti e degli elementi

dell’architettura è quindi un passaggio fondamentale per il rilievo.

Sistema architravato:

- Piedritto, elemento strutturale ad asse verticale su cui scaricano le forze.

- Architrave, elemento monolitico disposto orizzontalmente a congiungere due elementi verticali portanti ai

quali trasmette il peso delle strutture superiori.

- Pilone, grosso pilastro destinato a funzioni di sostegno.

- Pilotis, pilastri che sorreggono un edificio rialzandolo di un piano rispetto al piano stradale.

Arco:

- intradosso o imbotte, la superficie curva interna.

- estradosso, superficie esterna dell'arco.

- spessore, distanza tra intradosso ed estradosso.

- piedritti o spalle, sostegni su cui poggiano le estremità dell'arco.

- sesto o profilo, conformazione dell’arco.

- imposta, superficie di appoggio dell'arco sul piedritto.

- freccia, distanza tra l'intradosso e il piano di imposta.

- luce o corda, distanza tra i piedritti misurata sul piano di imposta.

Sistema Formale:

- Campata, spazio compreso tra gli assi di due piedritti successivi.

- luce libera, distanza orizzontale tra le facce interne dei due piedritti di sostegno.

- Interasse, distanza misurata in orizzontale tra gli assi di simmetria o altri assi convenzionali di riferimento, di

due elementi strutturali paralleli.

- Interpiano, distanza in altezza tra i piani di calpestio di due livelli successivi.

- Zoccolo, elemento che media il passaggio tra lo spiccato di un edificio ed il suo piano di appoggio.

- Bugnato, paramento architettonico esterno costituito da bugne che sono elementi sporgenti sul fronte

esterno di un edificio, adottate per accentuarne i motivi chiaroscurali e il valore plastico.

Sistema portale:

- soglia, elemento orizzontale inferiore.

- stipiti o spalle, delimitazione dei due lati verticali.

- architrave o arco, delimitazione superiore.

- Portone, infisso in legno o metallo, a uno o più battenti, messo in opera nel vano per poterlo chiudere.

- Rosta, elemento fisso a forma di raggiera, costituito da elementi in legno o metallo, con la funzione di

chiudere superiormente i vani semicircolari di porte e portoni, lasciando passare aria e luce.

- Paracarro, elemento generalmente in pietra a protezione degli spigoli di un edificio.

- Cantonale, elemento verticale posto all’angolo esterno di un edificio. Ha sia una funzione costruttiva che

decorativa.

Elementi del fronte:

- Lesena, semi pilastro o semicolonna, lievemente aggettante dalla superficie muraria, con funzioni

esclusivamente decorative.

- Parasta, pilastro, semicolonna o semi pilastro aggettante da una superficie muraria. Talvolta confusa con la

lesena che ha funzione unicamente decorativa, la parasta è in rapporto sia pure marginale con necessità

strutturali.

(Paraste e lesene scandiscono le campate di un edificio)

- Marcapiano, fascia o cornice che sul prospetto di un edificio suggerisce la suddivisione orizzontale in piani.

Posto in corrispondenza dei solai.

- Vano, dal latino vanus vuoto, spazio vuoto.

- finestra, apertura praticata sulla facciata di un edificio e nello spessore dei muri per consentire l'illuminazione

e l'areazione dei vani.

- Porta finestra, Quando consente il passaggio di persone verso balconi.

- Davanzale, l'elemento orizzontale inferiore nel caso di finestra (h. circa 1m).

- soglia, nel caso di porta finestra.

- imbotte, parte interna del muro.

- mazzetta, riquadro di muro su cui viene applicato l'infisso.

- Infisso, elemento di finitura posta a chiusura di vani di porte e finestre, costituito da un telaio fisso disposto

nel vano e da un telaio mobile costituito da uno o più battenti. Il telaio fisso è generalmente collegato alla

muratura attraverso un controtelaio in legno.

- Persiana, serramento esterno per finestre, con funzione di protezione dall'illuminazione diretta, pur

consentendo l'areazione e la parziale illuminazione degli interni.

- Balcone, finestra aperta fino al piano del pavimento e munita di balaustra o ringhiera. Elemento orizzontale a

sbalzo sulla facciata di un edificio in modo da formare uno spazio accessibile attraverso una o più finestre

senza davanzale.

- Parapetto, elemento di altezza compresa tra 90 cm e 1.10m, posto a protezione di balconi, terrazze, scale,

finestre.

- Ringhiera, elemento metallico di protezione, posta a delimitare gli spazi che affacciano sul vuoto.

- Balaustra, tipo di parapetto costituito da elementi verticali chiamati balaustri.

- Modiglione, mensola scolpita, impiegata sotto le cornici per decorare e sostenere sporti murari o elementi

architettonici aggettanti, con funzione sia estetica che tecnica.

- Cornicione, Cornice di coronamento degli edifici che assume carattere di particolare rilevanza quando

assolve alla funzione di elemento terminale di facciate di notevole altezza o di importanza monumentale. Ciò si

riscontra soprattutto negli edifici civili del Rinascimento

Nel rilievo architettonico, errore e incertezza sono concetti fondamentali che riguardano la precisione e

l'affidabilità delle misure. Ogni misurazione, per quanto accurata, contiene un margine di approssimazione.

L’errore è la differenza tra il valore misurato e quello reale, mentre l’incertezza indica l’intervallo entro cui si

stima che il valore reale possa trovarsi. Essere consapevoli dell’errore serve a garantire trasparenza e

scientificità. Nel rilievo diretto, uno dei principali problemi è l’accumulo degli errori per questo è fondamentale

inserire misure di controllo, ovvero misurazioni ridondanti che non servono a posizionare nuovi punti, ma a

verificare la coerenza delle misure già effettuate. Un altro elemento fondamentale è l’impiego di punti fissi,

che possono essere stabili (capisaldi topografici, chiodi metallici infissi, riferimenti strutturali permanenti) o

provvisori (picchetti, segnalini, marcatori su superfici mobili). I punti fissi sono i riferimenti assoluti attorno ai

quali si costruisce la geometria del rilievo.

Durante un rilievo una delle prime fasi è la consultazione delle fonti, queste si possono dividere in:

- Fonti documentali, documenti presenti versi sopraintendenze, archivi ed enti ufficiali.

- Fonti cartografiche, ovvero cartografie storiche essenziali per comprendere le trasformazioni avvenute nel

tempo.

- Fonti iconografiche, eventuali rilievi già esistenti che possono fornire una base di partenza.

Il rilievo diretto

Si parla di rilievo diretto quando le operazioni di osservazione misurazione e rappresentazione avvengono

direttamente sull’oggetto, con strumenti manuali e tecniche tradizionali.

I principali strumenti per il rilievo sono:

Metro rigido, bindella metrica, aste graduate, distanziometro laser, goniometro, squadre, filo a piombo, livella

ecc.

Possiamo dividere il rilievo diretto in fasi:

- La prima fase consiste nella consultazione documentale

- La progettazione del rilievo, durante la quale si definisce lo scopo del rilievo e le modalità operative, quali

la scala di rappresentazione e la scelta degli strumenti di misura. In questa fase vengono realizzati gli ediotipi

ovvero schizzi e bozze in proiezione ortogonale che funge da guida visiva e operativa.

- La fase di campagna, è la parte fondamentale, consiste nella misurazione manuale e si aggiornano gli

ediotipi inserendo le misure, proporzioni e dettagli.

- La fase di rielaborazione, durante la quale tutti i dati raccolti vengono verificati, confrontati, e organizzati in

elaborati definitivi.

- La fase interpretativa, che consiste nell’analisi del manufatto sulla base dei risultati ottenuti.

Il rilievo diretto si divide in due principale metodi:

Metodo per ascisse e ordinate. Il metodo per ascisse e ordinate è uno dei più semplici e più antichi per

realizzare rilievi planimetrici diretti, si stabilisce un sistema di assi cartesiani riferiti ad una base di appoggio

(linea di riferimento) e ogni punto rilevato viene posizionato rispetto a questa griglia, e misurata la distanza

dagli assi principali. Questo metodo risulta molto efficace quando si lavora in spazi regolari.

Il metodo per trilaterazione. È più flessibile e adatto a contesti complessi e irregolari, si basa sul principio

dell’indeformabilità del triangolo. Il triangolo è infatti una figura rigida e può essere definito con la semplice

misurazione dei suoi tre lati. È possibile determinare sul piano la posizione di un punto 1 misurando la

distanza del punto dagli estremi di un segmento di misura nota A- B.

Nel caso della trilaterazione con asse di appoggio (poligonale), si imposta una linea di base tra due punti

fissi (detti anche capisaldi), lungo la quale si misura con precisione la distanza e, a partire da questa, si

costruiscono triangoli successivi utilizzando i lati misurati. Questo metodo consente una buona precisione se i

punti sono ben visibili e accessibili.

La trilaterazione a rete, invece, estende il principio su un sistema più ampio e interconnesso di triangoli,

formando una rete geometrica chiusa. Ogni punto è connesso a più triangoli, migliorando la coerenza

geometrica del rilievo.

Fasi trilaterazione poligonale:

Fase di rilievo. I due punti fissi possono essere riferiti ad un asse di appoggio quanto più parallelo al l’oggetto

da misurare (anche se non necessariamente parallelo) Una volta misurato il segmento A e B, si procede a

misurare la distanza del punto C da rilevare dai due punti fissi A e B. Si misura dunque la distanza AC e poi la

distanza BC.

Fase di restituzione. Nella fase di restituzione si tratterà di riportare in scala opportuna il segmento AB che

rappresenta la distanza tra i due punti fissi e con un compasso tracciare nei due estremi A e B due

circonferenze di raggio pari alle distanze del punto da rilevare dai punti fissi. L’intersezione delle due

circonferenze darà la posizione del punto C cercato.

Il rilievo delle altezze è affrontato come un aspetto strutturale e conoscitivo essenziale del rilievo diretto, in

quanto permette di restituire la tridimensionalità del manufatto e di comprenderne l’articolazione spaziale, le

proporzioni e la logica costruttiva.

Il procedimento inizia sempre dalla definizione di un piano di riferimento. Questo può essere un piano fisico,

come il piano pavimentale del vano rilevato, o un piano convenzionale, scelto per ragioni pratiche. Non è

rilevante quale sia il valore assegnato a quel piano (zero assoluto o quota arbitraria), ma fondamentale è che

sia mantenuto costante e coerente per l’intero rilievo.

Il rilievo delle altezze può avvenire con diverse modalità operative, ciascuna delle quali ha limiti e vantaggi che

vanno valutati in base al contesto

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/12 Tecnologia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher irene265 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Rilievo architettonico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Di Luggo Antonella.
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