Estratto del documento

Alcuni fra i culti portuali più attestati del mondo antico in ambito italico tra aspetti topografici, iconografici ed escatologici

(M. C., matr. 0350200101 – Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici, OR.SA., ARCO APURRO Topografia dell’Italia antica, prof. Elio De Magistris)

Indice

  • Per un’introduzione sul concetto di “culti portuali” nel mondo antico
  • Il centro di Ostia in epoca romana e il cd. “Piazzale delle Corporazioni”
  • Il rilievo Torlonia e i culti portuali di Ostia/Portus
  • I culti portuali a Roma tra Cibele e NavisSalvia: una ridiscussione del “problema” e il caso dell’altare di Claudia Quinta
  • Il culto di Iside Pelagia o Iside Pharia a Cuma nella prima età imperiale
  • Il culto di Ercole come divinità portuale e salvifica e il rilievo di Fulvius Salvis
  • Zeus Kasios/Giove Tonante: un culto a tutela dei naviganti di lunghissima tradizione
  • Conclusioni
  • Abbreviazioni bibliografiche

1. Per un’introduzione sul concetto di culti portuali nel mondo antico

La tematica oggetto di questo elaborato ruota intorno ai culti portuali di ambito italico e romano, e ai loro connotati topografici, iconografici ed escatologici. Quando si fa riferimento ad un culto, imprescindibile è la presenza di una divinità di riferimento cui ricondurre l’attività religiosa; nel caso dei culti portuali, ci si dovrà dunque riferire a divinità marine o marittime salvifiche, protettrici della navigazione e, pertanto, preposte alla tutela dei naviganti.

Nel corso di questo elaborato si cercherà di isolare alcuni fra i più importanti culti di questa natura, di precisarne i principali luoghi di culto noti sulla base dell’archeologia e delle scienze storiche, e così anche gli aspetti topografico-urbanistici.

Nel tentare di fare ciò, si è scelto di procedere per blocchi singoli di divinità, analizzandone i principali contesti archeologici e, così, i significativi problemi ermeneutici che sono alla base, noti in territorio italico nel periodo considerato, epoca romana, dall’età repubblicana ai primi secoli dell’impero.

Alcune fra le più celebri divinità portuali sono – solo per citare le più ricorrenti – le seguenti: i Dioscuri (Castore e Polluce), Venere, Ercole, Giove/Zeus tonante, Nettuno, Bacco, Spes, Cerere, Cibele, NavisSalvia, e molte altre. Tutte queste divinità, a seconda dei contesti da prendere in esame (Ostia su tutti), sono, però, non solo in funzione dei traffici commerciali ma anche della flotta militare, e un’analisi della topografia dei loro culti può condurre a significative1 riflessioni di natura storico-culturale.

2. Il centro di Ostia in epoca romana e il cd. “Piazzale delle Corporazioni”

Come racconta il suo stesso nome (da ostium, “foce”), l’antica città di Ostia deve la sua esistenza alla vicinanza del Tevere e del mare. Prima della rovinosa alluvione del 1557, il corso del fiume era, infatti, assai diverso dall’attuale e costeggiava il lato Nord dell’abitato, mentre ora ne tocca solo un breve tratto a Ovest. Anche il mare, in epoca antica, era più vicino di oggi (fig. 1).

Fig. 1: Lo spostamento del Tevere e della linea di costa nei secoli nella zona di Ostia (da: https://www.ostiaantica.beniculturali.it/it/aree-archeologiche-e-monumentali/ostia-antica/).

PENSABENE 2005, p. 498.1

È la tradizione che ci informa che il re di Roma Anco Marzio fondò Ostia nel 620 a.C. con l’obiettivo di sfruttare le saline alla foce del Tevere. I resti più antichi finora noti dall’area della città sono, tuttavia, successivi, cioè della seconda metà del IV sec. a.C. Ci si riferisce alle rovine di un impianto fortificato (castrum) in blocchi di tufo, costruito dai coloni romani per difendere la foce del Tevere e la costa laziale. Successivamente, con il prevalere di Roma su tutto il Mediterraneo a partire dal II sec. a.C., Ostia perse la sua funzione militare per divenire, in qualità di porto fluviale, il principale emporio mercantile della capitale.

Già alla fine dell’età repubblicana, il centro era assai prospero a livello commerciale, ben difeso da una cinta muraria nelle quali si aprivano gli ingressi per l’abitato, convenzionalmente noti come Porta Romana, Porta Laurentina e Porta Marina. All’esterno, lungo le vie Ostiense e Laurentina, si estendevano le necropoli per gli abitanti della colonia e, davanti l’antica spiaggia, sorgevano i monumenti sepolcrali dei personaggi più ricchi e potenti.

Nel II sec. d.C. Ostia divenne sempre più florida, ricca e popolosa (alcune stime parlano di 50.000 abitanti), e ospitò molteplici attività economico-commerciali legate ai vicini Porti Imperiali di Claudio e Traiano (fig. 2). Risalgono a questo periodo la sistemazione del Foro e la costruzione di terme, horrea (depositi granari), scholae (sedi per associazioni professionali), insulae (grandi caseggiati d’affitto) e del Capitolium, ovverosia il tempio principale della città.2

Fig. 2: Ricostruzione dei Porti di Claudio e di Traiano (da: KEAY 2005).

Infine, dalla metà del III sec. d.C., molte attività commerciali furono trasferite a Porto e dalle fonti letterarie apprendiamo che Ostia, a metà del VI sec. d.C., appariva abbandonata e isolata, essendo la navigazione del fiume oramai piena di ostacoli e la via Ostiense ormai non più praticabile.

Un vasto piazzale, noto come “Piazzale delle Corporazioni” (fig. 3), era aperto ad Ostia verso il Tevere e fu progettato insieme al teatro in età augustea, ma solo all’epoca di Claudio (metà I secolo d.C.) fu dotato di portici.

Per un recente riesame sulla “Topografia del sacro” ad Ostia, cfr. PENSABENE 2005, con bibliografia; sui porti di Claudio e Traiano, vd. almeno il lavoro di KEAY et al. 2005.2

Fig. 3: Piazzale delle Corporazioni, planimetria (da: https://roman-gardens.github.io/province/italia/ostia/piazzale_della_corporazioni/).

Verso la fine del I secolo d.C. al centro del piazzale fu eretto un tempio su alto podio, con due colonne corinzie sulla fronte, dedicato a una divinità di incerta identificazione.

Una nuova trasformazione si ebbe nella prima metà del II secolo d.C., epoca a cui risalgono il raddoppiamento del portico e la realizzazione dei primi mosaici pavimentali, oggetto di successivi rifacimenti anche in concomitanza con la suddivisione dello spazio interno in più ambienti (stationes).

I motivi rappresentati erano collegati ad attività commerciali; la presenza di iscrizioni che richiamano le corporazioni di commercianti, armatori e imprenditori sia ostiensi che straniere avvalora l’ipotesi che si trattasse di spazi di rappresentanza per le stesse corporazioni.

2.1. Il rilievo Torlonia e i culti portuali di Ostia/Portus

Dopo questa breve introduzione al sito di Ostia in epoca antica e al suo “Piazzale delle Corporazioni”, occorre trattare del celebre rilievo Torlonia e della sua raffigurazione per addentrarci nei problemi legati ai culti portuali che dovevano trovare sede nei noti porti di Ostia e Portus (Fiumicino) in epoca imperiale.3

Il Rilievo Torlonia (fig. 4) è una lastra marmorea larga 1,70 metri e alta 0,75 metri che fu rinvenuta durante la metà del XIX secolo a Porto e reca, nello specifico, la raffigurazione di un porto romano.4

Cfr. infra.3

La bibliografia sul Rilievo Torlonia è molto ampia. I primi riferimenti, le sintesi sullo stato attuale delle conoscenze e le principali ipotesi sul Rilievo Torlonia possono essere trovate in FASCIATO 1947, pp. 66-74; DE MARIA 1988, pp. 247-248; CHEVALLIER 2001, p. 25, oltre al quadro in FELICI 2019; per il luogo del ritrovamento della lastra, cfr. HENZEN 1864, p. 12.4

Fig. 4: Rilievo Torlonia (da: FELICI 2019).

Quella del rilievo è una comunicazione densa di significati religiosi e allegorici, i quali sono riconducibili ad una fitta trama di divinità, personificazioni e simboli in qualche modo legati con la navigazione, e distribuiti in uno scenario attinente alla sfera del realistico. In primo piano spiccano due grandi navi onerarie, una delle quali è ormeggiata; la seconda, di dimensioni ben maggiori, invece, sta facendo il suo ingresso nel porto; battelli di servizio completano e arricchiscono il quadro nautico.5 Popolano, infine, la scena del rilievo vari altri personaggi, prevalentemente riuniti sull’oneraria più grande: a poppa della quale, infatti, un gruppo di persone è alle prese con un rito religioso.

L’azione ha come ambientazione, probabilmente, la topografia portuense:6 sullo sfondo, parzialmente visibili sono un faro e una quadriga di elefanti, forse allusione all’attico di un arco trionfale che doveva trovare la sua collocazione nel noto scalo marittimo.

Partendo dal faro, esso è a quattro stadi e lanterna; l’edificio è in gran parte coperto dalla prua dell’oneraria maggiore; perciò, è raffigurato con finestre e ingresso disassati. Il riferimento topografico più vicino e sicuro sembra essere, senz’altro, il faro del porto di Claudio.7

Nelle raffigurazioni del faro “ostiense”, la forma prevalente consta di moduli sovrapposti in numero variabile: da una ricognizione su 25 iconografie effettuate dallo studioso Enrico Felici,8 si ottengono, oltre a due esemplari mutili, un faro a due stadi; nove a tre; dieci a quattro e tre a cinque stadi. Alcuni fra questi sono per di più concentrati nel “Piazzale delle Corporazioni”, le cui versioni dovevano essere ben note.9

FELICI 2019, p. 3.5

La prima proposta in tal senso è già di CALZA 1965; FELICI 2019 supporta una simile lettura.6

FELICI 2019, p. 3, con bibliografia.7

Ivi, p. 4, con nota 18.8

Ibid.; cfr. anche BECATTI 1961.9

Improbabile, quindi, pare che il faro sul rilievo Torlonia possa simboleggiare altro che il nucleo primario del porto ostiense, sintetizzato mediante il suo monumento emblematico.10

Questa identificazione può essere resa anche più solida proprio dal suo ruolo significante di ambientazione, oltreché di metafora del felice attracco.

Tuttavia, così come ha ben osservato Enrico Felici,11 la volontà di collocare l’azione a Ostia/Portus è ribadita anche dall’arco con quadriga di elefanti. Quest’ultima, infatti, sulla base dell'identificazione che ne fu fatta da M. Fasciato,12 pare poter essere associata alla quadriga fori vinarii menzionata da un’iscrizione di Portus, e che il rilievo mostrerebbe, dunque, in questa città.

R. Meiggs aveva, invece, respinto queste conclusioni e vedeva nel rilievo Torlonia, piuttosto, una raffigurazione simbolica del porto di Claudio.13 Ambedue gli autori colgono nel segno, poiché in una figurazione di età severiana una netta distinzione fra i due porti non avrebbe avuto alcun senso: il complesso – anche se esito di due fasi e distribuito su due infrastrutture – va considerato unico.

Sul rilievo Torlonia sono così rappresentati, pur sempre con delle convenzioni iconiche, i monumenti distintivi del porto unitariamente inteso: faro di Claudio e arco con quadriga di elefanti, situato a Portus.14

Rivestono, inoltre, un’importante funzione comunicativa le navi che sono presenti sul rilievo, in particolare l’oneraria maggiore. Quest’ultima – dinamicamente ritratta in una fase intermedia fra la navigazione e la fase di attracco nei pressi del porto – è segnalata dalla cerimonia che si svolge su di essa, dal piccolo rimorchiatore che si affanna alla poppa e dall’equipaggio impegnato nelle necessarie manovre.

La seconda oneraria, ovvero la minore, è, invece, rappresentata già ormeggiata ad una pietra forata, mentre è in corso lo sbarco del suo carico. Un facchino, infatti, sta procedendo curvo sotto il peso dell’anfora che sta trasportando.

La scena marittima e portuale esemplificata nel rilievo Torlonia si dipana sotto la tutela di Nettuno e Dioniso, che possiamo immaginare come divinità portuali effettivamente venerate nell’area di Ostia e Portus, nonché delle altre personificazioni. Oltre alla scena di ringraziamento sull’oneraria maggiore già citata, altre libagioni e rituali, assai comuni nel mondo greco sia all’uscita dal porto che allo sbarco, sono ricorrenti anche in età romana.15

Come ha sottolineato in maniera opportuna Enrico Felici, la scena del rilievo ha un confronto stringente sia nei versi dell’Eneide in cui Anchise in vista dell’Italia si erge sulla poppa e celebra una libagione invocando gli dei,16 che in quelli di Stazio, in cui, sulla nave, doppiando Capri e avvistando Pozzuoli e il tempio di Punta Campanella, si sparge vino di Alessandria in onore di Minerva Tirrena, altra divinità protettrice dei naviganti.17

OJEDA 2017, pp. 85-86 parla, invece, di una “rappresentazione ideale-generica”, interpretazione con la quale E. Felici non concorda.10

FELICI 2019, pp. 4 ss.11

Ibid. FASCIATO 1947, pp. 69-72.12

MEIGGS 1973; cfr. FELICI 2019, p. 14, nota 23, per un quadro sintetico sul problema.13

FELICI 2019, p. 4.14

ROMERO RECIO 2000, pp. 105-106.15

VERG., Aen. III, vv. 525-529.16

STAT., Silv. III, II, vv. 21-24.17

Venendo, ora, ad analizzare le due figure divine sopracitate, e partendo dal Nettuno, questi è raffigurato stante, appoggiato con la mano sinistra al tridente; presenta dimensioni ragguardevoli e gode di una posizione centrale, quasi a dividere la raffigurazione del rilievo in due parti dai diversi contenuti narrativi. Questa presenza divina svolge, certamente, un ovvio ruolo religioso, ma possiede anche una funzione “topografica”, che ha il merito di specificare il luogo in cui si ambienta la scena. Sui sesterzi di Nerone, infatti, nel porto di Claudio è raffigurata un’effige di Nettuno stante collocata su una colonna con basamento: tale arredo portuale è riprodotto anche nel Caseggiato ostiense dotato del Mosaico del Porto, a lato del faro (fig. 5). L’analogia fra le due effigi conferma l’effettiva esistenza nel porto di Ostia di una statua colossale di Nettuno.18

Fig. 5: Ostia, Caseggiato del mosaico del porto: Nettuno e faro ostiense (da: BECATTI 1961).

Poseidone è notoriamente il nume tutelare per eccellenza degli ambiti marittimi e nautici; sovrintende anche ai litorali, attraverso l’ipostasi di suo figlio Tritone; protegge dunque i contesti portuali, simboleggiando il mare pacificato grazie ad un’infrastruttura efficacemente costruita.19

Il Nettuno stante ha dunque la funzione di caratterizzare lo scalo ostiense: inizialmente la sua tutela era posta sul porto di Claudio, che rimase sempre la vera infrastruttura marittima, per poi evidentemente ampliare il proprio raggio d’azione all’intero complesso.20

Quanto all’altra grande figura divina, il Dioniso, egli campeggia in dimensioni enfatiche, ma sul versante destro del rilievo Torlonia, che è riservato all’allusione mercantile come esito di una buona e sicura navigazione. È il commercio di vino ad essere dal nume tutelato, sotto i cui piedi si sta svolgendo un accenno di tiaso con ninfe che sversano vino; poi, ad un livello ancora inferiore, il già citato facchino che scarica un’anfora.

Dunque, nella raffigurazione del Dioniso, oltre all'indiscutibile valenza vinaria, si è anche riconosciuta un’allusione topografica dal momento che a Portus doveva trovarsi un suo tempio.21

FELICI 2019, p. 6.18

Ibid.19

FELICI 2016, pp. 79-80.20

Iscrizioni menzionano un templum fori vinari e una dedica a Liber Pater Commodianus, ma vd. FASCIATO 1947, p. 2168.21

Infine, nel rilievo Torlonia sono presenti altre rappresentazioni simboliche e personificazioni che aiutano a completare il quadro socio-culturale entro il quale poter inquadrare la sua raffigurazione: vediamone alcune più nel dettaglio.

Il personaggio che si staglia al margine superiore sinistro del rilievo protende con la destra un serto e sorregge con la sinistra una cornucopia. Per Henzen si trattava del Genio dello stesso porto; Visconti preferiva leggervi il Genio del faro ostiense; Lehmann-Hartleben considerò anche l'ipotesi di Cerere e Fortuna, divinità spesso comprese in quelle portuali e protettrici della navigazione; Lugli, infine, vi vedeva, invece, Portunus.22

Sebbene si tratti di ipotesi tutte seducenti e valide, si preferisce però, in debito con Rostovtzev e con Meiggs, la personificazione di una città portuale caratterizzata dal copricapo a forma di faro fiammeggiante, chiara metonimia del porto, la quale qui, dato il contesto, non può però essere altro che la stessa Ostia/Portus.23

Quest'ultima imbraccia inoltre una cornucopia che è attributo anche di tutela, abundantia, victoria, providentia, nonché, infine, di tyche, anch’essa contraddistinta appunto dalla cornucopia in frequente abbinamento con il timone quali allegorie della buona sorte, economica e annonaria, della navigazione.24

Come scrive E. Felici, "questa articolata rassegna di astrazioni sembra confluire in una figura s

Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 24
Riassunto esame Topografia dell'italia antica, Prof. De Magistris Elio, libro consigliato Introduzione alla topografia antica, Quilici, Quilici Gigli Pag. 1 Riassunto esame Topografia dell'italia antica, Prof. De Magistris Elio, libro consigliato Introduzione alla topografia antica, Quilici, Quilici Gigli Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 24.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Topografia dell'italia antica, Prof. De Magistris Elio, libro consigliato Introduzione alla topografia antica, Quilici, Quilici Gigli Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 24.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Topografia dell'italia antica, Prof. De Magistris Elio, libro consigliato Introduzione alla topografia antica, Quilici, Quilici Gigli Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 24.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Topografia dell'italia antica, Prof. De Magistris Elio, libro consigliato Introduzione alla topografia antica, Quilici, Quilici Gigli Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 24.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Topografia dell'italia antica, Prof. De Magistris Elio, libro consigliato Introduzione alla topografia antica, Quilici, Quilici Gigli Pag. 21
1 su 24
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Ingegneria civile e Architettura ICAR/06 Topografia e cartografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marcocapurro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Topografia dell'Italia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Salerno o del prof De Magistris Elio.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community