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Le prime relazioni del bambino

Capitolo 1: Comprensione sociale e collaborazione

Periodo neonatale e primo mese di vita

Nel primo mese di vita, per il neonato è fondamentale stringere uno stretto rapporto e un legame di attaccamento con il caregiver, ovvero quella persona (che sia madre, padre, babysitter…) che si prende cura del piccolo. Questo perché i neonati sono completamente dipendenti dalle loro cure. È per questo motivo molto importante la “preoccupazione materna primaria”, quello specifico stato mentale che si sviluppa all’ultima fase della gravidanza e che si protrae fino ai primissimi mesi dopo il parto: esso consente un preciso adattamento ai bisogni del bambino, a dimostrazione di come gran parte del processo di accudimento si realizzi in modo istintivo.

Il neonato suscita molte reazioni di preoccupazione e sollecitudine per via del rilascio dell’ormone ossitocina che è coinvolta negli aspetti di base dell’accudimento dei cuccioli di mammiferi, mentre negli esseri umani è collegata anche ai sentimenti di empatia, attaccamento e fiducia. Quest’ormone viene secreto in pochi secondi quando si tocca o allatta un neonato. I livelli di ossitocina aumentano sia nelle madri che nei padri.

Oltre all’istinto del caregiver, anche i neonati sono propensi a entrare in contatto con gli altri. A seguito di uno studio, si afferma che nel neonato è presente un “cervello sociale”, proprio perché il piccolo ha la capacità di rispondere agli stimoli sociali: mostrano interesse per i volti che manifestano la disponibilità a entrare in contatto con loro (volti con occhi aperti invece che chiusi, sguardo rivolto direttamente a lui invece che di lato) ma sono anche sensibili alla voce umana e tendono a girare la testa nella direzione del suono quando sentono la madre o il padre chiamarli per nome o quando il caregiver utilizza un particolare linguaggio per comunicare con loro, definito “baby talk”. I bambini ben presto cominciano a preferire i tratti delle persone che si prendono cura di loro, per esempio i tratti del volto e la voce della madre e anche il suo odore.

I neonati sono capaci di imitare le espressioni e i movimenti facciali di un’altra persona (es. tirare fuori la lingua) e quest’imitazione dipende dalla capacità di abbinare ciò che vede fare dall’altra persona alla percezione dei propri movimenti facciali. Questo non avviene sempre: è frequente quando si creano condizioni ottimali per il bambino (es. è calmo è vigile, in ambiente tranquillo, luci soffuse e persone che si adattano con sensibilità ai suoi bisogni) ma anche in questi casi non è detto che tutti i neonati siano propensi a imitare le azioni altrui. Non bisogna mai forzare il bambino a farlo. Alla base di questa capacità vi è un sistema di neuroni a specchio, per il quale la sola vista di qualcuno che esegue un’azione, o quando si sente o vede un’altra persona manifestare un’emozione, induce nel nostro cervello gli stessi tipi di attivazioni presenti quando siamo noi a compiere la stessa azione.

Nelle primissime settimane di vita, la comunicazione tra neonato e genitore è prettamente fisica: allattamento, bagnetto, tenuta in braccio… in questi contatti fisici c’è una sorta di scambio comunicativo e allo stesso modo i bambini rispondono adattando il proprio comportamento. È qui importante l’interazione faccia a faccia, cioè che il genitore si posizioni al centro del suo campo visivo, alla distanza in cui il figlio può vederli chiaramente. Se il bambino è in posizione comoda con il capo sorretto, è probabile che inizi a guardare il genitore in volto. Quando gli sguardi si incontrano i genitori fanno un tipico sorriso come segno di saluto che incoraggia il coinvolgimento del bambino (parenting intuitivo). La risposta del bambino non indica dei comportamenti “strutturati” e a questa età il bambino solo sporadicamente sorride o produce i vocalizzi che compariranno successivamente. Per questo le reazioni dei genitori nel corso del primo mese di vita del bambino, si concentreranno maggiormente sulle esperienze fisiche del figlio (singhiozzo, sbadiglio, rigurgito di piccole quantità di latte dopo la poppata) e sui segni di cambiamento nell’oggetto di attenzione o di stato emotivo del bambino.

Questi primi contatti contribuiscono a creare un senso di coinvolgimento emotivo e un contesto “conversazionale” in cui il genitore attribuisce un significato all’espressività del bambino e comunica la propria empatia e comprensione.

La svolta dei 2 mesi

Nominiamo il periodo che va dal secondo mese di vita al quarto “fase della relazione nucleare” o della “soggettività primaria”, poiché è durante questi mesi che il bambino comincerà a sviluppare un solido e coerente “senso del Sé” o “Sé nucleare”, man mano che le sue iniziative trovano sostegno nelle azioni del genitore. Viene intensificato dunque il ruolo attivo del bambino nei rapporti sociali e aumenta il tempo in cui è tranquillo e vigile.

In questa fase, il bambino cerca attivamente il contatto visivo e passa più tempo ad osservare il volto del genitore. Risponde alle espressioni del genitore e ricambia con gesti della mano, sorrisi, vocalizzazioni e movimenti attivi della bocca e della lingua che vengono definiti “movimenti prelinguistici”.

Il fatto che i genitori comincino ad imitare o “rispecchiare” di frequente il comportamento del figlio, come le vocalizzazioni, i sorrisi e i loro movimenti prelinguistici, anche attraverso il marking dei segnali del bambino, dimostra approvazione verso le particolari azioni del bambino. Dopo avergli dato modo di esprimersi, i genitori nutrono di significato il loro comportamento attraverso osservazioni del tipo “Oh, capisco” oppure “Vero?”.

Quando il bambino passa dal produrre soltanto suoni semplici, simili a vocali, come “ooo”, a forme più complesse composte da consonante e vocale, come “coo”, i genitori fanno una distinzione fra le due tipologie, attribuendo soltanto alla seconda una valenza comunicativa. Ciò per far assomigliare le vocalizzazioni del bambino sempre più alla struttura della sua lingua.

Sistema di neuroni specchio presente nel cervello: quando è il bambino a eseguire per primo l’azione, potrebbe esserci una sorta di predisposizione mentale, attraverso il sistema di neuroni specchio, a rilevare un comportamento equivalente in un’altra persona. La successiva imitazione da parte del genitore coincide con ciò che il piccolo sarebbe disposto ad aspettarsi. Ciò favorisce la formazione di legami stretti e intimi fra bambino e genitore.

La risposta del genitore potrebbe quindi comunicare sentimenti di comprensione, quando interpretano l’espressione del bambino come una manifestazione di malessere, oppure sentimenti di orgoglio nel vedere i suoi primi sorrisi e dunque il bambino si prepara a recepire il significato che le sue azioni hanno all’interno della relazione con i genitori.

Ovviamente non tutti i genitori rispondono agli stessi comportamenti e neppure vi rispondono nello stesso modo, poiché ciò cambia dai valori di ciascuna cultura. Esempio, negli Stati Uniti o molti paesi nordeuropei è molto importante l’autonomia del bambino, quindi ci sono elevati livelli di espressività facciale e vocale per rispondere ai segnali del bambino ed imitarli faccia a faccia, tutto per sviluppare un autoconsapevolezza più precoce.

In altre culture, per esempio in Giappone e alcune società rurali africane, si dà molta importanza al senso di appartenenza e all’obbedienza, alla condivisione e coesione all’interno della società: i genitori sono più inclini a un contatto fisico ravvicinato.

Per alcuni genitori può risultare piacevole la vivacità del bambino (si marcano i sorrisi di entusiasmo e l’espressività), mentre altri potrebbero pensare che il figlio sia troppo eccitato e risponderanno in maniera pacata per moderare le sue reazioni.

Periodo dal secondo al quarto mese di vita

In questa fase si intensifica la sensibilità del bambino verso la natura delle interazioni faccia a faccia. In questi 4 mesi il bambino tenderà ad abituarsi al normale modo di interagire dei genitori e per questo prediligono lo stile di risposta cui sono abituati e interagiscono maggiormente con persone il cui comportamento è simile a quello dei genitori. Queste persone si ritroveranno quindi a modificare inconsapevolmente il proprio comportamento per avvicinarsi al modo di interagire del genitore.

È importante in questa fase il concetto di imprevedibilità, quindi di comportamenti anomali o inaspettati dei partner sociali (se il genitore smette improvvisamente di interagire, tacendo o non mostrando alcuna reazione, provocando un senso di disagio nel bambino). L’imprevedibilità dell’altra persona aiuta a sviluppare la capacità di adattarsi al particolare stile di interazione nel bambino. Ovviamente, un bambino abituato a ricevere spesso dai genitori una risposta ai propri segnali durante le interazioni sociali, noterà più facilmente eventuali differenze nella tendenza a rispondere di altre persone.

Viene spesso chiesto al genitore, durante un esperimento definito “Still face”, di smettere per un breve tempo di rispondere al bambino, per adottare appunto quell’espressione vuota: il bambino cambierà quasi subito il proprio comportamento.

A 4 mesi il bambino è sensibile alla qualità del coinvolgimento del partner e sfoggia un ricco repertorio di gesti ed espressioni vocali e facciali.

Dai 4 mesi ai 5 mesi

Intorno ai 3-4 mesi migliora l’acuità visiva del bambino che sarà in grado di mettere a fuoco oggetti distanti, andando verso un cambiamento della natura delle interazioni sociali. Inoltre, nei 4-5 mesi si hanno miglioramenti nell’allungamento delle braccia e nell’afferrare gli oggetti.

Ora gli scambi faccia a faccia passano in secondo piano, dando ampio spazio ad attività ludiche che generalmente hanno un tema, ad esempio un giocattolo, e dunque possiamo considerare un bambino che desidera prendere il suo orsacchiotto ma non riesce, allora si sporge verso l’orsacchiotto o lo guarda intensamente, senza guardare mai direttamente l’altra persona per segnalarle attivamente che vorrebbe aiuto. Oppure anche l’atto del solletico che dona al piccolo la capacità di “attendere” una certa azione avvenuta poco prima.

Sono molto importanti, durante questi mesi, i giochi con il corpo (del bambino) che hanno una struttura ritmica ad esempio “Batti batti le manine”: questo particolare modo di agire impiegato dagli adulti è definito “movimentese” (motionese) in cui diverse fasi fisiche del gioco vengono evidenziate attraverso la sincronizzazione e l’intensità della comunicazione. Quando al centro del gioco ci sono le stesse parti del corpo del bambino, si avrà uno sviluppo della consapevolezza di sé e della capacità di collegare le proprie azioni a quelle del compagno di gioco.

La comunicazione è passata dall’esperienza di essere insieme e condividere emozioni ed espressività, all’inclusione di un tema o oggetto di attenzione separato.

9 mesi: da relazioni a tema a relazioni integrate

All’età di circa 9-10 mesi si passa ad una fase di comunicazione più integrata, definita “attenzione congiunta o condivisa” o “intersoggettività secondaria”. Per far avvenire questo passaggio, il bambino deve sviluppare una maggiore comprensione dell’esperienza del mondo compiuta dalle altre persone e di collegare l’esperienza del mondo altrui con la propria. Ci sarà dunque una maggiore reciprocità nel gioco con gli altri, spesso interpretando il ruolo che veniva in precedenza svolto dal genitore come nel gioco del cucù (il bambino tende ad imitare la mamma o il papà che gli hanno mostrato in precedenza l’atto di nascondere il viso e di istigare una certa attesa nell’altro).

Il bambino sarà anche in grado di seguire dei suggerimenti dagli altri e collaborare assieme a loro (per esempio i bambini spesso tendono a dare il biberon al papà, il quale lo ringrazierà e glielo riporgerà, consigliandogli di darne un po’ anche alla mamma ed il bambino condividerà l’acqua anche con lei). Ciò soddisferà il desiderio del bambino di dare qualcosa agli altri e collega la propria attività e l’esperienza di un’altra persona, condividendo anche la conoscenza di ciò che sta accadendo con grande gioia.

Non più tardi dei 12 mesi, spesso indicherà col dito per attirare l’attenzione del partner sociale su qualcosa di interessante che vuole condividere con lui (“indicare dichiarativo”) oppure per far capire all’altro che vuole qualcosa (“indicare richiestivo”). Ciò può aiutare il bambino a far vedere al partner dove si trova qualcosa che si sta cercando. Con questi cambiamenti si sviluppa anche la consapevolezza degli aspetti delle relazioni più legati alle emozioni, come “angoscia di separazione” o la “paura dell’estraneo” (anche capacità di preoccuparsi).

Modalità di sviluppo delle relazioni integrate

Comprensione implicita degli altri da parte del bambino

Lo sviluppo di un certo grado di consapevolezza del collegamento fra la propria esistenza e quella degli altri è fondamentale per una comprensione sociale matura. Ciò avviene nel bambino già da molto prima, intorno ai 2-3 mesi di vita, poiché mostrano una predisposizione di base a reagire all’esperienza dell’ambiente di un’altra persona, principalmente voltandosi verso la stessa direzione in cui si gira il proprio partner sociale.

Sappiamo che negli esseri umani i movimenti oculari segnalano l’oggetto del nostro interesse, poiché la sclera è relativamente grande e si distingue subito dall’iride di colore più scuro. Quando guardiamo qualcosa, il movimento che svolgiamo può essere definito come indicatore attraverso cui gli altri possono apprendere a cosa stiamo prestando attenzione. Questo indicatore è usato dal bambino per scoprire a cosa sia interessato qualcuno, e possiamo andare a definire (nel piccolo) 2 tipi di movimenti oculari:

  • Sguardi anticipatori: guarda dove si aspetta che finisca l’attenzione di qualcuno;
  • Sguardo della violazione di un’aspettativa: ferma lo sguardo più a lungo del solito per elaborare qualcosa che non si aspettava di vedere.

Entro i primi 6-10 mesi il bambino comincia a distinguere fra un evento causato intenzionalmente e un evento molto simile verificatosi accidentalmente. Quando i bambini iniziano ad afferrare gli oggetti o a indicare col dito, diventano capaci di comprendere lo scopo delle azioni di afferrare e indicare compiute da un altro. Quindi l’esperienza stessa del bambino di interagire attivamente col proprio ambiente, ampliando il proprio campo d’azione, contribuisce direttamente alla comprensione sempre maggiore di un comportamento simile negli altri.

Ruolo dell’interazione sociale

Dato che l’interesse del bambino per il gioco faccia a faccia comincia a dissolversi, è importante favorire un interesse condiviso, quindi quel tema che possa rendere il bambino più consapevole dell’esistenza di un collegamento fra il suo interesse per qualcosa e le azioni di un’altra persona in riferimento a ciò che lo interessa. Questo può essere fatto attraverso il movimentese, o anche attraverso la “marcatura ostensiva” attraverso segnali vocali ed espressioni facciali (alzare le sopracciglia, sorridere, trattenere il respiro, restare a bocca aperta) ben definite per mettere in evidenza o far conoscere ai bambini alcuni aspetti della realtà. Si richiama l’attenzione del piccolo sul fatto che sta avvenendo un evento importante e lo si coinvolge emotivamente.

Le relazioni sociali influiscono anche sulla memoria del bambino: se un adulto stabilisce il contatto visivo con il bambino e gli sorride, il piccolo successivamente ne riconoscerà il volto con più facilità.

Le azioni del bambino e del genitore devono essere accuratamente sincronizzate per abituare il bambino a particolari routine: attraverso dei momenti in cui i genitori “giocano” con le attese del figlio, appena prima del momento culminante dell’attività ludica, ponendo basi per lo sviluppo e il rafforzamento della consapevolezza del bambino nei confronti dello scopo comune e delle interazioni del genitore.

Persino azioni semplici come vestirsi sono utili per il bambino. Ovviamente tutto ciò può avvenire anche in presenza di più persone, considerando le interazioni triadiche in cui sono presenti entrambi i genitori ed il bambino: già a 3-4 mesi il bambino sposta lo sguardo da un genitore all’altro ed è un tipo di comportamento più comune quando la relazione fra i genitori è armoniosa. In questo modo è possibile svolgere giochi triadici più movimentati, che comprendono sequenze complesse di attesa e sorpresa.

Infine, il bambino tende a diventare esso stesso il creatore di esperienze in cui collegano e integrano la loro attenzione e i loro interessi con quelli degli altri. Di fatti verso i 6-7 mesi i bambini cominciano a sviluppare un repertorio di trovate ad effetto e a impiegarle per partecipare attivamente alle interazioni sociali. Comincia tutto da movimenti insoliti che spesso svolgono quasi per sbaglio (scuotere la testa) per poi utilizzarli intenzionalmente per catturare l’attenzione. Intorno agli 8 mesi, sarà in grado anche di iniziare a manipolare l’attenzione degli altri “mettendosi in mostra”. Dunque entro i 9-10 mesi il bambino saprà allungare il braccio per afferrare gli oggetti.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher babisilver19 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sviluppo neuropsicomotorio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi della Campania "Luigi Vanvitelli" o del prof Bonifacio Andrea.
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