La riforma protestante
La crisi religiosa del 500 fu resa più grave dal fatto che i fedeli non avevano più fiducia nel Papa e nei sacerdoti. Gesù aveva predicato il distacco dei beni terreni e l'amore verso il prossimo. Questi valori erano da sempre alla base della fede cristiana. Nel corso dei secoli, però, la chiesa era diventata potentissima anche dal punto di vista politico ed economico. Ciò le aveva consentito di difendere la sua indipendenza, ma l'aveva anche allontanata dalla sua missione.
La crisi della chiesa
Molti nobili, infatti, avevano scelto di diventare uomini di Chiesa solo per approfittare del potere della ricchezza che questa condizione permetteva. Osservando il comportamento del Papa e degli uomini di Chiesa, tra i semplici fedeli si diffuse così il desiderio di una riforma cattolica, cioè di un rinnovamento che riportasse la Chiesa alla sua vera missione. Molti, alla fine del 400, operarono in questa direzione per riaffermare l'importanza della preghiera e si impegnarono nella carità in favore dei più bisognosi. Ma la loro opera fu ostacolata dai tanti ecclesiastici che continuavano a badare solo al potere e alla ricchezza.
Lo scandalo delle indulgenze
Il bisogno di denaro spinse gli ecclesiastici a commettere gravi abusi. Il più famoso fu lo scandalo delle indulgenze. L'indulgenza è la diminuzione della pena temporale, cioè del periodo da trascorrere in purgatorio, che l'anima deve subire in proposizione ai peccati commessi. Viene concessa dalla Chiesa in occasione di particolari circostanze come l'anno Santo, proclamato dal Papa in genere ogni 25 anni.
Per ottenere un'indulgenza è necessario che il peccatore si penta, si confessi e compia qualche opera buona. L'opera buona può consistere nel recarsi in pellegrinaggio a Roma per partecipare alle celebrazioni dell'anno Santo, ma anche di un'offerta fatta alla chiesa per la costruzione di ospedali, cattedrali. E proprio questa possibilità fu all'origine dello scandalo delle indulgenze. Nel 1517 Papa Leone X, per raccogliere il denaro necessario alla costruzione della cupola di San Pietro a Roma, promosse la raccolta di elemosine in cambio di indulgenze. In pratica, una vera e propria vendita delle indulgenze.
In Germania, l'arcivescovo Alberto di Brandeburgo arrivò al punto di offrire la vendita delle indulgenze come garanzia ai banchieri per farsi fare un prestito. I peccatori così si impegnarono al massimo per aumentare le vendite e spesso abbandonarono ogni scrupolo. Giunsero perfino a sostenere che per la salvezza dell'anima fosse sufficiente pagare, dimenticando la necessità del pentimento e della confessione, o addirittura che bastasse pagare per ridurre la pena delle anime che si trovavano già in purgatorio.
La ribellione di Martin Lutero
Furono questi metodi che scandalizzarono il monaco Martin Lutero che si ribellò alla Chiesa. Lutero era scandalizzato soprattutto dalla vendita delle indulgenze. Nell'ottobre 1517 pubblicò le 95 Tesi, cioè un documento costituito da 95 affermazioni in cui spiegava le sue idee. Nelle tesi Lutero condannò la vendita delle indulgenze e criticò con forza le tasse eccessive che la Chiesa di Roma pretendeva. Questi argomenti gli garantirono un successo straordinario. In pochi mesi le 95 tesi furono stampate in moltissime copie e diffuse in tutta la Germania.
Nel 1517 le tesi di Lutero crearono scalpore in Germania, ma non allarmarono molto il Papa. Negli anni successivi, però, Lutero andò ben oltre la semplice denuncia dello scandalo delle indulgenze. Nel 1520 Lutero pubblicò tre libri in cui metteva in discussione la dottrina cattolica. Secondo Lutero, la Chiesa di Roma aveva tradito il Vangelo. Il cristianesimo andava riformato sulla base di tre principi:
- Il libero esame delle scritture: secondo Lutero, i cristiani hanno il diritto e il dovere di esaminare liberamente la Bibbia da soli, cioè di interpretarla senza l’aiuto dell’insegnamento della Chiesa, ma seguendo soltanto la propria coscienza. Sulla base di questo principio Lutero riconobbe il valore solo di due dei sette sacramenti: il battesimo e l'eucarestia.
- La salvezza per fede: secondo il cattolicesimo, un uomo per salvarsi deve avere fede e compiere delle opere buone, cioè deve mettere in pratica il Vangelo e gli insegnamenti della Chiesa. I cattolici pensano che l'uomo sia libero e possa scegliere se comportarsi bene o male. Secondo Lutero, invece, l'uomo non è libero, è portato a fare il male, a meno che Dio non intervenga decidendo di salvarlo. Il dono con cui Dio può salvare un uomo dall'inferno è la fede. Solo la fede consente all'uomo di salvarsi, non le opere buone e gli insegnamenti della Chiesa.
- Il sacerdozio universale: poiché la Chiesa non è più necessaria, tutti i credenti sono sacerdoti di se stessi. Lutero abolì il sacramento dell'ordine e la figura stessa del sacerdote. A differenza invece della presenza di semplici pastori, che sono uguali a tutti gli altri cristiani, non ricevono infatti alcun sacramento riservato. Sono semplicemente delle persone a cui la comunità affida il compito di organizzare i riti religiosi. Come tutti gli uomini, dunque, possono sposarsi. Lutero stesso si sposò ed ebbe dei figli.
Papa Leone X giudicò le convinzioni di Lutero eretiche, cioè contrarie alla verità di fede, per questo nel gennaio del 1521 lo punì con la scomunica, cioè l’esclusione dalla Chiesa. A questo punto spettava all'imperatore il compito di far arrestare Lutero e di consegnarlo a Roma. Carlo V, da poco eletto imperatore, preferì convocare il monaco ribelle di fronte alla Dieta, cioè di fronte all'assemblea dei principi e dei governanti delle città tedesche. L'imperatore sperava di convincere Lutero ad abbandonare le sue posizioni. In questo modo avrebbe potuto evitare di arrestarlo. Carlo, infatti, sapeva che molti tedeschi appoggiavano Lutero e temeva la loro reazione.
La Dieta si riunì a Worms nell'aprile 1521. Di fronte all’imperatore, Lutero confermò le proprie convinzioni religiose. Lutero non venne arrestato, anche perché il principe Federico di Sassonia decise di proteggerlo. Lutero fu condotto segretamente in un castello, dove rimase nascosto per quasi un anno. Qui si dedicò agli studi e tradusse la Bibbia in tedesco. Voleva, infatti, che anche coloro che non conoscevano il latino potessero leggerla, mettendo in pratica la teoria del libero esame.
Quando Lutero fu scomunicato, in Germania molte persone avevano già aderito alla sua predicazione. I suoi seguaci divennero sempre più numerosi e nel 1529 protestarono vivacemente contro l'imperatore Carlo V perché non concedeva loro la completa libertà religiosa. Da qui la definizione di protestanti, che ben presto venne utilizzata per indicare, genericamente, tutti coloro che aderivano alla nuova fede.
La ribellione dei cavalieri e dei contadini
Si ribellò per prima la piccola nobiltà. Fu la cosiddetta ribellione dei cavalieri (1521-1522). Questa ribellione fu violentemente repressa da una lega di principi e di vescovi. Le pretese della piccola nobiltà furono così definitivamente sconfitte. Ancor più violenta fu la rivolta dei contadini che si scatenò nelle campagne tra il 1524 e il 1525. Quando i contadini cominciarono a devastare i castelli e i monasteri, Lutero condannò la rivolta. Lutero infatti lottava per la libertà spirituale dell'uomo, ma era convinto che tutti dovessero obbedire all'autorità dei principi. Perciò chiese ai principi di fermare i ribelli ed essi risposero subito all’appello. Nel maggio 1525, sbaragliarono le formazioni disordinate dei contadini. Furono commessi stragi e crudeltà spaventose, e alla fine la ribellione fu stroncata.
Il protestantesimo nel nord della Germania
Nella parte settentrionale della Germania il protestantesimo si affermò rapidamente. I principi di quelle regioni ne approfittarono per impadronirsi delle proprietà ecclesiastiche. Alla fine di una lunga lotta, fu Carlo V ad accettare un compromesso che però rappresenta la sconfitta della sua politica. Nel 1555, infatti, la pace di Augusta stabilì che:
- I principi erano liberi di scegliere tra la religione cattolica e quella protestante;
- I sudditi di ogni religione tedesca, invece, dovevano seguire la religione scelta dal proprio principe oppure emigrare.
La pace di Augusta, dunque, determinò la divisione della Germania in Stati cattolici e protestanti.
La predicazione di Calvino
Giovanni Calvino nacque nel 1509 a Noyon, in Francia. Studiò filosofia a Parigi e qui ebbe l'occasione di venire a conoscenza delle polemiche religiose di quel periodo. Fra il 1533 e il 1534 si convertì al protestantesimo in modo piuttosto improvviso, come riconobbe egli stesso. Calvino venne subito perseguitato a causa della sua nuova fede. Il re di Francia Francesco I aveva infatti adottato severi provvedimenti contro i protestanti francesi. Calvino fu così costretto ad abbandonare la Francia e si rifugiò in Svizzera.
Nel 1536, a Basilea, pubblicò la sua opera più importante: Istituzione della religione cristiana. Quest'opera va ricordata come la più chiara e completa esposizione della dottrina protestante. Calvino credeva nella predestinazione. Pensava cioè che fosse Dio a imporre un destino ai singoli uomini, a decidere chi dovesse salvarsi e chi no. Nemmeno la fede dell'uomo può cambiare questa scelta divina le cui ragioni sono misteriose. Queste idee non indussero Calvino a condannare le opere umane. Egli le considerò piuttosto da un diverso punto di vista: un comportamento giusto e buono non può servire a salvare l'anima, può però essere interpretato come un segno della benevolenza divina.
Dio ha già scelto chi salverà. Chi ottiene successo nel proprio lavoro, può sperare che ciò avvenga proprio perché Dio l’ha prescelto. Il calvinismo, dunque, non incoraggia la rassegnazione. Anzi, rivaluta la vita attiva, cioè operosa, perché consente al credente di ottenere una prova della sua salvezza. Questa rivalutazione fu uno dei motivi del successo della dottrina di Calvino. Calvino non condannava la ricerca del successo negli affari, ma voleva abolire ogni forma di lusso. La sua Chiesa perciò controllava con severità il comportamento di tutti cittadini: venivano considerati peccati anche piccoli piaceri, come ballare, mangiare abbondantemente o giocare a carte. La severità di Calvino fu spesso vera e propria intolleranza.
Gli avversari politici e coloro che avevano idee religiose diverse vennero duramente perseguitati. Nel 1553, il medico spagnolo Michele Serveto fu arso sul rogo a Ginevra perché non credeva nella trinità divina. Calvino propose una versione della riforma protestante in parte differente da quella di Lutero. Ciò dipese anche dal fatto che la Svizzera era molto diversa dalla Germania. Non esistevano i principi feudali, ma c'erano delle città libere, organizzate in repubbliche, come la Ginevra in cui Calvino si stabilì a partire dal 1536.
A Ginevra Calvino svolse l'attività di pastore e predicatore, diventando sempre più potente. Nel 1541 vi fondò una chiesa molto ben organizzata che addirittura impose la sua autorità anche sul governo cittadino. L'obiettivo di Calvino era quello di creare una Repubblica di santi, cioè uno Stato in cui tutti i cittadini si impegnassero completamente per la quale il Dio. Molti protestanti si rifugiarono a Ginevra non solo perché perseguitati in un paese, ma anche perché credevano in questo ideale.
Il Concilio di Trento
Fu Paolo III, il primo papa a rendersi conto di quanto grave fosse il danno provocato alla Chiesa dalla Riforma protestante. Il pontefice decise quindi di convocare un concilio ecumenico "universale", cioè un'assemblea di tutti i vescovi. Il concilio venne convocato a Trento nel 1545. Questa città fu scelta perché si trovava a metà strada tra Roma e la Germania. Furono invitati a partecipare al concilio anche alcuni rappresentanti dei protestanti, ma né loro né i cattolici erano disposti a modificare le proprie convinzioni. Queste difficoltà spiegano perché i lavori durarono ben 18 anni. Il Concilio, infatti, si chiuse nel 1563 e i suoi decreti furono ufficialmente approvati da Papa Pio IV.
I provvedimenti del Concilio possono essere raggruppati in due categorie: i decreti sulla dottrina, relativi alle verità religiose e i decreti di riforma, sull’organizzazione della Chiesa e del clero. Sul piano della dottrina, il concilio respinse tutti gli argomenti che erano sostenuti dai protestanti e precisò in modo chiaro le verità fondamentali del cristianesimo. Con i decreti di riforma il concilio prese anche alcune decisioni in modo tale da ridurre la corruzione all’interno del clero. Si obbligarono i parroci e vescovi a vivere nel luogo della propria sede per poter seguire direttamente i fedeli. I parroci vennero inoltre sottoposti allo stretto controllo dei vescovi, che avrebbero poi riferito la situazione a Roma.
Vennero istituiti dei seminari, cioè delle scuole, per dare ai futuri sacerdoti un’istruzione più approfondita. Viene riconfermato per tutti i sacerdoti il divieto di matrimonio. Con il concilio di Trento iniziò l'età della Controriforma, cioè quel periodo della storia caratterizzato dalla volontà di combattere il protestantesimo e quindi anche l'intolleranza religiosa. La repressione della Chiesa colpì protestanti, musulmani, gli ebrei e chiunque fosse sospettato di eresia. È sufficiente una semplice denuncia anonima per essere indagati e l'inquisizione non esitava a utilizzare la tortura per obbligare alla confessione. Le pene alle quali erano condannati dipendevano ovviamente dalla colpa, potevano essere semplici penitenze oppure periodi di carcere o anche la morte sul rogo.
Nell'epoca della controriforma la Chiesa assunse un atteggiamento di diffidenza verso ogni forma di innovazione. Il caso più clamoroso fu quello del filosofo Giordano Bruno, che nel 1600 venne bruciato sul rogo come eretico. Quello più drammatico fu la condanna del settantenne Galileo Galilei, obbligato a rinnegare il 22 giugno 1633 la teoria copernicana.
La Chiesa intervenne anche nel campo dell'arte. Nel 500 la maggior parte della popolazione non sapeva né leggere né scrivere, perciò le rappresentazioni artistiche avevano una grande importanza. Attraverso le immagini sacre che vedevano nelle Chiese i fedeli conoscevano le storie della Bibbia e i valori del cristianesimo. Questo spiega l'interesse della Chiesa per l'arte in generale.
Fin dall'inizio del concilio, l’intolleranza fu la posizione prevalente nella chiesa cattolica. Venne dato il massimo sviluppo all'attività del tribunale dell'inquisizione, che aveva il compito di giudicare e punire le persone sospettate di eresia come scienziati, filosofi ma anche semplici contadini che venivano sotto accusa per aver sostenuto opinioni giudicate negativamente dalla Chiesa. Nel campo della cultura si trattò di un radicale rovesciamento, infatti, dopo essere stata per secoli la massima promotrice dello sviluppo culturale e artistico, la Chiesa assunse un atteggiamento di severa censura nei confronti degli intellettuali.
Inoltre nel 1559 fu istituita la Congregazione dell'Indice dei libri proibiti, che doveva individuare i testi ritenuti eretici e impedirne la pubblicazione. I libri ammessi dalla Chiesa dovevano avere l'approvazione dell'autorità ecclesiastica, espressa con la dicitura imprimatur, che significa 'si stampi'. La Chiesa della Controriforma non fu caratterizzata soltanto da intolleranza e repressione, ma fu anche capace di un nuovo slancio spirituale. Il clero si impegnò nell'assistenza verso i poveri e gli ammalati e nell'educazione spirituale del popolo. Si sviluppò inoltre una vasta attività missionaria, cioè un’attività volta a diffondere il cristianesimo.
La compagnia di Gesù
I protagonisti di queste iniziative furono alcuni nuovi ordini religiosi, in particolare la Compagnia di Gesù. La Compagnia di Gesù nacque per iniziativa di Ignazio di Loyola, un cavaliere spagnolo che, dopo aver rinnegato la vita immorale della giovinezza, abbandonò la carriera militare per dedicarsi completamente alla Chiesa. La Compagnia di Gesù venne approvata dal papa Paolo III nel 1540.
La Compagnia di Gesù è costituita da sacerdoti, chiamati gesuiti. Le principali caratteristiche di quest’ordine sono l'impegno nella diffusione della fede, i gesuiti si impegnarono per diffondere il Vangelo attraverso le missioni, la rigida organizzazione interna: ogni gesuita deve obbedienza assoluta al suo superiore e fa uno speciale voto di obbedienza al Papa. L’approfondimento degli studi, il gesuita si formava attraverso un lungo periodo di studi. Tutte queste caratteristiche fecero della Compagnia di Gesù un ordine di uomini scelti, proprio ciò di cui la Chiesa e il Papa avevano bisogno per contrastare il protestantesimo. I gesuiti, infatti, furono grandi protagonisti dell'età della Controriforma. Furono inoltre ottimi insegnanti. Il prestigio culturale di cui godevano aprì loro le porte delle corti. Molti gesuiti divennero consiglieri o confessori di re e uomini di governo, oppure insegnanti dei loro figli.
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