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Indios, cinesi e falsari: riassunto

Capitolo I: Storici di un mondo che cambia

Oggi viviamo in un'epoca di compressione del tempo a causa di spostamenti e comunicazioni sempre più veloci con chi si trova dall’altra parte del mondo; Fukuyama nel 1992 a causa di questo ha ipotizzato la morte della storia. In realtà sappiamo che questo è solo cambiato: quello che si chiede a questa disciplina è formulare domande e proporre analisi che si rivolgono a società sempre meno uniformi, tentando di evitare l’egemonia storica europea per comprendere la storia mondiale.

Ultimamente si dà più importanza, infatti, a un'origine asiatica delle esplorazioni (fulcro del passato europeo) dovute forse a cambiamenti all’interno dell’impero mongolo-timuride. Si tratta infatti di un processo di competizione di imperi globali (le esplorazioni) iniziato nel 400-800 e maturatosi tra il 1580-1640, quando i possedimenti transoceanici erano riuniti sotto un unico sovrano (dopo l’annessione di Port alla Sp con Filippo II).

Secondo Marcocci bisogna ridare importanza a quelle che erano concezioni storiche extraeuropee, dal momento che possono dare un quadro storico più corale, andando oltre la questione dei soggetti vinti e vincitori che, quindi, potenzialmente debbano essere messi in diversi piani; bisogna riscoprire civiltà prima della loro omologazione a modelli occidentali.

Questa tendenza a dare importanza ai “passati multipli” e alla xenologia matura proprio nel periodo delle esplorazioni, momento in cui ci si rende conto che anche le popolazioni appena scoperte hanno una propria storia. A inizio 500 le esplorazioni iberiche vengono attuate in concomitanza con la competizione degli imperi dell’est di Cina, Russia, Mughal e Ottomani (quest’ultimi anche in Egitto, Siria e Mediterraneo); il confronto con determinati imperi non era facile, dal momento che questi erano interessati a una propria interpretazione del passato propria.

Nonostante ciò vi sono primi tentativi di interpretazione storica universale nell’est: nel 1605 Muhammad Sabzwari, di origini persiane stabilitosi in India nord, conclude una cronaca Mughal in persiano, contenente sia l’epica indiana, ma anche storia europea; non contiene quella americana. Segue lo schema di storia universale, quindi creazione > primi profeti > epica (indiana in questo caso) > chi precede l’impero attuale (Mughal in questo caso); l’opera si intitola “Giardino immacolato”.

Un aspetto più che positivo di questa tendenza è la possibilità di un maggiore dialogo con popolazioni prima definite barbare o nemmeno conosciute; soprattutto però è la nascita dell’Antiquaria, ovvero un nuovo tipo di conoscenza che aveva la pretesa di instaurare un contatto con popolazioni scomparse, tramite i manufatti.

Il trauma riguarda anche il fatto che ora si scopre che vi erano alcune civiltà ancor più antiche dei greci e dei latini, non menzionate nella Bibbia. Al clima di incertezza si affianca, invece, la tendenza a riscrivere la storia universale. Si ricorda nella Parigi del 1637 la pubblicazione del “Le monde, ou description generale des ses quatree parties” di Pierre d’Avity, ovvero una storia alternativa (per i tempi) dei 4 continenti.

Nonostante questi passi avanti, la letteratura europea del ‘500-‘600 continua a contenere, in parte, stereotipi negativi verso gli extraeuropei. In conclusione, le storie del mondo rinascimentali sono più che altro tentativi sperimentali alimentati dal flusso di informazioni sporadiche provenienti da diverse località e dall’entusiasmo del periodo.

Capitolo II: Le alchimie della storia: un falsario sbarca in America

Quando i conquistadores, all’indomani della conquista di Cortés (1521), vagavano in Messico erano presenti al suo interno testimonianze di civiltà pre-colombiane, come ad esempio gli aztechi; questo nome viene dato, dopo la morte di Moteuczoma II (o Montezuma), alla complessa federazione politica con a capo i Mexica (aztechi).

Gli occidentali, però, avevano l’obiettivo di distruggere quella che era la simbologia e il potere di questa civiltà; uomini come il francescano Martin de Valencia volevano far sì che il nuovo mondo divenisse un luogo dove si potesse riscattare quel cristianesimo puro, afflitto in Europa dalla presenza protestante, a scapito delle culture locali.

L’ostacolo dovuto alla opposizione indios porta alla ricerca della totale egemonia sui territori, sulle società e sui grandi popoli nativi, ma soprattutto porta al tentativo di appropriazione del passato americano.

Il tentativo di ricostruzione della storia precolombiana sarà una difficile sfida per i francescani, i quali devono lavorare su fonti non del tutto chiare come fonti orali, codici, narrazioni epiche ma soprattutto un linguaggio molto ambiguo quale è, per gli Europei, la lingua nativa locale.

La prima ricostruzione delle civiltà pre-colombiane pervenutaci è l’“Historia de los indios de nueva hespana” di Toribio de Benavente, missionario francescano in Messico. Tra il 1532 e 1533 l’ardore causato dall’evangelizzazione degli indios spinge Motolinia (appellativo datogli dagli indios nel Messico centrale > “colui che è povero”), a comporre descrizioni di insediamenti, società e storia di popolazioni del Messico centrale fino all’arrivo degli spagnoli.

Solo successivamente Motolinia cambia la sua concezione dell’inizio della civiltà nel nuovo mondo, affidando la paternità degli indios ai figli di Noè, così da avvicinare il cristianesimo; Motolinia è quindi un religioso pronto a modificare i testi persino della teologia cristiana, pur di affermare ed esaltare la missione francescana nel nuovo mondo.

Un elemento da riconoscere nell’opera di Motolinia è Annio da Viterbo, un falsario vissuto tra il 1437 e 1502, considerato il più geniale del rinascimento. Egli contestava la paternità greca delle grandi città italiane (troiani, Enea nel Lazio ecc.), volendo contrapporre agli scritti greci quelli biblici; quest’ultimi, tuttavia, non avendo una coerente narrazione unitaria sarebbero dovuti essere stati contraffatti: Annio scrive di suo pugno opere latino-greche false.

Sarebbero questi scritti fasulli ad avere introdotto la paternità di Noè delle varie popolazioni del mondo, ma non in America.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

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