Storia greca: UniBoD
D'Agata A.L. – Bettalli M. – Magnetto A. 2013. Storia greca, Roma (cap. 1-23)
Bosworth A.B. 2004. Alessandro Magno. L’uomo e il suo impero, Milano
Muccioli F. 2019. Storia dell’ellenismo, Bologna (parti I e II)
Voto: 30L
Identità dei greci
Per i greci l'identità di popolo era più importante di quella locale. Erodoto dice che in presenza di un nemico comune nelle guerre persiane i greci si definivano come condivisori di stesso sangue, lingua, santuari, sacrifici e usi analoghi (la religione greca, pratica, prevedeva la condivisione degli stessi rituali tra cui il sacrificio). Il concetto di grecità (Hellenikon) dei greci antichi cambia da quello dei moderni (i greci sono giunti a condividere usi, costumi, abitudini, credenze religiose partendo da una lingua comune).
Limiti della storia greca
I limiti della storia greca: inizio (per lingua comune in lineare B) con micenei (civiltà del bronzo medio, preceduta da minoici a Creta e nell’Egeo); fine con l’ellenismo (vicende politiche e culturali degli stati sorti dalle conquiste di Alessandro con matrice greca o greco-macedone) o con il 146 (distruzione di Corinto per ultima rivolta al dominio romano, prima di cui erano sì romani ma con loro autonomia politica).
Relazioni dei greci
I greci di età pre e post-classica (479-323) si relazionarono con altri popoli soprattutto orientali, mentre in età classica si arroccarono in sé stessi.
Fonti
Le fonti: letterarie, tra cui le opere storiche (guerre persiane narrate da Erodoto, guerra del Peloponneso da Tucidide) di storiografi che trattano della storia degli eventi (evenemenziale); archeologiche (per confermare o meno la tradizione letteraria e le eventuali saghe del mito, o per fare una storia propria, ricostruendo i modelli delle comunità del passato).
Geografia della Grecia
Geograficamente la Grecia è la parte terminale della penisola balcanica e in antichità era divisa in numerose regioni, da sud a nord: penisola del Peloponneso (Laconia, Messenia, Arcadia, Elide, Acaia e Argolide); penisola dell’Attica (Beozia, Focide, Doride, Locridi, Etolia, Acarnania); la Tessaglia. A nord la Macedonia e l’Epiro. Inoltre molte isole: Egina, Eubea, Creta, Cicladi (Delo, Nasso, Paro, Tera, Melo). La Grecia è povera di risorse naturali, montagnosa (Olimpo tra Tessaglia e Macedonia) ma poche pianure coltivabili e fiumi brevi e poveri.
Espansione e mobilità
Inoltre i greci si sono espansi in tutto il Mediterraneo: Italia, Sicilia, Africa, Spagna, Francia, penisola calcidica (costa nord egea), mar Nero, isole egee (Samotracia, Taso, Lesbo, Samo, Chio, Rodi). Importante rapporto con il mare (tutti i siti vicini alle coste e tutte zone raggiunte via mare), navigabile da aprile a ottobre, popolato di pirati, ma nonostante l’importanza città come Sparta e Tebe non ebbero potenti flotte. Il mare era percepito come via di comunicazione ma anche come un pericolo. La mobilità greca fu dettata da scarsezza di risorse in patria, portando al contatto con civiltà orientali (Assiri, Babilonesi, Lidi e Persiani), con egiziani, cartaginesi, etruschi e romani e altre popolazioni definite barbare (rapporti spesso conflittuali).
Scrittura e memoria
Già nella seconda metà del II millennio c’era la lingua di tipo greco lineare B, con cui nel XIII si scrivevano documenti amministrativi nei palazzi micenei. Questo sistema palaziale della società micenea è una forma arcaica di Stato, che compare per la prima volta in area egea a Creta con la civiltà minoica (media età del bronzo). Essendo prime entità statali (politiche e culturali) in Egeo si può parlare di inizio di storia greca, con lo sviluppo di agricoltura e sedentarizzazione delle società e diffusione del metallo.
Tradizione orale
Tra i greci la memoria era tramandata oralmente (anche se uso di scrittura dall’VIII). I poemi omerici sono la trascrizione di poesie orali tra VIII e VII, in cui confluiscono storie tradizionali formatesi nei palazzi minoici e micenei o acquisite dall’ambiente mediterraneo e vicino-orientale o formatesi nei singoli centri greci. La narrazione è più o meno fedele: la guerra di Troia è un’invenzione poetica con fatti e personaggi verosimili per i greci fusi e ambientati in un luogo esistito (centro di collegamento tra Grecia e regione anatolica). Le genealogie erano storie a carattere individuale, familiare o comunitario che rappresentavano personaggi del mito, leggendari, come all’origine della famiglia. La tradizione orale greca antica non può essere usata per ricostruire il suo passato (importante per valori di quella società, tradizioni...). I greci arcaici si affidavano a queste fonti per conoscere il proprio passato, come a oggetti antichi riacquisiti dalla spoliazione delle necropoli e rimessi in circolazione.
Paesaggio e interazione culturale
Il paesaggio della Grecia arcaica aveva rovine monumentali di edifici che li precedettero, condizionano la loro percezione del passato e se ne servivano per legittimare l’occupazione di quel suolo.
Scambi culturali
L’interazione culturale avveniva con commerci (scambi di doni), trasferimento di manodopera, matrimoni dinastici, occupazione militare, spostamenti individuali. Nel Vicino Oriente vi erano organizzazioni statali e imperiali già nel III millennio, in un sistema di relazioni e alleanze (controllo di comunicazioni e approvvigionamento di materie prime) in cui entrarono Creta minoica prima, e i greci micenei poi.
Crescita demografica e distruzioni
Nell’antica età del bronzo la crescita demografica dovuta a nuovi insediamenti in cui emergono Micene e Tirinto (Argolide) e Cnosso (Creta) e Troia (Egeo nord-est) si intensificano gli scambi interregionali. In agricoltura: vite, olivi, cereali, legumi, introduzione aratro. C’è lo sviluppo della pastorizia (latticini e tessuti). Anche in oriente distruzioni sono dovute all’arrivo di un ceppo indoeuropeo (ipotesi), ma potrebbe essere stato un eccessivo sfruttamento a causare il degrado del territorio, o un clima arido con conseguenze catastrofiche. Solo Creta continua l’espressione culturale e sociale con lo sviluppo del palazzo.
Palazzi di Creta
I palazzi di Creta, Festos e Mallia erano edifici monumentali a più piani organizzati intorno a una corte centrale chiamati minoici dal mitico Minosse (sovrano di Creta ed Egeo prima della guerra di Troia). I palazzi erano la residenza del re-sacerdote (a capo della gerarchia sociale), centro del potere economico (redistribuzioni) con resti di attività artigianali e magazzini, anche con fine cerimoniale collettivo e di rappresentanza. La scrittura ritrovata sui sigilli (apposti come tecnica di monitoraggio) è o a caratteri geroglifici o sillabica (proto-lineare A). Vi si accumulavano surplus agricoli, si producevano beni anche importati, vi sono aree di culto come i santuari delle vette. A Creta mancavano fortificazioni poderose indicando la forte comunitarietà. I contatti con l’Egitto sono documentati da importazioni e dall’adozione di simboli e iconografie egittizzanti.
Sviluppo della civiltà micenea
Mallia, a nord, ha un palazzo e altri edifici per le attività economiche e sociali essenziali. La funzione del palazzo era comunitaria e di gestione del potere (a Creta nelle mani di più individui con accesso a risorse di tipo diverso). Nelle fonti orientali non si parla di singoli re o dinastie per Creta. I palazzi erano strutture polifunzionali (sociale, economica, politica) con caratteristiche comuni (tra Cnosso, Mallia e Festos): due grandi cortili a centro e ovest per periodici raduni o feste religiose. Il palazzo di Cnosso è aperto a sud verso un importante santuario indicando la sua connotazione religiosa. Festos era a centro-sud. Altri palazzi a Monastiraki (sigilli), Petras. I Palazzi furono distrutti nel XVIII per un sisma, inizia periodo di instabilità.
Neopalaziale e cultura micenea
Nella fase neopalaziale (prima proto) si costruiscono nuovi centri amministrativi, si diffonde la sillabica lineare A e il commercio internazionale. I gruppi dirigenti controllavano la sfera religiosa per mantenere l’ordine sociale. Si nota l’influenza di Cnosso nella cultura materiale, indice di relazioni internazionali nelle tombe a fossa di Micene. Le ipotesi sono o di un’indipendenza delle entità politiche che emulavano le altre (Cnosso) o di stati legati a questa. Il raggio di espansione ampio fa pensare a talassocrazia (come al tempo di Minosse) sull’Egeo orientale, ma non dimostrabile archeologicamente. Le distruzioni dovute a fattori umani portano alla fine della fase neopalaziale. L’esplosione del vulcano di Santorino non è collegata direttamente con la fine, ma avrà indebolito i siti favorendone una successiva distruzione. L’ascesa dei micenei deriverebbe da una loro invasione combinata a rivolte interne a Creta minoica.
Elites e potere politico
Nella media età del bronzo emergono delle elites locali, la cui presenza è testimoniata da tombe a fossa a Kolonna (Egina, ma anche in Argolide) con ricco corredo (con materiale di importazione), che connota un guerriero. Schliemann si dedica allo scavo di siti menzionati in Iliade, trovando ricche tombe a fossa a Micene con corpi con maschere dorate di straordinario livello artigianale su commissione. Altre tombe a cupola in Messenia e in Grecia centrale. I gruppi dirigenti sono connotati da caratteristiche guerriere e ostentazione di ricchezza (acquisto da Baltico, Oriente, Creta e Cicladi), che fondarono il potere politico sul controllo dei flussi di materie prime. L’espansione della cultura micenea fino all’Olimpo e a Creta porta a un espansionismo commerciale dall’Anatolia al Vicino Oriente.
Sistema amministrativo miceneo
Nei palazzi (Micene e Tirinto) le tavolette in lineare B sono la fonte per ricostruire il sistema amministrativo. La scrittura era sillabica, derivante dall’A minoica, una forma arcaica di greco, che ci da info sul sistema palaziale. L’economia era basata sulla distribuzione di beni primari in cambio di prestazioni lavorative. I siti palaziali erano lungo le rotte commerciali verso Rodi e Creta e in essi officine producevano beni di prestigio. Le elites quindi si occupavano delle redistribuzioni (in forma di elargizione con feste e banchetti), facevano offerte alle divinità e agli antenati e monopolizzavano la sfera religiosa, mantenendo salda l’immagine di potere e di competizione con gli stati rivali e di avere accesso a circuiti privilegiati con l’Oriente. Il palazzo è un centro amministrativo e residenziale.
Struttura dei palazzi
Micene e Tirinto sono cittadelle in posizione dominante circondate da mura. Il nucleo del palazzo è il megaron (struttura tripartita e isolata) con un trono nel vano centrale, un focolare decorato sulle pareti (indicanti il ruolo amministrativo del luogo). Intorno al megaron magazzini, archivi, residenze, luoghi di culto, centri di produzione. Il palazzo miceneo è più piccolo del minoico, e anche il territorio controllato da ciascuno stato era ridotto. Gerarchia sociale: re-wanako, rawaketa/lawagetas (capo guerriero), tereta/telestas (sacerdote-funzionario), quasireu (precedente dell’omerico basileus, capo anche di un piccolo gruppo), eqeta (compagno del re, in un gruppo guerriero legato al wanax), kerosija (consiglio degli anziani), doero (schiavo di proprietà individuale o divina), artigiani (elencati in tavolette: bronzisti, tessitori, ceramisti... alle dipendenze del palazzo, rinvenimenti di prodotti nel palazzo o vicino, poi esportati). Nelle tavolette si elencano almeno trenta divinità.
Crisi e distruzioni
La crisi del sistema palaziale cretese corrisponde all’espansione di nuove entità politiche nel continente che forse distruggono i palazzi minoici; Cnosso rimane attivo e può essere stata integrata qui la scrittura lineare A portando all’evoluzione in quella B. Poi Cnosso è raso al suolo. Potrebbe esserci stata una miceneizzazione di Cnosso e Creta a seguito di un’ipotetica invasione dal continente che però non trova riscontro archeologico quindi è probabile che elementi micenei vennero acquisiti da uno sfondo minoco locale. Emergono con la distruzione di Cnosso siti nella Creta centrale (Chania dal XIII), ma forse questi stati cretesi sono stati subordinati allo stato continentale miceneo.
Espansione culturale e commerciale
Nel XIV-XIII si ha la massima espansione culturale micenea: la ceramica micenea si sostituisce allaminoica dopo il crollo di Cnosso e si diffonde in tutto il Mediterraneo (Cipro, Libia, Egitto, Levante, Sicilia, Sardegna, Italia, Spagna). Tra questi l’anfora a staffa, crateri, ceramica micenea (prodotta a Troia), testimoniati da relitti della costa dell’Argolide o della Turchia: Uluburun contiene queste ceramiche e armi, spezie, resina... Apparentemente i micenei non intrattennero rapporti diplomatici con Egitto o Vicino Oriente (non scambi epistolari), ed esisteva un commercio palaziale. Le fonti ittite parlano di una terra degni Ahhiyawa a ovest che era coinvolto in rapporti non sempre amichevoli con gli ittiti. Forse sono identificabili con gli achei (termine usato in epoca omerica per indicare i greci), ma non ci sono prove che gli stati micenei fossero identificati sotto un unico re (come dicono i testi ittiti), anche se possibile (emergere di Micene o Tebe).
Distruzioni del XIII secolo
Nel XIII i palazzi micenei furono distrutti, siti rioccupati solo secoli dopo. Queste distruzioni generalizzate (anche a Creta) portarono la fine degli stati micenei e la scomparsa in Egeo di scrittura, architettura complessa e artigianato specializzato (e l’affresco parietale). Anche l’Egitto di Rmsete III è attaccato dai popoli del mare (prevale il faraone), l’impero ittita crolla. In Grecia l’ipotesi è di un’invasione dal nord (dorica), ma si pensa anche a una siccità (creando la base per rivolte interne micenee) o a mercenari che saccheggiano molte città, identificabili con i popoli del mare responsabili in oriente ed Egitto. Nell’Egeo crolla la società palaziale forse anche a causa di già instabilità inerenti al sistema stesso (eccessiva centralizzazione e sfruttamento, eccessiva espansione e incapacità di controllo).
Seccoli bui o dark ages
I secoli bui o dark ages sono la fase di regresso tra il XII e l’VIII (nascita delle poleis). Questa è la fine dell’età dell’oro, un periodo senza storia di ristagno civile e isolamento culturale. Alcuni pensano a una società eroica fondata sul rango individuale (ma l’evidenza archeologica parla di una società egalitaria), dominata dagli eroi omerici di cui rimane il ricordo nei poemi omerici stessi. Nell’XI si abbandona la sepoltura multipla (rito dell’incinerazione), si diffonde l’uso del ferro e l’economia è pastorale. Il periodo termina con una massiccia esplione demografica che porta alla formazione delle città-stato (nascita non improvvisa ma graduale). L’inizio delle dark ages secondo la letteratura greca è l’arrivo dei dori ottant’anni dopo la guerra di Troia. L’economia del X aveva una rete con il Levante come centro. Dal XII la società non fa più uso della scrittura e non è organizzata intorno a un palazzo. Gli insediamenti (sulla sommità di alture e fortificate, lontani dalla costa) principali sono Pilo, Tirinto e Micene e si abbandonano i siti in Beozia, Messenia e Tessaglia. Nella Grecia centrale la società stratificata era simile alle elites micenee. Il ferro è presente diffuso in Grecia, con una tecnica importata da Cipro. Aree intorno ad Atene ed Argo si unificano mentre in Etolia, Acaia e Laconia si abbandonano i siti e interrompono i contatti con l’adriatico. Vi sono siti con una gerarchizzazione fondata su distinzioni di rango tra singoli (Atene, Argo e Cnosso) e siti con un unico leader (Lefkandì in Eubea).
Sviluppo di Atene e Lefkandì
Atene (già neolitico) in espansione nell’XI con area abitata su acropoli e attorno. Vi sono individui di status alto (tombe individuali del Ceramico), un elite dai costumi aristocratici e comunità divisa per età e sesso. Il periodo protogeometrico è di imposizione della produzione ceramica ai circostanti (Creta e Cipro), nel IX il geometrico. Lefkandì cresce economicamente nel IX importando ceramica da Attica e oggetti esotici da Est. Su una collina un grande edificio absidato con all’interno due tombe a fossa con doppia sepoltura e corredo di armi o orientale e scheletri di 4 cavalli. Nel X-IX un migrazione dall’Attica verso l’Anatolia porta alla fondazione di Mileto, Smirne, Cuma eolica (prima colonizzazione, non spostamento in massa). Dal IX la Grecia riprende contatti con Oriente (necropoli con oggetti di corredo).
Creta durante la crisi e la ripresa
A Creta nel XII nuovi siti elevati e inaccessibili, abbandono della fascia costiera. Permangono elementi della civiltà palaziale. Le entità politiche indipendenti hanno omogeneità culturale e le fosse di Thronos e Kephala testimoniano una prima pratica comunitaria. Cnosso aveva più villaggi con più aree cimiteriali (nelle tombe gare di ostentazione con corredi orientali). Identica organizzazione a Eleftherna, con un megaron ai piedi della collina e necropoli che testimonia l’aristocrazia. Si vuole a Creta insaturare rapporto con il passato considerato glorioso. A Kato Symi un importante santuario a terrazze usato da giovani elitari.
Formazione delle comunità stabili
Nell’VIII si formano comunità stabili, si acquisisce una scrittura alfabetica e i greci si diffondono oltremare. La diffusione dell’alfabeto è dovuto al contatto con il levante, lo sviluppo di comunità alla crescita demografica. Scompaiono le ricche sepolture del IX, e anche lo stile figurativo sui vasi pone l’accento sulla comunità distogliendo l’attenzione dai singoli individui. Nascono santuari e templi (edifici monumentali residenza della divinità) grazie ai contatti orientali ed egiziani. Vi sono santuari extraurbani per delimitare il territorio. I santuari come Olimpia e Istmia fino all’VIII ricevevano visitatori locali, ora un pubblico supra-regionale. Delfi era la sede dei giochi pitici, importante in vita religiosa e politica dei greci (offerte votive dal IX). Il santuario di Olimpia in Elide, attivo dal IX, ospita i giochi olimpici, fondati per la tradizione da Eracle (attestati dal 776). In questi santuari le elites depongono oggetti di prestigio come tripodi bronzei, l’esibizione della ricchezza si trasferisce dalla sfera sepolcrale a quella santuariale.
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