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Storia greca: geografia e preistoria dell’antica Grecia

La geografia ha sempre rappresentato un elemento fondamentale per la corretta comprensione della storia greca, e gli stessi Greci, non a caso, ne erano consapevoli: già Ecateo di Mileto (autore del “Periodos Ges”), infatti, tentò una descrizione sistematica del mondo conosciuto; mentre Erodoto, nella sua opera sulle guerre persiane, mostrò una costante attenzione alle condizioni geografiche, ai costumi e alle strutture sociali dei popoli utilizzando lo spazio come chiave interpretativa degli eventi storici.

La Grecia presenta una conformazione fisica molto frammentata: montagne che isolano le pianure, coste frastagliate, numerose isole e una scarsità di grandi fiumi navigabili, e questa struttura incise profondamente sullo sviluppo storico, impedendo la formazione precoce di un’unità politica in favore di comunità autonome spinte verso il mare e, dunque, ai contatti esterni.

Dal punto di vista prettamente geografico, il territorio greco può essere suddiviso in tre grandi aree, ovvero: “Grecia settentrionale”, “Grecia centrale” e “Grecia meridionale”; a esse, inoltre, vanno aggiunti i complessi insulari dell’Egeo e del Mediterraneo orientale.

Grecia settentrionale

La Grecia settentrionale comprende la Tessaglia (una grande pianura circondata dal Monte Olimpo e dal Monte Pindo) che costituì per lungo tempo un’area agricola molto rilevante ma politicamente instabile; a Nord si estendeva la Macedonia, considerata dagli antichi una regione marginale rispetto alla Grecia nonostante la dinastia regnante rivendicasse tali origini; a Est si trovano la Penisola Calcidica (caratterizzata da un precoce insediamento greco) e la Tracia (ricca di metalli e risorse forestali); a Ovest, invece, vi è la zona dell’Epiro che era una zona poco fertile ma di grande importanza religiosa.

Grecia centrale

Per quanto riguarda la Grecia centrale, essa presentava una situazione variegata con le regioni occidentali di Acarnania e dell’Etolia che mantennero a lungo strutture tribali e si organizzarono in forma federale; mentre la Focide e la Beozia videro l’affermarsi di città egemoni, a differenza dell’Attica e della Megaride che conobbero precocemente differenziazioni sociali e tensioni interne; l’Isola di Eubea, posta tra il Centro e il Sud del paese, svolse sin dall’Età arcaica un ruolo di primo piano per il commercio e la colonizzazione.

Grecia meridionale e isole

La Grecia meridionale, invece, era costituita dalla grande penisola nota come Peloponneso, suddivisa in regioni ben distinte come Argolide, Laconia, Messenia e Arcadia (quest’ultima, montuosa e isolata rispetto ai grandi sviluppi politici); oltre alle aree continentali vi sono anche le Isole Cicladi (con Delo come centro religioso), Creta, Cipro e le Isole Ioniche (importanti per i contatti con l’Occidente).

Preistoria dell’antica Grecia

Dal punto di vista della Preistoria, il territorio greco risulta abitato fin dal Paleolitico superiore: in questa fase più antica, infatti, le comunità erano nomadi e basavano la propria economia sulla caccia e sulla raccolta.

Solo nel Mesolitico e, soprattutto, nel Neolitico, a partire dal VI millennio a.C., si affermarono forme di vita stanziale con villaggi permanenti, agricoltura, allevamento e produzione di ceramiche; le aree meglio documentate per questo periodo sono la Tessaglia, la Macedonia e la Tracia, ma tracce di insediamenti neolitici si hanno anche nelle Cicladi e a Creta.

Il passaggio all’Età del bronzo non avvenne in modo brusco, ma fu il risultato di una trasformazione graduale, legata all’introduzione progressiva dei metalli e alla crescente complessità sociale: a partire dal III millennio a.C., infatti, si distinsero tre grandi aree culturali (Elladica, Cicladi e Creta); in questo periodo si osservano un incremento demografico, una maggiore specializzazione delle attività produttive e l’emergere di forme embrionali di amministrazioni (con annesso uso di sigilli e strumenti simili).

Nello specifico, nella Grecia continentale del periodo elladico si vide la comparsa di grandi edifici monumentali (come le cosiddette “corridor houses”) che svolsero funzioni pubbliche e/o amministrative; il sito di Lerna (in Argolide) rappresenta uno degli esempi più significativi con la “Casa delle tegole”, ossia la sede di un potere centrale.

La distruzione di questi edifici segnò un inevitabile periodo di crisi alla fine del periodo Protoelladico II, caratterizzata da abbandoni, cambiamenti nella cultura materiale e riorganizzazioni sociali.

In passato questi mutamenti erano attribuiti alle invasioni di nuove popolazioni, ma più recentemente la storiografia tende a spiegare tali trasformazioni come la conseguenza di un periodo di crisi interne, difficoltà economiche e contatti con altre aree del Mediterraneo orientale; nel mentre, Creta e le Cicladi continuarono a svilupparsi rapidamente spianando il terreno per le civiltà future.

Civiltà minoica e civiltà micenea

Nel corso del Bronzo medio e del Bronzo recente, il centro di gravità del mondo egeo si spostò progressivamente verso Sud, in particolar modo verso Creta che vide svilupparsi una civiltà caratterizzata da un alto livello di complessità politica, economica e culturale: la civiltà dei Minoici.

La posizione geografica dell’isola, posta al centro delle rotte tra Oriente e Occidente, favorì precocemente i primi contatti marittimi e lo sviluppo di una società fortemente orientata alla navigazione e agli scambi.

La periodizzazione della storia cretese si basa su due sistemi cronologici complementari: il primo, introdotto da Arthur Evans, distingue le fasi dell’Antico, del Medio e del Tardo Minoico sulla base dell’evoluzione della ceramica; il secondo, oggi largamente utilizzato, invece, si fonda sulla storia dei palazzi e distingue un periodo Prepalaziale, uno Protopalaziale, uno Neopalaziale e uno Postpalaziale (o Miceneo).

Durante il primo di questi periodi, Creta era caratterizzata da insediamenti diffusi senza grandi centri dominanti, anche se si osservava già una progressiva stratificazione sociale, la quale viene testimoniata dall’emergere di tombe di tipo monumentale, in particolare le tombe “a tholos” della piana di Mesarà.

Un vero cambiamento decisivo si verificò intorno al 1900 a.C. con la costruzione dei primi palazzi, tra cui quello famosissimo di Cnosso e quello di Festo: questi complessi architettonici non erano delle semplici residenze reali, ma veri e propri centri di potere politico, economico e religioso.

Al loro interno si svolgevano attività amministrative complesse, come dimostra la presenza di archivi e l’uso di sistemi di scrittura sillabica, il “Geroglifico minoico” e la “Lineare A”; proprio la comparsa della scrittura, tra l’altro, evidenzia come vi fosse un elevato livello di organizzazione nella società minoica.

Intorno al 1700 a.C. i primi palazzi furono distrutti a causa di eventi naturali e di conflitti interni, ma la ricostruzione fu rapida e portò alla nascita di edifici ancora più imponenti.

Il periodo Neopalaziale, quindi, costituì l’apice della civiltà minoica: i palazzi si organizzarono secondo un sistema territoriale fortemente gerarchizzato, il quale comprendeva anche centri secondari, ville e insediamenti rurali; tutti quanti erano dipendenti dal palazzo centrale.

In questa fase Creta esercitò una forte influenza sull’Egeo, estendendo il proprio controllo e la propria presenza culturale su numerose isole e su tratti della costa anatolica.

La società minoica, dunque, appariva fortemente stratificata ma priva delle caratteristiche militaristiche del mondo miceneo. L’arte e la cultura materiale, invece, mostrano una predilezione per motivi naturalistici e una notevole raffinatezza tecnica.

Inoltre, la religione era strettamente legata al palazzo e al territorio, con santuari urbani, rurali e montani: il palazzo stesso svolgeva una funzione sacra, e la figura del sovrano ebbe anche un ruolo di tipo religioso.

Intorno alla metà del XV secolo a.C. si verificò una nuova crisi: la maggior parte dei palazzi cretesi, a eccezione di Cnosso, fu distrutta.

In questo periodo comparve sull’isola un nuovo sistema di scrittura, la famosissima “Lineare B”, che trascriveva una forma arcaica della lingua greca: questo dato segna una svolta fondamentale, ossia che Creta ormai entrò a far parte dell’orbita dei Micenei provenienti dalla Grecia continentale.

La civiltà micenea prende il nome dal sito di Micene, dove Heinrich Schliemann nella seconda metà del XIX secolo scoprì ricchissime tombe “a fossa” risalenti al XVI secolo a.C. circa: queste sepolture, oltre a essere destinate ai membri dell’élite, contenevano oro, armi e beni preziosi provenienti da varie aree del Mediterraneo; ciò testimonia il loro inserimento negli scambi con gli altri popoli.

Nel corso del periodo che oscilla tra i secoli XIV e XIII a.C., inoltre, la civiltà micenea raggiunse il suo massimo sviluppo, con la costruzione di grandi palazzi a Micene, a Tirinto, a Tebe e in altri centri: questi palazzi, nello specifico, presentavano una struttura relativamente omogenea e svolgevano una funzione centrale nel controllo territoriale, nella gestione delle risorse e nella gestione della popolazione; a differenza di quelli minoici, quelli micenei vennero fortificati per svilupparsi anche a livello militare e per fare attenzione alla difesa dei propri domini.

La struttura della società micenea è nota soprattutto alle tavolette scritte in Lineare B: da tali fonti, infatti, emerge un sistema fortemente centralizzato e burocratico, al cui vertice si trovava il “Wanax” (sovrano dotato di ampi poteri politici, economici

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher michaelfedericodintino.sdp.99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Guizzi Francesco.
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