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2º parziale - Commercio internazionale, dazi doganali e crescita

La tesi del vantaggio comparato a favore del libero commercio e le sue implicazioni

Secondo Ricardo, il commercio è un potente fattore di crescita economica perché permette di allocare i fattori della produzione nel modo più efficiente. La teoria dei vantaggi comparati afferma che il benessere complessivo di due paesi è massimo se entrambi si concentrano nella produzione del bene in cui sono più efficienti (costi di produzione più bassi) e scambiano gli altri beni (quelli che producono a costi più elevati). Questa teoria considera i due paesi congiuntamente, non il massimo vantaggio dell’uno o dell’altro. Inoltre, la teoria predice che per commerciare è sufficiente che i due paesi godano di un vantaggio relativo (non assoluto) nella produzione di un bene.

Lezioni dal vantaggio comparato: la produzione mondiale cresce quando i paesi si specializzano in ciò che producono meglio, cioè nei beni per i quali hanno i minori costi opportunità. Una volta che la produzione è cresciuta, è possibile migliorare il benessere in entrambi i paesi, facendo in modo che le merci siano distribuite in modo che entrambi abbiano di più che in autarchia. Ciò avviene se tutti i paesi esportano i beni per cui hanno un vantaggio comparato.

Allora, perché spesso ci si oppone al libero scambio? Il libero commercio danneggia alcuni favorendo altri; chi vince compensa chi perde. Problemi: come si attua o impone la compensazione? È sempre possibile compensare le persone per la perdita del loro lavoro? In assenza di compensazioni, è molto facile per i gruppi svantaggiati organizzarsi per spingere al protezionismo.

Ricardo fu il primo a affermare che i paesi commerciano per sfruttare i rispettivi vantaggi comparati. I paesi differiscono solo per la produttività del lavoro nella produzione di beni diversi. Ciascun paese dovrebbe specializzarsi nel bene nella cui produzione risulta relativamente più efficiente. Un paese dovrebbe commerciare con il resto del mondo anche se non gode di un vantaggio assoluto nella produzione di alcun bene. Per esportare una merce non è necessario essere più efficienti degli altri paesi nella produzione di quella merce. È sufficiente essere relativamente più efficienti nella sua produzione che nella produzione di altre merci.

Questo è legato al concetto di costo opportunità; attraverso il commercio internazionale, l’estensione del mercato oltrepassa i confini nazionali e consente ai singoli paesi di specializzarsi. Il concetto di vantaggio comparato implica che la forza lavoro impiegata per produrre una merce non può essere usata per produrre altre merci. La produzione perduta è il costo opportunità della specializzazione. In assenza di scambi con l’estero, un paese deve produrre tutti beni che gli sono necessari, mentre in presenza di scambi si concentra sui beni nella cui produzione è più efficiente e potrà poi vendere parte del prodotto all’estero in cambio di beni nella cui produzione è meno efficiente, ottenendo così un incremento del livello di benessere complessivo dei cittadini.

Teorema di Heckscher-Ohlin

Il vantaggio comparato dipende dall’abbondanza relativa dei fattori di produzione, anziché dalle differenze nella produttività del lavoro. Ciascun paese gode di un vantaggio comparato nella produzione di beni che utilizza i fattori più abbondanti.

Secondo il modello H-O:

  • I paesi ricchi del fattore terra e poveri di forza lavoro dovrebbero specializzarsi nella produzione agricola e importare beni industriali (es. Stati Uniti).
  • I paesi ricchi di capitale e poveri di lavoro dovrebbero specializzarsi nella produzione industriale ad alta intensità di capitale (es. Gran Bretagna).
  • I paesi ricchi di lavoro e poveri di terra dovrebbero concentrarsi nella produzione industriale ad alta intensità di lavoro (es. Italia).

Sia secondo la teoria di Ricardo che quella di Heckscher-Ohlin, il regime ottimale di politica commerciale è il libero scambio.

Gli assunti teorici di questi modelli sono:

  • Immobilità dei fattori di produzione (il capitale non si sposta, i lavoratori non emigrano).
  • Libero accesso alla tecnologia.
  • Assenza di economie di scala.

Infatti, se i fattori di produzione si muovono, le dotazioni dei fattori dei paesi sono alterate e i vantaggi comparati iniziali cambiano. Inoltre, le economie di scala alterano la competizione spostandola dal prezzo alla differenziazione di prodotto. Quindi, questi modelli dei vantaggi comparati sono irrealistici.

Il modello Heckscher-Ohlin e i suoi teoremi

Il modello Heckscher-Ohlin ha dato origine a vari teoremi:

  • Teorema dell’eguaglianza dei prezzi dei fattori: in condizioni di libero commercio si determinerà una convergenza dei prezzi dei fattori e delle merci. Tuttavia, ci sono poche prove.
  • Teorema di Rybczynski: un aumento della dotazione di un fattore di produzione determina un aumento della produzione dei beni che usano più intensivamente quel fattore. Vi è evidenza storica: quando l’offerta di lavoro in un paese aumenta dopo flussi migratori o crescita della popolazione, c’è una tendenza a produrre una maggiore quantità di beni a uso intensivo di lavoro.
  • Teorema di Stolper-Samuelson: i prezzi relativi dei fattori sono determinati dai prezzi relativi dei beni prodotti. Il commercio internazionale influenza i prezzi dei prodotti e quindi anche quelli dei fattori. Se in un paese il lavoro è abbondante, l’apertura al commercio internazionale porterà a un aumento del prezzo relativo del bene ad alta intensità di lavoro e del fattore lavoro. Quindi, l’apertura favorirà il lavoro e danneggerà il capitale.

I flussi commerciali non sono stati determinati solo dal mercato e dai vantaggi comparati; spesso i governi hanno cercato di influenzare gli scambi.

Perché i governi hanno imposto dazi visti i benefici del commercio internazionale?

Stolper e Samuelson hanno dimostrato che l’apertura di un paese al commercio internazionale e il passaggio a una specializzazione produttiva basata sui vantaggi comparati cambiano i rendimenti dei diversi fattori di produzione. Il prezzo dei beni esportati tende ad aumentare mentre il prezzo dei beni importati a diminuire. Questo porta inevitabilmente a tensioni tra i vari settori. La politica commerciale può essere causa di conflitti all'interno di una nazione, infatti l’apertura commerciale favorisce alcuni gruppi e ne danneggia altri. Può essere causa anche di conflitti tra nazioni; ad esempio, i paesi che proteggono la propria agricoltura ostacolando l’importazione di prodotti agricoli danneggiano gli interessi dei paesi dotati di un vantaggio comparato nella produzione agricola. Per questo motivo, il protezionismo è spesso considerato un “gioco a somma zero”: al guadagno (o perdita) di un paese corrisponde la perdita (o guadagno) di altri paesi.

La struttura dei flussi commerciali: differenze tra 19º e 20º secolo

Heckscher e Ohlin elaborarono la loro teoria analizzando la struttura del commercio internazionale nel 19º secolo. I flussi commerciali erano di natura inter-settoriale, ovvero i paesi commerciavano beni prodotti da settori diversi. Per esempio, l’80% delle esportazioni del Regno Unito erano manufatti, mentre l’80% delle importazioni erano beni primari. L’Europa nordoccidentale era sul 50% per entrambe. Negli USA i beni primari erano il 75% delle esportazioni.

Gli USA e il Canada esportavano materie prime e prodotti alimentari, importando macchinari e manufatti dalle economie europee (soprattutto UK). Gli USA erano un paese ricco di terra e quindi godevano di un vantaggio comparato nel settore agricolo. Gli USA importavano anche prodotti primari da regioni che potevano sfruttare vantaggi comparati diversi dall’abbondanza di terra (es. zone tropicali). A differenza dei paesi meno sviluppati, gli USA e il Canada non importavano una quota elevata di manufatti. Questo dimostra che non erano solo i vantaggi comparati a determinare la struttura dei flussi commerciali, ma anche le politiche commerciali. Di fatto, entrambi i paesi proteggevano la propria industria manifatturiera e divennero sempre più autosufficienti. La presenza di economie di scala a livello dell’industria (ridurre il costo di produzione di un’unità aggiuntiva di un bene aumentando la quantità prodotta) può essere una motivazione per attuare la protezione.

Se durante il 19º secolo il commercio internazionale ha seguito il modello di Heckscher e Ohlin, nel 20º la situazione è diversa. Il commercio è divenuto sempre più intra-settoriale, cioè i paesi esportano beni simili a quelli che importano. Nell’Europa occidentale, la maggior parte del commercio internazionale si svolge all’interno dell’area, e riguarda soprattutto i beni industriali.

Perché si importano beni che è possibile produrre nei propri confini nazionali?

Secondo Krugman, in presenza di economie di scala il commercio internazionale non deve basarsi necessariamente sul vantaggio comparato. Le economie di scala a livello dell’impresa generano concorrenza imperfetta: poiché le imprese godono di un vantaggio di scala, le più grandi saranno più efficienti. Il modello della concorrenza monopolistica illustra in che modo si crea una situazione in cui un certo numero di imprese producono beni differenziati e ciascuna detiene un certo grado di monopolio rispetto al prodotto. I profitti derivanti dal monopolio si annullano a causa della concorrenza di nuove imprese. Quindi, quanto più ampio è il mercato, tanto più numerose e grandi saranno le imprese che vi operano. L’apertura al commercio internazionale consente di avere beni meno costosi e più differenziati a vantaggio dei consumatori.

Attualmente, gran parte del commercio mondiale riguarda i manufatti. L’elasticità della domanda rispetto al reddito è maggiore per i prodotti industriali che per quelli agricoli. Per questo motivo, l’aumento del reddito mondiale ha provocato un aumento della percentuale dei manufatti nel commercio e nella produzione. Il modello di Heckscher e Ohlin ha quindi ormai perso rilevanza? NO, per diversi motivi: innanzitutto, il commercio tra paesi industrializzati e meno sviluppati è ancora largamente inter-settoriale. Un’altra ragione riguarda la definizione di intra-settoriale; è vero che la Danimarca importa ed esporta prodotti farmaceutici, ma è specializzata in alcuni prodotti come l’insulina e gli antibiotici, e questa specializzazione rispecchia i vantaggi comparati.

La politica commerciale e la crescita

Sebbene per molto tempo si è pensato che il commercio internazionale favorisse la crescita economica, la teoria tradizionale del commercio internazionale non postula questa relazione, perché non prende in considerazione i tassi di crescita. Questa teoria afferma che il commercio aumenta il benessere. L’apertura al commercio e la specializzazione internazionale permettono di usare in modo più efficiente le risorse e quindi aumentare la produzione totale. Il commercio internazionale ha un impatto sulla crescita economica anche attraverso il cambiamento tecnologico. Siccome una parte della conoscenza tecnologica è incorporata nei beni strumentali, importandoli si importa conoscenza.

La teoria della crescita di prima generazione di Solow non coglieva tale aspetto perché ipotizzava che la tecnologia fosse esogena. Secondo la “nuova teoria della crescita”, invece, poiché la conoscenza ha natura di bene non rivale, quando un paese importa una nuova tecnologia, il paese che l’ha creata non ne rimane privo. Quindi, attraverso la diffusione delle conoscenze, il commercio internazionale stimola la crescita.

Alcune precisazioni: la nuova teoria della crescita mette in relazione il cambiamento tecnologico anche alla spesa in ricerca e sviluppo (R&S). Poiché gli investimenti delle imprese dipendono dai rendimenti attesi, ambienti altamente concorrenziali si associano a una spesa più bassa in R&S. Dato che il commercio internazionale favorisce la concorrenza, potrebbe avere quindi un effetto negativo sul progresso tecnologico e quindi sulla crescita. Sono però state create numerose istituzioni come i brevetti, per incentivare le imprese a investire in R&S anche in ambiente concorrenziale. L’estensione di queste tutele a livello internazionale è però difficile: i possibili vantaggi della protezione dell’industria implicano che l’impatto della politica commerciale dipende non solo dal grado di protezione ma anche dalla scelta dei settori da proteggere. Ad esempio, una protezione elevata sui prodotti agricoli potrebbe rendere meno costosi i beni capitali favorendo gli investimenti, mentre i dazi doganali sui manufatti possono accelerare la riallocazione del lavoro dal settore agricolo a quello manifatturiero ad alta produttività. Le due ipotesi implicano politiche commerciali contrastanti, dato che non è possibile favorire allo stesso tempo sia l’industria che l’agricoltura.

Tesi dell’industria nascente

L’argomentazione più importante a favore del protezionismo è la tesi dell’industria nascente, che si collega alla protezione dell’industria americana durante il 19º secolo. La protezione all’industria potrebbe essere giustificabile se apprendimento mediante l’esperienza e economie di scala dinamiche favorissero il progresso tecnico.

Figura 8.1

Il UK è produttore consolidato di macchinari e produce una quantità Q1 in corrispondenza della quale la domanda è soddisfatta a un dato livello di costi medi. Il costo di produzione di ciascuna unità (AC) diminuisce all’aumentare del livello di produzione, questo può essere dovuto all’apprendimento mediante esperienza o a economie di scala. A questo livello di produzione il costo medio per unità è pari a P1, che è anche il prezzo di vendita unitario. Nonostante la curva dei costi medi degli USA sia più bassa rispetto a quella del UK, quando l’industria statunitense avvia la produzione non può offrire un prezzo inferiore a C0, e quindi sarà messa fuori mercato. Ipotizziamo che gli USA decidano di proteggere la propria industria fino al suo consolidamento. All’aumentare del prodotto si avrà una diminuzione dei costi medi, fino al punto in cui l’industria USA metterà fuori mercato quella britannica e la protezione non servirà più. In realtà, è difficile determinare quali industrie abbiano un effettivo potenziale di crescita. La protezione di un settore senza potenziale porterebbe alla creazione di un’industria interamente dipendente dal sostegno statale e rimuovere la protezione in seguito sarebbe molto difficile. I vantaggi derivanti dall’eliminazione della protezione statale in un ambiente di economie di scala sono chiamati vantaggi dinamici. La tesi della protezione dell’industria nascente dipende dall’esistenza di fallimenti del mercato. In un mercato efficiente, industrie dotate di potenziale attrarrebbero investitori privati.

Nel complesso, la teoria del commercio internazionale è piuttosto ambivalente circa l’impatto degli scambi commerciali con l’estero sulla crescita.

Le lezioni della storia dal mercantilismo al libero commercio

Ricardo elaborò la propria teoria basata sul vantaggio comparato osservando il funzionamento delle Corn Laws, le leggi che all’epoca regolamentavano le importazioni di grano in Gran Bretagna. L’abrogazione delle leggi nel 1846 avviò un’ondata di liberalizzazioni commerciali e diede inizio alla prima era del libero commercio dal 1850 al 1875. I dazi doganali però erano già in diminuzione da prima del 1846.

L’agricoltura non era il solo settore protetto. I governi dipendevano molto dai ricavi dei dazi doganali. Nell’era del mercantilismo (17º-18º secolo) si imponevano dazi anche per promuovere o proteggere l’industria nazionale. L’obiettivo era costituire riserve di metalli preziosi. Secondo i mercantilisti, i dazi e i sussidi all’industria nazionale avrebbero generato un avanzo nel bilancio delle partite correnti, favorendo le esportazioni e contrastando le importazioni. Teoria che avrebbe funzionato se gli altri paesi non avessero adottato la stessa politica, cosa che successe.

L’epoca mercantilista non fu però una fase di stagnazione del commercio internazionale, erano gli anni di espansione europea oltreoceano. Gran parte del commercio consisteva in beni non producibili all’interno dei paesi.

Durante la rivoluzione industriale, il UK dipendeva molto dai mercati americani perché i paesi europei avevano pesanti dazi. I successi militari del UK nelle colonie hanno garantito continuità alla rivoluzione, assicurando mercati per i prodotti. Però, il commercio internazionale poté decollare del tutto solo dopo lo smantellamento delle barriere al commercio alzate dalle politiche mercantiliste.

Ci volle molto tempo prima che le barriere protezionistiche venissero abbattute. Le motivazioni sono già emerse nel teorema di Stolper-Samuelson. Diversi gruppi sociali avevano interessi in conflitto fra loro. Ad esempio, il movimento per l’abrogazione delle Corn Laws metteva di fronte proprietari terrieri (risorsa scarsa) e industriali e sindacati operai. I dazi sul grano determinavano infatti un aumento dei salari nominali nel settore manifatturiero e una diminuzione di quelli reali. Spesso, gli interessi dei gruppi sociali danneggiati da una politica doganale hanno un impatto sulle politiche adottate sproporzionato rispetto alla loro dimensione.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiaraparravicini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi dell' Insubria o del prof Suffia Ilaria.
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