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STORIA

D’IMPRESA

Indice

01 La figura dell’imprenditore .................................................................................................................................... 2

02 Teorie dell’impresa ..................................................................................................................................................... 4

03 Impresa e contesto socio-culturale ..................................................................................................................... 8

04 Istituzioni, Stato e sistemi finanziari ................................................................................................................ 10

05 Grande impresa, dimensione e performance ............................................................................................... 14

06 Forme d’impresa, multinazionali e distretti ................................................................................................. 15

07 Strutture organizzative e strategie ................................................................................................................... 19

08 Organizzazione del lavoro e sistemi produttivi ........................................................................................... 21

CAPITOLO 01

La figura dell’imprenditore

Esistono due tradizioni di ricerca per la figura dell’imprenditore:

• Continentale: approccio ermeneutico-interpretativo che valorizza l’agire individuale e la creatività dei

soggetti economici.

• Anglosassone: stile analitico che privilegia la considerazione delle grandezze macroeconomiche.

La tradizione continentale: Legittimazione del profitto dell’attività mercantile come remunerazione del

rischio e dell’incertezza (periculum) in quel momento è l’attività economica più rilevante. Si afferma una

società dalla forte connotazione mercantil-imprenditoriale che possiamo considerare alla base della

società capitalistica che la seguirà.

Richard Cantillon propone per la prima volta nel Settecento il termine entrepreneur. È il «vero

organizzatore di tutto ciò che si produce», Colui che sfrutta le opportunità di mercato create dalla

discrepanza tra domanda e offerta. È uno dei tre agenti economici (gli altri sono proprietari e salariati).

L’unico che affronta il rischio derivante dal (comprare a un prezzo certo e vendere a un prezzo incerto).

Nicolas Badeau era un Fisiocratico che si concentra sull’imprenditore agricolo e lo distingue dal

proprietario e dal salariato. È il «proprietario del raccolto» perché è colui che «metteva in atto le

migliorie, che correva i rischi e affrontava tutte le fatiche e le incertezze» Oltre a quello di rischio quindi

viene associato all’imprenditore anche il concetto di innovazione.

Melchiorre Gioia «L’intraprenditore» è un intermediario tra proprietari/capitalisti e operai «sono i centri

da cui parte il movimento sociale, sono i canali da cui si diffondono le ricchezze di tutti, e si ripartono

secondo i titoli di ciascuno.

Jean-Baptiste Say tra Sette e Ottocento sottolinea il ruolo manageriale dell’imprenditore. Distingue tra

chi fornisce capitale a un’impresa e chi dirige, controlla la produzione. Consente la creazione di prodotti

per il consumo. In sostanza l’imprenditore applica la conoscenza (oltre che affrontare il rischio e

innovare).

La tradizione anglosassone: Adam Smith, padre dell’economia politica. L’undertaker è il proprietario

dell’impresa. Nel Settecento inglese la fabbrica tipica è di dimensioni limitate e tutte le decisioni vengono

prese dal proprietario che quindi è manager e capitalista.

David Ricardo non approfondisce la figura dell’imprenditore. Era più interessato all’accumulazione di

capitale che sta alla base dello sviluppo del sistema economico.

John Stuart Mill che la figura dell’imprenditore entra nella riflessione anglosassone. Tuttavia si tratta di

una sorta di manager stipendiato che partecipa al rischio d’impresa e dei profitti prodotti. Mill ha vissuto

gli anni della Rivoluzione industriale; le imprese sono di dimensioni maggiori (nascono le prime società

per azioni) e si afferma un dinamico mercato dei capitali. Proprietà, direzione, funzione finanziaria e

manageriale iniziano a separarsi.

Karl Marx distingue tra capitalista attivo e proprietario «la porzione di profitto che spetta al capitalista

operante si presenta adesso come guadagno di imprenditore». Ma quest’ultima viene poi definita

semplicemente come «un salario di controllo», più alto di quello degli operai.

Alfred Marshall, fondatore dell’economia industriale, riserva all’imprenditore il ruolo di organizzatore

della produzione retribuito con una quota dei profitti. Ma si tratta comunque di una figura dedita ad

attività di routine in imprese medio-piccole rivolte direttamente al mercato è molto simile a un manager.

A ispirare Marshall sono stati gli scritti di Walter Bagehot, direttore di «The Economist» Critico

dell’impostazione teorica di Smith, si focalizza sull’imprenditore con un approccio estremamente

soggettivista (è lui [l’imprenditore] a decidere quali merci offrire al pubblico e come e quando offrirle;

tutto il resto non è che materia prima).

Joseph Alois Schumpeter l’imprenditore è il motore dello sviluppo economico. L’analisi punta sul

funzionamento dinamico del sistema economico «la storia del capitalismo è segnata da esplosioni e

catastrofi violente». Trasforma invenzioni in innovazioni: rende sfruttabili economicamente le invenzioni.

Fa da ponte tra tecnologia ed economia. Il rischio è ripagato dai profitti dovuti alla temporanea rendita

di posizione monopolistica garantita dall’innovazione. È temporanea perché le innovazioni vengono

imitate e incentivano la ricerca di nuovi progressi. La «prima innovazione» in una fase specifica di un

settore di produzione ne sollecita altre «vicine». Questo motiva la natura ciclica e fluttuante del processo

di crescita capitalistica. Schumpeter individua tre cicli di lungo periodo:

• innovazione nel tessile e metallurgico della Prima rivoluzione industriale;

• l’innovazione e lo sviluppo delle ferrovie;

• La nascita e crescita dei settori elettrico, chimico, automobilistico (ancora in atto quando pubblica Business

cycles).

Schumpeter si ispira alle c. d. «onde di Kondratiev» (I maggiori cicli economici, 1925): Cicli sinusoidali di

50-70 anni che spiegano lo sviluppo del sistema capitalistico. Tra le cause dei cicli ci sono gli investimenti,

le crisi, le guerre e soprattutto le innovazioni.

In questo «secondo Schumpeter» «muore» l’imprenditore individuale e si apre la strada a un «socialismo

manageriale». Negli USA Schumpeter conosce le dinamiche dei grandi trust dove non sono gli

imprenditori individuali ma i manager i detentori del potere decisionale.

Frank Knight la caratteristica principale dell’imprenditore ha a che fare con i concetti di rischio e

incertezza. Rischio: misurabile e valutabile ex ante e quindi coperto da assicurazione (è trasferibile ad

altri). Incertezza: non è quantificabile perché riguarda il nuovo e l’ignoto (cosa fare e come farlo).

Compito dell’imprenditore è:

• Previsione dei futuri scenari

• Direzione della ricerca tecnologica

• Controllo della produzione

In caso di incertezza l’aspetto decisionale prevale su quello esecutivo. Il profitto è la retribuzione di

questa attività. L’attività imprenditoriale così definita Knight si esplica non solo in momenti di

cambiamento del sistema economico ma anche in un (ambiente economico neoclassico).

La scuola austriaca nasce a Vienna negli anni ‘80 dell’Ottocento. I prezzi non sono una misura del valore:

Emergono dai processi di scambio che dipendono da valutazioni soggettive. Veicolano informazioni

rispetto ad abbondanza/scarsità di beni sul mercato. Coordinano le azioni degli agenti economici. Il

mercato concorrenziale è un processo di scoperta di nuove opportunità di profitto in un ambiente in

continuo cambiamento. Israel Kirzner l’imprenditore è quindi un intermediario che trova e collega

informazioni nel mercato. Attività dell’imprenditore:

• Organizzazione

• Innovazione

• Attenzione, lungimiranza

Coglie gli squilibri di mercato che diventano opportunità di profitto. Es. Bisogni insoddisfatti, possibilità

di produrre beni migliori e/o più economici. Raccoglie informazioni e fa ipotesi sull’andamento futuro

del mercato. Se per Schumpeter l’imprenditore squilibra il mercato, per Kirzner è un fattore di

riequilibrio.

Mark Casson l’imprenditore prende «decisioni critiche e fondamentali riguardo il coordinamento di

risorse scarse». Dal suo punto di vista, l’imprenditore è allo stesso tempo capitalista, proprietario e

2

STORIA D’IMPRESA •

manager. Le qualità di un imprenditore di successo sono quindi: la volontà di affrontare il rischio,

capacità di innovare, desiderio di profitto, abilità ad assumere decisioni critiche, l’alertness verso le

potenziali fonti di guadagno, capacità di togliere informazioni…

CAPITOLO 02

Teorie dell’impresa

Nella teoria economica classica le imprese: Hanno dimensioni minime, competono con molti

concorrenti, da sole le aziende non possono influire sul prezzo di mercato.

Werner Sombart: propone una spiegazione dell’evoluzione del sistema capitalista dalle origini fino al

novecento, incentrata sull’analisi dell’impresa capitalistica. È un’organizzazione economica di scambio, in

cui collaborano, uniti dal mercato, due diversi gruppi di popolazione, i proprietari dei mezzi di

produzione, che contemporaneamente hanno la direzione e costituiscono i soggetti economici, e i

lavoratori nullatenenti (come oggetti economici); tale organizzazione è dominata dal principio del

profitto e dal razionalismo economico. In questo sistema si afferma lo spirito capitalista: il risultato del

passaggio:

• Dallo spirito dell’intrapresa (lo spirito di potere e conquista, l’origine e la forza motrice del sistema

capitalistico)

• Allo spirito borghese (la razionalità, l’ordine e lo spirito conservatore)

• Spirito di Faust (irrequietezza, ansia).

Lo scopo dell’impresa è il conseguimento di profitti attraverso la stipula di contratti e quindi l’aumento

del capitale. Il capitale è quindi la somma dei valori di scambio che costituisce il fondamento reale di

un’impresa. Inizia e finisce sotto forma di denaro, mentre nelle fasi intermedie si presenta sotto forma di

merci o mezzi di produzione. L’imprenditore svolge funzioni organizzative, commerciali e

contabili/amministrative. Individua tre punti, che rappresentano, da un lato fasi successive dello sviluppo

economico e dall’altro gradi di un processo di deconcretizzazione dell’attività imprenditoriale.

1) il tecnico

2) il commerciante

3) il finanziere

Nella fase del capitalismo maturo in realtà queste tre caratteristiche coesistono. Il tecnico si muove nel

mercato del lavoro. È un imprenditore innovatore che all’inventiva aggiunge la capacità organizzativa.

L’esempio è Werner Siemens che, con lo sviluppo del principio dinamo-elettrico, crea il primo veicolo su

rotaia mosso da elettrici. Il commerciante: L’ambito di riferimento è il mercato dei prodotti «il

commerciante ideale è colui che crea i bisogni per i quali […] produce i mezzi di soddisfacimento».

L’esempio è Emil Rathenau. Il finanziere: L’ambito di riferimento è il mercato dei capitali. Il suo obiettivo

è «realizzare nuove fondazioni, fusioni, cartelli». Cerca di servirsi dell’autorità statale per guadagnare

posizioni di monopolio. Un esempio è Hugo Stinnes, imprenditore dei cartelli siderurgici.

Sombart nota che nel capitalismo maturo all’imprenditore tradizionale si sostituisce un’organizzazione

complessa caratterizzata da:

Distacco della funzione imprenditoriale dalla proprietà

1. progressiva specializzazione dell’attività produttiva

2. integrazione fra attività produttiva e attività finanziari

3.

Berle e Means: Il contesto economico degli USA negli ultimi decenni dell’Ottocento: processo di

ristrutturazione e razionalizzazione del sistema economico e imprenditoriale. Emerge il c. d. big business

caratterizzato da grandi corporations. Società anonime gestite da gerarchie manageriali. Critiche da

osservatori contemporanei come Thorstein Veblen che accusa finanza, burocrazie manageriali e

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STORIA D’IMPRESA •

oligopoli di manipolare il mercato e inquinare il progresso industriale ai danni della società nel suo

complesso. Mette in opposizione «finanza» e «industria». Auspica che la direzione delle aziende e della

società passi dai banchieri agli ingegneri. In The modern corporation and private property (1932) notano

che grandi corporation controllano metà della patrimonializzazione delle società e introitano quasi la

metà del reddito (escluse le banche). 2/3 della ricchezza industriale è passata da proprietà individuale e

grandi società. Le grandi società erano possedute da migliaia di azionisti. Separazione tra proprietà e

controllo delle imprese: Proprietà parcellizzata in molti azionisti; controllo nelle mani di pochi manager.

Modalità di separazione tra proprietà e controllo:

controllo di maggioranza (esclude la minoranza dei proprietari)

1. controllo di minoranza (esclude la maggioranza dei proprietari)

2. controllo degli amministratori (corrispondeva alla public company).

3.

Corrisponde alla public company, in cui i proprietari vengono esclusi. Possibile divergenza di interessi tra

azionisti e manager.

Ronald Coase: Premessa: solo in ambiente concorrenziale (costi di negoziazione nulli) l’impresa

“neoclassica” è una soluzione efficiente. Nella realtà questi costi esistono, Coase li chiama transaction

costs: costi di impiego dei meccanismi di mercati. L’impresa emerge quando internalizzando i costi è più

efficiente del mercato. L’utilizzo del mercato ha dei costi:

• Determinare gli attori coinvolti

• Recuperare informazioni

• Condurre trattative

• Stendere contratti

• Monitorare il loro rispetto

Attraverso l’istituzione-impresa, si internalizzano le negoziazioni, si allocano le risorse in via gerarchica e

si riducono i costi di transazione. Le dimensioni dell’impresa crescono quando transazioni, che

alternativamente potrebbero assumere la forma di scambi di mercato, vengono organizzate all’interno

dell’impresa.

al crescere della scala d’impresa, si verificano rendimenti decrescenti della funzione imprenditoriale -

1.

> aumentano costi di organizzazione;

l’aumento delle transazioni non consente un’allocazione ottimale delle risorse;

2. la piccola impresa può avere altri vantaggi superiori alla grande impresa

3.

Si tratta di una teoria dell’equilibrio mobile: analizza gli effetti del cambiamento di costi organizzativi e

costi di transazione spiega l’espansione o la contrazione di un’impresa.

Strategia, struttura e vantaggio competitivo

Edith Tilton Penrose: Un insieme di risorse – materiali e umane – coordinate da un’organizzazione

amministrativa allo scopo di produrre beni e servizi da vendere sul mercato in cambio di un profitto. A

rendere unica un’impresa è l’eterogenità di servizi che queste risorse consentono di offrire.

Attuazione: processi di apprendimento aumentano esperienza e conoscenza da una parte aumenta

l’efficienza nell’utilizzo delle risorse, dall’altra queste stesse risorse consentono di sviluppare ulteriori

servizi.

Completamento: si liberano risorse impiegate creando una situazione di disequilibrio temporaneo,

esistono sempre risorse inutilizzate. Per le imprese dinamiche queste risorse sono un incentivo a

innovare ed espandersi e una fonte di vantaggio competitivo.

La teoria della crescita dell’impresa La crescita dipende dal rapporto tra risorse produttive e opportunità

di mercato. L’imprenditore è fondamentale perché interpreta le informazioni dall’ambiente esterno e

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STORIA D’IMPRESA •

può procedere alla diversificazione. È fondamentale sviluppare e proteggere il proprio nucleo di attività

di base.

Alfred D. Chandler Jr: Campo di studio: le corporations, soprattutto quelle americane. Innovazione è il

motore del cambiamento. La gerarchia manageriale Individua le strategie adatte alla crescita

dell’impresa. Strategia: pianificazione di obiettivi di lungo periodo, criteri d’azione e allocazione di

risorse. Struttura: le strutture gerarchiche organizzative individuano e applicano le strategie più adatte

alla crescita delle imprese e quindi del sistema economico nel suo complesso. La struttura dipende dalla

strategia: Strutture complesse sono la conseguenza della concatenazione di diverse strategie, in

particolare quelle di:

• Integrazione verticale: assunzione di nuove funzioni a livello produttivo, finanziario, commerciale.

• Diversificazione: sviluppo nuove linee di prodotto.

L’Inefficienza dipende dal mancato adeguamento delle strutture alle strategie. I responsabili sono i

manager. In The Visible Hand propone un’analisi comparata dei sistemi d’impresa in USA ed Europa. In

Scale and Scope introduce il concetto di first mover: Imprese che per prime colgono le opportunità

create dalle innovazioni della Seconda Rivoluzione Industriale, competono in settori ad alta intensità di

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Superr_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia d'impresa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Ferrante Riccardo.
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