Estratto del documento

Regni barbarici: dalla caduta di Roma alla fine dei Merovingi

Fine dell’impero romano e continuità della Chiesa

La scomparsa dell'Impero romano lasciò un grande vuoto nell'Occidente. La costruzione politica in cui milioni di persone avevano per secoli vissuto si dimostrò incapace di sopravvivere al duplice assalto delle popolazioni germaniche a nord e degli arabi a sud. L'impero d'Occidente, comprendente Roma, cadde per primo, ad opera di tribù provenienti da terre al di là del limes. Successivamente gran parte dell'Impero d'Oriente, la "nuova Roma" bizantina, venne conquistata dall'Islam.

Il vuoto generato nel V secolo era stato causato dalla perdita dell'idea dello Stato imperiale centralizzato e del principio capitale per il quale tutti i componenti della sua popolazione erano stati soggetti a una sovranità unica: direttamente o indirettamente, l'autorità pubblica era appartenuta esclusivamente all'imperatore. Nell'impero romano l'imperatore era assoluto, cioè non vincolato dal diritto, essendo egli la fonte suprema. Per di più egli non era responsabile verso il popolo e suoi rappresentanti. Nel contempo, il Senato romano, privo di reale peso politico, aveva perso l'antica importanza. I pilastri che sostenevano l'esistenza dell'Impero erano un sistema fiscale rigoroso e una burocrazia imponente. Ma entrambi erano tanto opprimenti da indurre molti cittadini a preferire i barbari alla "civiltà".

Lo Stato romano, considerato un'entità impersonale ed eterna, era retto da magistrati. L'imperatore era il magistrato più alto e, in quanto tale, era tenuto a governare, difendere e ingrandire lo Stato. Si trattava di un impero romano, ellenistico e orientale: a Roma doveva il genio giuridico e amministrativo, alla Grecia le arti e la scienza, mentre dall'Oriente proveniva il potere assoluto del divino dominus.

Nel IV secolo l'impero aveva iniziato a tollerare il cristianesimo, per poi sostenerlo e privilegiarlo come sola religione dello Stato. In compenso, le chiese cristiane furono poste sotto la tutela ed il controllo imperiali. Fu proprio la Chiesa l'unica istituzione a sopravvivere nel V secolo, riuscendo a stabilire legami speciali con i nuovi dominatori (i re barbari), che ne accettarono l'autorità morale.

Le nuove comunità politiche

Nel nuovo mondo gli elementi romani erano stati rimpiazzati. Secondo la nuova mentalità, la pubblica autorità poteva essere esercitata, in maniera autonoma, da soggetti diversi in luoghi diversi, senza alcun bisogno di farne derivare l'origine da un sovrano. La funzione del re consisteva nel mantenere la coesione tra i vari governanti e nel mobilitarli per gravi questioni riguardanti l'intero gruppo etnico. La base del potere era etnica, cioè legata alla stirpe indipendentemente dal luogo da questo abitato e solo quando le popolazioni germaniche trovarono una sistemazione definitiva, divenne territoriale.

Una vittima della scomparsa dell'universalismo fu il diritto romano: i popoli germanici avevano propri ordinamenti tribali che non avevano niente in comune con quello di Roma. In origine i re germanici erano capi militari temporanei eletti per la durata di una campagna. In tempi normali non c'erano governanti permanenti e le decisioni politiche erano prese da assemblee di nobili, di anziani o da parte di tutti gli uomini liberi. Il potere dei capi militari temporanei era divenuto permanente durante il periodo delle grandi migrazioni.

Nonostante i re germanici riuscissero (talvolta) ad eliminare ogni opposizione, restava fondamentale il principio per cui il re doveva rispettare i diritti dei sudditi e accettare gli antichi e sacri riti tribali, potendoli interpretarli e/o integrare, ma sempre con il consenso del popolo.

Il fiscalismo e l'ingombrante burocrazia erano scomparsi. L'imposta fondiaria romana non venne mantenuta, a causa della mancanza di personale competente. La vecchia imposta di Stato fu sostituita dall'uso del dona (omaggio), offerto al re dai notabili, e dal fodrum, con cui le popolazioni locali provvedevano al vitto e all'alloggio del re in viaggio.

La registrazione degli atti pubblici e privati andarono diminuendo, fino a cessare ed il numero delle persone in grado di redigere i documenti in latino diminuì. Inoltre, il laicato abbandonò al clero il monopolio della parola scritta. Ciascuna dinastia regnante si considerava a capo di un possedimento privato. Questo comportava che il regno, trattato come una proprietà, veniva diviso tra gli eredi, impegnato, dato in dote alle figlie o scambiato. E il tutto avveniva senza che gli abitanti fossero consultati.

La situazione di vantaggio della Chiesa

I popoli germanici e i loro capi si convertirono al cattolicesimo e riconobbero alla Chiesa di Roma la funzione di guida spirituale. Ne conseguì l'instaurarsi di stretti legami politici tra il re ed il clero. La Chiesa godeva, nei confronti dei barbari, di una forza che non aveva neanche usato sperare in presenza dell'imperatore romano. Fu pertanto all'inizio del Medioevo che la Chiesa riuscì a occupare quella posizione di grande proprietaria terriera.

Nel frattempo acquisì un enorme prestigio in quanto civilizzatrice dei barbari e unica custode della fede cristiana e della cultura classica. Inoltre, la Chiesa era retta da un proprio governo, da propri legislatori e da propri giudici.

L'inizio del Medioevo e l'incerto diritto pubblico dei germani

Nell'Europa occidentale, anche dopo il V secolo, continuarono a sopravvivere numerosi reperti dell'età romana. Questo ha permesso ad alcuni storici di mettere in evidenza gli aspetti di continuità e porre l'inizio del Medioevo non nel V secolo, ma nel VII secolo o persino nel VIII secolo, quando Carlo Magno fondò quello che è considerato il primo vero Impero medievale.

Durante il dominio dei germani, il diritto penale, oggi considerato parte del diritto pubblico, consisteva nel pagamento di somme per compensare il danno subito dalla parte lesa. E se questa non era soddisfatta di quanto offerto, era libera di chiudere la questione con la vendetta (faida). Anche il fatto che condanne al rogo per magia nera fossero commutabili in pene pecuniarie dimostra quanto il diritto penale poteva essere identificato con una serie di transazioni monetarie.

Le corti di giustizia non erano composte da giudici di professione, ma da notabili e proprietari terrieri, privi di una formazione specifica alle spalle. Essi erano eletti dalla popolazione a ogni riunione della corte locale e spesso agivano da arbitri ed erano tenuti a proporre soluzioni gradite al pubblico. Le loro "sentenze" erano applicabili solamente se le parti non avessero preventivamente accettato il giudizio.

Infine, un ulteriore elemento che pone in discussione la natura pubblicistica della giustizia, consisteva nel fatto che l'azione penale era normalmente affidata alle parti. Siccome i beni personali dei sovrani non erano amministrati separatamente dal tesoro della corona, risultava impossibile una distinzione tra diritto pubblico e diritto privato. Lo stesso valeva per l'organizzazione militare: in linea di principio, il servizio militare era un obbligo per tutti gli uomini liberi. Ma, nel contempo, re e signori disponevano di propri guerrieri, radunati in forza di liberi accordi che garantivano loro mantenimento, imprese militari e bottino di guerra. Tali milizie private, operavano al di fuori degli eserciti nazionali.

I re franchi

Sebbene i Franchi avessero cessato di essere nomadi, il re continuava a regnare su un popolo e non su un paese. Il legame personale del re con i membri della sua tribù era più importante del dominio su un territorio determinato. Il re era la figura chiave della struttura politica dei Franchi. La monarchia era ereditaria. In realtà, stando alla tradizione, il sovrano sarebbe dovuto essere elettivo, ma il re Meroveo si era imposto al punto tale che il criterio elettivo era scomparso a vantaggio di una stirpe, la quale, si credeva, discendesse da divinità germaniche. Si trattava di una dinastia che aveva portato fortuna al popolo e che meritava di rimanere al suo posto.

L'elemento centrale della regalità era il bannum, ossia il diritto di ordinare e di proibire. Tale diritto non era personale ed illimitato, essendo sempre necessario il consenso del popolo. Quest'ultimo non doveva fedeltà allo Stato e alla sua costituzione, ma alla persona del sovrano. In ciò consisteva il fondamentale dovere di fidelitas, a cui si contrapponeva quello dell'infidelitas, il più infamante dei delitti, punito con il bando e la confisca. Il re era sottoposto all'antico diritto consuetudinario e non poteva cambiarlo, poiché era una legge eterna e fissa. Il re non era (e non poteva essere) un legislatore, ma ciò non gli impediva di radunare il popolo al fine di mettere per iscritto le norme e di interpretare e/o integrare le consuetudini. Il re si sosteneva con i redditi delle sue proprietà e questo elemento, sommato alla primitiva economia dell'epoca, costringeva il re e la sua corte a continui spostamenti. Questo significava che era impossibile stabilire una capitale del Regno. Un importante attributo che sfuggiva al diretto controllo del re era il conio delle monete divenuto attività privata nelle mani di numerosi imprenditori che ne garantivano il valore. Solo con i Carolingi la monetazione ritornerà sotto il controllo del re.

La stratificazione giuridica

I Franchi vivevano in una società stratificata. I principali gruppi erano quelli degli uomini liberi (ingenui), dei servi e dei mancipia. Questi ultimi, al pari dei servi, erano privi di libertà, pur godendo di diritti personali. Gli ordinamenti e la gran parte dei germani contemplavano la presenza di nobili, ossia il ceto dell'aristocrazia. A questi ultimi la mentalità franca riconosceva capacità di comando, ma non al punto tale da attribuirgli privilegi personali tali da consentirgli di costituire un ceto distinto. Questo comportò che ciò che in precedenza era stata la riunione generale di tutti i liberi guerrieri, pari di fronte alla legge, era divenuto l'incontro del vertice politico, il quale continuava ad essere chiamato "assemblea del popolo franco", e non assemblea dei nobili.

Europa occidentale dalla disgregazione alla nuova autorità imperiale

Nella prima metà del VIII secolo, l'Europa occidentale versava in cattive acque:

  • Nelle isole britanniche, l'Irlanda e il Galles si contrapponevano all'Inghilterra;
  • Il dominio visigoto in Spagna si dissolse, lasciando gran parte della penisola iberica ai conquistatori musulmani;
  • Il Regno dei longobardi, nell'Italia settentrionale, aveva pessimi rapporti con il papato e i Franchi, mentre alcuni potenti popoli germanici (come i sassoni) erano ancora pagani;
  • Il Regno dei Franchi, oltre a mancare di unità, era governato da una dinastia declinante, la quale aveva perso la forza economica e l'influenza morale. Anche la chiesa Franca stava attraversando una crisi profonda.

Molti nell'Occidente, tra cui Papa Gregorio Magno, avevano a lungo creduto che l'imperatore romano d'Oriente avrebbe restaurato la propria autorità, così che l'impero si sarebbe nuovamente esteso. Lentamente, però, specie dopo i catastrofici rovesci subiti da Bisanzio ad opera degli arabi, si comprese che il vecchio ordine era passato per sempre. L'Occidente latino doveva gestire da solo il proprio destino e ci riuscì grazie all'alleanza tra il papato e i Carolingi, autori di uno sforzo finalizzato a riunire i popoli occidentali in una sola e grande entità politica.

La prima Europa: l'impero carolingio

Il quadro politico

Nella seconda metà dell'VIII secolo e nella prima metà del IX secolo i Franchi, sotto la dinastia dei Carolingi, fondarono un impero che riunì gran parte della dinastia occidentale. I Carolingi, una potente famiglia proveniente dalla parte orientale e non romanizzata del Regno conosciuta come Austrasia, grazie a un sovvertimento, appoggiato dal papato, riuscirono con Pipino III il Breve, nel 751, ad ottenere la dignità regia. Questa data segna l'inizio dell'epoca carolingia, destinata a raggiungere il suo splendore con Carlo Magno e nei primi anni del Regno di suo figlio Ludovico il Pio. In quegli anni l'Impero carolingio comprendeva gli attuali Francia, Germania occidentale, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Svizzera, Spagna nord-occidentale e Italia settentrionale. Occorre poi aggiungere il protettorato sullo Stato della Chiesa nell'Italia centrale. Questo Impero fu realizzato tramite il rafforzamento dell'autorità, la conquista e l'espansione: i Sassoni furono sottomessi e costretti alla conversione, mentre il Regno dei Longobardi fu conquistato da Carlo Magno, pur rimanendo un Regno autonomo.

La disgregazione dell'Impero carolingio ebbe inizio sotto Ludovico il Pio, quando una controversia tra i suoi figli portò alla separazione (sancita dal trattato di Verdun) e alla nascita dei regni di Francia, Germania, Borgogna e Italia. All'interno del neonato regno di Francia la separazione politica proseguì, portando il paese a suddividersi in una pluralità di principati territoriali governati da autonome dinastie regionali. La Francia continuò ad essere un Regno, ma la dinastia carolingia si esaurì alla fine del X secolo.

Caratteristiche fondamentali

L'Impero carolingio abbandonò la vecchia dimensione tribale dei Franchi e costruì una grande casa politica sovranazionale per i popoli dell'Europa occidentale. A ovest l'Impero romano era scomparso, ma molti spingevano per la sua rinascita. È in questa situazione che l'incoronazione di Carlo Magno a Roma da parte di Papa Leone III, nel Natale dell'800, rappresentò la conferma del ruolo del re di Franchi e Longobardi, protettore della Chiesa romana che aveva abbandonato i greci per rivolgersi ai Franchi. Il nuovo impero romano rifiutò però di essere bizantino, difatti, Carlo Magno non aveva gradito la cerimonia di stampo orientale seguita per la sua incoronazione. Il suo impero accettò di essere romano in quanto Roma era la città santa dell'Occidente e il suo vescovo era il successore di San Pietro. In altre parole, più che al diritto romano, il nuovo imperatore si era ispirato alla religione cristiana.

Il diritto pubblico

La monarchia era la base dell'intero edificio politico. La corona era ereditaria, anche se, in tempi di crisi si poteva verificare il ricorso all'elezione. Inoltre, da Pipino il Breve i sovrani franchi ricevettero l'unzione della Chiesa, che li poneva in rapporto diretto con Dio. La forma di governo era autocratica (assoluta). Il potere del re era decisivo, anche se le decisioni importanti venivano prese congiuntamente con gli elementi più influenti del popolo franco. La natura personale del potere del sovrano era rimarcata dall'importanza di cui era investito il giuramento di fedeltà al re, richiesto a tutti. Giuramento che va distinto da quello prestato dai vassalli ai loro signori feudali: il vassallo reale, che già aveva prestato il giuramento vassallatico, era comunque tenuto a prestare anche giuramento generale.

La diffusione della fede cristiana e la protezione della Chiesa di Roma rivestivano un'importanza cruciale. I sovrani carolingi ritenevano infatti di regnare per grazia divina e si consideravano responsabili verso Dio. La normazione dei carolingi si basava sui capitolari, il principale strumento utilizzato dai re carolingi per regolare questioni temporali e spirituali. Un'attenzione considerevole fu posta all'amministrazione della giustizia, con l'obiettivo di controllare il rispetto e di recare e spiegare nuove istruzioni. Queste iniziative rivelano l'importanza del ruolo pubblico del monarca, rafforzato anche dall'introduzione del conio regio delle monete. L'uso della scrittura, riservata al latino, progredì notevolmente sotto Carlo Magno. Infatti, nonostante non abbia mai imparato a scrivere, l'imperatore comprendeva l'importanza dell'alfabetismo.

Le finanze della monarchia erano basate sulla ricchezza fondiaria. Dal momento che non veniva fatta distinzione tra entrate e uscite pubbliche e private e che il tesoro del re coincideva con il patrimonio personale del sovrano, le spese della corte e del governo erano coperte dagli introiti delle proprietà terriere. I carolingi cedettero meno proprietà rispetto alla dinastia precedente, perché il sistema feudale permetteva loro di affidare terre ai vassalli in via temporanea, conservandone il controllo. Oltre alla proprietà delle terre, la monarchia traeva risorse da ammende, pedaggi, rendite e bottini di guerra.

Chiesa e monarchia

La monarchia carolingia aveva stretti legami con la Chiesa. I Franchi supportavano il papato contro i longobardi e nell'inverno dell'800 Carlo Magno sostenne il papa Leone III, contro alcune fazioni romane. Inoltre, la dinastia rese obbligatorio il pagamento delle decime e Carlo Magno si adoperò per la diffusione e lo studio del testo ufficiale della Bibbia, della liturgia romana e delle collezioni canoniche. Da parte sua la Chiesa sosteneva attivamente il regime nella sfera religiosa e nelle questioni pratiche: dall'età carolingia in poi la cancelleria reale fu affidata esclusivamente a ecclesiastici.

Feudalesimo

La monarchia carolingia creò il sistema di feudi e vassalli che per molti secoli ha caratterizzato il mondo medievale. Il punto di partenza del feudalesimo fu il legame personale tra sovrano e vassallo, che si basava su una reciproca fedeltà garantita da un giuramento solenne. Questo sistema consentì di mantenere un controllo territoriale decentralizzato, permettendo ai vassalli di amministrare e difendere le terre affidate loro in cambio di supporto militare e politico al sovrano.

Anteprima
Vedrai una selezione di 16 pagine su 73
Riassunto esame Storia delle Istituzioni politiche , Prof. Ferreri Tiziana, libro consigliato Il diritto costituzionale occidentale, Raoul C. Van Caenegem Pag. 1 Riassunto esame Storia delle Istituzioni politiche , Prof. Ferreri Tiziana, libro consigliato Il diritto costituzionale occidentale, Raoul C. Van Caenegem Pag. 2
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia delle Istituzioni politiche , Prof. Ferreri Tiziana, libro consigliato Il diritto costituzionale occidentale, Raoul C. Van Caenegem Pag. 6
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia delle Istituzioni politiche , Prof. Ferreri Tiziana, libro consigliato Il diritto costituzionale occidentale, Raoul C. Van Caenegem Pag. 11
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia delle Istituzioni politiche , Prof. Ferreri Tiziana, libro consigliato Il diritto costituzionale occidentale, Raoul C. Van Caenegem Pag. 16
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia delle Istituzioni politiche , Prof. Ferreri Tiziana, libro consigliato Il diritto costituzionale occidentale, Raoul C. Van Caenegem Pag. 21
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia delle Istituzioni politiche , Prof. Ferreri Tiziana, libro consigliato Il diritto costituzionale occidentale, Raoul C. Van Caenegem Pag. 26
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia delle Istituzioni politiche , Prof. Ferreri Tiziana, libro consigliato Il diritto costituzionale occidentale, Raoul C. Van Caenegem Pag. 31
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia delle Istituzioni politiche , Prof. Ferreri Tiziana, libro consigliato Il diritto costituzionale occidentale, Raoul C. Van Caenegem Pag. 36
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia delle Istituzioni politiche , Prof. Ferreri Tiziana, libro consigliato Il diritto costituzionale occidentale, Raoul C. Van Caenegem Pag. 41
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia delle Istituzioni politiche , Prof. Ferreri Tiziana, libro consigliato Il diritto costituzionale occidentale, Raoul C. Van Caenegem Pag. 46
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia delle Istituzioni politiche , Prof. Ferreri Tiziana, libro consigliato Il diritto costituzionale occidentale, Raoul C. Van Caenegem Pag. 51
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia delle Istituzioni politiche , Prof. Ferreri Tiziana, libro consigliato Il diritto costituzionale occidentale, Raoul C. Van Caenegem Pag. 56
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia delle Istituzioni politiche , Prof. Ferreri Tiziana, libro consigliato Il diritto costituzionale occidentale, Raoul C. Van Caenegem Pag. 61
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia delle Istituzioni politiche , Prof. Ferreri Tiziana, libro consigliato Il diritto costituzionale occidentale, Raoul C. Van Caenegem Pag. 66
Anteprima di 16 pagg. su 73.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia delle Istituzioni politiche , Prof. Ferreri Tiziana, libro consigliato Il diritto costituzionale occidentale, Raoul C. Van Caenegem Pag. 71
1 su 73
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/03 Storia delle istituzioni politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher PieroGrassano di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle Istituzioni politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Siena o del prof Ferreri Tiziana.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community