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Storia delle dottrine politiche

Introduzione al pensiero politico

Storia delle dottrine equivale al pensiero politico, che non è mai un pensiero astratto o speculativo, bensì sempre concreto perché riguarda la vita degli esseri umani in collettività. Un pensiero politico nasce quanto più individui vivono insieme e iniziano a pensare a come organizzarsi; è una costruzione culturale.

Legittimazione del potere politico

Come si legittima o giustifica un potere? Tramite l'accettazione da parte dei più; alla base di ogni forma politica c'è un minimo consenso (anche per paura o per interesse; anche nelle dittature c'è una base di consenso).

Obbligazione politica

Obbligazione politica è sinonimo di obbligo politico, ovvero l'insieme dei motivi a cui si deve obbedire e ai quali si è d'accordo ad obbedire; legittimazione dell'obbligazione politica avviene anche tramite violenza, paura e così via.

Disobbedire

È possibile disobbedire proponendo alternative, ma il fatto che si parli di vita in comune fa sì che ci sia un legame strettissimo con la storia. Ad esempio, Platone si può comprendere solo conoscendo prima il contesto storico in cui egli è vissuto.

Autori politici

Esistono autori prettamente politici come Machiavelli e autori che non lo sono in senso stretto, come Platone, in cui esiste anche una parte religiosa ed etica. Nella storia del pensiero politico ci sono "sempre gli stessi concetti" che vengono analizzati diversamente; a seconda dei contesti storici assumono significati diversi e a volte in antitesi.

Concetti politici

In politica, i termini sono "scatole" piene di significati diversi. Ad esempio:

  • Gius-naturalismo: diritto di natura, che prevede sempre una punizione, la coazione, se non si ubbidisce appellandosi al diritto di natura. È un concetto apparso già in età classica ed è qualcosa che spesso "viene prima" del diritto positivo; il diritto prodotto dagli uomini.

Diritto di natura deriva da principi etici, religiosi o riferiti all'essere umano; ho un diritto di natura in quanto essere umano. Ne esistono di diversi tipi:

  1. Quello rivelato agli uomini dalla divinità.
  2. Storia di Cadocle.
  3. Quello che si richiama ad una ragione che abita in ogni essere umano in quanto tale; uguaglianza tra tutti gli esseri umani in quanto tutti dotati di ragione.

Ludovica Cascino A.A. 2022/2023. L'idea verrà poi fatta propria dal cristianesimo, con problemi dal punto di vista della legittimazione dell'obbligo politico, per via della loro fede religiosa monoteista; devono inserire la legittimazione e l'eguaglianza tra uomini nella visione monoteista.

Giustificazioni: San Tommaso d'Aquino e Sant’Agostino

Due metodi scelti per giustificarsi:

  1. San Tommaso d’Aquino: Visione di si afferma che Dio abbia avvallato l’idea che ognuno abbia ragione; tutti sono uguali, dicendo che la ragione umana corrisponde al riflesso della ragione di Dio; riflesso immediato; possibilità concessa all’uomo di rielaborare questa idea.
  2. Sant’Agostino: Visione di la ragione di Dio si rivela all’uomo in modo immediato; il modo in cui l’uomo può sperimentare questa immediatezza è la grazia di Dio che si rivela senza che l’uomo faccia niente. Tommaso: per arrivare alla salvezza contano le opere. Agostino: le opere sono del tutto inutili (Lutero).

Modernità e Giusnaturalismo moderno

Modernità: tutto cambia; l’individuo diventa centrale. Riforme religiose: distacco dalla Chiesa di Roma.

Giusnaturalismo moderno: si fonda sull’idea di individualità; vi si ritrovano alcuni elementi legati al concetto di individuo:

  • Il diritto naturale è innato; appartiene all’individuo in quanto tale.
  • Lo stato di natura è il luogo in cui il diritto naturale vive a pieno; è una condizione pre-politica, non c’è il diritto positivo dotato di coazione.
  • Con il contratto/patto tra individui si legittima l’obbedienza, l’obbligo politico.
  • La società civile nasce dopo il patto ed è una società regolamentata da leggi positive; coincide con lo Stato.

Interpretazioni di Hobbes e Locke

Vari modi per intendere il diritto di natura:

  • Hobbes: nello stato di natura vale il concetto di "homo homini lupus". Legge naturale: fare agli altri ciò che vorreste fosse fatto a voi. Non si può rimanere nello stato di natura e l’unico modo per uscirne è affidarsi a Leviatano, qualcuno che garantisca la sicurezza. Patto di soggezione = patto di società; la società nasce nel momento in cui qualcuno garantisce la sicurezza.
  • Locke: Rispetto di tre principi nello stato di natura: diritto alla vita, diritto alla libertà, diritto alla proprietà. Gli uomini non vivono in guerra ma in una pace potenziale; nello stato di natura potrebbe esistere la pace; si può rimanere nello stato di natura. Manca un giudice imparziale e se ne sente il bisogno; lo stato nasce su regole imparziali amministrate da un giudice. Non domina paura ma speranza in un futuro migliore. Patto di soggezione ≠ patto di società: se si crea lo stato perché si vuole una legge uguale per tutti e un giudice allora il governo quando nasce deve comunque essere vincolato al rispetto dei tre diritti principali. Locke: diritto di natura, stato di natura, patto, Stato; c’è una continuità; in Hobbes c’è invece un taglio netto.

Diritto di resistenza

Per Hobbes non è lecito; per Locke è lecito quando il governo viola i tre diritti, allora si può resistere al governo e la società, in ogni caso, non viene meno.

Età moderna e Jean Bodin

L’età moderna nasce convenzionalmente con la scoperta dell’America (1492). Jean Bodin (1530-96) è un pensatore moderno molto importante che nel 1576 pubblica "I sei libri dello stato", un’opera fondamentale. Bodin è considerato l’avversario dei giusnaturalisti moderni, che sostengono che gli individui in quanto tali posseggano dei diritti innati.

Bodin sostiene che lo stato si debba basare su un principio: l’assolutismo monarchico. Assolutismo monarchico francese è continentale ed è molto diverso, ad esempio, da quello inglese. Nel 1600 in Inghilterra, gli Stuart tentano di importare il modello di monarchia francese, ma in seguito a varie proteste e alla Glorious Revolution, l’importazione viene impedita.

Forma di stato e forma di governo

Bodin è il primo ad essere convinto della necessità di una distinzione tra le espressioni "forma di Stato" e "forma di governo".

  • Forma di Stato: la si deduce dalla sede della sovranità; in base a chi possiede la sovranità. Cosa connota la sovranità? Il potere sovrano è connotato dall’essere legibus solutus, sciolto dalla legge, infatti è lui stesso a "fare la legge". Nell’assolutismo monarchico, dal monarca emana la legge positiva; le forme di stato si distinguono in base a dove si trova la sovranità: Monarchia se è il monarca a fare la legge positiva; Democrazia se è il popolo a fare la legge positiva; Aristocrazia se sono i pochi (i migliori) a fare la legge positiva.
  • Forma di governo: esercizio della sovranità; il governo non deve fare la legge, deve eseguirla.

Jean-Jacques Rousseau

Jean-Jacques Rousseau (1712-78) è un altro autore molto importante, il teorico della “democrazia diretta", riprende la distinzione tra forme di Stato e di governo ma la capovolge. Secondo Rousseau, a fare la legge, esercitare la sovranità, non dev’essere il monarca ma il popolo, e per farlo, serve la democrazia diretta, che lui stesso teorizza (anche se esisteva già nella Grecia antica).

Per rendere possibile una democrazia diretta, si rende conto della necessità di una federazione di città; il popolo può votare direttamente le leggi. L’idea di Rousseau può quindi realizzarsi solo tramite una forma di stato federale (es. USA, Germania). Il giusnaturalismo moderno ha quattro elementi (diritto di natura, stato di natura, patto e società civile), e per i giusnaturalisti moderni il quarto, la società civile, coincide con lo Stato basato su un patto/contratto. Ma non per tutti è stato così, soprattutto per i pensatori successivi, ad esempio:

  • Per Hegel la società civile viene prima dello Stato, lo Stato la integra, corregge, supera; la società civile non è lo Stato ma il mondo dell’economia e degli scambi commerciali.
  • Per Marx la società civile è identificabile con la società borghese; espressione del sistema che il filosofo definisce capitalista.

Il problema dei valori contemporanei

Ci sono due valori centrali nel pensiero politico (dalla Rivoluzione Francese in poi):

  • Libertà: idea che caratterizza il pensiero liberale anarchico (o il pensiero come radicalizzazione dell’idea di libertà).
  • Eguaglianza: idea che caratterizza varie famiglie politiche, la prima è il socialismo, seguita dai democratici che all’epoca (’800) si definivano radicali.

Libertà nel pensiero politico

Cosa si può collegare alla libertà nel pensiero politico?

  • Primo modo per declinare l’idea di libertà in Kant: per lui libertà = emancipazione dai condizionamenti; io come individuo ho qualcosa dentro di me (il noumeno) che seguo e che mi spinge ad emanciparmi dai condizionamenti; dal mondo empirico/fenomenico.

Per pensare alla libertà come qualcosa che ha a che fare con la politica dobbiamo pensare ad essa come differenza; io sono libero se posso essere differente; bisogna usare uguaglianza e differenza e sapere che esse possono conciliarsi o essere opposte e che hanno valenza politica. La libertà intesa come differenza è politica perché sottintende sempre una relazione tra individui (esempio banale: in un'aula si può essere allo stesso tempo tutti uguali in quanto tutti liguri, ma anche tutti diversi in quanto ad altezza; si può essere uguali o diversi sempre in un contesto relazionale; sociale; politico).

Ancien Regime e Rivoluzione Francese

Prima della Rivoluzione Francese, l'Ancien Regime era una società in cui le differenze prevalgono rispetto alle uguaglianze perché in quella società non esiste la nozione di individuo, la società è pensata come organismo. Concezione politica dell’organicismo significa pensare ad un’organizzazione politica come un organismo umano composto da tante parti che devono rimanere insieme per forza.

Ancien Regime era una società strutturata piramidalmente; c'erano moltissime differenze:

  • Monarca
  • Nobiltà e Clero
  • Borghesia

Nessuno poteva scegliere a che ceto appartenere, era una questione di sangue, ci si ritrovava in un ruolo e non esisteva l’individuo in quanto non esisteva l’opportunità per gli individui di autodeterminarsi.

La Rivoluzione Francese e i cambiamenti

Con la Rivoluzione Francese si cambia; lo spazio politico smette di essere piramidale e non esiste più l’idea del potere di tipo discendente; lo spazio politico diventa una linea orizzontale; tutti sono uguali, almeno formalmente. Si afferma il principio di “una testa, un voto”; si introduce un nuovo modo di pensare lo Stato, il sistema rappresentativo.

Viene introdotto il principio del divieto di mandato imperativo, che è presente anche nella nostra Costituzione. Nell’Ancien Regime esisteva invece il mandato operativo, un fortissimo vincolo riguardante i compiti del monarca. Il divieto di mandato imperativo fa sì che una volta che un rappresentante viene eletto, possa fare ciò che vuole; non c’è il vincolo di mandato, può fare ciò che ritiene migliore. Si introduce il mito di “popolo sovrano”; coloro che vengono eletti sono convinti di essere i rappresentanti di tutto il popolo, non solo di una sua parte; nasce il mito della democrazia rappresentativa.

Tipi di uguaglianza

Si inizia poi a chiedere l’ampliamento del suffragio; si sviluppano diversi tipi di uguaglianza:

  • Uguaglianza formale: davanti alla legge si rivendicano i diritti civili; ma quando tutti risultano uguali formalmente di fronte alla legge, i più marginalizzati iniziano a rivendicare più diritti e ottengono la "seconda uguaglianza".
  • Uguaglianza politica: si rivendicano i diritti politici, il più importante è forse quello di voto.
  • Uguaglianza sostanziale: si rivendicano i diritti sociali ed economici; ad esempio il diritto alla sanità, all’educazione.

C’è sempre bisogno che questi passaggi non si interrompano, servono nuovi gruppi; quando questo accade si può coniugare uguaglianza e diversità. Ad esempio, i movimenti di emancipazione femminile chiedono inizialmente l’uguaglianza di fronte alla legge, poi politica e poi economica e sociale; è stato un continuo ricominciare un cammino di eguaglianza verso un altro tipo.

È possibile essere uguali sotto alcuni punti di vista e diversi sotto altri; questa differenza dev’essere riconosciuta come un valore e non come un male. Contrario di ciò che avveniva nell’Ancien Regime; l’individuo non può autodeterminarsi; queste due visioni del mondo non si superano una con l’altra ma rimangono coesistenti; post Rivoluzione Francese non scompare la società che esalta l’Ancien Regime.

Grecia antica: la patria della democrazia

7/10/22 - Lezione 3

Grecia antica: Atene nel V secolo è definita da Pericle (sotto le parole di Tucidide) come “la scuola dell’Ellade”; la scuola della Grecia, che infatti diventa modello ideale di politica.

Ad Atene si afferma una prima forma di istituzione ed è sempre lì che vivono i pensatori politici; ci si inizia a interrogare sulla politica e su come si può vivere meglio insieme. Atene dal V secolo in poi viene vista come la patria della forma di Stato definita come democrazia. Ciò che stupisce è che il processo che porta all’affermazione della democrazia non scaturisce dal basso (anche se, di per sé, il termine indica un tipo di potere ascendente); si origina infatti dall’alto verso il basso; deriva dai conflitti tra le famiglie nobiliari ateniesi.

Il personaggio che introduce la riforma è Clistene (508-507 a.C.).

Riforma di Clistene

La riforma di Clistene consiste nella suddivisione territoriale in regioni con cui si spezza il potere delle famiglie nobiliari che governavano come delle tribù con molto potere. L’appartenenza territoriale inizia a prevalere sull’appartenenza alle tribù, tribù che comunque rimangono, così come i nobili, però Atene sta cambiando.

Un altro cambiamento a cui Atene si abitua è quello di essere diventata una delle maggiori potenze marittime del tempo; potenza commerciale, questa novità mette in discussione la vecchia struttura del potere basata sul possesso di terre; i nuovi ricchi diventano i commercianti e questo cambiamento prende parte nella futura instaurazione della democrazia ad Atene.

Inoltre, dal punto di vista militare, la flotta ateniese diventa la più potente (lo si vede nelle guerre persiane). Il demos (popolo) diventa sempre più determinante perché esistono gli ammiragli, ma anche gli equipaggi sono importanti; non si può più pensare di escludere del tutto le fasce più basse della popolazione, che iniziano a diventare determinati per il successo militare ed economico del paese.

Ruolo degli strateghi e Pericle

La carica degli strateghi (la magistratura più potente), dal 487 a.C. in poi inizia ad essere eletta dall’assemblea popolare.

Nel 458-57 a.C., Pericle concede al “ceto medio”, i nuovi ricchi (armatori, commercianti…) di accedere all’arcontato, una magistratura fondamentale; giudici, saggi; fino ad allora era una carica riservata solo all’aristocrazia.

Compenso per cariche pubbliche

Introduzione del compenso: stipendio per le cariche pubbliche fondamentale per le persone che volevano rivestire cariche pubbliche ma che, non essendo retribuite, non potevano permetterselo per non far morire la famiglia di fame; con il compenso anche gli individui meno benestanti si preparano e studiano per poter accedere alle cariche pubbliche.

Politici di professione

Nascono i “politici di professione”; il ceto medio si rende conto di non poter fare tutto da solo ma di aver bisogno di un ceto di funzionari; nasce la professione del politico che diventa competente nella gestione della polis dopo aver studiato e fa quel lavoro per tutta la vita.

Conflitto tra quantità e qualità

Conflitto nella vita democratica di Atene: c’era chi preferiva il vecchio ordinamento; nasce un conflitto tra quantità e qualità degli individui. I “nostalgici” preferiscono prediligere la qualità mentre l’assemblea democratica criterio di mag...

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LudoCasci7 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle dottrine politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof De Sanctis Alberto.
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