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L’arte medievale nel contesto (300-1300)

Paolo Piva

Lo “spazio liturgico”: architettura, arredo, iconografia (sec. IV-XII)

Architettura e liturgia

La chiesa fu nel Medioevo il “supporto” della grande arte monumentale (arredi liturgici fissi, cicli di pittura o mosaici, facciate ed elementi architettonici scolpiti), ma anche degli oggetti liturgici mobili, catalogati come “arte minore”. Il contesto originario delle chiese è quasi sempre perduto: non solo per opera dei disastrosi restauri, ma anche perché prive di quegli ‘insiemi’ mobili (candelabri, reliquiari, corone e luci). In una chiesa poteva confluire una molteplicità di oggetti, diversamente associati sulla base di un vero e proprio ‘codice’ semantico che era dettato dalla liturgia, perciò si parla di una topografia liturgica dell’edificio religioso. Tuttavia non si dovrebbe concepire la liturgia come il ‘codice’ esclusivo che determinava la struttura della chiesa e il suo allestimento interno, pur essendo l’esercizio del culto divino lo scopo istituzionale per cui un’aula di culto nasceva. (1) Prima di tutto perché nel Medioevo non ci fu una liturgia, ma molti usi locali; (2) in secondo luogo perché il peso del fattore liturgico fu diverso a seconda delle fasi storiche; (3) in terzo luogo perché la liturgia non fu mai l’unica componente in gioco nell’allestimento e struttura della chiesa.

Frammentazione degli usi liturgici

(1) Partiamo dalla frammentazione degli usi liturgici. Certo è per gli edifici maggiori – le cattedrali o le grandi istituzioni monastiche – che la documentazione è più significativa (prezioso il Corpus Consuetudinum Monasticarum). In questi l’azione della liturgia è più palese e determinante. Le Consuetudinum possono persino fornire elementi utili alla ricostruzione planimetrica schematica di una chiesa scomparsa. Ma è impensabile applicare tout court documentazione di tipo liturgico senza aver prima accertato la ‘natura’ di tale edificio, o meglio la sua storia. L’archeologia costituisce oggi un supporto indispensabile: non solo perché permette di conoscere, attraverso lo scavo, la planimetria di chiese scomparse, ma anche perché, attraverso l’analisi stratigrafica, consente di leggere e riconoscere un edificio come prodotto di ‘crescita’ nel tempo.

Azione della liturgia sull’architettura

(2) Il secondo fattore è diacronico: la diversa intensità di ‘azione’ della liturgia sull’architettura e sull’arte figurativa in generale. In proposito si individuano tre ‘lunghi periodi’. Dalla pace costantiniana della Chiesa (313) fino al VI sec., pur nella varietà delle soluzioni regionali, il modello basilicale ereditato dall’architettura civile romana resta relativamente standardizzato. Ciò significa che la varietà è anche determinata dalla presenza di annessi cui sono delegate funzioni specifiche (vestiboli, cappelle e sagrestie), e da ragioni di ordine simbolico (planimetrie cruciformi per alcuni santuari di martiri, piante centralizzate per i battisteri. L’impianto basilicale a tre o più navate suddivise da colonnati restò invece quasi canonico. Perciò l’azione del rituale liturgico si esercitò più sull’arredo liturgico e sulla sua disposizione che non sulla struttura architettonica.

1. Per l’età carolingia – primo ‘lungo periodo’ – fra VIII e IX sec., questa affermazione è parziale, poiché si tratta di un’età di transizione. Gli annessi possono assumere articolazioni clamorose (corpi occidentali, cripte) e condizionare l’assetto delle navate.

2. Il secondo ‘lungo periodo’ è quello che va dall’età ottoniana al XII sec., includendo proto-romanico, romanico e primo gotico. È questa fase ad essere maggiormente connotata dall’incidenza d’azione della liturgia sull’architettura e sull’arte figurativa. È proprio fra il X-XII sec. che la liturgia assume il massimo grado di intensificazione, nelle forme sia ‘motorie’ (processioni e rituali) che ‘verbali’ (messe comuni/private). Le stesse navate, attraverso la variatio di singoli elementi (sostegni, volte, articolazioni) possono assecondare le funzioni liturgiche. Arredo liturgico e architettura tendono dunque verso una progressiva integrazione e reciprocità.

3. Infine, nel terzo periodo – tardo Medioevo – mentre le chiese mendicanti (di Francescani, Domenicani, Agostiniani etc.) privilegiavano ancora soluzioni di visibilità architettonica delle funzioni liturgiche, il gotico di cattedrale anticipa, nell’architettura culturale, il primato dell’estetica attraverso la tecnica.

Componenti della struttura della chiesa

(3) Siamo all’ultimo fattore sincronico: la liturgia non fu certo l’unico elemento in gioco a condizionare la struttura di una chiesa, neppure nel pieno Medioevo; concorse invece con altre componenti. Una chiesa nel Medioevo può essere definita un prodotto collettivo, cioè il risultato del contributo e delle competenze di un committente (erano il vescovo o l’abate a operare le scelte progettuali fondamentali), di un architetto o capo-cantiere e delle aspettative di una comunità di fedeli oppure di una comunità religiosa. Le motivazioni in gioco non potevano essere soltanto di ordine liturgico, ma anche spirituale (es. la volontà di mettere in forma un sistema simbolico o di emulare l’“iconografia” di un modello architettonico famoso), materiale (le tradizioni locali, le conoscenze tecniche, la disponibilità di materiali, le donazioni dei benefattori) e ideologico (l’ambizione del committente, le rivalità cittadine, l’influenza del potere politico).

Funzione, destinazione e uso liturgico

Per quanto attiene la sfera liturgica, l’analisi di un edificio deve prenderne in considerazione: la funzione, la destinazione, l’uso liturgico. Per “funzione” si intende la ‘ragione’ istituzionale della chiesa (santuario, cattedrale, chiesa abbaziale, oratorio monastico, chiesa conventuale etc.), fondamentale variabile che influiva sulle dimensioni; per “destinazione”, le categorie di ‘utenti’ che erano state previste (es. per una cattedrale: vescovi, canonici, laici, penitenti; per un’abbazia: monaci, novizi, laici), esse potevano determinare l’ampiezza e la configurazione dei relativi spazi di pertinenza (in una cattedrale lo spazio destinato ai laici era più sviluppato che in una chiesa monastica). Va aggiunto lo spazio dell’altare e del celebrante (santuario), che aveva un forte carattere di ‘presenza’ autonoma. Per “uso liturgico” si intende la fruizione attiva dello spazio dettata dalla liturgia: infatti, i movimenti o spostamenti liturgici interni alla chiesa ebbero un ruolo importante, es. l’offertorio dei fedeli e la distribuzione dell’Eucarestia nella liturgia romano/pontificia; i percorsi dei santuari di pellegrinaggio o di visita alle reliquie nelle cripte; le pratiche rituali di penitenza nelle cattedrali. Questi movimenti liturgici non richiedevano soltanto una serie di elementi conformi (lunghezza dei percorsi, posizione dei portali e delle fonti di luce), ma condizionavano anche l’iconografia e persino la forma e il colore delle figurazioni dipinte o scolpite.

Istituzioni religiose e architettura

Non si configura un’architettura cristiana prima degli inizi del IV sec., precisamente prima della legalizzazione del Cristianesimo da parte dell’imperatore Costantino (313). Anteriormente, la formula della domus privata messa a disposizione dalla comunità come aula di culto era nota soprattutto in Oriente. Certo è che il tipo basilicale a più navate divise da colonnati – una applicazione della basilica civile romana – fu utilizzato per le riunioni liturgiche delle comunità cristiane solo dopo la pace costantiniana. Due sono le fondamentali categorie di edifici sacri della civitas cristiana: la cattedrale e il santuario. Nel IV sec. il cristianesimo è ancora una religione urbana, ed anzi addirittura concentrato nelle grandi metropoli romane (Roma, Milano, Treviri, Gerusalemme, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia). La cattedrale sorge sempre internamente alle mura romane; mentre il santuario (martyrium) o la chiesa cimiteriale possono essere molteplici e ubicati all’esterno delle mura. Mentre il santuario non richiede un’officiatura continua ed è aperto al pellegrinaggio dei fedeli alla tomba santa, la cattedrale garantisce alla comunità cristiana una costante attività pastorale e liturgica. Essa è anzitutto sede della cathedra del vescovo, ma soprattutto è la domus episcopalis e domus ecclesiae. Il primo termine significa che non comprende solo una chiesa, ma un’articolazione di edifici funzionali: l’aula di udienza vescovile e quella di riunione, il battistero, l’ospizio, la biblioteca etc.; il secondo termine indica invece che il nucleo episcopale è prima di tutto il cuore della comunità cristiana organizzata (ecclesia). La vita liturgica dei primi cristiani non era formalizzata; solo dopo il 313, quando appare una gerarchia ecclesiastica organizzata attorno al vescovo, si delinea una duplicità strutturale del culto cristiano: la celebrazione eucaristica festiva (messa) e l’ufficio quotidiano di mattino e sera, basato sul canto dei salmi in funzione della lode al Signore nelle ore chiave del giorno. Tale duplicità culturale si materializzò in molti casi in una duplicità architettonica. Nell’ottica della ‘specializzazione’ degli spazi che connotava il gruppo episcopale, la messa domenicale e festiva venne celebrata in una chiesa maior, l’ufficio di mattino e vespro in una chiesa minore: è lo schema della cosiddetta cattedra doppia. Le due aule di culto avevano un carattere polifunzionale, e anzi venne da subito costituita una terza aula: il battistero, in cui il battesimo pasquale era seguito dalla cresima. La sua struttura è di tipo centralizzato (quadrangolare o ottagonale), non era infatti destinato a contenere folle di fedeli, ma ad essere ‘teatro’ di un atto rituale. Per questo vennero adottate planimetrie connesse non solo agli ambienti termali (il battesimo era inizialmente un’immersione nell’acqua consacrata), ma soprattutto ai mausolei: la conversione rappresentata dal battesimo appariva infatti come la morte dell’“uomo vecchio” e la resurrezione in Cristo. Non furono tuttavia soltanto i battisteri a rifiutare lo schema basilicale: anche i santuari suburbani adottarono impianti innovativi, e anch’essi optarono per le planimetrie dei mausolei – frequentemente arricchiti da gallerie, cappelle, annessi e articolazioni varie – dovevano infatti contenere i corpi o le reliquie dei martiri. Nel IV sec. invece lo schema prevalente per i santuari

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/01 Storia dell'arte medievale

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