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Amministrare l’esotico, l’etnografia pratica dei funzionari e dei missionari nell’Eritrea coloniale

L’immaginazione del “matriarcato” tra prassi coloniale e studi etnologici

Costruire tipologie, amministrare società

Gli ufficiali italiani in Eritrea cercarono di comprendere l’assetto sociopolitico delle diverse popolazioni ed i loro tratti problematici. Cogliere queste specificità è una sfida conoscitiva ed un problema politico. Molte classificazioni derivano dai primi studi storici e giuridici del mondo antico e medievale. Essendo coesistenti ed interagenti, i vari sistemi vengono anche interpretati come tre fasi evolutive dei sistemi sociopolitici della società umana.

I Kunama sono descritti come una democrazia egualitaria: debole stratificazione sociale, potere degli anziani e dell’assemblea di villaggio, differenziazione tra potere religioso e nomina militare transitoria.

Alberto Pollera nella sua monografia del 1913 chiama “grandi famiglie” i gruppi matrilinei: le norme di discendenza e di trasmissione dei beni e la vendetta di sangue seguono la linea materna.

Immaginazione del “matriarcato” e “ordinamento familiare” dei Kunama

Le lotte che i paesi Baria e Cunama dovettero subire furono provocate da regioni limitrofe con lo scopo di guadagnare grazie agli schiavi catturati. La debolezza della memoria collettiva è probabilmente causata dai 50 anni di razzie. Carlo Conti Rossini sostiene che gli anziani ricordassero importanti memorie orali per la riproduzione dei Kunama.

La documentazione di Werner Munzinger precede i contatti italiani e risale al 1861; lo studioso non sapeva spiegarsi l’origine del matriarcato e perciò è ricorso a una congettura evoluzionista. Il funzionamento del sistema veniva descritto rimarcando la permanenza del potere maschile nella società e nella famiglia di discendenza sotto la figura del fratello della madre o di altri parenti maschi. Tuttavia, la matrilinearità ed i dati di Muzinger e Pollera sono trasformati in pregiudizi e stereotipi: criticano il fatto che non si ricerca la paternità.

Ordine coloniale e incontri con la matrilinearità

I Kunama erano rappresentati dagli italiani come la società egualitaria; tuttavia, le differenze sociali esistevano tra famiglie, nei rapporti socio-produttivi. I coloni non si allontanarono dalle norme di uso comune perché avrebbero danneggiato i legittimi eredi e la tenuta della comunità. Pollera sosteneva che bisognasse conoscere le consuetudini per avere opportunità politiche e rispettare i tempi del mutamento.

La libertà sessuale delle donne e l'istituto della lancia

Gli informatori di Pride Sacchetti erano guide ed ascari di altre etnie, che quindi portavano pregiudizio, ed erano maschi, per questo domina uno sguardo androcentrico. Muzinger aveva fornito le sue carte all'africanista austriaco Leo Reinsch, che nell’ultimo ventennio dell’800 aveva soggiornato in un villaggio Kunama che comprendeva più etnie. Lo storico ha prodotto una grammatica ed un dizionario, confermando il carattere non centralizzato del sistema politico e l’importanza della matrilinearità.

In uno dei primi rapporti scritti da Pollera nel 1902 viene descritta come istituto sociale la condivisione della moglie Kunama con un amante, per farlo si metteva una lancia fuori dall’uscio della porta in modo da rimanere indisturbati. Questo dato non è contestualizzato nello spazio o nel tempo.

Carlo Conti Rossini si pronunciò sulla questione matriarcato nel 1916 ne "I principi del diritto consuetudinario dell’Eritrea". L’immagine della promiscuità sessuale si affacciava anche alle sentenze giudiziarie, ed in questo contesto i giudici non sapevano come comportarsi non conoscendo il funzionamento della parentela matrilineare.

La “depravazione sessuale” e le rappresentazioni dei missionari

L’ipersessualità africana fa incontrare lo sguardo razziale con quello androcentrico. La promiscuità si oppone all’idea di famiglia monogamica e la preminenza del fratello della madre è interpretata come de-responsabilizzazione del padre. I religiosi interpretavano questi comportamenti come una volontà dei figli di Cam di non correggere la loro vita sregolata. I temi centrali per loro erano monogamia, divorzio, restituzione dei beni matrimoniali.

Per i cattolici, per costruire un’unità coniugale cristiana bisognava spezzarne un’altra, violando però i vincoli di gruppo e le obbligazioni contratte. Ciò metteva in difficoltà i convertiti e influiva anche nel campo della riproduzione - fecondità demografica e fecondità politica sono molto connesse - la forza riproduttiva genera capacità aggressiva e difensiva che permette stabilità.

I missionari valutavano i capi in base alla loro propensione a cambiare radicalmente, anche se il passaggio da una religione primaria ad un’altra non è facile né breve. I missionari cercarono anche di opporsi alla pratica dell’escissione femminile, chiesero alle autorità coloniali di proibire i “convegni notturni” e le danze lascive. Il missionario svedese August Andersson nel 1915 stilò una lista di comportamenti che i giovani convertiti dovevano seguire, per esempio non partecipare alle visite notturne giovanili, alle danze e non indossare amuleti.

Varie forze agirono sul sistema parentale dei Kunama e sulla loro organizzazione della famiglia: missionari, confraternite islamiche, funzionari governativi e imprese economiche.

Gli studiosi, l’etnologia giuridica e il dibattito sul “matriarcato”

L’opera del Post tradotta e pubblicata in Italia fu molto utile per gli studiosi di giurisprudenza comparata o etnologia giuridica e per i funzionari militari e civili destinati in colonia. Sosteneva che il sistema matriarcale fosse più antico, il sistema parentale cognatico il più recente. Tuttavia, il matriarcato puro è un fenomeno raro, gli elementi costitutivi sarebbero:

  • I figli appartengono al gruppo sociale della madre
  • Lo stato di nobiltà o libertà si eredita dalla madre
  • I figli hanno il nome della madre
  • La linea regia si eredita in linea femminile
  • Diritti e potestà si ereditano in linea femminile

Secondo Conti Rossini il sovrapporsi dell’islamismo non aveva cancellato residui del diritto materno antico e le prove del diritto matriarcale erano rintracciabili nella presenza di alcuni elementi; malgrado la presenza dell’idea di matriarcato, la donna non ha la stessa sfera di capacità giuridica dell’uomo. Secondo Raffaele Corso, invece, i Kunama erano un embrione di stadio matriarcale che si era bloccato durante lo sviluppo.

Ci sono state poi missioni, come la missione scientifica al Lago Tana nel 1937 per completare dati e verificare le ipotesi storiche sull’origine etnica dei Kunama e dei Nara.

Archivi coloniali: donne e possessione come memoria storica ed esperienza dell’alterità tra i Kunama d’Eritrea

Dove si deposita la memoria storica: il manoscritto Kunama

I missionari svedesi produssero nel tempo generi di testi diversi (come quello epistolare) e diedero un contributo alla collezione dei testi in lingua Kunama. Un quaderno manoscritto ritrovato conteneva 45 testi in lingua sul folklore Kunama. I testi dovrebbero risalire agli anni tra il 1902 ed il 1914 e sono stati raccolti in area Marda. Il quaderno non è mai stato pubblicato. In 45 racconti, quattro hanno come oggetto la descrizione delle andinne, della loro figura e dei loro usi.

Centralità e marginalità delle andinne

Il territorio in cui i Kunama vivono ha sempre risentito di eventi e movimenti etno-storici. Le andinne sono figure importanti per comprendere l’esperienza storica della popolazione, sono ancora attive ed hanno diverse funzioni: mediano con gli spiriti, hanno competenze di cura e divinazione. Il termine andinna può essere usato per indicare tutte le donne che cadono in trance o per indicare le donne andinne propriamente dette.

Testimonianze e spiegazioni coloniali

Durante il suo viaggio nel 1880 Luigi Pennazzi si imbatté in una manifestazione: una giovane posseduta da uno spirito. La durata e l’intensità del dolore lo portarono ad accantonare l’ipotesi della farsa. Dal punto di vista pseudoscientifico ci sono due ipotesi: il ricorso all’isteria o al fatto che le donne sono più emotive e quindi più sensibili al richiamo dello “zar”.

Missionari e possessione

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche SPS/13 Storia e istituzioni dell'africa

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