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Storia della radio e della televisione

Prova in itinere

Giovedì 5 novembre 2020 prova in itinere alle ore 11 su EOL (domande sulla prima parte del corso, date, alcuni concetti, alcune domande aperte di analisi o ragionamento) sarà necessario iscriversi per l’esame in itinere via Zoom > su Alma Esami ci sarà una lista apposita.

Nascita e sviluppo dei mezzi di comunicazione

Nel 1924 nasce URI (Unione Radiofonica Italiana). Nel 1927 nasce EIAR (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche). Nel 1954 (il 3 gennaio) data di inizio delle trasmissioni regolari. Anni '60 si ha la consolidazione del mezzo. Nel 1961 nasce il secondo canale, prima c’era un unico canale televisivo.

Una delle caratteristiche portanti della radio e televisione alla nascita è che nascono con una caratteristica specifica: come mezzi di comunicazione per un servizio pubblico, quindi non come negli USA con vocazione commerciale e di business volti a generare profitto. Esse in Italia nascono come un servizio controllato dallo Stato perché sono strumenti che hanno la possibilità di influenzare le opinioni e il pensiero degli ascoltatori. Ci si accorge della delicatezza di questi mezzi > attenzione alla propaganda politica.

La radio nasce nel 1924 con l’URI, che cambierà nome in EIAR, precede la nascita della RAI e controllerà anche la nascita della televisione. Nel periodo fascista verrà usata per la propaganda politica. Tutta la gestione è piuttosto delicata. La RAI tutt’ora ha delle prerogative specifiche.

Impatto della Seconda Guerra Mondiale

Cosa succede alla radio con lo scoppio della WW2, verranno analizzati anche gli intrecci a livello governativo e politico, questo si rifletteva anche nei media. In un contesto come il nostro, in cui questi mezzi venivano resi pubblici, hanno un tipo di gestione diversa. In USA si cerca di basare il tutto sul commerciale, quindi qualcosa che al pubblico può piacere, per vendere. In Italia si prende l’esempio della BBC.

Il colore arriva in Italia nel 1977, molti paesi avevano già il colore, ma in Italia arriva più tardi per via di alcuni accordi politici da prendere. Gli anni '70 sono molto importanti per la tv italiana. La maggior parte delle famiglie possedeva una tv in b&n, fino a quando non cambiano gli apparecchi televisivi. La tv incide sul bilancio familiare (solo poche famiglie l’avevano) ed era già così dagli anni '50. Innovazione tecnologica > non incide ad un cambio di percezione perché non tutti potevano cambiare televisore.

Evoluzione e cambiamenti

Il pubblico “intende la radio come mezzo di informazione e di divertimento e lo dimostra esprimendo alti consensi sui programmi informativi e culturali, prediligendo la musica leggera e sinfonica da camera”. Svolge funzione informativa (con lo scoppio della WW2 l’informazione veniva controllata dal regime), è un servizio pubblico con monopolio. Tutti quelli che hanno un apparecchio radiofonico possono ascoltare la radio > si raggiunge la maturità negli abbonamenti nel 1924 > palinsesto ben strutturato (lista dei programmi offerti) entrano a far parte diversi programmi che erano apprezzati o meno.

Durante il regime fascista si rende più accessibile l’apparecchio e con lo scoppio della guerra il palinsesto si rivoluziona e cambia perché non è più possibile mantenere la maturità dei programmi radiofonici. Il palinsesto cambia significativamente > palinsesto di emergenza > viene alzata al massimo l’informazione e veniva controllata dalle forze dell’ordine, si teneva nascosta la maggior parte delle notizie di perdita.

Cambiamenti dal giugno 1940

  • Unificazione trasmissioni radio;
  • Intensificazione del MinCulPop;
  • Riduzione dei programmi leggeri;
  • La costruzione di un palinsesto di guerra, fatto di trasmissioni per forze armate e combattenti.

Assume un ruolo come quello avuto nella WW1, a seguito dell’esperimento Marconi > è un mezzo di comunicazione 1 a 1 che andava da fronte a fronte nella guerra. Veniva usato come strumento di intrattenimento più avanti e viene usato come uno strumento collante tra persone lontane, con uno spirito di servizio pubblico > va incontro alle esigenze del pubblico.

Ascolto clandestino

Ascolto clandestino che esiste fin dalla nascita della radio < ascolto che bypassa frontiere e nazioni e i primi radioamatori, che si costruiscono da soli le radio, l’avevano scoperta. Forgacs si occupò della radio italiana (studioso) e capì che dagli anni '30, gli ascoltatori cominciarono ad intercettare trasmissioni antifasciste nascoste o di altri paesi. Il regime metteva in vendita radio a prezzi contenuti, ma metteva in mano agli italiani degli strumenti che potevano prendere anche trasmissioni anti-regime. Mussolini allora comincia a parlare più spesso alla popolazione e la radio diventa ancora più importante e gli speaker si trovano anche ad eventi politici per raccontarli in diretta (si troverà più avanti anche nella televisione).

Il ruolo della diretta

Gli italiani erano abituati dai cinegiornali, ma il cinegiornale che si vedeva al cinema è un qualcosa che non racconta gli eventi in diretta, ma racconta eventi filmati in un certo tempo e che arrivano a loro in un differente momento < non c’è la diretta. Nella radio, anche solo con la voce, la diretta c’è > forza del racconto in diretta > la televisione sarà un mezzo ancora più potente perché la diretta si potrà avere con le immagini (esempio dell’11/09/01). Gli speaker con i loro racconti sono capaci di raccontare in modo che gli italiani si possano sentire più all’interno dell’avvenimento.

Voci femminili e gender gap

Nella radio ci sono anche voci femminili (così come nelle prime televisioni, come la prima conduttrice italiana che racconta come è stata reclutata nella RAI dell’epoca. Gender gap: ad esempio, ci si ricorda bene di Mike Bongiorno come conduttore di Lascia o Raddoppia, ma non ci ricordiamo della ragazza che era con lui, che fungeva più da valletta. Ci si ricorda bene di Raffaella Carrà come ballerina, cantante, performer e le si attribuisce il “primo ombelico visto in tv” < tipo di professionalità televisiva. Mina fu una conduttrice molto amata negli anni '60 e testimonial di carosello (scandalo di Mina con un figlio fuori dal matrimonio).

Riorganizzazione del servizio radiofonico

Il servizio radiofonico viene riorganizzato nel 1944: si cambia la denominazione da EIAR a RAI. Siamo agli sgoccioli della WW2 e si ribadisce l’attenzione che il servizio pubblico deve avere, più della maggioranza delle opinioni (in pratica meno propaganda, più servizio pubblico). Con la Liberazione, la RAI ha rimaneggiato il modello editoriale ed organizzativo e divide in due reti: Rete Rossa e Rete Azzurra. La direzione delle due reti era concentrata nella capitale (anche se Torino precedentemente fu molto importante per radio e tv). Nel 1950 nacque anche il terzo programma con identità di carattere culturale, il primo era per informazione e il secondo per intrattenimento. Il sistema è quindi tripartito. Ognuna delle reti ha un pubblico diverso > le tre funzioni sono basilari, cercando di differenziare i pubblici ed indirizzarli verso il genere più gradito.

Mantenere il contatto con il pubblico

Mantenere il contatto con il pubblico: in questi anni c’è uno sforzo da parte della RAI di mantenere il contatto con il pubblico > guida ai programmi, che si chiama Radiocorriere, in cui è anche possibile conoscere l’opinione del pubblico. Anche dopo la fine ella WW2 e con una maturità del servizio radiofonico: il pubblico vuole informazione, teatro e musica leggera. Nel 1951 nasce il Festival di Sanremo, che fu disponibile grazie alla radio e poi anche nella televisione come evento.

Il teatro e il radiodramma

Il teatro diventa un genere di tipo radiofonico, sarà un grande strumento. Si sviluppa negli anni '30 il Radiodramma. Nel 1951: 230 opere liriche, 489 concerti sinfonici, 406 opere in prosa, 680 concerti da camera.

Costo e accessibilità

Il costo dell’abbonamento nel 1945: 45 centesimi di lira al giorno (164,25 lire l’anno), mentre nel 1948 costa 2.450 lire l’anno. Nel 1953: 11196 ore di programmazione annua (su 26260 disponibili) > copertura ampia con una radio e che non è di flusso che è presente h24. I palinsesti dell’epoca sono costruiti su determinati momenti della giornata e il flusso arriva con gli anni '70 nella radio e '80 nella tv. Ci troviamo la pubblicità negli anni '50, viene a costruirsi su un sistema di finanziamento, è quindi un sistema misto (sia pubblico ma anche di finanziamento) > potrebbe avere degli effetti sugli abbonamenti, ma in realtà non li ha.

Sopravvivenza della radio

Cosa ha permesso alla radio di sopravvivere, nonostante l’arrivo della televisione? Essa infatti non è mai scomparsa. La mobilità è un qualcosa di importante, perché la radio si può trasportare (portarla in macchina) e la tv no, costi bassi (si può avere anche con prezzi bassi). Essa è quindi sopravvissuta perché si è saputa riadattare ai nuovi mezzi ed è diventata mobile (cosa che la tv non ha avuto per molti anni). La televisione era invece legata ai momenti di vita domestica.

Controlli sull'abbonamento televisivo

I controlli sull’abbonamento televisivo saranno problematici, visto che per molto tempo ci furono evasioni riguardo ai canoni televisivi > venne poi messo nella bolletta della luce. All’epoca c’erano pochi abbonamenti (4 milioni circa) < l’abbonamento era legato all’acquisto.

Podcast e interazione con altri mezzi

I podcast: sono delle storie di fiction, reali, taglio giornalistico, stanno diventando molto popolari e hanno la capacità di permettere di immergersi nella storia facendo anche dell’altro, ma al tempo stesso si possono ascoltare a qualsiasi orario, senza seguire un palinsesto.

Tra la fine della WW2 e il 48, si ha una crescita di abbonamenti di circa 1 milione. Un’altra capacità della radio è quella di dialogare con altri mezzi di comunicazione > ora siamo abituati, ma negli anni '60 arriva il telefono in radio e si costruisce un dialogo tra speakers e pubblico.

Radio libere e interazione pubblico

Negli anni '70 si ha una forte spinta delle radio libere, che nascono per varie ragioni e dalla domanda di musica e movimenti politici internazionali e commerciali < nelle radio RAI non venivano trasmesse canzoni più “giovanili” come il rock e veniva trasmessa musica per un pubblico più anziano. In RAI si reagisce a piccoli passi con un programma chiamato Bandiere Gialle. Nel 1965 il tour italiano dei Beatles fu snobbato dalla RAI. La nuova generazione non si sente rappresentata dalla radio RAI. L’attenzione al pubblico si manifesta agli anni '70 con il telefono e il pubblico chiama i programmi, il padre di questi programmi fu Chiamate Roma 3131. Chi chiama è coperto dall’anonimato.

Questo tipo di interazione con il pubblico è usata ancora oggi e in questo modo il programma è sempre nuovo, si evita il monologo, ma entrano a far parte del programma cose più quotidiane. È anche una questione economica e costa poco e piace agli ascoltatori, perché ci si sente parte della comunità e si è più propensi ad interagire.

È successo che alcuni chiamassero per insultare ed imprecare, ma questo non impedì il funzionamento di questo meccanismo che tutt’ora funziona.

Radio libere e leggi sul monopolio

Negli anni '70 la RAI non fa radio “giovane”, per questo nascono le radio libere, che possono nascere per dare voce ai movimenti politici, altri nascono per scopo di lucro e altri per programmare la musica che manca nei palinsesti dei canali ufficiali. Nascono in una situazione dal punto di vista legale, in un momento in cui la RAI ha il monopolio del mercato della radio, solo la RAI può. Le radio libere vengono chiuse, ma poi riaperte in altre stazioni o cambiando nome. Nonostante questa legge ancora vigente nel '75, nel '76 mette fine al monopolio della RAI. Lo si è potuto fare perché le limitazioni tecnologiche non ci sono più e quindi vengono censite 18000 radio e tv locali > con alcune limitazioni: non si deve cedere l’ambito locale.

Situazione di ricchezza e disponibilità > prima era scarsa, ma dopo il '76 fioriscono nuove realtà (alcune durano e altre no). Nasce Audiradio che tiene conto degli ascolti sull’ascolto di tutte le emittenti iscritte.

Radio Alice

Radio Alice: concepita nel '75 durante il periodo di esplosione delle Radio Libere. Comincia a trasmettere nel '76, sulla frequenza 100.6 MHz, utilizzando un trasmettitore militare. Legato al movimento studentesco del '67. Sono un gruppo di ragazzi che si mettono a fare radio senza sapere nulla, con un microfono aperto e tutti potevano partecipare. Non c’era palinsesto ed era diretta continua (anche telefonica). Essa diventa un connettore di vite. Non c’era pubblicità, erano disinteressati al guadagno. Le trasmissioni erano improvvisate, non c’era redazione o direttore. Si trasmetteva di tutto, da dichiarazioni d’amore, lettura di libri, liste della spesa e tutte le trasmissioni si aprivano e chiudevano con il brano Lavorare con lentezza. Priva di progettualità, si usava quello strumento per informare. Esperienza che finisce tragicamente nel marzo del '77, all’indomani dell’uccisione dello studente Francesco Lorusso per mano della polizia, con l’accusa di aver diretto via etere i violenti scontri. I redattori non riescono a fuggire durante l’irruzione negli studi vengono arrestati. Si era appena liberalizzata la radio, ma ancora si ha una sorta di colpa riguardo chi parlava di quegli scontri. Poi i sopravvissuti parlano di come si cercò di ripristinare la radio, ma non ci riuscirono.

Non c’è nessuna legge che regolamenta il settore, arriverà nel 1990 e si chiamerà Mammì.

Televisione: tra esperimenti e innovazioni

La televisione è qualcosa che inizia ad essere nelle menti degli scienziati negli anni '20 > tele visione: visione a distanza. Era già presente la radio e il cinema, abbiamo i suoni che arrivano nelle case e le immagini in movimento > si cerca di inventare uno strumento che porti le immagini nelle case delle persone e anche l’audio.

Negli studi dell’URI, già nel 1929 in Italia, due inventori cercano di sperimentare qualcosa sulla televisione (Grasso > la televisione prima della televisione)

Disco di Nipkow > televisione meccanica. La tv meccanica porta le immagini e i suoni nelle case, ma non consente un’alta definizione dell’immagine e al suo posto prende piede la tecnologia elettronica, a cui si arriva dopo che l’americano Lee De Forest ha inventato il tubo catodico. Questo non significa che la tv era già nelle case, ma erano solo esperimenti che alcune volte venivano mostrati al pubblico.

Negli anni '20 la televisione esiste, ma non è una realtà vera e propria > gli scienziati e gli inventori cercano ancora di farla funzionare.

Ci sono stati tanti momenti di sperimentazione, per poi arrivare ad un sistema migliore e quindi essere più diffuso > vale per la televisione.

Sperimentazioni internazionali

Nel 1931, la Radio Corporation of America (RCA) mette in funzione a New York un impianto di televisione a 120 righe, con frequenza di 24 immagini al secondo. Nel 1935 RCA investe 10 milioni di dollari per perfezionare il sistema dei raggi catodici. Queste sperimentazioni cominciano a diffondersi in tutto il mondo > in tanti hanno lavorato a questo esperimento e poi piano piano si è arrivati ad una sintesi di queste scoperte > facciamo fatica a dire che questo strumento sia etichettabile come un prodotto di un solo paese, ma è un progetto collettivo.

Nel 1932 BBC iniziò un servizio di trasmissioni televisive sperimentali > non è un’offerta di tipo regolare, diverso dal 1953-4 in Italia. È il primo in Europa a fare degli esperimenti televisivi e offrire dei programmi televisivi. Il 2 novembre 1936 divenne il primo operatore televisivo al mondo a fornire un servizio regolare. Programmazione: concerti sinfonici, brevi spettacoli di prosa, rubriche di cucina e giardinaggio. 3 ore al giorno nella fascia 18-21 e con poche migliaia di abbonati nell’area di Londra. Si prende molto spunto dalla radio > simile al contenuto radiofonico (musica e teatro) > esisteva già un pubblico per musica e teatro e sono questi linguaggi espressivi conosciuti al pubblico. I concerti e gli spettacoli di prosa possono essere considerati come un’esigenza per l’intrattenimento del pubblico. La fascia oraria presente era usata proprio in modo che tutti si trovino all’interno della dimensione domestica. Si offrono contenuti disponibili per tutta la famiglia.

Il ruolo dell'informazione

Il terzo pilastro della BBC (oltre intrattenimento e cultura) è l’informazione > da qui prenderà molto spunto anche il modello italiano.

Le trasmissioni tv furono sospese dal 3 settembre 1939 al 7 giugno 1946 per via della WW2 > la radio non viene sospesa visto che rimane come mezzo di comunicazione principale. Ancora la tv era molto raro trovarla > ancora una fase sperimentale.

Nel 1936 a Berlino la televisione trasmette le fasi più importanti delle Olimpiadi. In molti paesi già negli anni '30 si iniziano a fare degli esperimenti sulla tv, ma la WW2 blocca questi esperimenti e verranno ripresi dopo.

La televisione in Italia: gli inizi

Nel 1931 in Italia il governo riserva all’EIAR il compito di iniziare la sperimentazione sulla televisione > si ragiona con la stessa modalità con cui si è gestita la radio durante il regime > mercato che non si apre e non è concorrenziale > operatore monopolista.

Prima sperimentazione pubblica > 1932 alla IV Mostra della radio. 1939: viene installato il trasmettitore televisivo a Monte Mario a Roma e si avviano le trasmissioni sperimentali limitate alla zona urbana > ebbe vita breve per via dello scoppio della WW2. Questa sperimentazione era formata da un illustratore e un’attrice.

Ripresa delle sperimentazioni e standardizzazione

Nel 1949 si riprendono gli esperimenti e in pochi anni la RAI mette a punto un piano tecnico di adozione dello standard europeo, basato sull’immagine a 625 linee. A Milano si seguono le orme di Roma e a Torino, nel '49 si avviano le prime sperimentazioni.

1952: le sperimentazioni aumentano. La RAI installa a Milano un impianto di trasmissione completo e uno studio di ripresa > 6 ore giornaliere di riprese sperimentali.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eleonora_columbano di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della radio e della televisione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Innocenti Veronica.
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