Storia della musica – PARTI V, VII, VII, VIII, IX
(M. Baroni. E. Fubini, G. Vinay)
PARTE V. L'ETÀ DEI GRANDI MUTAMENTI STILISTICI
L'assolutismo e il concetto di Barocco
Il nucleo di questa sezione analizza la profonda transizione storica, sociale e
culturale che caratterizza l'Europa a cavallo tra la fine del XVI secolo e la
metà del XVII secolo, un periodo segnato da radicali mutamenti stilistici e
dall'affermazione di una nuova sensibilità estetica.
1. L'evoluzione storica del termine "Barocco"
L'accezione originaria: Storicamente, la parola "barocco" nasce con
una connotazione fortemente negativa e dispregiativa. Derivante
barroco
forse dal portoghese (che indica una perla irregolare e non
baroco
simmetrica) o dal termine filosofico scolastico (un sillogismo
logico particolarmente pedante e tortuoso), il termine veniva utilizzato
dagli illuministi del Settecento per etichettare tutto ciò che appariva
bizzarro, esagerato, privo di gusto o inutilmente complicato.
La riabilitazione critica: Solo alla fine del XIX secolo la critica storica
e artistica (grazie a studiosi come Heinrich Wölfflin) ha liberato il concetto
da questa svalutazione. Il Barocco è stato finalmente riconosciuto come
un'espressione artistica del tutto originale e autonoma, dotata di
una propria coerenza interna e scaturita da una visione del mondo
radicalmente mutata rispetto a quella rinascimentale.
2. Il contesto politico e sociale: l'Assolutismo
La crisi e la ristrutturazione del potere: L'intera Europa del Seicento
attraversa una profonda crisi economica e sociale. In questo
scenario, le classi dominanti rispondono centralizzando il potere: è l'era
dell'Assolutismo monarchico (il cui emblema sarà la Francia di Luigi
XIV) e del consolidamento del cattolicesimo controriformista.
La funzione politica dell'arte: Sotto i regimi assoluti, la produzione
artistica e musicale smette di essere un puro intrattenimento o una
speculazione intellettuale per trasformarsi in uno strumento politico di
propaganda, prestigio e persuasione. Il potere ha bisogno di
manifestare la propria grandezza e di generare consenso sociale.
La meraviglia e il pubblico: Per ottenere questo controllo psicologico
sulle masse e sulle corti, l'arte deve colpire i sensi. L'obiettivo primario
diventa stupire, commuovere e meravigliare lo spettatore o
l'ascoltatore. Non si cerca più la razionalità speculativa, l'equilibrio
formale o la geometrica perfezione tipica del Rinascimento, ma l'impatto
emotivo immediato e spettacolare.
3. Il riflesso sulla concezione della musica
Dalla forma agli "affetti": Questa transizione ideologica investe
pienamente il linguaggio musicale. La complessa polifonia fiamminga del
Cinquecento, con il suo intreccio contrappuntistico di voci paritarie,
comincia a essere percepita come un esercizio intellettualistico astratto,
incapace di comunicare in modo diretto.
La centralità della parola: Si fa strada l'esigenza di una musica che
sappia esaltare il testo poetico e, attraverso di esso, muovere gli
affetti (cioè i sentimenti umani: dolore, gioia, ira, stupore). L'arte
barocca scopre così la sua natura intrinsecamente teatrale.
Il preludio alla monodia: Questo mutamento ideologico e politico
spiana la strada alla successiva rivoluzione tecnica: la battaglia
antipolifonica guidata da circoli intellettuali come la Camerata
fiorentina del conte Bardi. In questa visione, la chiarezza di una
singola voce solista accompagnata (monodia) diventa l'unico mezzo
efficace per imitare le inflessioni della parola recitata e tradurre in suoni
le passioni dell'animo umano.
La polemica antipolifonica e la nascita della monodia
accompagnata
Il passaggio cruciale che determina la nascita della musica barocca non è
un'evoluzione puramente tecnica, ma una vera e propria rivoluzione estetica
e filosofica guidata da circoli di intellettuali, letterati e musicisti uniti dal
desiderio di superare la complessità del passato.
La Camerata de' Bardi e l'ideale umanistico
Il contesto fiorentino: Negli ultimi decenni del Cinquecento, a Firenze,
si riunisce un cenacolo culturale presso la dimora del conte Giovanni de'
Bardi, noto storicamente come Camerata fiorentina (o Camerata de'
Bardi). Tra i suoi membri più illustri figurano il nobile Jacopo Corsi, lo
scienziato Vincenzo Galilei (padre dell'astronomo Galileo), il poeta Ottavio
Rinuccini e i musicisti Giulio Caccini e Jacopo Peri.
Il mito della tragedia greca: La spinta ideologica della Camerata
nasce dal desiderio umanistico di far risorgere la tragedia dell'antica
Grecia. Gli intellettuali fiorentini erano convinti che gli antichi greci
recitassero i loro testi interamente cantando, ottenendo così un impatto
emotivo straordinario sul pubblico. Poiché della musica greca antica non
erano rimasti documenti scritti superstiti, la Camerata decise di
reinventare da zero quel modello di canto.
La condanna del contrappunto polifonico Dialogo della musica
L'attacco alla polifonia: Nel suo celebre trattato
antica e della moderna (1581), Vincenzo Galilei sferra un attacco
durissimo alla polifonia fiamminga e al madrigale cinquecentesco. La
complessa rete del contrappunto, in cui quattro o cinque voci cantano
contemporaneamente parole diverse intrecciandosi tra loro, viene
accusata di distruggere la poesia.
L'inefficacia emotiva: Secondo Galilei, se una voce sale mentre un'altra
scende e una sillaba viene pronunciata in momenti diversi dalle varie
sezioni, l'ascoltatore percepisce solo un piacevole "solletico alle
orecchie", ma perde il senso del testo. La polifonia, dunque, viene bollata
come un artificio astratto e innaturale, incapace di muovere i veri affetti
dell'animo umano.
La teoria della Monodia e lo "Stile Recitativo"
La voce sola come specchio della natura: Per ridare potere alla
parola, la Camerata teorizza la monodia accompagnata: una sola linea
melodica cantata da un solista, sostenuta da un accompagnamento
strumentale semplice e subordinato. La melodia non deve seguire regole
geometriche o astratte, ma deve imitare fedelmente l'inflessione della
voce parlata, i toni della recitazione attoriale e l'enfasi retorica del
discorso.
La nascita dello stile recitativo: Prende forma un nuovo tipo di canto,
stile recitativo.
battezzato recitar cantando o Non si tratta né di un
canto spiegato (come le arie successive) né di una pura recitazione
parlata: è una linea flessibile, "parlata in musica", che asseconda il ritmo
naturale della poesia, accelerando, rallentando o spezzandosi a seconda
della passione espressa (dolore, gioia, ira).
Il Basso Continuo: Per supportare questa voce solista senza soffocarla,
nasce l'artificio tecnico fondamentale di tutta l'era barocca: il basso
continuo. Lo strumento melodico grave (come la viola da gamba o il
violoncello) esegue la linea del basso, mentre gli strumenti armonici
(come il liuto, la tiorba, il clavicembalo o l'organo) improvvisano sopra di
essa gli accordi intermedi, fungendo da puro "tappeto sonoro" flessibile
per il cantante.
Le Nuove Musiche di Giulio Caccini
La codificazione del nuovo stile: Nel 1602, il compositore Giulio
Caccini pubblica a Firenze una raccolta fondamentale intitolata Le nuove
musiche. Si tratta della prima grande testimonianza a stampa del nuovo
stile monodico.
Madrigali monodici e Arie: La raccolta contiene madrigali a voce sola
e arie strofiche. Nella prefazione, Caccini spiega dettagliatamente come
eseguire la nuova musica, introducendo regole precise sulla gestione del
fiato, sull'espressività e sull'uso dei primi ornamenti barocchi (come i
"trilli" e i "gruppetti"), che non devono essere sfoggi di virtuosismo
gratuito, ma amplificatori retorici dell'emozione del testo.
I primi esperimenti del Melodramma
La Dafne (1598): Il passaggio dalla singola lirica monodica a un'intera
opera teatrale avviene alla fine del secolo. Nel 1598 viene rappresentata
Dafne,
a Firenze la su testo di Ottavio Rinuccini e musica di Jacopo Peri
(con contributi di Jacopo Corsi). Questo lavoro, la cui musica è andata
quasi interamente perduta, è considerato il primo vero esperimento di
melodramma della storia della musica.
L'Euridice (1600): Il primo melodramma giunto fino a noi per intero è
l'Euridice, composto sempre su testo di Rinuccini in occasione delle
sfarzose nozze di Maria de' Medici con il re di Francia Enrico IV nel 1600.
L'opera fu musicata sia da Jacopo Peri che, separatamente, da Giulio
Caccini. In quest'opera lo stile recitativo trova la sua prima applicazione
su vasta scala: il dramma pastorale si dipana attraverso un canto
continuo, solenne e carico di tensione patetica, interrompendo la
recitazione solo raramente con brevi cori o interventi strumentali.
Claudio Monteverdi e il consolidamento del melodramma
Se gli esperimenti fiorentini della Camerata de' Bardi avevano un carattere
prevalentemente intellettuale ed d'élite, è con la figura monumentale di
Claudio Monteverdi (1567–1643) che lo stile recitativo acquisisce una
straordinaria forza drammatica, trasformando il melodramma in un vero e
proprio genere d'arte e di consumo.
La frattura estetica: Prima e Seconda Prattica
La polemica con Artusi: Nel 1600, il teorico Giovanni Maria Artusi
pubblica un duro attacco contro alcuni madrigali di Monteverdi,
accusandolo di violare le regole tradizionali del contrappunto (presenza di
dissonanze non preparate, salti melodici proibiti).
La giustificazione teorica: Monteverdi risponde (nella prefazione al
Quinto Libro de' Madrigali del 1605 e tramite gli scritti del fratello Giulio
Cesare) formulando una celebre distinzione:
Prima Prattica: È lo stile polifonico rinascimentale (esemplificato
o da Palestrina), dove l'armonia e le regole musicali sono padrone del
(l'armonia signora del dell'oratione).
testo
Seconda Prattica: È la nuova estetica barocca, dove le regole
o (l'oratione sia signora
musicali si subordinano alla parola
dell'armonia). La dissonanza non è più un errore, ma un mezzo
retorico legittimo e necessario per esprimere i sentimenti estremi
del testo poetico (il dolore, il pianto, la crudeltà).
Il capolavoro mantovano: L'Orfeo (1607)
La sintesi formale: Rappresentato a Mantova nel 1607 su libretto di
Orfeo
Alessandro Striggio, l' di Monteverdi è considerato il primo
capolavoro assoluto della storia dell'opera. Monteverdi non si limita al
recitativo piatto dei fiorentini, ma crea una straordinaria varietà
formale.
Le strutture musicali: L'opera alterna sapientemente:
Recitativi espressivi carichi di forti tensioni armoniche.
o Arie strofiche e sezioni solistiche chiuse e virtuosistiche (come la
o Possente spirto).
celebre
Canzonette e balli di carattere popolare.
o Cori polifonici modellati sulla tradizione del madrigale.
o
L'orchestra come personaggio: Monteverdi impiega un'orchestra
imponente e colorata (circa 40 strumenti tra cui tiorbe, cornetti,
tromboni, regali, clavicembali). Per la prima volta, l'organico strumentale
non è casuale: gli strumenti vengono usati con funzione
drammaturgica e psicologica (ad esempio, gli archi per il mondo
pastorale della Terra e i tromboni cupi per il regno degli Inferi).
Il trasferimento a Venezia e l'opera pubblica (1637)
Da Mantova a San Marco: Nel 1613, Monteverdi viene nominato
maestro di cappella presso la Basilica di San Marco a Venezia, la carica
musicale più prestigiosa dell'epoca.
La nascita dei teatri pubblici (1637): A Venezia avviene una
rivoluzione sociologica epocale: nel 1637 apre il Teatro San Cassiano, il
primo teatro d'opera a pagamento della storia. L'opera esce dalle corti
aristocratiche private ed entra nel mercato commerciale, aperta a un
pubblico borghese pagante.
Le trasformazioni del genere: Per ragioni di budget economico ed
impresariale, la struttura dell'opera cambia radicalmente rispetto a
Mantova:
Le grandi orchestre vengono ridotte a piccoli ensemble d'archi e
o continuo.
I cori monumentali spariscono quasi del tutto per risparmiare sui
o costi dei cantanti.
L'attenzione del pubblico e dei compositori si sposta sul
o virtuosismo dei singoli cantanti (i divi) e sulla spettacolarità
degli effetti scenici (le macchine teatrali).
Gli ultimi capolavori veneziani
Negli ultimi anni della sua vita, Monteverdi scrive per i teatri pubblici veneziani
tre opere, di cui due giunte fino a noi, che abbandonano la mitologia classica
per esplorare la psicologia umana e la storia:
Il ritorno di Ulisse in patria (1640): Incentrato sull'epica omerica,
ricco di sfumature umane e nostalgiche.
L'incoronazione di Poppea (1643): Su libretto di Gian Francesco
Busenello. È un dramma storico-politico spietato e modernissimo,
ambientato nella Roma imperiale. Per la prima volta, i protagonisti non
sono eroi positivi: l'opera mette in scena il trionfo dell'ambizione amorosa
e politica di Poppea e Nerone, che trionfano mandando a morte i filosofi
(Seneca) e gli oppositori. Musicalmente, il confine tra recitativo e aria si
fa sempre più fluido, anticipando l'arioso e l'espressività drammatica del
barocco maturo.
Il Madrigale e la concezione dello "Stile Concitato"
L'evoluzione del madrigale: Monteverdi non abbandona il genere del
madrigale, ma lo traghetta dal Rinascimento al Barocco attraverso otto
libri storici (più un nono postumo). Nei primi libri domina la polifonia a
Quinto Libro
cappella; dal in poi introduce stabilmente il basso continuo;
Settimo Libro Concerto)
nel (1619, intitolato trionfa la monodia
accompagnata e il duetto. Madrigali guerrieri
L'Ottavo Libro e la triade degli affetti (1638): Nei
et amorosi, Monteverdi teorizza l'introduzione dello stile concitato.
Partendo dalla filosofia platonica, egli afferma che la musica ha espresso
finora solo due affetti dell'animo: la temperanza e la mollezza (il dolore).
Manca l'espressione dell'ira, della guerra e del vigore.
La tecnica del concitato: Per esprimere l'ira in musica (come nel
Combattimento di Tancredi e Clorinda
celebre inserito nella raccolta),
Monteverdi inventa soluzioni tecniche rivoluzionarie per gli archi: il
tremolo (la ripetizione rapidissima della stessa nota) e il pizzicato, che
imitano acusticamente il tumulto dei colpi di spada e l'agitazione febbrile
dei combattenti.
La nascita della musica strumentale autonoma e l'opera di
Girolamo Frescobaldi
Fino al Rinascimento, la musica strumentale era rimasta subordinata alla
musica vocale: gli strumenti si limitavano a raddoppiare le voci umane o a
eseguire trascrizioni di brani vocali (come chanson e madrigali). Nel primo
Seicento si assiste a un fenomeno epocale: la musica strumentale si
emancipa completamente, conquistando una propria autonomia estetica,
formale e linguistica.
L'emancipazione dagli schemi vocali e le nuove tecniche
L'idiomatismo strumentale: I compositori iniziano a scrivere musica
specificamente pensata per le caratteristiche tecniche ed espressive dei
singoli strumenti (scrittura idiomatica). Si sviluppano il virtuosismo, l'uso
degli abbellimenti e l'esplorazione delle possibilità timbriche,
specialmente del violino (in campo melodico) e della famiglia della
tastiera (organo e clavicembalo).
Il trasferimento della "Seconda Prattica": La grande rivoluzione
recitar cantando
barocca degli "affetti" e del non si ferma alla voce. Gli
strumenti cercano di imitare la capacità persuasiva e la flessibilità
emotiva della parola umana. La musica strumentale del primo Seicento è
caratterizzata da improvvisi mutamenti di tempo, passaggi bizzarri e forti
contrasti dinamici.
Girolamo Frescobaldi e la musica per tastiera
Il protagonista assoluto di questa rivoluzione in ambito tastieristico è il
ferrarese Girolamo Frescobaldi (1583–1643), organista presso la Basilica di
San Pietro a Roma e musicista di fama europea.
Lo "Stile affettuoso" alla tastiera: Nella celebre prefazione al suo
Primo libro di Toccate (1615), Frescobaldi teorizza un modo di suonare
rivoluzionario. Afferma che la sua musica non deve essere eseguita
(battuta stretta),
seguendo un tempo rigido e matematico ma
assecondando gli "affetti" del brano, proprio come si fa nello stile
recitativo dei melodrammi. L'esecutore può e deve rallentare o
accelerare per dare espressività alla musica.
Le Toccate e i Fiori Musicali: Nelle sue Toccate, Frescobaldi crea
strutture libere, rapsodiche e ricche di audacie armoniche (dissonanze,
passaggi cromatici). Nei Fiori Musicali (1635), una raccolta di
composizioni organistiche destinate alla liturgia della messa, egli mostra
invece un dominio assoluto del contrappunto rigoroso, fondendolo però
con la nuova sensibilità drammatica barocca.
L'evoluzione delle forme strumentali
In questo periodo, le composizioni si dividono in due grandi categorie: quelle
basate sull'improvvisazione e la fantasia e quelle basate su strutture
predeterminate o sulla danza.
Forme libere e improvvisative:
Toccata e Preludio: Brani dal carattere introduttivo, caratterizzati
o da scale rapide, arpeggi e accordi solenni, nati per "saggiare"
l'accordatura e lo strumento prima dell'esecuzione.
Fantasia e Capriccio: Composizioni in cui l'autore dà libero sfogo
o all'estro inventivo, alternando sezioni contrappuntistiche a
passaggi virtuosistici.
Forme rigorose e contrappuntistiche:
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