Prima lezione (1 ott): storia del pensiero psicologico
Inizio = premesse della nascita della psicologia sperimentale. Siamo nella prima metà dell'800 dove succedono eventi che portano allo sviluppo della psicologia come disciplina sperimentale nella seconda metà dell'800 (vd. slide e ascolto tutto).
Premesse storiche e nascita della psicologia
Ci troviamo cronologicamente nella prima metà dell’Ottocento. In questo periodo avvengono sviluppi teorici e concettuali che porteranno, nella seconda metà del secolo, alla nascita vera e propria della psicologia sperimentale. Possiamo considerare questa fase come l’anticamera dell’identità disciplinare della psicologia, che si consoliderà nel XIX secolo e troverà una forma più definita nel XX secolo.
In questa fase la psicologia non ha ancora un’identità unitaria: le sue radici sono molteplici e frammentate. Esistono varie attività e linee di pensiero che presentano tra loro una “somiglianza di famiglia”, ma non esiste ancora una vera e propria identità disciplinare forte e condivisa. Prima dell’Ottocento, la psicologia trovava talvolta collocazione all’interno della filosofia, ad esempio nella filosofia razionale di Christian Wolff, ma non esisteva ancora un insieme coerente di attività paragonabili a quelle degli psicologi di oggi.
La situazione cambia nella seconda metà dell’Ottocento, con la nascita della psicologia sperimentale, e continuerà ad evolversi nel Novecento, portando alla definizione della disciplina così come la conosciamo oggi.
Per capire la frammentazione iniziale, possiamo rifarci a un esempio. Quando si parla di psicologia oggi, emergono idee e ambiti diversi: la mente, il comportamento, le relazioni… ma anche altre discipline come la zoologia, l’antropologia o la sociologia si occupano di comportamento umano e sociale. Questa pluralità non è solo una caratteristica attuale, ma era ancora più marcata un paio di secoli fa.
Dal punto di vista istituzionale, oggi la psicologia ha dei confini più definiti: esistono corsi di laurea, ordini professionali, normative. Ma dal punto di vista dei temi di ricerca e degli oggetti di studio, la psicologia continua a spaziare moltissimo: va dalla psicoanalisi alle neuroscienze, con campi che differiscono sia per oggetto che per metodo. Questa ampiezza di interessi deriva direttamente dalla sua origine frammentata nel XIX secolo.
Le fonti dello sviluppo della psicologia sperimentale: la filosofia empiristica inglese
Locke sosteneva che la conoscenza umana doveva ... per lui non bisogna farsi domande di tipo metafisico ma l'oggetto d'indagine è la natura come oggetto di esperienza e osservazione (non nella sua essenza).
Le sensazioni sono l'unico modo attraverso cui noi possiamo entrare a contatto con il mondo.
L'intelletto umano di cui posso fare esperienza diventa oggetto d'indagine. Si sottopone a indagine ciò di cui faccio esperienza (in prima persona = ho accesso solo io ai miei processi mentali. Diverso dalle cose del mondo a cui si fa esperienza in terza persona perché è così per tutti).
Un autore fondamentale in questa prima fase è John Locke, filosofo inglese, che ha posto le basi della filosofia empirica. La sua idea centrale è che la conoscenza umana derivi dall’esperienza. Secondo Locke, non ha senso interrogarsi sulla “natura” o sull’“essenza” delle cose in sé, perché non abbiamo strumenti per dare risposte a questo tipo di domande metafisiche. L’unico modo per conoscere è attraverso l’esperienza: ciò che possiamo osservare e percepire.
Questo approccio sposta l’attenzione dal metafisico al naturale: non si tratta più di chiedersi “cos’è l’anima?”, ma di studiare come l’essere umano fa esperienza del mondo. Quando parliamo di uomo, possiamo assumere due prospettive: una “esterna” e una “interna”. Ad esempio, se io fossi l’oggetto del vostro studio, potreste osservare e misurare caratteristiche oggettive come il mio peso o la velocità dei miei movimenti. Tuttavia, non potreste avere accesso diretto ai miei processi mentali interni. L’unico che ha accesso a questi processi sono io stesso, in prima persona.
In quest’ottica, i fatti sensoriali e osservabili sono considerati sufficienti a fondare una scienza della natura, senza ricorrere a discorsi metafisici. L’esperienza sensibile diventa quindi la porta d’ingresso allo studio degli oggetti naturali, compreso l’essere umano.
Questa impostazione ha un impatto diretto sulla nascita della psicologia: anche i processi mentali vengono considerati oggetti di esperienza, ma di un’esperienza in prima persona. Ad esempio, il mio braccio può essere oggetto dell’esperienza di chiunque (lo potete vedere e toccare), ma la mia esperienza dei miei processi mentali è accessibile solo a me.
La filosofia empirica, quindi, vuole fondare la conoscenza sull’esperienza e cercare radici naturali per la speculazione filosofica. Questo progetto si diffonde in tutta Europa, ma ha particolare forza in Germania, dove le idee empiriste inglesi si combinano con una tradizione filosofica molto radicata. In Germania, la psicologia sperimentale nasce infatti all’interno del progetto filosofico, e non in opposizione ad esso. Fin dall’inizio, la psicologia si sviluppa al servizio del discorso filosofico, non contro di esso.
All’interno di questo contesto, si sviluppano una serie di pratiche osservazionali, che però non sono ancora controllate né sperimentali nel senso moderno. Si tratta di osservazioni condotte attraverso l’introspezione, cioè l’osservazione da parte degli autori stessi dei propri stati mentali. Questa prima psicologia empirica è dunque introspezionista: studia la mente osservando i propri processi interiori in prima persona.
I dati di questa psicologia sono i contenuti di coscienza: ciò che accade nella mente quando siamo sottoposti a uno stimolo, quando ragioniamo o quando percepiamo un’immagine. Siamo ancora lontani dalla psicologia sperimentale vera e propria, ma si gettano le basi fondamentali per la nascita della disciplina autonoma.
L’introspezione
L'introspezione è portare l'attenzione a ciò che ci succede dentro (si predilige una prospettiva in prima persona).
Il suo carattere introspezionistico e l'oggetto della disciplina (contenuti di coscienza) caratterizzeranno la disciplina in tutto l'800.
La psicologia ottocentesca, nella sua fase iniziale, si caratterizza per un metodo principale: l’introspezione. Gli studiosi dell’epoca, infatti, erano convinti che il modo più diretto e affidabile per conoscere la mente fosse osservare i propri stati mentali dall’interno.
A differenza della scienza moderna, in cui l’osservatore e l’oggetto di studio sono separati, qui l’osservatore coincide con l’oggetto osservato.
Gli autori di questa fase erano soliti analizzare i propri pensieri, le proprie sensazioni e immagini mentali per comprendere come funziona la mente umana in condizioni di normalità. L’obiettivo non era studiare la patologia o il disagio, ma capire i processi mentali normali, come la percezione, l’attenzione, il ragionamento e l’immaginazione.
Il metodo centrale era, quindi, l’introspezione, mentre l’oggetto principale di studio erano i contenuti di coscienza. Si cercava di descrivere in modo preciso ciò che avveniva nella mente quando una persona era esposta a uno stimolo o svolgeva un certo tipo di attività mentale. Per esempio, si osservavano le sensazioni suscitate da un suono, da un’immagine o da un pensiero, e si cercava di analizzarle in modo dettagliato.
In questo contesto, la psicologia si distacca progressivamente dalla filosofia pura per assumere un orientamento più osservativo e descrittivo, anche se non ancora sperimentale nel senso moderno. L’introspezione, infatti, non prevedeva necessariamente controlli sistematici o condizioni sperimentali standardizzate. Gli autori descrivevano le proprie esperienze interne con la massima precisione possibile, ma si trattava comunque di osservazioni soggettive.
Secondo questa prospettiva, gli stati di coscienza sono riducibili a due elementi fondamentali:
- Sensazioni – derivano direttamente dall’attività sensoriale e nervosa.
- Immagini – sono rappresentazioni mentali che si formano a partire da dati sensoriali precedenti.
La coscienza, quindi, può essere analizzata in termini di sensazioni e immagini. Questi due elementi sono i “mattoni” fondamentali da cui si costruiscono tutti i contenuti mentali più complessi.
Questa impostazione rappresenta un passo molto importante verso l’autonomia disciplinare della psicologia. Mettendo al centro esperienze osservabili e analizzabili, la psicologia si avvicina progressivamente al modello delle scienze naturali, pur mantenendo il proprio focus sui contenuti interni della mente.
L’introspezione ottocentesca si basa su alcuni presupposti fondamentali:
- I contenuti della coscienza sono accessibili solo al soggetto stesso: nessuno può osservare direttamente i processi mentali di un altro individuo, ma ciascuno può osservare i propri.
- L’esperienza interna è una fonte legittima di conoscenza scientifica, purché sia analizzata con attenzione e rigore descrittivo.
- Le sensazioni e le immagini costituiscono gli elementi fondamentali della mente, e la psicologia deve individuare le leggi che governano la loro combinazione e interazione.
Questa enfasi sui contenuti di coscienza ha permesso alla disciplina di compiere un primo passo verso la sua autonomizzazione scientifica. Tuttavia, mancava ancora un elemento decisivo: la quantificazione. Per trasformarsi in una vera scienza sperimentale, la psicologia doveva trovare un modo per misurare i fenomeni mentali, così come la fisica misura i fenomeni naturali. Questo passo verrà compiuto nella seconda metà dell’Ottocento, grazie all’incontro tra psicologia e fisiologia, e alla nascita della psicofisica.
3 postulati della psicologia pre-sperimentale
Per comprendere come la psicologia ottocentesca si sia strutturata come disciplina autonoma, è fondamentale soffermarsi su tre concetti centrali: sensismo, associazionismo e intellettualismo. Questi elementi costituiscono la base teorica della psicologia sperimentale dei primi decenni.
Sensismo
È la dottrina secondo cui tutti gli stati di coscienza derivano dalle sensazioni. Ogni esperienza mentale è ricondotta, in ultima analisi, a sensazioni elementari, che possono essere analizzate e descritte. Questo approccio pone una forte enfasi sulla dimensione empirica e osservabile dell’esperienza: non si parla più di concetti astratti o di entità metafisiche, ma di dati sensoriali e delle loro combinazioni.
Il sensismo è importante perché permette alla psicologia di fondarsi su basi “naturali”. Gli stati mentali non sono più considerati misteriosi o inaccessibili, ma come fenomeni riconducibili a processi fisiologici e sensoriali, quindi misurabili e analizzabili scientificamente. Questo costituisce uno dei passi cruciali che avvicinano la psicologia alle scienze naturali.
Associazionismo
Accanto al sensismo, troviamo l’associazionismo, una teoria secondo la quale i contenuti mentali complessi si formano attraverso l’associazione di elementi più semplici, come sensazioni e immagini. Secondo questa prospettiva, la mente funziona come un sistema in cui elementi fondamentali si combinano secondo regole specifiche, dando origine a strutture mentali più articolate. L’obiettivo degli psicologi di questa corrente è identificare le modalità con cui le sensazioni si associano tra loro per formare stati di coscienza complessi.
Si può fare un’analogia con i mattoncini di un sistema meccanico: ogni stato mentale è costituito da elementi di base (sensazioni e immagini), e la psicologia deve scoprire le leggi di combinazione e associazione che regolano questi elementi. Gli studiosi dell’epoca erano convinti che le leggi mentali fossero, in fondo, analoghe a quelle della fisica: sistemi complessi che seguono principi regolari e descrivibili.
Questo approccio si mantiene a lungo, anche nei decenni successivi, e verrà ripreso e trasformato da molte correnti psicologiche, compreso il comportamentismo.
Intellettualismo
Infine, un altro elemento caratterizzante è l’intellettualismo. Secondo questa visione, l’introspezione consente di accedere direttamente alla vita mentale. Chiunque può esplorare i propri stati di coscienza osservandoli dall’interno, e la psicologia ha il compito di descrivere questi stati, non necessariamente di spiegarli causalmente.
L’intellettualismo è centrato sull’idea che la mente possa conoscersi da sé, in modo trasparente: osservando ciò che accade nella propria coscienza, è possibile descrivere fedelmente i processi mentali. Questa convinzione rimarrà dominante per tutto l’Ottocento, e verrà messa in discussione soltanto nei primi decenni del Novecento, con la nascita del comportamentismo, che rifiuterà l’introspezione come metodo scientifico.
L’intellettualismo, quindi, non è una teoria della mente nel senso stretto, ma piuttosto un presupposto metodologico: l’idea che l’osservazione interna sia uno strumento valido e sufficiente per studiare i processi mentali. Questa impostazione permetterà alla psicologia sperimentale ottocentesca di svilupparsi in modo coerente e condiviso dalla comunità scientifica dell’epoca.
Le fonti dello sviluppo della psicologia sperimentale: la fisiologia
Un altro elemento decisivo per la nascita della psicologia come disciplina autonoma è il suo legame con la fisiologia. A partire tra Settecento e Ottocento, infatti, si assiste a un progresso enorme delle conoscenze anatomiche e fisiologiche, soprattutto in relazione al sistema nervoso. Queste scoperte forniranno alla psicologia sperimentale le basi per sviluppare un metodo scientifico e quantitativo.
Nella prima metà dell’Ottocento si erano accumulate molteplici conoscenze fisiologiche sul sistema nervoso e ciò consentì alla psicologia sperimentale di svilupparsi all’interno della (e grazie alla) scienza già affermata della fisiologia sperimentale.
- C. Bell (1774-1842): distinzione anatomica e funzionale nervi sensoriali e motori; specificazione percorsi dei nervi nel corpo umano; scoperta che i nervi reagiscono selettivamente a specifici tipi di stimolazioni.
- Flourens (1794-1867): esperimenti ingegnosi per osservare l’effetto sul comportamento delle asportazioni di parti del cervello animale.
Le scoperte fisiologiche
In questo periodo si comprendono sempre meglio le differenze tra vie sensoriali e vie motorie: si scopre che esistono percorsi distinti per la trasmissione delle informazioni sensoriali e per il controllo dei movimenti. Viene chiarito che nervi diversi rispondono a stimolazioni differenti e che ogni via nervosa è specifica per una determinata funzione.
Si iniziano a studiare i comportamenti animali in seguito a lesioni o asportazioni di parti del cervello. Attraverso queste osservazioni si capisce che determinate aree cerebrali sono responsabili di funzioni precise e che il comportamento può essere alterato in modo sistematico intervenendo sul sistema nervoso. Questi studi si basano su un principio semplice ma rivoluzionario: per capire il funzionamento normale di un organismo, si può osservarlo quando una sua parte è danneggiata.
Tutte queste ricerche contribuiscono a delineare un quadro in cui il comportamento e i processi mentali non sono più attribuiti a entità metafisiche, come l’anima, ma a processi fisici e misurabili, come la trasmissione nervosa e l’attività cerebrale.
L’azione riflessa
Un esempio particolarmente importante è la scoperta dell’azione riflessa. Si osserva che alcuni movimenti possono avvenire anche senza il coinvolgimento del cervello. Per esempio, se si stimola una parte del corpo collegata al midollo spinale, si ottiene comunque una risposta motoria. Questo significa che esistono meccanismi automatici e indipendenti dall’attività cosciente.
Queste scoperte mostrano che i comportamenti non derivano necessariamente da un’anima immateriale, ma possono essere spiegati attraverso processi fisiologici automatici, misurabili e riproducibili. Inoltre, si inizia a studiare la velocità di conduzione nervosa, mostrando che l’impulso richiede tempo per essere generato e trasmesso. Anche i tempi di reazione diventano oggetto di studio scientifico.
Queste ricerche costituiscono un terreno comune tra fisiologia e psicologia: entrambe si interessano a come l’organismo risponde agli stimoli, ma la fisiologia si concentra sui meccanismi fisici, mentre la psicologia comincia a esplorare l’esperienza soggettiva associata a questi processi.
Psicologia e fisiologia
Questa collaborazione tra fisiologia e psicologia è fondamentale. Da un lato, la fisiologia fornisce metodi e strumenti di indagine rigorosi: misurazioni, esperimenti controllati, quantificazioni. Dall’altro, la psicologia offre un nuovo oggetto di studio: la mente e l’esperienza soggettiva.
Non è un caso che i primi psicologi sperimentali siano spesso fisiologi di formazione. Essi applicano i metodi quantitativi della fisiologia allo studio dei processi mentali. Un esempio emblematico è Gustav Theodor Fechner, che svilupperà la psicofisica proprio a partire da questo intreccio tra fisiologia e psicologia.
Gustav Theodor Fechner
Una figura chiave per lo sviluppo della psicologia sperimentale è Gustav Theodor Fechner (1801–1887). La sua opera rappresenta un momento decisivo, perché
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