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Giustiniano e Napoleone: due estremi del diritto

Il diritto è intessuto nella vita di tutti i giorni e si trasforma in storia. Lo storico del diritto è colui che è in grado di ricostruire il diritto del passato attraverso uno studio approfondito delle fonti, cioè materiali che sono conservati presso archivi, biblioteche ecc. Lavora su fonti di regola giuridica.

Le fonti del diritto

Le fonti sulle quali lavorano i giuristi e gli storici del diritto sono la legislazione, la dottrina e la prassi. La legislazione è una fonte autoritativa di regole di condotta imposte ai soggetti che vivono nell'ordinamento. Il legislatore nell'Alto Medioevo è un capo militare, come Rotari, poi il legislatore si incarna nella figura di Carlo Magno.

La dottrina è il frutto del pensiero di chi, per formazione e professione, svolge la funzione di individuare, interpretare e sistemare le norme giuridiche allo scopo di renderle esplicite, coerenti e applicabili ai casi della vita. I giuristi riportano alla luce il corpus di Giustiniano. Irnerio a Bologna fonda la scuola dei giuristi glossatori, che, srotolando la pergamena del corpus, fanno delle norme delle glosse. All'inizio del '300 nasce la scuola dei giuristi commentatori. Nel '500 i giuristi colti conoscono le umane lettere; storia, latino, filologia, ecc. Tutti questi giuristi studiano il corpus prevalentemente nelle università. Quella di Bologna nasce e si sviluppa per prima. La nostra nel 1361.

La prassi è l'espressione dei comportamenti giuridicamente rilevanti di una comunità, che si realizzano nella forma di consuetudini poste in essere giorno dopo giorno dai componenti della società civile. Nel corso del tempo, la rilevanza di queste fonti è stata varia. Nell'Alto Medioevo dominano le consuetudini, dopo la dottrina. La legislazione nel Medioevo è una fonte un po' silente.

Friedrich Karl von Savigny e Piero Calamandrei

Friedrich Karl von Savigny, fondatore della Scuola storica tedesca, afferma che un buon giurista è colui che ha senso storico e mente sistematica, cioè la capacità di intendere il diritto come un sistema, un grande mosaico. Avere senso storico vuol dire avere la capacità di inquadrare il diritto in una prospettiva storica di sviluppo. Piero Calamandrei, grandissimo giurista, sottolinea l'importanza dell'approccio storico giuridico perché solo aprendo le finestre alla realtà della vita l'aria del mondo potrà circolare entro il sistema delle leggi.

Alto Medioevo e il crollo dell'Impero Romano

Il primo grande argomento riguarda l'Alto Medioevo, che ci porta al V secolo d.C. (1476), crollo dell'Impero Romano. Abbiamo la parte a Oriente con Costantinopoli e la parte ad Occidente con Roma. A Oriente c'è un clima ottimale; la parte occidentale è prossima al tracollo a seguito delle invasioni barbariche. Il problema principale è quello della sopravvivenza dalla fame, dalle epidemie, dalle carestie, dalle invasioni militari. Siamo di fronte al collasso della civiltà romana che lascia il posto a un mondo nuovo costituito da regni romano-barbarici, ognuno dei quali avrà un proprio diritto. Per i sopravvissuti al collasso, la Chiesa è l'unico punto di riferimento. Sarà quest'ultima a portare avanti un'impresa disperata, ovvero quella della conversione dei barbari. I monaci vogliono salvare il sapere antico attraverso la trascrizione dei testi antichi che sono conservati nelle biblioteche di questi grandi monasteri. Importante è la nascita del Sacro Romano Impero, che avviene nella notte di Natale. Il feudo rimanda alle consuetudini. Le costumanze germaniche si intrecceranno con il vecchio diritto romano e nasceranno degli ibridi.

L'XI secolo e il Basso Medioevo

Il secondo argomento riguarda l'XI secolo e il Basso Medioevo, la riforma gregoriana e la lotta per le investiture, la nascita della civiltà comunale che pensa e agisce in grande perché è la civiltà delle grandi cattedrali, delle crociate, dei traffici, delle repubbliche marinare. L'evento più importante sul piano giuridico è la riscoperta del Corpus iuris, costituito da 4 parti; a fare ciò è Irnerio, giurista bolognese, con cui il diritto tornerà ad essere una scienza. Con la scuola dei glossatori si afferma la figura del giurista, scomparsa nell'Alto Medioevo a causa della caduta dell'impero. L'università di Bologna è la più antica; i maestri bolognesi danno voce a un diritto da tempo silente e il diritto giustinianeo si imporrà come vigente. Con Accursio si conclude la scuola.

Regni di Sicilia, Francia e Inghilterra

Il terzo argomento riguarda i regni di Sicilia, di Francia e d'Inghilterra.

Giuristi postaccursiani e la scuola di Orleans

Il quarto riguarda i giuristi postaccursiani e la scuola di Orleans.

Giuristi commentatori

Il quinto riguarda i giuristi commentatori. A partire dal '300, attraverso una mediazione, si passerà dai glossatori ai commentatori. Ciro di Pistoia, Irnerio, Baldo degli Ubaldi sono i principali.

Comuni, signorie e diritto canonico

Il sesto riguarda i comuni, le signorie e i principali. Il settimo riguarda il diritto canonico, il corpus iuris canonici e il Decreto di Giustiniano.

Pragmatismo giuridico e umanesimo giuridico

L'ottavo riguarda il pragmatismo giuridico. Il nono riguarda l'umanesimo giuridico il cui fondatore è Andrea Alciato.

Giusnaturalismo

Il decimo riguarda i giuristi culti. L'undicesimo riguarda il giusnaturalismo: Ugo Grozio e le varie correnti in Inghilterra e in Germania.

Crisi del sistema in Italia

Il dodicesimo riguarda la crisi del sistema in Italia: le costituzioni piemontesi e il "Dei difetti della giurisprudenza" di Ludovico Antonio Muratori.

Illuminismo giuridico e processo di codificazione

Il tredicesimo riguarda l'illuminismo giuridico francese e italiano (Montesquieu, Voltaire, Rousseau, Beccaria). Il quattordicesimo riguarda il processo di codificazione.

Code civil e ABGB

Il quindicesimo riguarda il Code civil e ABGB: affinità e differenze.

Anno 1476 e crollo dell'Impero Romano

Argomento 1476: anno in cui Augustolo, cioè Romolo Augusto, fu deposto da Odoacre, capo degli Eruli. Questa data segna la fine dello Stato romano, ma non della civiltà. Per quanto concerne il diritto, ci fu un grande vuoto. Il diritto tardo antico degli ultimi secoli dell'impero romano merita un approfondimento. Per quanto riguarda l'organizzazione amministrativa dell'impero romano era davvero formidabile. Questa fu portata avanti da Diocleziano e ultimata da Costantino. Fu diviso in due parti, ma politicamente era comunque unico. Le due parti però si differenziavano sempre di più: la parte Orientis era più ricca. L'impero fu diviso in quattro grandi province e Costantinopoli divenne la nuova Roma. L'influenza della chiesa è importante perché questa nasce e si afferma negli ultimi anni dell'impero; il riconoscimento ufficiale della chiesa avvenne con l'editto di Galerio del 311 che pose fine alle persecuzioni, poi l'editto di Costantino del 313 che riconosce la chiesa. Infine, i due editti di Teodosio I che la considerano come l'unica vera religione dell'impero. Costantino oscillò sempre tra Cristianesimo e paganesimo; il suo editto fu più che altro un atto politico. Egli riconobbe la giurisdizione del vescovo che poteva essere sia ecclesiastica che civile, riconobbe che la Chiesa potesse essere legataria o erede. Dopo Costantino l'interesse nei confronti della chiesa si incentivò, ma ciò ebbe una grossa controparte, cioè intromissioni: cesaropapismo. Ciò significa soggezione della chiesa verso l'impero. Questo non avvenne in Occidente perché vi erano Ambrogio, vescovo di Milano, e Gelasio I. Ambrogio dice che l'imperatore sta nella chiesa e non al di sopra di essa. Teodosio di fatto si sottomise ad Ambrogio. La teoria gelasiana riguarda infatti la reciproca autonomia tra la sfera temporale e la sfera religiosa senza rispettive interferenze.

Organizzazione della chiesa in Occidente

La chiesa si va organizzando in Occidente in una maniera molto simile all'Oriente. Chiesa deriva dal greco ecclesia. Il vescovo era coadiuvato da diaconi e presbiteri. La chiesa è un punto di riferimento per le persone che avevano bisogno di un appoggio. Le norme della chiesa sono stabilite nell'ambito dei concili, come quello di Nicea in cui è fissato il dogma della trinità. Abbiamo il codice Teodosiano (Teodosio II) che raccoglie le costituzioni emanate da Costantino in poi, consta di 16 libri. Quasi un secolo dopo abbiamo il corpus iuris civilis di Giustiniano che volle riportare l'autorità dell'impero romano in Italia e volle raccogliere tutte le leges e gli iura romani, cioè le regole di diritto. Egli si affidò a Triboniano, grande magistrato che aveva a disposizione una grande biblioteca con raccolte di leggi. Quest'idea di realizzare il corpus non venne solo a Giustiniano, ma anche a Teodosio che non riuscì nella sua opera. Abbiamo in sequenza Libri, Titoli, Rubriche. Fu pronto in tempi brevi il Digesto o Pandette composto da 50 libri. Nel 534 è pronta la seconda edizione e la parte delle istituzioni, la quale prende spunto dalle antiche istituzioni di Gaio con la sua tripartizione persone, res, actiones. Questo schema rimarrà sempre e verrà ripreso anche nel codice napoleonico in un'ottica patrimonialista e individualista del primo Ottocento. Giustiniano legislò parecchio e tutte le sue norme sono contenute nelle Novelle. Il corpus iuris sarà il fulcro del diritto. Senza questo sarebbe andata perduta tutta la normazione romana. L'edizione critica del corpus iuris messa a punto da Teodoro Mommsen, filologo tedesco.

Giustiniano e l'espansione del corpus iuris in Italia

Giustiniano volle estendere il corpus all'Italia; la possibilità gli venne data all'indomani di una guerra in cui le armate bizantine vincono quelle ostrogote e in Italia entra in vigore il codice giustinianeo. Ciò accadde solo in Italia e rimase in vigore per pochissimo fino al 568 quando arrivano i longobardi. Dal 553 al 568 l'Italia è bizantina con capitale Ravenna. Dominazione bizantina fondata sul diritto, con un sistema di governo legato al territorio. Ci sono dei ducati capitanati dai duca. C'è anche un'altra capitale, cioè Roma, in cui il papa aveva un aspetto di superiorità rispetto al vescovo di Ravenna.

Invasioni barbariche e la situazione romana

Le invasioni barbariche: migrazioni che si susseguono a un ritmo sostenuto. Abbiamo gli Svevi, gli Alani, i Burgundi, gli Alamanni, gli Angli e i Sassoni, i Vandali, gli Unni con Attila e arriviamo al sacco di Roma del 455. I caratteri dei barbari sono illustrati dal De bello gallico di Cesare e dalla Germania di Tacito. Da queste due opere capiamo che i barbari campano di bottini di guerra, sono nomadi, praticano poco il commercio e l'agricoltura. Sidonio Apollinare scrive delle lettere in cui descrive i rapporti tra barbari e romani. Per i barbari la proprietà è collettiva, combattono organizzati in famiglie, è importante il possesso delle cose. Non conoscono il testamento, che è la quinta essenza dell'astrazione, quindi i beni passano ai discendenti della famiglia, il singolo individuo vale molto poco e ciò taglia via invalidi, adolescenti, donne e anziani. Il legame basilare è quello di stirpe, di sangue. L'organizzazione pubblica è estremamente ridotta, lontana anni luce da quella romana; ad esempio, l'amministrazione della giustizia era limitata alla vendetta, stadio primitivo.

La storiografia riteneva che furono i barbari ad assassinare il popolo romano; oggi però si ritiene che la fine sia dovuta a un grande processo di trasformazione del popolo romano anche attraverso i barbari e le loro migrazioni con cui volevano trovare un posto nell'impero romano. Erano popoli caratterizzati da un'identità molto fluida. I barbari diedero vita ai regni romano-germanici che avevano elementi di continuità con il popolo romano.

Visigoti e la loro influenza

I visigoti nel 410 saccheggiano Roma e decidono di varcare il Mediterraneo per poi dirigersi in Africa, ma si bloccano a Cosenza per la morte del capo. Così poi puntano verso la Gallia costruendo un regno con capitale Tolosa. Vengono vinti dai Franchi e sono costretti a spostarsi in Spagna dove formano un regno con capitale Tolosa. Per quanto riguarda il diritto, vediamo che al periodo Tolosano appartengono molti scritti: l'editto di Teodorico, il codice euriciano e la lex romana-visigothorum. Sono tre grandi corpi normativi che hanno un'impronta romanizzante con una prospettiva di continuità del mondo romano. Queste leggi seguono il principio della territorialità e il diritto vale per tutti coloro che vivono su quel territorio. Il principio della personalità era invece legato ai barbari, nomadi per eccellenza. Questo comunque è un principio con legami a tempi recenti soprattutto nei periodi delle colonizzazioni, ad esempio Somalia ed Eritrea. Quando i visigoti giungono in Spagna si convertono al cristianesimo e si instaura con la chiesa di Spagna un rapporto molto fecondo. Il vescovo della chiesa di Spagna, Isidoro, scrisse le Etimologie divise in venti libri in cui riuniva il sapere. Ricordiamo le arti del quadrivo: matematica, musica, geometria e astrologia. Le arti del trivio, più importanti: grammatica, l'arte attraverso la quale lo spirito si esprime, la dialettica, l'arte attraverso cui lo spirito ragiona, la retorica, l'arte attraverso la quale lo spirito discute.

Normativa del periodo spagnolo e legge salica

La normativa del periodo spagnolo è ampia: il codice di Leovigildo, il Liber iudiciorum di Reccesvindo, la legislazione di Ervigi. La legge salica è emanata dai Franchi Salii che occupano in Francia un territorio esteso, sconfiggono sia i Burgundi sia i visigoti. Il sovrano Clodoveo emana in latino una legge che segue il principio della personalità e la gran parte delle disposizioni riguardano il penale e ci troviamo di fronte a illeciti con una sanzione pecuniaria prevista, parliamo di una struttura tariffaria peculiarità.

Spostamento della capitale in Italia e regno di Odoacre

In Italia tra il V e il VI secolo la capitale si sposta da Roma a Milano e poi a Ravenna per motivi geografici strategici. Nel 476 Odoacre occupa Ravenna. Lui non ambiva ad essere imperatore e rispettoso della regola costituzionale invia le insegne imperiali all'imperatore di Oriente. Lui governa nel rispetto delle istituzioni romane; fu un regno di pace che durò poco. A lui succedette Teodorico l'Amalo, capo degli Ostrogoti. È un regno che comincia in maniera sanguinaria ma anche questo fu nel segno della continuità e durò poco. Finì per mano dei Bizantini nella prima metà del sesto secolo. Vincono la guerra greco-gotica e Giustiniano estende il suo Corpus che rimarrá in vigore sino all'arrivo dei longobardi. La cultura giuridica della pars occidentis è in una situazione di profonda crisi: si studiano le arti del trivio, ma c'è un'estrema povertà culturale. Circolano antologie ed epitomi, cioè compendi, sunto. Questi testi testimoniano la volgarizzazione del diritto romano, cioè la semplificazione. A Oriente invece c'è una grande vivacità culturale con scuole molto organizzate come quelle di Alessandria, di Cesarea, di Atene.

Arrivo dei Longobardi in Italia

Nel 568 arrivano i Longobardi e l'Italia è la loro ultima tappa. È un esercito coeso, forte, che si comporta da invasore. Siamo in una situazione di netta discontinuità. Tutto ciò ci viene raccontato da un monaco longobardo nelle sue Storie dei longobardi, cioè Paolo Diacono. L'invasione determina una divisione sia geografica sia politica. Il regno è diviso in due e al nord la capitale è Pavia. Nell'Italia longobarda si fronteggiano il diritto dei longobardi con il principio della personalità e il diritto romano giustinianeo dei vinti. La storiografia ottocentesca parlò di questi momenti come di un flagello per i romani ridotti a schiavitù. Di ciò è testimonianza l'Adelchi manzoniano. Oggi invece l'invasione è vista come l'avvio di un grande periodo di trasformazioni. Effettivamente la politica dei primi sovrani è una politica di separazione dei diritti dei due popoli. Le cose cambieranno con Liutprando perché ci sarà una politica di disgelo, quindi i romani e i Longobardi avranno un dialogo e si verificherà il processo di romanizzazione dei longobardi. Molto importante è la conversione dei longobardi al Cristianesimo, rappresentò la graduale romanizzazione e cristianizzazione. Passò il vangelo e il diritto romano.

Editto di Rotari

L'editto di Rotari è del 643 e il proposito di Rotari è quello di mettere per iscritto le consuetudini di stirpe, le cavarfrede. È un monumento legislativo in 388 capitoli. Lui vuole mettere per iscritto le costumanze dei padri. Le motivazioni sono da collegare a una campagna militare svolta da Rotari in Liguria. La struttura del testo è particolare: ci sono due strati. I compilatori sono i giudici preminenti, cioè esperti che operano nel palazzo. Il carattere dell'editto è fortemente germanico; è una normativa scritta in latino che consta di divieti e comandi. Le fonti erano molte e le citazioni fatte non sono mai casuali, citano il corpus iuris. Il luogo di redazione è la cancellazione regia di Pavia, ma una tesi minoritaria sostiene che fu composto nel monastero piacentino di Bobbio. Due sono i manoscritti che contengono il diritto di Rotari, uno conservato in Svizzera presso l'Abbazia di San Gallo e l'altro presso l'archivio capitolare di Vercelli. L'editto si rivolge ai longobardi.

La figura del re longobardo cambia e lo vediamo con Rotari perché è sia un capo militare sia un sovrano legislatore che per primo decide di mettere per iscritto le cavarfrede. Liutprando è sovrano per grazia di Dio; lui vive nell'ottavo secolo. Nel suo editto dice che si sente il protettore dei deboli e dei bisognosi. Per quanto riguarda l'organizzazione del territorio, abbiamo una suddivisione in ducati.

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Scienze giuridiche IUS/08 Diritto costituzionale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher stellavivb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto italiano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Lucchesi Marzia.
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