Storia del cristianesimo e delle chiese – 12 CFU – Luca Arcari
Introduzione: la storia della disciplina
Perché esiste questa disciplina e qual è stata la sua definizione.
Che cos’è (o come intendere) la “storia del cristianesimo”
La storia del cristianesimo non è uno studio (materia) che si limita a un periodo o spazio cronologico preciso/specifico, ma rappresenta un modo particolare di guardare ai fenomeni storici. In pratica, è una chiave di lettura che osserva lo sviluppo di una tradizione religiosa e il modo in cui questa si intreccia e che si amplia con molte dinamiche storiche diverse.
Un primo punto da chiarire (chiarificazione cronologica) è che il cristianesimo è un fenomeno molto complesso e articolato. Spesso, per la nostra formazione cattolica, tendiamo a identificare e credere che il cristianesimo e cattolicesimo siano la stessa cosa. In realtà, questa è una visione riduttiva e assolutamente sbagliata: il cattolicesimo è soltanto una delle tante forme in cui il cristianesimo si è sviluppato, ma non l’unica. Esistono infatti molte altre chiese cristiane, come quella anglicana, quella protestante, le chiese orientali, copte ed etiopiche. Tutto questo ci mostra che il cristianesimo è un fenomeno molto più vasto e diffuso, e non può essere considerato soltanto come una manifestazione della cultura occidentale.
Il cristianesimo va inoltre inteso come un fenomeno di lunga durata (longue durée), il che lo rende particolarmente interessante: questa prospettiva si collega a una rivoluzione storiografica del Novecento, promossa dalla scuola delle Annales. Studiare la storia del cristianesimo, quindi, significa imparare a fare storia guardando ai processi di lungo periodo, non solo ai singoli eventi.
La storia del cristianesimo è una disciplina storica, e non teologica, non ha alcuna pretesa di natura confessionale o religiosa.
Per comprenderla bisogna partire dal giudaismo antico e del Secondo Tempio, perché tutti i testi che compongono il canone cristiano (l’elenco dei libri considerati ed ispirati dalle varie chiese cristiane) e il loro contesto culturale sono nati proprio all’interno del giudaismo antico e in età ellenistica-romana.
Purtroppo, la scuola italiana dedica pochissimo spazio alla storia del giudaismo, sia antico che moderno. Di solito viene trattata solo marginalmente all’interno di storie più generali: nell’antichità, i giudei compaiono solo accanto a regni come quello accadico, sumero o babilonese; nel Medioevo si parla degli ebrei quasi esclusivamente in riferimento al contesto spagnolo; in età contemporanea, invece, la loro storia viene affrontata soprattutto con riferimento alla Seconda guerra mondiale.
Questo approccio riduttivo lascia in ombra la ricchezza della storia giudaica, che invece può essere raccontata da molte prospettive diverse. Troppo spesso, infatti, la storia degli ebrei è stata vista solo in funzione delle dinamiche dell’Occidente, mentre dovrebbe essere considerata a partire da un punto di vista interno, legato alle esperienze e alle evoluzioni proprie del mondo giudaico.
È interessante notare come una figura centrale della cultura occidentale del ’900, come Sigmund Freud, raramente venga considerata nella storia del giudaismo. Freud, infatti, era ebreo, ma nei suoi scritti si definiva areligioso o ateo e non ci sono prove che si sia mai dichiarato credente in una religione specifica. Nonostante questo, la sua identità ebraica resta un dato di fatto. Per capire meglio questa apparente contraddizione, occorre porsi una domanda fondamentale: che cos’è l’ebraismo e come si è sviluppato nel corso della lunga durata storica?
Le origini del fenomeno che chiamiamo cristianesimo vanno ricercate nelle dinamiche dei gruppi giudaici del mondo antico, almeno per quanto riguarda le sue prime fasi. Perché?
Poiché Gesù, di cui possediamo testimonianze storiche, era a tutti gli effetti un ebreo, un giudeo vissuto nel periodo romano. Egli osservava le pratiche religiose del giudaismo e non aveva intenzione di fondare una nuova religione. Lo stesso vale per i suoi discepoli: anche loro erano ebrei. Persino Paolo, che viene spesso considerato il principale fondatore del cristianesimo come movimento autonomo, era ebreo.
E quindi è chiaro che per studiare le origini del fenomeno cristiano, esse vadano rintracciate all’interno del fenomeno del giudaismo di epoca romana tramite lo studio dei testi che scrivevano e che leggevano, perché è in quel terreno che il cristianesimo ha preso forma.
Alle origini dell’insegnamento nell’università italiana
Baldassare Labanca (1829 – 1913)
Baldassare Labanca è stato il primo professore di storia del cristianesimo intorno all’800 in un’università italiana. Siamo nella fase post-unitaria dell’Italia, dove è sotto la monarchia; quindi, le università sotto questa fase sono università regie (dipendenti dal sovrano), però l’ordinamento del neonato dello Stato unitario è un ordinamento misto perché c’è una monarchia ma anche un parlamento.
Qual è stato l’evento che ha più rallentato il processo dell’unità? Lo Stato Pontificio. Una delle principali cause dello sviluppo e del ritardo dello Stato italiano rispetto anche agli altri Stati europei era proprio la presenza in Italia dello Stato Pontificio. Lo Stato Pontificio, infatti, era uno stato teocratico, in cui il Papa governava non in virtù di un’autorità politica umana, ma in quanto considerato rappresentante di Cristo sulla Terra. Il suo potere, dunque, era ritenuto di origine divina e non terrena, il che lo poneva in una posizione di particolare supremazia. Questa concezione del potere rese molto difficile il processo di unificazione nazionale, che mirava invece a creare uno Stato laico e unitario.
- 1872: In questo quadro di formazione del neonato Stato italiano si inseriscono anche i percorsi universitari. Un momento decisivo fu nel 1872 vennero promulgate una serie di leggi che riguardano il sistema scolastico superiore e che segnano uno spartiacque importante, cioè, fanno sì che vengono abolite le “facoltà teologiche”, cioè le facoltà della teologia e che da quel momento non fecero più parte dell’università statale italiana. Bisogna ricordare che, fin dal Medioevo, l’università era nata proprio come luogo di studio teologico. La più antica, quella di Bologna, ebbe origine come iniziativa degli studenti e includeva la teologia tra i saperi fondamentali. In generale, nelle prime università medievali, i preti erano tra i principali studiosi e docenti, e la teologia rappresentava uno dei pilastri della formazione.
Sempre nel 1872 l’Italia decide di escludere la teologia dal sistema universitario statale e la affida al Vaticano, segnando dunque una frattura netta tra lo Stato e la Chiesa. Era come se l’università italiana si “liberava” da un rapporto considerato problematico, ma al tempo stesso questo sanciva una sorta di marginalizzazione dello studio cattolico, quasi come se non fosse più riconosciuto come sapere valido dallo Stato.
Questa scelta fu un caso unico in Europa. In altri paesi, come la Germania, la teologia continuò a essere parte integrante del sistema universitario, e in molte università esistevano addirittura due facoltà teologiche, una cattolica e una protestante. L’assetto universitario italiano successivo (e attuale) fu quindi il diretto risultato delle leggi del 1872, che posero le basi di un’università laica e separata dall’autorità ecclesiastica.
Questa situazione appare paradossale, perché, nonostante la presenza dello Stato Vaticano all’interno del neonato Stato unitario e il fatto che il mondo cattolico rappresentasse una componente fondamentale nella costruzione dell’Italia post-unitaria, si decise di rendere i percorsi formativi universitari completamente separati da quelli ecclesiastici. Le università italiane divennero quindi laiche e formalmente indipendenti dall’influenza cattolica… almeno in apparenza. → In realtà, dopo l’Unità d’Italia, molti cattolici — e in particolare diversi preti — scelsero di mettere le proprie competenze al servizio del nuovo Stato. Abbandonarono la formazione e la carriera ecclesiastica per dedicarsi alla vita politica o alle istituzioni civili, contribuendo alla costruzione dell’Italia unita. Questo passaggio segnò una trasformazione significativa: nacque una dinamica tipica dello Stato italiano, in cui figure profondamente legate al mondo cattolico continuarono a esercitare un ruolo importante nella sfera pubblica, politica e culturale. Una dinamica che, in forme diverse, è rimasta presente ancora oggi.
Baldassare Labanca era un ex prete che decise di proseguire la propria attività al di fuori dell’ambiente ecclesiastico, pur mantenendo la sua identità cattolica. Si definiva infatti un cattolico liberale e si impegnò a dimostrare che cattolicesimo e Stato liberale non erano realtà inconciliabili, ma potevano invece trovare una via di dialogo e di incontro.
*Il cattolicesimo liberale è una corrente del pensiero cattolico formata da credenti che, pur rimanendo fedeli alla propria fede, non condividono alcune posizioni del Vaticano, considerate troppo rigide o conservatrici. I cattolici liberali ritengono infatti che il mondo cattolico possa convivere e dialogare con una visione laica e moderna dello Stato, senza che ciò implichi la perdita dei valori religiosi.
Altre figure appartenenti al cattolicesimo liberale furono Carlo Jemolo, storico del diritto italiano, e Ruggiero Bonghi. Entrambi rappresentano esempi di cattolici che ritenevano non solo possibile, ma anche necessaria una collaborazione tra Stato liberale e cattolicesimo. Secondo questa visione, era del tutto legittimo essere cattolici pur non condividendo e accettando alcune decisioni del Papa, poiché la fede poteva convivere con la libertà di pensiero e con i principi dello Stato laico.
- 1882: Baldassare Labanca, (nato nel 1829), pubblicò nel 1882 il volume “Marsilio da Padova riformatore politico e religioso del secolo XIV”. In quest’opera egli analizza la figura di Marsilio da Padova, considerato uno dei primi pensatori cristiani che cercarono di conciliare il mondo religioso con quello politico, ponendo le basi per una riflessione sulla separazione tra potere spirituale e potere temporale. Marsilio sosteneva infatti che l’autorità politica dovesse essere autonoma rispetto a quella religiosa, opponendosi alla concezione teocratica del potere papale. Per questo motivo, Labanca lo interpreta come un precursore del cattolicesimo liberale, ossia di quella corrente che cerca un equilibrio tra fede e Stato laico. Sulla stessa linea di pensiero si colloca anche Dante Alighieri, che nelle sue opere propone l’idea di una distinzione armonica tra autorità politica e autorità religiosa, entrambe necessarie ma indipendenti.
- 1886-88: Tra il 1886 e il 1888, Baldassare Labanca pubblicò una serie di saggi raccolti in due volumi intitolati “Della religione e della filosofia cristiana. Studio storico-critico”. Con l’espressione studio storico-critico, Labanca intendeva un approccio scientifico alla religione, non nel senso delle scienze naturali o fisiche, ma come analisi storica delle fonti, un rapporto con le fonti. Si tratta, cioè di studiare il cristianesimo attraverso i documenti e le testimonianze storiche, cercando di ricostruire l’autenticità del messaggio cristiano originario, senza lasciarsi influenzare dalle interpretazioni accumulate nei secoli. Secondo Labanca, il cristianesimo originale (cioè, quello dei primi seguaci di Gesù, che è stato mal interpretato nel corso dei secoli, perché utilizzato per giustificare gli assetti di potere, e che è invece un messaggio etico, che nulla ha a che vedere con il papato) è fondamentale anche per il nuovo Stato liberale, perché dimostra la legittimità della separazione tra sfera politica e religiosa. Egli sostiene che, nel corso della storia, le chiese istituzionali hanno spesso tradito lo spirito originario del cristianesimo, trasformandosi in istituzioni di potere temporale più interessate al dominio terreno che alla dimensione etica e spirituale del messaggio di Cristo.
- 1889: Nel 1889, Baldassare Labanca pubblica l’opuscolo “L’ultima # [Storia del cristianesimo: La allocuzione del Papa e Giordano Bruno”, in cui sostiene che lo spirito storia del cristianesimo riguarda di Giordano Bruno rappresenta la vera espressione del cristianesimo l’evoluzione del messaggio etico e autentico, inteso come libertà di pensiero e ricerca della verità, e religioso originato da Gesù e dai suoi seguaci, un messaggio che nonnon della Chiesa o delle istituzioni ecclesiastiche, che invece si sono necessariamente deve identificarsi in allontanate da quel messaggio originario. una singola istituzione ecclesiastica,
Il potere monocratico assoluto rappresentato dal papato è, secondo Baldassare Labanca, in netto contrasto con il vero messaggio evangelico. Si è trasmesso, interpretato e trasformato nel tempo.
Nella sua prospettiva, la storia del papato non è in continuità con l’autentico spirito del cristianesimo delle origini, ma ne costituisce una deviazione, storia della Chiesa: La storia della perché il papato si è trasformato in un’istituzione di potere temporale e Chiesa riguarda la storia e la vicenda politico, lontana dalla purezza etica e spirituale del messaggio di Gesù. delle istituzioni ecclesiastiche che hanno preteso di incarnare il messaggio cristiano originario, ma che — secondo Labanca — lo hanno in parte tradito, intrecciandosi con il potere temporale, mentre il vero messaggio cristiano, invece, va recuperato per la sua valenza spirituale e civile, non come fondamento di istituzioni contrapposte allo Stato.]
Tentativi di inserire la “storia del cristianesimo” nel quadro di una cultura laica di impronta nazionale
- 1877: Le leggi Coppino con cui si inserisce che l’insegnamento della religione cattolica non è più obbligatorio.
- 1886: Labanca viene chiamato all’Università di Roma come docente di “Storia delle religioni”; nel 1887 l’insegnamento assume il nome di “Storia del cristianesimo. La disciplina “storia delle religioni” diventa quindi, “storia del cristianesimo “.
- 1893: Labanca è nominato “professore ordinario” (primo docente ordinario di storia del cristianesimo in una regia università).
- Antonio Labriola (1843-1904) è contrario all’inserimento di una storia del cristianesimo nella cultura laica di impronta nazionale era inutile e deleterio nell’università laica un insegnamento denominato → storia del cristianesimo.
- Benedetto Croce (1866-1952) è abbastanza altalenante rispetto al posto che la storia del cristianesimo deve occupare nella “nuova” cultura laica nazionale (ma si veda l’attività del suo “allievo” Adolfo Omodeo [1889-1946]. Si attivò molto per l’istituzione di una prima cattedra di storia del cristianesimo qui a Napoli.
- Giovanni Gentile (1875-1944) vede nella storia del cristianesimo e nella storia della chiesa un importante elemento per la sintesi tra filosofia attualistica e cristianesimo. Egli fu ministro della pubblica istruzione del fascismo, e a lui si deve una rivoluzione dell’istituzione scolastica, quella sostanzialmente in vigore.
La storia del cristianesimo e la presenza come disciplina all’interno dell’università laica spiegano come in una prima parte essa era parte integrante del popolo italiano e quindi possa avere uno degli assetti nell’università italiana laica.
Ernesto Buonaiuti (1881 – 1946)
Fu il fondatore della cosiddetta “scuola romana” di storia del cristianesimo, che ebbe allievi come Ambrogio Donini, Alberto Pincherle e Marcella Ravà, personalità molto diverse per formazione e orientamento politico.
Durante il periodo fascista insegnò storia del cristianesimo all’Università di Roma (oggi “La Sapienza”).
Buonaiuti era prete e modernista, cioè appartenente a quella corrente del cattolicesimo che cercava di conciliare fede e modernità, interpretando i testi e le origini del cristianesimo con un metodo storico-critico. Secondo lui, per comprendere il cristianesimo come fenomeno storico e culturale complesso, era necessario studiarlo attraverso le fonti, con un’analisi libera da condizionamenti dogmatici.
- 1926: Nel 1926 Buonaiuti pubblica uno studio su “Lutero e la riforma in Germania” un’opera innovativa perché, per la prima volta nella storiografia italiana, Martin Lutero non viene presentato come un eretico, ma come un cristiano che tenta di recuperare il messaggio originario del Vangelo. Con questo lavoro Buonaiuti inaugura una nuova tradizione italiana di studi su Lutero, centrata sul valore etico e spirituale del suo messaggio.
Il suo intento era far conoscere il cristianesimo delle origini, l’originale messaggio evangelico cristiano, spogliato dalle sovrastrutture istituzionali e dogmatiche. Tuttavia, questo approccio storico-critico suscitò forti opposizioni nel mondo ecclesiastico. Poiché Buonaiuti era un prete, il vescovo gli chiese più volte di ritrattare le sue posizioni; al suo rifiuto, fu sospeso a divinis, cioè gli fu vietato di celebrare la messa (o meglio, solo in privato, non in pubblico) o di indossare l’abito talare in pubblico.
- 1943: Nel 1943, Ernesto Buonaiuti scrisse un manuale di “Storia del cristianesimo”, pensato come sintesi del suo lungo lavoro di ricerca e insegnamento. Anche se oggi questo testo
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame storia del Cristianesimo, libro consigliato Gian Luca Potestà - Giovanni Vian, «Storia del cristian…
-
Riassunto esame Storia del Cristianesimo, prof. Boccadamo, libro consigliato Storia del Cristianesimo, Vian, Potest…
-
Riassunto esame Storia del cristianesimo, Prof. Canetti Luigi, libro consigliato Storia del Cristianesimo, Emanuela…
-
Riassunto esame Diritto amministrativo, prof. Arcari, libro consigliato Compendio di diritto amministrativo, Caring…