CAPITOLO 1
La fine della Seconda guerra mondiale
La Seconda guerra mondiale si concluse nel 1945, ma con tempi diversi nei due fronti principali. In Europa, la guerra terminò l’8 maggio 1945, dopo una serie di accordi tedeschi firmate nei
giorni precedenti, mentre nel Pacifico, invece, il conflitto si chiuse più tardi: il Giappone annunciò la resa il 15 agosto 1945 e la firmò ufficialmente il 2 settembre.
Il bilancio umano della guerra
Il conflitto provocò un numero di vittime senza precedenti, stimando circa 55–60 milioni di morti, di cui oltre la metà civili, segno che si trattò di una guerra totale, che colpì direttamente le
popolazioni. Anche tra i militari, molti non morirono in combattimento, poiché milioni morirono nei campi di prigionia, per fame e malattie, e un caso emblematico è quello dei soldati sovietici,
circa 3,3 milioni, morti dopo la cattura.
I genocidi e i crimini di guerra
La guerra fu caratterizzata da violenze sistematiche contro i civili, e il caso più grave è la Shoah, con circa 6 milioni di ebrei uccisi, pari a circa due terzi degli ebrei europei. Accanto a questo,
si verificarono altri genocidi e persecuzioni contro zingari (rom) e serbi.
Numerosi furono anche i crimini di guerra, come quelli commessi dai giapponesi in Cina con la strage di Nanchino (1937-38), dai nazisti in URSS con uccisioni di massa dal 1941, dai sovietici a
Katyn in Russia nel 1940 dove furono uccisi circa 25.000 ufficiali polacchi, e le violenze jugoslave contro italiani nelle zone di confine orientale tra il 1943 e il 1945.
I bombardamenti e la guerra totale
Un elemento centrale del conflitto fu la guerra aerea, e i bombardamenti colpirono numerose città in Europa e in Asia (Germania, Inghilterra, Polonia, Giappone), causando distruzioni e vittime
civili. Il punto estremo di questa strategia fu raggiunto con le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, che segnarono la fine della guerra nel Pacifico.
Gli spostamenti forzati di popolazione
La guerra provocò enormi movimenti di popolazione, spesso forzati.
Durante il conflitto, milioni di persone furono deportate dai tedeschi per il lavoro forzato (circa 10 milioni) e dai sovietici, che trasferirono intere popolazioni considerate sospette come
tedeschi del Volga e tatari di Crimea. Alla fine della guerra, gli spostamenti continuarono su larga scala: circa 12 milioni di tedeschi furono espulsi dall’Europa orientale (con circa 2 milioni di
morti), circa 250.000 italiani lasciarono l’Istria, e circa 6 milioni di giapponesi furono rimpatriati dall’Asia. Ci furono anche trasferimenti organizzati tra Stati, come tra Polonia e URSS nel
1945-46, con milioni di persone costrette a spostarsi in direzioni opposte.
Le trasformazioni etniche e politiche
Questi spostamenti cambiarono profondamente la struttura dell’Europa, poiché molte regioni, prima multietniche, divennero più omogenee.
Questo processo fu guidato da nazionalismo, desiderio di vendetta e decisioni politiche.
Le tensioni etniche non scomparvero del tutto, ma furono in parte bloccate dalla Guerra fredda, che congelò i conflitti fino al 1989.
Le devastazioni economiche e materiali
La guerra lasciò una situazione di grave distruzione, e in Europa e Asia, città, industrie e infrastrutture erano devastate.
Nel 1945, la produzione economica era molto inferiore rispetto al 1938: Francia e Italia arrivarono a circa metà, Germania e Polonia a circa un terzo, e l’industria a fino a un quarto. I
bombardamenti avevano distrutto abitazioni, ferrovie e porti.
Le conseguenze per le grandi potenze
Per quanto riguarda gli Stati Uniti, essi uscirono quasi illesi sul proprio territorio (senza danni) e furono rafforzati economicamente, diventando creditori degli alleati.
L’Unione Sovietica, invece, emerse come grande potenza, ma con perdite enormi: oltre 20 milioni di morti, migliaia di città e villaggi distrutti e danni economici giganteschi.
La crisi del dopoguerra immediato
Dopo la guerra, la situazione economica e sociale era molto difficile, poiché l’enorme quantità di cartamoneta in circolazione causò una forte inflazione, superiore a quella dopo la Prima guerra
mondiale. I prezzi aumentarono molto, con un raddoppio in Inghilterra, mentre gli indici dei prezzi si ritrovarono moltiplicati per 18 in Francia e per 45 in Italia. Questo portò a razionamenti
alimentari, diffusione del mercato nero, denutrizione e malattie, con condizioni di vita molto difficili per i civili.
La necessità di un nuovo sistema economico
Dopo la crisi del 1929 e la guerra, si temeva un nuovo crollo economico.
Gli Stati Uniti avevano sviluppato molto la loro industria durante la guerra con la produzione bellica, ma finita la guerra, si ponevano due problemi: riconvertire la produzione da militare a
civile e trovare nuovi mercati.
L’Europa distrutta non era in grado di sostenere da sola la ripresa, per questo si rese necessario creare un nuovo sistema economico internazionale, per favorire il commercio, la circolazione
dei capitali e la stabilità monetaria.
La fine del gold standard e il ruolo degli USA
Prima della guerra esisteva il gold standard, dove le monete erano convertibili in oro e ogni moneta aveva un valore fisso in oro; in pratica, la moneta rappresentava una certa quantità di oro
(per esempio 1 unità di moneta equivaleva a 10 grammi di oro).
Poiché tutte le monete erano legate all’oro, anche i cambi tra valute erano fissi: ad esempio, se la sterlina valeva 2 grammi d'oro e il dollaro 1 grammo, allora 1 sterlina corrispondeva a 2 dollari.
Nel controllo della moneta, uno Stato poteva emettere moneta solo se aveva abbastanza riserve d’oro, quindi niente “stampa libera” di denaro e maggiore stabilità.
I vantaggi erano la stabilità dei prezzi, la sicurezza negli scambi internazionali e la fiducia nelle monete.
Questo sistema crollò a causa delle spese di guerra e dell'inflazione: i Paesi dell’Europa dovevano finanziare eserciti, armi e produzione bellica, importare beni dagli USA, e non avendo
abbastanza oro, iniziarono a stampare più moneta senza copertura in oro, creando un’enorme quantità di moneta in circolazione.
Stampando troppa moneta, i prezzi aumentarono e la moneta perse valore, per cui si ebbe bisogno di un nuovo riferimento, e il ruolo guida passò dalla sterlina inglese al dollaro statunitense.
La supremazia economica degli Stati Uniti
Durante la guerra, gli USA aumentarono la produzione industriale, ridussero la disoccupazione e accumularono grandi riserve d’oro, soprattutto grazie alla legge “Affitti e prestiti” firmata dal
presidente Roosevelt nel marzo del 1941.
Dopo la guerra, possedevano il 60% dell’oro mondiale nel 1945 e quasi il 75% nel 1948.
L’Europa, invece, doveva comprare beni dagli USA e consumò rapidamente le proprie riserve, e di conseguenza il dollaro divenne la valuta centrale del sistema mondiale.
La Conferenza di Bretton Woods (1944)
Per ricostruire il sistema economico si tenne la conferenza di Bretton Woods nel 1944, con la partecipazione di 44 paesi e con protagonisti principali Stati Uniti e Gran Bretagna. Le figure chiave
furono Keynes (inglese) e White (americano).
Gli obiettivi erano la stabilità economica, evitare crisi come negli anni ’30 e favorire il commercio internazionale.
Il sistema creato fu il gold exchange standard: se prima tutte le monete erano legate all’oro, adesso solo il dollaro è l’unica moneta convertibile in oro, con un tasso di 35 dollari per un’oncia
d’oro (28 grammi), mentre le altre monete hanno cambi fissi rispetto al dollaro e possono essere convertite solo con il dollaro, il quale si può cambiare con l’oro solo nelle banche centrali, con
oscillazioni limitate al ±1%.
Di conseguenza, il dollaro diventa il principale mezzo di pagamento e la principale riserva internazionale.
I vantaggi del Gold Exchange Standard
Rispetto al gold standard, il gold exchange standard funziona meglio perché offre maggiore flessibilità: mentre nel gold standard la moneta dipende dall’oro con un sistema rigido, nel gold
exchange le monete sono legate al dollaro e si può gestire meglio la quantità di moneta, utile perché dopo la guerra serve espandere l’economia e finanziare la ricostruzione.
Inoltre, facilita il commercio internazionale grazie a cambi stabili ma non rigidissimi (con il ±1%), riducendo l’incertezza negli scambi, il che aumenta il commercio tra paesi e favorisce la
crescita economica.
Infine, evita le crisi degli anni ’30, quando si verificarono svalutazioni competitive, protezionismo e crollo del commercio, e Bretton Woods cerca di evitare queste “guerre economiche”
creando cooperazione tra Stati.
La nascita delle istituzioni economiche
Dagli accordi nacquero due istituzioni nel 1947. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI), nato formalmente nel 1944 con gli accordi ma entrato in funzione nel 1947, ha la funzione di
stabilizzare le monete e aiutare paesi in difficoltà tramite prestiti a breve termine, con il limite che la svalutazione è consentita solo in casi eccezionali.
La Banca Mondiale ha invece la funzione di finanziare lo sviluppo attraverso prestiti a lungo termine. Entrambe hanno sede a Washington.
Il ruolo dominante degli USA era evidente poiché essi avevano la quota maggiore nel FMI (circa il 37%), quindi un forte potere decisionale, e anche se la loro quota diminuì col tempo,
mantennero grande influenza tramite maggioranze qualificate.
Il nuovo ordine internazionale e la nascita dell’ONU
Il sistema creato rifletteva il progetto di Roosevelt, basato su principi di multilateralismo (cooperazione tra Stati), superamento del protezionismo e dell'isolamento, e promozione del
commercio libero e della collaborazione economica, con l'obiettivo di evitare nuove guerre.
Le origini dell’ONU risalgono alla Carta Atlantica del 1941 (Roosevelt e Churchill) e all’alleanza delle “Nazioni Unite” contro l’Asse nel 1942.
La fondazione avvenne con la conferenza di San Francisco nel 1945, alla quale parteciparono 50 stati. Gli obiettivi dell’ONU sono mantenere la pace, garantire la cooperazione internazionale
e l’autodeterminazione dei popoli, ossia il diritto di ogni popolo di scegliere il proprio governo e decidere se essere indipendente o unito ad altri Stati, organizzando liberamente la
propria vita politica, senza essere dominato da un altro Stato e potendo scegliere tra democrazia, monarchia, ecc., per formare uno Stato indipendente.
La struttura dell’ONU e il Consiglio di sicurezza
Gli organi principali sono l’Assemblea generale, dove tutti gli Stati dispongono di un voto ciascuno, il Consiglio di sicurezza, che è l’organo più potente, e il Segretario generale.
Il Consiglio di sicurezza è composto da membri permanenti quali USA, URSS, Gran Bretagna, Francia e Cina, che hanno il diritto di veto.
Il funzionamento prevede che le decisioni siano valide solo con il consenso dei grandi, il che garantisce equilibrio ma può bloccare le decisioni.
I processi di Norimberga e i nuovi principi giuridici
Dopo la guerra si affermò un nuovo principio: i crimini internazionali devono essere giudicati. Furono definiti tre tipi di crimini: contro la pace (guerre di aggressione), crimini di guerra (contro
civili e prigionieri) e crimini contro l’umanità (come lo sterminio degli ebrei).
Una importante novità fu la responsabilità individuale, anche per capi politici e militari, e non vale più la giustificazione dell’obbedienza agli ordini.
Il processo di Norimberga (1945-46) giudicò i principali capi nazisti con 12 condanne a morte.
Il significato fu la nascita del diritto penale internazionale e l’affermazione di norme valide per tutti gli Stati.
Il nuovo ordine mondiale: teoria vs realtà
Roosevelt immaginava un ordine basato su cooperazione internazionale con istituzioni come l’ONU e Bretton Woods.
Tuttavia, nella realtà, le grandi potenze pensavano anche a zone di influenza, controllo territoriale ed equilibrio di potere.
Durante la fine della guerra, ogni potenza cercò di occupare più territori possibile, portando a una divisione del mondo in aree di influenza e al ritorno a logiche tipiche dell’800 (equilibrio tra
potenze).
La Gran Bretagna mantenne influenza nel Mediterraneo intervenendo in Italia e in Grecia (contro i comunisti), mentre l’Unione Sovietica occupò l’Europa orientale (Polonia, Romania,
Bulgaria, Ungheria, Cecoslovacchia) arrivando fino a Berlino, e nel Pacifico gli USA occuparono il Giappone.
Vi furono anche accordi segreti tra le potenze: nel 1944, Churchill e Stalin si accordarono informalmente per assegnare Romania e Bulgaria all’URSS, la Grecia alla Gran Bretagna, e Ungheria e
Jugoslavia in equilibrio, mostrando la prevalenza della logica di potenza sulla cooperazione.
Le conferenze di Teheran, Yalta e Potsdam
A Teheran nel 1943 si discussero obiettivi militari come l’apertura del secondo fronte (Normandia) e prime discussioni su confini futuri (Polonia, URSS).
A Yalta nel febbraio 1945, spesso vista come divisione del mondo ma in realtà con decisioni più complesse, si stabilì che l’URSS sarebbe entrata in guerra contro il Giappone, la Germania
doveva effettuare la resa totale con occupazione militare, e si definì il sistema dell’ONU incluso il veto. Sulla questione Polonia, si decise di spostarla verso ovest con la promessa di un governo
rappresentativo ed elezioni libere, ma il problema era la presenza di due governi (Londra vs filo-sovietico).
A Potsdam nel luglio-agosto 1945 cambiò il clima: Roosevelt era morto e fu sostituito da Truman, mentre Churchill fu sostituito da Attlee.
Le decisioni confermarono la divisione della Germania, si programmarono elezioni in Polonia per il 1946, e le tensioni tra USA e URSS divennero più evidenti.
Il caso della Polonia e la divisione della Germania
La Polonia fu paese chiave dello scontro USA–URSS. Nel 1944, l’insurrezione di Varsavia fu repressa dai tedeschi e l’URSS non intervenne, con la conseguenza del rafforzamento dei comunisti
e della diffidenza occidentale verso Stalin.
Per quanto riguarda la Germania dopo la guerra, non ci fu armistizio ma resa incondizionata, e il paese fu occupato militarmente e diviso in 4 zone (USA, URSS, Gran Bretagna, Francia), e anche
Berlino fu divisa in 4 settori, così come Vienna.
I principi per l’Europa liberata prevedevano ufficialmente il diritto dei popoli a scegliere il proprio governo, la creazione di governi democratici ed elezioni libere, ma spesso restarono
promesse teoriche, e nella pratica prevalsero gli interessi delle grandi potenze.
Sintesi finale e nascita della Guerra fredda
In sintesi, la Seconda guerra mondiale causò perdite umane senza precedenti, colpì soprattutto i civili, provocò genocidi e crimini sistematici, determinò migrazioni forzate di massa e distrusse
economie e infrastrutture.
La conseguenza principale fu il declino dell’Europa e la nascita di un nuovo equilibrio mondiale dominato da Stati Uniti e URSS.
Il dopoguerra portò una crisi economica iniziale, la nascita di un nuovo sistema economico mondiale con la centralità del dollaro e degli USA, e la creazione di istituzioni internazionali come FMI,
Banca Mondiale e ONU con l’obiettivo generale di garantire stabilità, cooperazione e pace. Tuttavia, contemporaneamente si creò una tensione tra il modello americano (democrazia, libero
mercato) e il modello sovietico (comunismo, controllo politico), e l’Europa divenne area di confronto tra due blocchi.
Nasce un nuovo ordine internazionale con ONU e sistema economico globale, ma anche la divisione del mondo in sfere di influenza e una crescente rivalità tra USA e URSS, dando vita a un
equilibrio instabile che fu la base della Guerra fredda.
CAPITOLO 2
Dalla Grande Alleanza alla Guerra Fredda (1945-1949)
Il crollo dell'alleanza antifascista
Dopo il 1945, l'alleanza tra Stati Uniti, Unione Sovietica e Gran Bretagna comincia rapidamente a indebolirsi. Durante la guerra queste potenze
avevano collaborato perché avevano un nemico comune, cioè la Germania nazista e poi il Giappone.
Però, una volta finita la guerra, emergono interessi diversi: gli USA vogliono un ordine internazionale aperto, democratico e guidato dal libero
mercato, mentre l'URSS vuole sicurezza ai propri confini e controllo sull'Europa orientale.
Tra il 1945 e il 1949 si passa quindi dalla Grande Alleanza alla Guerra Fredda perché, dopo la sconfitta del nemico comune, USA e URSS iniziano a
competere per il controllo politico, economico e militare del mondo.
La resa del Giappone e l'inizio dell'era atomica
Alla conferenza di Potsdam uno dei temi centrali era la conclusione della guerra nel Pacifico. L'URSS, come deciso a Yalta, si stava preparando a
entrare in guerra contro il Giappone entro agosto 1945.
Però, quando Truman arriva a Potsdam, la situazione cambia: gli Stati Uniti hanno ormai quasi pronta una nuova arma, la bomba atomica. La bomba
era stata realizzata con il progetto Manhattan, iniziato nel 1941, al quale lavorarono grandi fisici, tecnici e militari con costi enormi.
Inizialmente il progetto serviva anche a precedere la Germania nazista nella costruzione dell'arma nucleare, ma nell'aprile 1945 gli americani
scoprirono che gli scienziati tedeschi erano ancora lontani dal produrla.
A quel punto la bomba divenne uno strumento da usare contro il Giappone.
Il primo esperimento atomico avvenne il 16 luglio 1945 nel Nuovo Messico con il test chiamato Trinity, e il successo del test convinse Truman che gli
USA avevano un'arma decisiva.
Perché il Giappone non si arrendeva subito
Il Giappone era ormai in grande difficoltà, ma il governo giapponese non accettava una resa senza condizioni e in particolare voleva salvare la figura
dell'imperatore Hirohito e la dinastia imperiale. Gli americani, intanto, stavano avanzando nel Pacifico: avevano bombardato Tokyo e altre città,
avevano conquistato isole sempre più vicine al Giappone e avevano combattuto battaglie durissime come Iwo Jima e Okinawa.
La battaglia di Okinawa fu particolarmente sanguinosa e fece capire agli USA che un'invasione diretta del Giappone avrebbe avuto costi altissimi,
per questo si cominciò a dis
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