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Lezione 1: Introduzione (Cap. 1)

Sociologia, metodologia e coscienza senso comune

La sociologia è lo studio scientifico della società umana e delle interazioni sociali. Quello che rende la sociologia scientifica è la sua base metodologica poiché, a parte questo, tutti possono riflettere e farsi un’idea sulle cause, conseguenze e forme dei fenomeni sociali. Questa autonomia del singolo individuo viene chiamata: "conoscenza di senso comune".

La conoscenza del senso comune spesso elaborata non è necessariamente in sintonia con la realtà sociale a cui tenta di dare una risposta. Questo perché si basa su un campione molto ridotto, un campione più giornaliero, limitato. La base metodologica permette quindi di dare senso, ordine e valore alla coscienza di senso comune attraverso le regole, principi e condizioni formali.

La sociologia è una scienza abbastanza giovane. Il suo sviluppo si ha intorno alla seconda metà del 19esimo secolo. Non è un caso che la sua nascita coincida con uno dei periodi di maggiore impatto e cambiamento nei tessuti sociali dei paesi sociali (causati in primis dall'industrializzazione e il processo di urbanizzazione). I primi sociologi cercano di capire meglio la portata di queste trasformazioni e l'impatto di questi processi di cambiamento sui contesti sociali di riferimento.

Sociologia urbana - Introduzione

La sociologia urbana si limita a studiare i fenomeni sociali che caratterizzano le città, focalizzandosi sul rapporto tra uomo e ambiente.

Ma perché concentrarsi sugli spazi urbani?

  • Nelle città vivono la maggior parte delle persone. A partire dal 1800 si assiste al processo di urbanizzazione, non uniforme tra gli stati ma tutt'oggi in corso.
  • Le città sono il luogo dove sono enfatizzati i problemi di sostenibilità (inquinamento, sostenibilità sociale, trasporti, etc).
  • Le componenti fisiche della città (edifici, strade, spazi pubblici, etc) e le sue componenti sociali (caratteristiche demografiche, economiche, culturali, etc) sono in rapporto stretto e si influenzano tra di loro. Forma urbis (la città costruita) e civitas (la società che abita la città)
  • La città è in continua trasformazione. Emergono sempre nuovi problemi o essi cambiano. Non sempre sono risolti. In alcuni casi la forma attuale delle città si porta dietro la forma urbis pregressa, è il caso delle città storiche. Mantengono quindi elementi di continuità.

Tipologia di forme urbane

In questo corso ci concentriamo sull'evoluzione delle città europee poiché esse si sono sviluppate in modo diverso.

  • Cause:
    • La città europea ha una più lunga tradizione.
    • Le città americane hanno spazi più ampi, consentendo uno sviluppo orizzontale (come villette, case a schiera, etc.) piuttosto che verticale come in Europa (vedi Parigi, Sud Milano, etc).
    • Motivi culturali. Già nei primi anni dopo la seconda guerra mondiale la classe media americana tende a trasferirsi in zone periferiche alle città, preferendo quindi appunto le villette che occupano più spazio. Invece in Europa le periferie sono dense e compatte, avendo quindi dinamiche differenti.
  • Possiamo suddividere le città in quattro fasi differenti:
    • La città preindustriale:
      • Struttura della forma urbis:
        • Molto più semplice determinare la suddivisione tra città e periferia perché suddivisa da mura.
        • Spazi compatti e dimensioni generali ridotte, densamente costruita.
        • Mobilità degli abitanti ridotta. Spesso chi viveva in città ci lavorava anche.
        • Le costruzioni si addensano intorno al centro e mantengono una superficie limitata.
        • Nell'area centrale si concentrano gli edifici pubblici, i luoghi di culto e le aree di commercio.
        • Dal centro la città si sviluppa lungo le linee radiali.
      • Struttura della civitas (struttura sociale):
        • Molto semplice: élite (politiche, militare e religiosa), mercanti, artigiani, lavoratori delle botteghe.
        • Classi fortemente separate ma costrette appunto a vivere in spazi attigui.
        • Mobilità propria solo dei mercanti.
        • Poche città ma economicamente rilevanti.
        • Abbiamo quindi una struttura piramidale.
    • La città industriale:
      • Struttura della forma urbis:
        • Costituzione delle prime industrie e conseguente eliminazione delle mura.
        • Si formano sobborghi intorno alla città.
      • Struttura della civitas (struttura sociale):
        • Aumenta la popolazione. Le persone lasciano le campagne per cercare lavoro nelle industrie cittadine. La mobilità rimane comunque limitata perché le industrie sono comunque nelle zone più periferiche della città.
        • Permangono le forti disuguaglianze.
        • La borghesia detiene i capitali ed i mezzi di produzione.
        • Operai con salari bassi, nessuna regolamentazione di alcun tipo e pochissime tutele.
        • Sottoproletariato, ovvero disoccupati che ambiscono ad un posto di lavoro nelle fabbriche.
        • Abbiamo quindi una struttura piramidale.
        • Abbiamo una suddivisione evidente tra centro e periferia:
          • Centro:
            • Sono collocati i quartieri in cui vivono le classi benestanti.
            • Ben pianificato con infrastrutture che garantiscono collegamenti.
            • Vi sono collocati i principali servizi del distretto commerciale.
          • Periferia:
            • Vi sono collocate tutte le fabbriche ed i quartieri operai, spesso sovraffollati e non regolamentati.
            • Servizi di base spesso assenti.
            • Sulle strade principali vi erano posti i negozi e le botteghe della bassa classe media.
            • Strade laterali strette e sovraffollate.
            • Così sono le città del primo capitalismo (Manchester, Liverpool, Birmingham, etc).
        • Mobilità:
          • Continua a riguardare principalmente i mercanti e le persone appartenenti all'élite. La classe operaia è stazionaria.
    • La città fordista:
      • Cambia la struttura della produzione, prima su scala nazionale e poi transnazionale.
      • Nasce il fordismo.
      • Obbiettivi del fordismo erano la diminuzione dei costi e l'aumento della produzione.
      • Logica di questa mentalità era che oltre a produrre automobili bisogna anche venderle e fare in modo che chi le compra abbia tempo per godersele.
      • La società fordista si basa quindi su un miglioramento delle condizioni della classe operaia per far sì che essa diventasse il cliente, aumentando quindi ancora i profitti. (aumento dei salari, diminuzione dell'orario di lavoro, etc)
      • Nasce la catena di montaggio:
        • Lavoro frammentato e standardizzato.
        • Completa intercambiabilità delle parti da assemblare.
        • Alienazione del lavoro (Marx).
        • Salari più alti e welfare aziendale (nascita dei contratti collettivi decisi tra sindacati).
        • Aumento dell'efficienza della produzione.
      • Struttura della civitas (struttura sociale):
        • Nasce la classe media: operai specializzati, impiegati, tecnici.
        • Nascono i ruoli tecnici, di supervisione e gestione/controllo delle fasi della produzione.
        • Mid century compromise:
          • Crescente industrializzazione.
          • Organizzazione capitalista della produzione.
          • Struttura istituzionale liberale.
          • Diritti di cittadinanza sociale.
        • Crescita economica stabile.
        • Piena occupazione (maschile).
        • Lavoro a tempo pieno.
        • Contratti a tempo indeterminato.
        • Regolamentazione del mercato del lavoro.
        • Aumenti salariali.
        • Famiglia nucleare:
          • Alti tassi di fertilità.
          • Famiglie stabili.
        • Corsi di vita diversificati in base al genere:
          • Uomini: istruzione, lavoro permanente, pensione.
          • Donne: istruzione, lavoro discontinuo, matrimonio, eventi riproduttivi, uscita dal mercato del lavoro, eventuale rientro.
      • Struttura della forma urbis:
        • Le trasformazioni interessano le aree immediatamente adiacenti alle città.
        • Crescono i quartieri operai e le periferie. Ne nascono di nuovi che espandono la periferia originaria adiacente alla prima cintura.
        • Si creano quartieri satellite o dormitorio, residenza dei lavoratori occupati nei centri cittadini. Si diffonde il pendolarismo.
        • La città centrale e le periferie lentamente diventano omogenee.
        • Conurbazione: area urbana densa e compatta che si forma a partire da città vicine. Solitamente include aree che amministrativamente appartengono a diversi comuni.
        • Attorno alla conurbazione nascono i poli suburbani.
        • La città diventa una città metropolitana, unità spaziale composta da una città centrale di rilevanti dimensioni demografiche e da aree urbanizzate che le gravitano intorno.
    • La città diffusa:
      • Terziarizzazione:
        • Deindustrializzazione e delocalizzazione delle imprese nei paesi in via di sviluppo.
        • Crescita del settore terziario.
        • Finanziarizzazione dell'economia e sviluppo del settore dei servizi.
        • Economia della conoscenza.
        • Domanda di diversità: de standardizzazione della domanda. Cambia la domanda e quindi la produzione standard e di massa del fordismo non è più utilizzabile.
        • Just in time/produzione flessibile, l'ordine può cambiare e quindi la produzione non è più standardizzata ma flessibile/variabile.
        • Il terziario è un settore molto eterogeneo:
          • Servizi specializzati.
          • Servizi ad alta intensità di conoscenza.
          • Servizi di "basso rango" che sono ugualmente necessari per le aziende globali.
      • Struttura della civitas (struttura sociale):
        • Le città contemporanee sono caratterizzate da profili differenziati che dipendono dalla loro integrazione nell'economia globale. Le città entrano quindi in competizione tra loro per attrarre investitori.
        • Aumentano le disuguaglianze.
        • Al vertice i ceti privilegiati sono più ampi e controllano maggiori risorse.
      • L'urbanesimo contemporaneo è caratterizzato da:
        • Dispersione delle residenze e di conseguenza forti flussi di pendolarismo, con relativo aumento dell'inquinamento etc.
        • Perdita di rilevanza dei confini.
        • Consistenti flussi che si muovono dall'esterno e al suo interno.
        • La città centrale perde importanza, sebbene le funzioni di rango più elevato vengano spostate solo se diviene necessario ricentralizzarle nel nuovo territorio. Il processo di centralizzazione è, dunque, un processo di ricentralizzazione.
        • Il terziario e i servizi alle persone si diffondono principalmente per seguire gli insediamenti residenziali, quindi in periferia.
        • Le trasformazioni non sono uniformi tra le città. Alcune mantengono un polo centrale dominante (Parigi, Londra, Madrid, etc), altre sviluppano un'ottica policentrica (Veneto), altre si formano intorno a direttrici di collegamento (Emilia).
        • Con la città diffusa si edifica in zone che prima erano rurali, attraverso la costruzione di nuovi insediamenti residenziali:
          • Insediamenti residenziali edificati intorno ai nodi di traffico.
          • Insediamenti residenziali che sorgono intorno a poli commerciali.
          • (Concetto di periurbanizzazione, ovvero disseminazione di edifici e infrastrutture attorno a centri urbani che si sviluppa per decine di km lungo le direttrici di comunicazione. Densità bassa e discontinua. Distante dal centro urbano ma dipende da esso.)
      • Mobilità:
        • La mobilità diventa un fattore caratterizzante la città diffusa.
        • Pendolari per motivi di lavoro.
        • Consumatori. Interessano le aree commerciali.
        • Turisti, interessano il centro città, zone commerciali, culturali, etc.
        • Viaggiatori per lavoro.
        • Migranti, da paesi o regioni più poveri in cerca di opportunità lavorative.
      • Il centro storico mantiene la sua posizione privilegiata ed appannaggio dei ceti medio alti.
      • Periurbano: vivono prevalentemente le famiglie di ceto medio o medio-basso, coloro per cui il centro città è troppo costoso. Questa scelta è anche dovuta a motivi culturali (il periurbano è percepito come area più sicura).
      • Fattori di generazione della città diffusa:
        • Globalizzazione economica: Il centro città detiene un forte ruolo economico e simbolico, aumentando quindi i valori immobiliari. È cercato dalle funzioni direzionali delle grandi imprese, dai servizi specializzati, industrie legate a attività culturali, etc. Residenza per il ceto superiore e delle élite transnazionali. La globalizzazione ha portato città a competere tra loro per attrarre investimenti.
        • Integrazione europea: Diverse politiche UE possono favorire processi di dispersione urbana (in particolare i fondi strutturali europei hanno permesso di finanziare costruzione di edifici ed infrastrutture. Quelli a sostegno dei trasporti migliorano la mobilità tra i nodi. Il ruolo dei fondi europei può essere ambivalente: Quando finanzia interventi di rigenerazione nelle periferie degradate della città centrale può favorire un ritorno a forme più compatte di città).
        • Dinamiche locali di sviluppo: Amministrazioni locali vedono con favore investimenti immobiliari e tendono a concedere permessi di edificare in previsione di entrate future. Taglio trasferimenti da governo centrale a comuni ha aumentato dipendenza dei bilanci comunali da oneri di urbanizzazione. Attori economici che sono in grado di mobilitare capitali a sostegno dello sviluppo immobiliare.
        • Fattori di carattere sociale e culturale: Non è la pressione demografica a determinare la crescita verso l'esterno delle città. Numerosità delle famiglie è diminuita. Questo implica che il numero delle famiglie è aumentato. Questo ha fatto aumentare la domanda di abitazioni. Se anziani e single spesso preferiscono rimanere nella città, le giovani coppie cercano negli hinterland case più adeguate alle loro necessità (e bilanci). Con aumento standard di vita, cambiano anche gli standard abitativi. Si cerca una minore densità: villette a schiera, villette unifamiliari. Aumento seconde case come forma di investimento e come opportunità per svago e tempo libero.
      • Processi della città diffusa:
        • Produzione di ambiente costruito. In particolare si sono costruite case:
          • Per rispondere alla domanda (aumento famiglie, processi migratori, non residenti come city users, turisti, viaggiatori per affari).
          • Domanda speculativa di investimento.
        • Riorganizzazione dello spazio in funzione mobilità, soprattutto quella automobilistica. Lo spazio pubblico passa da essere luogo di interazione e diventa luogo di transizione. Lo spazio pubblico "muore".
        • Intensificazione uso spazio e tempo. Vengono creati nuovi spazi:
          • Sfruttando la verticalità (underground e grattacieli) si creano nuovi spazi.
          • Si intensifica l’uso di un’area in archi temporali più ampi:
            • Popolazione eterogenea implica che differenti profili vivono la città in periodi diversi della giornata;
            • Spazi utilizzati da persone diverse nell’arco di una giornata (es. co-working);
            • Spazi dismessi che vengono recuperati per ospitare, temporaneamente (nell’arco dell’anno), teatri, mostre, attività culturali;
        • Trasformazione degli spazi urbani per parti ed eventi. Le politiche urbane sono fondate su progetti di rinnovo di importanti parti del territorio eliminando vincoli attraverso una deregulation selettiva per assicurare profitti e attrarre investimenti. Si diffondono i megaprogetti che ruotano intorno ad edifici, aree chiave (musei, teatri), eventi (esempio eventi sportivi). Questi progetti spesso interessano aree industriali dismesse e quartieri degradati che sono rinnovati inserendo nuove strutture e funzioni. Sono presenti anche nel periurbano e contribuiscono a far nascere poli periferici. Sviluppo della città per progetti contribuisce a uno sviluppo diseguale e frammentario. Vengono valorizzate alcune aree a discapito di altre. Contribuiscono ad aumento valore (e prezzi) dei quartieri interessati con conseguente rischio di "espulsione" delle fasce meno abbienti. Con recenti crisi economiche, spinta a costruire si è fortemente rallentata. Maggiore sensibilità verso tema della sostenibilità, anche ambientale. Ritorno al concetto di città compatta:
          • Uso intensivo dello spazio urbano in una struttura policentrica.
          • Sviluppo di sistemi di trasporto pubblico che colleghino aree urbane.
          • Sviluppo di sistema di trasporto pubblico interno a centri urbani per favorire accesso a servizi e posti di lavoro.
      • Criticità della ricomposizione della città diffusa:
        • Necessità di coordinamento "orizzontale" dell’azione di unità amministrative locali.
        • Necessità di investimenti per sostenere politiche necessarie per integrazione.
        • Scontro con interessi settore immobiliare.

Lezione 2: Segregazione

Cos'è la segregazione?

La segregazione si verifica quando due (o più) gruppi sono spazialmente separati all'interno di un'area geografica. Indica la separazione e l’isolamento di un gruppo.

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Scienze politiche e sociali SPS/10 Sociologia dell'ambiente e del territorio

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Franchito0o di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia urbana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Ratti Andrea.
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