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Ipotesi del processo di civilizzazione

Norbert Elias, 1939: nel momento di massima violenza nella storia europea pubblica e descrive il processo di civilizzazione. Usa delle fonti non consuete per i sociologi.

Durante il Medioevo in Europa si era affacciata una tendenza, tra le élite inizialmente, poi si estende alle altre classi della società: la tendenza ad un crescente assoggettamento dei comportamenti a gradi più elevati di autocontrollo. Inizia ad affermarsi un processo per cui le persone iniziano a reprimere alcuni impulsi, ad esercitare forme di autocontrollo, a provare disgusto e repressione verso le espressioni di alta violenza e crudeltà.

Habitus = forma di autorepressione degli istinti interna, non c'è qualcosa da fuori, come un abito.

Questo processo è la conseguenza di due precondizioni:

  1. Concentrazione del potere nelle mani di corpi politico-statali sempre più potenti, che monopolizzano l'uso della forza ed i mezzi della violenza organizzata. L'Europa medievale è costituita da una pluralità di centri in conflitto tra loro. La guerra finisce con la vittoria di un contendente su un altro. Questo porta all'estensione di un contendente sul territorio dell'altro.

Questo porta, una volta raggiunto un certo livello, alla concentrazione del potere e dell'uso della violenza. Nel Medioevo c'erano 5000 forme di potere, nel 900 erano una 50ina, oggi 20. L'effetto della concentrazione del potere = espropriazione dei sudditi dalle armi e dall'esercizio della violenza. I gruppi che prima la esercitavano non hanno più la possibilità di mantenere la loro impostazione e quindi devono modificare i loro comportamenti.

In una società pacificata con un solo centro di potere, le élite della nobiltà guerriera non hanno più le stesse virtù: curializzazione = la nobiltà guerriera diventa nobiltà di corte. Nasce la società di corte dove il prestigio non è più nell'uso della violenza ma nell'uso delle arti cortesi.

  1. Grazie alla pacificazione dei territori, si sviluppano i commerci e poi industria: i rapporti tra le persone sono relazioni interpersonali basate sull'indifferenza reciproca. Non c'è violenza: commercio e industria prosperano = indifferenza reciproca. Se c'è indifferenza non c'è necessità che io abbia reazioni violente.

Questo processo non è intenzionale, è spontaneo. Il controllo degli impulsi antisociali non è intenzionale.

Elias condivide l'idea che lasciati a se stessi gli individui hanno tendenze antisociali che vanno controllate.

Dunque l'affermazione dell'autocontrollo è l'effetto dell'affermazione del Leviatano e dell'affermazione del dolce commercio.

Cit. La violenza interpersonale diminuisce con l'affermarsi dello Stato, (Pinker).

Dall'eterocostrizione all'autocostrizione

Elias, dall'eterocostrizione all'autocostrizione: come si passa dall'eterocostrizione ad autocostrizione, che diventa come un abito.

Soffiarsi il naso: nel Medioevo ci si soffiava il naso con le mani.

Nel XIII secolo iniziano delle separazioni. Nascono prescrizioni che si limitano al comportamento a tavola, che limitano il soffiarsi il naso solo a tavola per riguardo verso gli altri, di pari ceto sociale; queste prescrizioni inizialmente sono verso gli altri ed a tavola.

XV secolo: non si deve soffiare il naso a tavola con la stessa mano con cui si prende la carne: separazione dalla tavola.

XVI secolo: nascondere alla vista, ma asimmetria sociale: il fazzoletto sancisce l'asimmetria. Si affermano all'interno dei ceti superiori, cercano di differenziarsi dagli altri sulla base dei comportamenti, di civiltà. Va nascosto il comportamento se è davanti a qualcuno di ceto alto: asimmetria sociale. Le regole nascono come elementi di demarcazione delle disuguaglianze.

L'eterocostrizione diventa disgusto ed il disgusto diventa autocostrizione.

XVII secolo: disgusto e ripugnanza, comportamento socialmente relegato: si compie la separazione adulti-bambini.

XVIII secolo: esclusione generalizzata alla vista, tentativi di repressione delle componenti di piacere, produzione di imbarazzo. Motivazioni mediche sostituiscono quelle morali e sociali.

Si sviluppano pratiche di comportamento, considerate le uniche, quelle civili. Che allo stesso tempo permettono alle classi superiori di differenziarsi. Le classi meno agiate restano lontane dai comportamenti delle classi superiori, questo ne aumenta la distanza e porta ad un tentativo di imitazione da parte delle classi più basse. Quindi c'è un gocciolamento di queste norme dall'alto verso il basso: teoria del gocciolamento. Che finisce per arrivare a tutta la compagine sociale. Succede che le classi superiori non abbiano norme e comportamenti che li distinguano dal resto della società e quindi ne adotteranno di nuovi.

Come si diffonde l'autocontrollo?

Teoria del gocciolamento:

  1. Società composta da molti gruppi che differiscono per le norme descrittive che condividono.
  2. I gruppi sono gerarchicamente ordinati, status sociale, prestigio.
  3. Le norme descrittive esprimono simbolicamente l'identità dei gruppi.
  4. Gruppi di status superiore cercano di distinguersi da quelli inferiori inventando nuove forme di norme descrittive.
  5. I gruppi di status inferiore imitano le nuove norme nello sforzo di raggiungere simbolicamente i ceti superiori e quando ci riescono… come la moda che cancella la moda precedente.
  6. Le norme diventano meno attraenti per i gruppi di status superiore, che riprendono al punto 4.

Disuguaglianza e differenza

Elias introduce l'elemento del prestigio: quando un gruppo sociale viene considerato prestigioso, è facile che venga imitato. Come nel caso delle aristocrazie guerriere: altri gruppi imitano i comportamenti che diventano piano piano universali: stratificazione. Quindi effetto del Leviatano, commercio ma anche effetto delle gerarchie sociali.

Nelle società ci sono gruppi diversi, che si riconoscono in norme descrittive diverse. Possiamo raccogliere o semplificare questo con il concetto di differenza e disuguaglianza. A volte tendiamo a confonderli per un malinteso. Alcune differenze possono essere fonte o oggetto destinatario di disuguaglianze.

Ad esempio: disuguaglianze di genere: distribuzione delle risorse ineguale tra i membri della comunità, sulla base di una differenza. Ciò non vuol dire che ci sia un’entità esterna che li distribuisce in questo modo, ma perché è così per svariati meccanismi complessi da individuare.

Diverse fonti di disuguaglianza

  • Il denaro = può voler dire cose diverse, cosa guadagnano, possediamo…
  • Il potere = ci sono diverse definizioni di potere, capacità di utilizzare determinate risorse, come armi, per imporre la propria volontà. È un’energia sociale. Può anche essere una capacità di esprimere la propria opinione ed ottenere conformità.
  • Prestigio = dalla professione che le persone svolgono; appartenere ad una minoranza o ad una maggioranza, parlare meglio o peggio una lingua. Ci sono diverse fonti di prestigio.

Quando parliamo di disuguaglianza parliamo di distribuzione ineguale di risorse, si è ineguali perché si ha di più o di meno di qualcosa.

Due dimensioni fondamentali

  • Diseguaglianza = effetto della distribuzione in quote ineguali di qualche risorsa tra i membri di una comunità. Si è diseguali se si ha più o meno di qualcosa.
  • Differenza = constatazione dell’esistenza di variabilità in base a caratteristiche ascritte, sesso, etnia, età, e considerate salienti tra i membri di una comunità. Può o meno essere associata a diseguaglianze.

Si è differenti perché si ha qualche caratteristica diversa, di gruppo, non individuale; stiamo parlando sempre di categorie non di individui.

Stratificazione sociale

Un concetto fondamentale nell’analisi delle disuguaglianze è la stratificazione sociale.

Per stratificazione sociale si intende il sistema delle disuguaglianze strutturali di una società.

Ha due aspetti:

Uno distributivo che riguarda l’ammontare delle ricompense materiali e simboliche ottenute dagli individui e dai gruppi. Ad esempio prendere il PIL e vedere come è distribuito agli individui, alle famiglie, alle regioni: modo di vedere le disuguaglianze. Questo concentrarsi sull’aspetto distributivo dà un’immagine della società con una struttura verticale.

Si concentra sull’effetto che quella risorsa può avere sui rapporti di potere, sui diversi tipi di influenza che i gruppi hanno.

Se al posto di guardare la quantità di reddito, guardiamo la fonte del reddito. Avremo una struttura orizzontale, dove le strutture sono in conflitto tra loro forse perché hanno interessi divergenti. Questo aspetto è detto relazionale.

Esistenza di strati

Il sistema della stratificazione sociale è composto da strati.

Gli strati = insieme di individui o di famiglie che godono della stessa quantità di risorse, ricchezza, prestigio: primo aspetto, strato.

O che occupano la stessa posizione nei rapporti di potere, si parla anche di classe: secondo aspetto, strato o classe.

Teorie della stratificazione

L’ipotesi funzionalista

Non tutte le attività nella società hanno la stessa importanza, soprattutto alcune sono più onerose di altre. Questa posizione si concentra sull’esistenza della divisione del lavoro sociale: alcuni gruppi svolgono delle attività ed altri altre. Il punto è che alcune di queste sono più semplici ed altre molto complesse: richiedono più tempo, impegno per arrivare ad essere svolte.

Come fai a motivare un individuo a fare il cardiologo, e non l’autista? Il modo è conferire maggiore prestigio e magari aumentarne lo stipendio. Quindi spiega la stratificazione sociale attraverso la necessità di varie funzioni nella società. Le diseguaglianze sono l’esito della distribuzione diseguale del reddito e del prestigio con cui vengono compensati i sacrifici necessari per convertire le capacità in competenze.

La teoria del conflitto

La teoria del conflitto si contrappone a quella funzionalista.

Marx fa del sistema delle classi uno dei perni della sua teoria. In ogni società sono sempre esistiti rapporti antagonistici tra le classi, tranne un caso: le società di sussistenza, comuniste primitive. Le risorse sono distribuite in modo largamente uguale a tutti i membri della società.

Secondo Marx l’elemento normativo è: la società del futuro, liberata dalle classi, dovrebbe essere una società di comunismo non basato sulla povertà ma sull’abbondanza. Tutte le altre società erano caratterizzate da conflitti di classe.

Le classi non sono definite dalla quantità di risorse che le famiglie hanno, ma dalla proprietà dei mezzi di produzione. Quindi non conta come sono distribuite le risorse, ma come sono distribuiti i mezzi di produzione, la proprietà di essi; chi non ne ha, deve vendere il proprio tempo per avere un salario. La proprietà o non proprietà. È un criterio che definisce la posizione che le famiglie hanno nel sistema sociale.

Marx non scrive mai niente di specifico delle classi, non spiega mai cosa sono. Inizia a farlo nel Capitale nel terzo libro. Engels era un imprenditore, industriale, aveva disponibilità per sostenere gli studi di Marx. Engels pubblica il suo libro quando muore.

Secondo Weber

Bisogna identificare i criteri che definiscono i rapporti di potere. Ma sostiene che non sia possibile ridurli ad un solo criterio, bisogna considerarne di più, almeno 3.

Il sistema delle disuguaglianze si basa sulla diversa distribuzione di un fenomeno più generale al quale dà un potere nella comunità.

Diverse fonti di disuguaglianza

Economica: ci sono diverse risorse nel sistema economico che possono essere distribuite in maniera diseguale e definiscono le diseguaglianze nei rapporti di potere.

  • Mercato del lavoro: contrappone lavoratori ed imprenditori.
  • Mercato del credito: contrappone debitori e creditori.
  • Mercato delle merci: contrappone consumatori e venditori.

Weber contrappone, a Marx e funzionalista, un sistema di stratificazione multidimensionale, ognuno di noi si può trovare in posizioni diverse a seconda del mercato di riferimento. L’imprenditore può trovarsi in una posizione superiore nel mercato del lavoro, ma brutta nel mercato del credito. Ci possiamo trovare in ranghi diversi a seconda della caratteristica che prendiamo in considerazione.

Dimensione culturale: è altrettanto importante di quella economica. Valutazione sociale/prestigio. Secondo lui nella sfera economica si creano classi. Nella sfera culturale si chiamano ceti.

Ceti = insiemi di individui e famiglie collocati nella stessa posizione di prestigio sociale. Incontrano qualche forma di senso di appartenenza, rispetto alla classe. Non sempre le classi si muovono nella scena storica perseguendo i propri interessi. Perché l’esistenza dei ceti si basa su strategie di chiusura sociale, si sforzano ad impedire l’accesso al proprio ceto.

Questi ceti possono essere basati sulle professioni come notai, magistrati… definisce delle forme di appartenenza, anche culturali. Per cultura Weber intende quella sfera dell’agire sociale in cui opera il prestigio e la valutazione sociale. I ceti sono determinati da quanto il resto della comunità valuta quella categoria. Può anche talvolta divergere da quella economica.

Intersezionalità: idea che esistano posizioni diverse nella società, lo stesso individuo + posizioni gerarchiche. Posizioni che sono interdipendenti.

Politica: influenza, decisioni, partiti. Per Weber non vuol dire solo il partito propriamente detto. La capacità dei gruppi di imporre le proprie decisioni. Si confrontano i partiti che in un ambiente competitivo o conflittuale si sforzano di ottenere riconoscimento alla propria volontà, quindi di imporre le proprie decisioni.

Le disuguaglianze nelle società pre-agricole

Il caso della proprietà privata, grafici.

Commento grafico: il conflitto di risorse può esservi solo con una sovrabbondanza di esse.

Presenza delle risorse sovrabbondanti, presenza del surplus.

Se mettiamo in sequenza le varie tecnologie di produzione economica delle società umane, possiamo dire che le società più semplici che non producono niente sono ai più bassi livelli di diseguaglianza.

Questo è stato provato dallo studio di Lenski. Che ha paragonato gruppi di società a partire da quelle più semplici basate su raccolta e caccia, ed ha dimostrato che meno risorse ci sono meno c'è disuguaglianza.

Disuguaglianze e tipi di società: potere e privilegio nell'ipotesi di Lenski

Commento grafico:

  1. Linea 1 = al crescere della tecnologia, cresce il surplus economico.
  2. Linea 2 = disuguaglianza della ricchezza: le disuguaglianze crescono con la crescita della ricchezza, non della povertà. Con l'industria tende a stabilizzarsi e diminuire leggermente.

Secondo Lenski le disuguaglianze non dipendono da un singolo fattore, il surplus economico, ma anche dal grado di concentrazione del potere politico: tanto meno è distribuito in proporzione equa tra i membri della comunità, tanto più forti sono le disuguaglianze. Quindi il surplus aumenta le disuguaglianze, la concentrazione del potere politico riduce l'influenza del surplus sulle disuguaglianze/diminuisce le disuguaglianze: influisce sia sul rapporto che direttamente sulle disuguaglianze.

Le risorse considerate

    • I redditi = insieme di ciò che famiglie ed individui ricavano da diverse fonti, reddito disponibile: rimane dopo le forme di intervento dello Stato o dei governi.
    • Ricchezza o patrimonio = insieme dei beni mobili ed immobili su cui le famiglie possono fare affidamento.
    • Consumi = al variare dei consumi variano le disuguaglianze di riferimento.

È frequente che le disuguaglianze riguardino i redditi delle famiglie, perché se riguardassero solamente i redditi degli individui: ci sono individui che hanno redditi bassi o nulli ma non sono poveri, vivono in famiglie ricche, dunque l'analisi puramente individuale potrebbe essere fuorviante. Anche lo studente non ha reddito ma ha una fascia di stratificazione sociale che non è tra le più basse.

  1. Unità di riferimento: individui o famiglie, reddito equivalente per confrontare famiglie diverse.
  2. Indicatori, due strategie vengono utilizzate.
  • Indici di disuguaglianza = indici che ci dicono l'entità delle disuguaglianze, di quella risorsa all'interno di un gruppo. Stima del livello di sperequazione nel... Numero unico che ci dice il livello di concentrazione, guardando le distanze tra gruppi.
  • Percentili, unità di misura che ci consentono di guardare quanta ricchezza e reddito sono all'interno di uno strato: ci va a dire il percentile sulla base del riferimento che scegliamo noi.

L'indice di Gini, indicatore di tipo 1

Indici di disuguaglianza.

È l'indicatore più utilizzato, usato specialmente per le disuguaglianze di reddito. Media delle differenze delle disuguaglianze tra tutti i membri del gruppo di una comunità intera. Ha una proprietà, ovvero che varia da 0 a 1, 0 valore che assume quando gli individui hanno la stessa quantità della risorsa considerata, assume valore 1 quando la concentrazione è massima, un individuo concentra su di sé tutti i redditi. Storicamente ha variato tra 0,25 e 0,65: intervallo di variazione di cui tener conto. È comodo per fare confronti nel tempo e nello spazio perché è un indicatore unico.

Frontiera della disuguaglianza possibile

Vedi slide.

Quando cambia la tecnologia e l'innovazione tecnologica consente qualche innovamento rapido delle risorse e del surplus, e produce una prima fase in cui i gruppi che hanno prodotto l'innovazione o riescono ad avvantaggiarsi.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carmineilguerriero di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Bologna Chiara.
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