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Sociologia 1 capitolo

Giovedì 21 settembre 2023 13:01

Per analizzare una situazione sociale

  • Attori: soggetti, individui.
  • Attori collettivi: gruppi di persone, a volte possono essere un attore solo quando prendono una decisione (ex Microsoft apre..).
  • Issue/temi: base per analizzare una situazione (es. cultura, povertà..).
  • Analizzo perché rilievo un problema/dilemma: mi rendo conto solo della società che ci circonda quando c'è un problema, contestazione relativa a come questi fenomeni dovrebbero svolgersi.
  • Azione (e risposta ai problemi).
  • Perché? Si sono comportati così e non diversamente?
  • Perché? Ci chiede poi, se ci sono delle modalità in cui può svolgersi diversamente.

NB: Nello spiegare/commentare, il sociologo non prende parte. Weber, sociologo, 1917.

Avalutatività: non si valuta.

Egli cerca piuttosto ragioni che spiegano una situazione guardando le connessioni sociali di cui uno fa parte.

Connessioni sociali: forme di organizzazione sociale che modellano le azioni umane e le interazioni.

Connessioni e interazioni sociali

Connessioni e interazioni sociali (oggetto di studio della sociologia).

Tipi di connettori sociali: relazioni sociali, gruppi, reti, organizzazioni.

Relazioni sociali

Interazioni durevoli fra due o più attori.

  • Solitamente le pensiamo tra persone individuate, quindi con nome e cognome (Piero e Simone).
  • Relazioni sociali possono essere pensate anche come connessioni tra posizioni (relazioni gerarchiche, d'amicizia, di parentela..).

NB: I sociologi prendono in considerazione prima le posizioni e solo dopo considerano le persone che occupano tali posizioni.

Status, termine tecnico di posizione sociale: non ci si riferisce a precise persone, ma alla loro posizione sociale all'interno di una relazione sociale (es. attaccante in una squadra di calcio).

Frustrazione di status: occupo una posizione che ritengo inferiore a quella che secondo me aspetta.

Ruolo stabilisce aspettative di un comportamento (aspettative di ruolo) di una persona che occupa un determinato status.

Per conoscere bene un ruolo, bisogna focalizzarsi sulle aspettative comportamentali che una persona con un certo ruolo dovrebbe avere nei confronti della persona che occupa un'altra posizione.

Se voglio stilare una lista di aspettative comportamentali di un ruolo devo identificare i deve e i non deve.

Questi deve e non deve, queste regolarità possono essere anche ufficiali: regole/norme (aspettative condivise che guidano il comportamento).

Quando aspettative non sono realizzate, quando ordine sociale viene rotto: problema.

NB: Le regole si possono infrangere, però ci sono provvedimenti.

Meccanismo che tiene rispettate le aspettative: come posso ridurre lo scarto tra comportamento effettivo e quello atteso?

  • Incentivi (30 se studio, cartelli di divieto, ..) possono essere negativi o positivi, materiali e non (concedere privilegi, restringere libertà ecc.).
  • Socializzazione: socializzazione è un processo di apprendimento di come agire in modo conforme alle aspettative, lo si apprende nel tempo (scuola, amici, TV…). A me viene insegnato fin da piccolo a comportarmi secondo le aspettative, a seguire le norme sociali.
  • Apprendere conoscenze e competenze.

NB: La socializzazione vale per tutta la vita, nel momento in cui vi è una transizione di ruolo, devo reimparare.

Agenzie di socializzazione che hanno scopo di insegnare:

  • Diretta: scuole, per esempio.
  • Indiretta: mass media, ci arrivano indirettamente.

Regole.

Le scuole insegnano ai bambini cosa ci si aspetta da giovani uomini e donne: socializzazione al ruolo di genere.

Ruolo di genere: comportamenti attesi legati al proprio genere.

Conflitti di ruolo

Conflitti di ruolo: incompatibilità tra due o più ruoli diversi che uno stesso individuo ricopre.

Da una parte mi viene detta una roba, dall'altra un'altra: incompatibilità tra due o più ruoli ricoperti dallo stesso individuo.

Es. studente-atleta.

Come faccio?

  • Segrego i ruoli (li tengo separati): segregazione.
  • Do una diversa importanza (è più importante essere studente o atleta?): gerarchizzazione.
  • Tocca rinunciare ad uno: rinuncia (es. papà e lavoratore, rinuncio a lavorare).

A volte i ruoli sono ambigui, soprattutto in status nuovi o in cambiamento: a volte non si sa bene cosa si deve e cosa non si deve fare. Ambiguità.

Es. sono a bere un caffè con il prof, qual è la sua aspettativa verso di me? I ruoli sono ambigui.

Mi diverto ma anche studio con un amico (come mi comporto? Devo fare più uno o l'altro? Lo faccio divertire o studiare?).

Gruppi

Gruppo di individui che hanno una caratteristica che li accomuna (può essere anche un ruolo, stesso oppure un comportamento), simili in qualche aspetto fondamentale (es. amanti del calcio, vanno a vedere la partita).

Interagiscono in base alla loro roba in comune, e si comportano sempre seguendo quest'ultima, così facendo definiscono la base della loro identità e si differenziano dagli altri: hanno quindi una funzione verso anche coloro che non ne fanno parte.

L'appartenenza al gruppo è tale se io mi riconosco parte, coscienza della propria identità.

NB: Per la condivisione di determinati aspetti in comune i gruppi sono delle entità sociali omogenee, ma, allo stesso tempo, vi è un'eterogeneità data dalle altrettante differenze tra gli individui.

La comunanza è importante nei gruppi perché:

  • È in relazione con gli scopi/intenzioni di un gruppo.
  • Fornisce le basi per l'interazione dentro il gruppo.
  • Genera le norme che promuovono i comportamenti legati al tratto in comune.
  • Fornisce le basi per l'identità di gruppo, grazie alla quale i membri si considerano appartenenti.

Variano sotto molti aspetti.

  1. Dimensione: un gruppo grande è più stabile; se uno va via in un gruppo di 100, relativamente pochi problemi. In più, nei gruppi grandi ci si aspetta che sempre qualcun altro prenda la responsabilità. Però rapporti meno o più intensi vs relazione intensa in una famiglia.
  2. Forma: gruppi primari, partecipo a quel gruppo per motivi non strumentali, no scopo pratico. Questo gruppo mi dà soddisfazioni date dallo stesso interagire con le persone al suo interno (famiglia ex). Secondari: per ragioni strumentali, per raggiungere un obiettivo. Io partecipo ad un'azienda per stipendio; nel momento in cui non sono più utili per i miei scopi personali esco fuori.
  3. Gruppi di riferimento: gruppo sociale che serve da punto di riferimento per le mie decisioni e i miei giudizi (gruppo per me più importante, rilevante). Non è detto che debba essere per forza un gruppo di cui faccio parte.

Socializzazione anticipatoria: vengo influenzato da gruppi a cui non faccio parte, ma vorrei appartenere; mi comporto (imito i comportamenti) quindi come i membri del gruppo di cui voglio fare parte.

Sono antagonista se mi oppongo a un gruppo di cui non faccio parte.

Identità sociali

Identità sociali: tema sviluppato alla fine dell'Ottocento da diversi studiosi.

Noi ci comportiamo in maniera diversa a seconda dei ruoli che ricopriamo, inoltre, assumendo ruoli differenti, la percezione di noi stessi cambia.

La base della psicologia sociale dice che il sé si forma attraverso le interazioni sociali con gli altri: attraverso queste ultime noi sviluppiamo le rappresentazioni sociali di noi stessi.

Cooley parlò del sé che riguarda allo specchio, sé riflesso: maturo idea di chi sono sulla base delle idee su di me, in sostanza mi vedo negli occhi degli altri e numerose volte anticipo le idee degli altri su di me.

In che modo sviluppo le mie idee su ciò che gli altri pensano di me? Attraverso il feedback sociale (meccanismi impliciti nell'interazione sociale).

Stereotipo: estensione impropria che da un individuo lo faccio ad un grande gruppo, vale a dire attribuire caratteristiche individuali a tutti i membri di un gruppo/categoria sociale.

Lo stereotipo però ha una funzione di determinare una profezia che si autoadempie: affermazione su qualcosa, quasi sempre non vera, ma ci fa comportare come se lo fosse se noi tutti ci crediamo e la cosa si avvera veramente (esempio del ragazzo che gli piace scherzare, tutti però lo reputano solo un delinquente e allora lui inizia a comportarsi come tale).

Anche un altro studioso evidenziò come le interazioni con gli altri ci plasmino.

Mead: il sé è costituito dall'IO, componente attiva, è il sé come soggetto, più ME: come insieme di rappresentazioni degli altri che hanno di me stesso (il sé come oggetto).

Il me ha bisogno di tempo per svilupparsi: fin da piccoli, grazie al gioco e all'assunzione di un ruolo, inizio ad interiorizzare le aspettative degli altri, determinando così la mia identità.

Le identità sono quindi molteplici: essendo plurali non significa che si salta da un'identità all'altra, al contrario elaboro una sorta di gerarchia in base all'identità che “utilizzo di più” (si va per salienza).

  • Scelgo quella su cui ho investito di più (tempo, risorse, denaro): investimento.
  • Oppure sugli incentivi (es. stipendio), quindi quando veniamo premiati.
  • Maggiore autostima (mi porta a stimare me stesso di più).

Crisi di identità: quando la situazione cambia e la nostra identità non funziona più, esempio quando un genitore si trova da solo dopo che il figlio si è trasferito per la prima volta.

Identità di genere: identità di estrema importanza, il percepirsi maschio o femmina.

Di solito le persone assumono l'identità di genere che corrisponde al proprio sesso (a causa del processo di socializzazione e alle sanzioni associate ai ruoli di genere), ma in realtà tutto dipende dalle nostre azioni e dalle interazioni con gli altri.

Gendering: ciò che noi impariamo essere giusto, essere la norma; processo di costruzione sociale dei generi basato sulla selezione dei tratti e delle attività ad essi associate. Questo processo comincia dalla nascita: il blu per i maschi e il rosa per le femmine; a scuola si dividono le file dividendo maschi e femmine; i mass media influenzano e dicono come una donna dovrebbe essere, come un uomo dovrebbe essere.

Reti

Per leggere le situazioni sociali bisogna andare oltre i connettori sociali più evidenti (relazioni sociali e gruppi) in quanto molte volte le persone sono connesse tra di loro in maniera più indiretta, attraverso intermediari e parti terze.

Come identificare le reti sociali? Dobbiamo avere due elementi: gli attori sociali e i legami sociali.

Si può pensare una rete sociale come la figura dei giochi enigmistici:

  • Puntini = attori sociali che fungono da nodi (da cui appunto partono una o più linee).
  • Linee = legami sociali.

Come identificare i legami sociali? Bisogna rilevare i flussi di risorse tra gli attori.

  1. Apprezzamenti o valutazioni personali: chi ama chi, chi odia chi, chi è amico di chi ecc.
  2. Trasferimento di risorse materiali: flussi di denaro, capitali, beni materiali.
  3. Informazione: chi parla con chi? Ricezione e invio di messaggi; molte volte questi legami aumentano le dicerie.
  4. Movimenti di persone: persone che si spostano da un luogo all'altro, da un lavoro all'altro.
  5. Ruoli formali: gerarchia di comando per esempio (organigramma), chi comanda chi? Regole che spiegano chi cosa può fare cosa.
  6. Parentela.

Caratteristiche di una rete:

  • Densità: rapporto fra numero di legami affettivi e numero di legami possibili. Ognuno è collegato con quasi tutti gli altri, oppure tutti con tutti (cricca/clique) vs reti con molti attori sociali ma poche connessioni.
  • Reti centralizzate (hub network) dove una persona fa da nodo (è quindi molto potente) per tutto il resto degli attori sociali: questi, quindi, devono per forza passare per il nodo per arrivare ad un altro contatto.
  • Quanto sono forti i legami all'interno di una rete? Dipende da frequenza, durata, intensità.
  • Buchi strutturali (assenza di legami tra certi attori sociali): i buchi sono importanti perché creano delle opportunità di gettare ponti sulle zone vuote e creare nuove reti.

Funzioni:

  1. Sostegno sociale: le reti di sostegno sono in grado di fornire, in caso di necessità, assistenza ed informazioni (per esempio le reti di parentela).
  2. Esclusione: una rete particolarmente esclusiva tende ad escludere coloro che non rientrano in certi standard; si esclude per proteggere qualcosa.
  3. Scambio: è attraverso le reti che le persone possono operare degli scambi tra loro in quanto nessuno è autosufficiente.
  4. Diffusione (di info, idee, influenza).

Organizzazioni

Gruppi sociali formali secondari: connessione data dalla divisione del lavoro, finalizzata al conseguimento di uno scopo (dell'organizzazione).

Individuano e coordinano mezzi utili, fini al raggiungimento degli obiettivi (decisi dall'organizzazione stessa): rapporto razionale tra mezzi e fini (scegliere quello migliore ai fini dell'efficienza).

Nell'azione razionale strumentale il mio scopo è il mio valore.

Coloro che dirigono un'organizzazione devono affrontare tipicamente tre problemi:

  1. Incertezza: vi sono molte incertezze relative a come attrarre consumatori/mosse della concorrenza; è quindi difficile predisporre piani, predire il futuro ecc.
  2. Coordinamento: ognuno ha un determinato compito ma lo deve svolgere bene, sennò cade tutto.
  3. Legittimazione: si cerca di legittimare l'autorità in modo tale che i dipendenti considerino i diversi comandi equi e giusti.

Al fine di risolvere queste tre problematiche, i responsabili di un'organizzazione creano un'organizzazione burocratica (Weber).

Burocrazia: modello di organizzazione che ha determinate caratteristiche, modello che risponde al modello di rapporto razionale.

Cosa fa:

  1. Separa posizione e persone: posizione legata al compito, non alla persona che lo svolge, prescinde da essa; ogni ruolo ha determinate aspettative. Si diminuiscono così le incertezze.
  2. Divisione del lavoro: i compiti vengono divisi, ognuno sa cosa fare.
  3. Autorità gerarchica: uffici legati in maniera gerarchica; così facendo si facilita il coordinamento attraverso il controllo più si legittima l'autorità.
  4. Norme e regolamenti: importanti perché sono delle linee guida, coordinano i compiti, regolano il potere.
  5. Impersonalità e razionalità: decisioni prese basandosi su considerazioni non personali più il burocrate agisce razionalmente, scegliendo i mezzi migliori per la realizzazione di un fine.
  6. Qualificazione e uffici: progressioni di livello basate sulle qualificazioni del personale e dei suoi risultati, non sulle conoscenze.

Problemi burocrazia: efficacia molte volte non si verifica.

Problemi relativi anche e soprattutto al personale: alienazione fra prodotto, lavoro e persona. Conseguenza: lavoro può essere disumanizzato, tolto di significato per la rigidità delle norme (diventano esse stesse il fine dei lavoratori).

Si creano quindi organizzazioni informali/resistenza esplicita disobbedendo alle norme.

Problemi relativi all'egoismo delle burocrazie: talvolta non si utilizza l'apparato burocratico per soddisfare i clienti bensì gli stessi capi.

Per studiare organizzazione bisogna analizzarla da due punti di vista:

  1. La parte direttiva: come hanno strutturato le attività, quali sono gli obiettivi da raggiungere.
  2. Il resto: impiegati, studenti (se prendiamo come esempio la scuola).
  3. Coloro che sono serviti dall'organizzazione: consumatori, clienti.

Analisi dal punto di vista di chi ha creato e dirige l'organizzazione: chi comanda nell'organizzazione fa le regole, con fini anche non scritti. Per vedere regole e fare analisi bisogna vedere anche chi le mette in pratica (chi fa parte dell'organizzazione).

Sociologia 2 capitolo

Martedì 3 ottobre 2023 10:13

Capitolo due di Hachen

Può capitare che attori vedono questioni e dilemmi in maniera differente, vi sono infatti molteplici prospettive: è quindi da adottare in successione le varie prospettive sviluppando la capacità di cambiare inquadratura.

I sociologi, per capire gli assunti e sviluppare punti di vista, si rifanno alle teorie sociologiche.

Insieme di concetti e di proposizioni usate per sviluppare spiegazioni di fenomeni osservabili: servono per capire situazioni reali (da astratto a concreto).

Esse possono aiutare in tre modi differenti:

  1. Porre interrogativi: formulare interrogativi che focalizzano attenzione su determinati aspetti del caso/cosa è importante analizzare in una determinata situazione.
  2. Sviluppare spiegazioni: formulare molteplici risposte possibili agli interrogativi precedentemente formulati; creazione quindi di ipotesi. Per decidere quale sia quella vera al 100%, bisogna ricorrere alla ricerca empirica, grazie alla quale si potrebbero ottenere prove.
  3. Formulare piani d'azione: dopo aver trovato una spiegazione ad un dilemma, si possono formulare delle soluzioni/piani di azione; questi cambiano ovviamente a seconda della spiegazione formulata.

Le immagini e le metafore sono potenti strumenti che ci aiutano a pensare le situazioni sociali in diverse maniere: le teorie si servono di queste immagini metaforiche per porre l'attenzione su diversi aspetti delle connessioni sociali. NB: Connessioni sociali come forme di organizzazioni sociale che regolano le azioni e le interazioni.

Troviamo connessioni sociali come:

  • Legami che uniscono.
  • Integratori di parti in un tutto.
  • Conflitti (tiri alla fune).
  • Scambi tra attori razionali.
  • Reti d'interazioni emergenti.

Connessioni sociali come legami

I legami: connessioni sociali formatesi attraverso relazioni sociali, affiliazione a gruppi, appartenenze organizzative: sono i legami che tengono unita la società, legami sono quindi necessari.

Emile Durkheim (sociologo classico del 1800), primo sociologo accademico del mondo, si chiede su come le connessioni legano gli individui e cosa succede quando determinati lega

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sarafurly007 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Arnaldi Simone.
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