La sociologia nel mondo globale
La sociologia è lo studio sistematico dei rapporti fra individui e società. L’approccio sociologico può essere ritenuto un modo di osservare il mondo. Assumere una prospettiva sociologica significa riconoscere e comprendere i collegamenti fra gli individui e i più vasti contesti sociali nei quali essi vivono.
Identità e ambiente sociale
Identità = appartenenza di classe, genere, nazionalità…
Ambiente sociale = famiglia, quartiere, nazione, cultura, periodo storico…
L’identità e l’ambiente sociale influenzano chi siamo e chi possiamo essere.
Immaginazione sociologica secondo Mills
Nel 1959 il sociologo americano Mills fornì quella che è la più nota descrizione della prospettiva sociologica, o meglio come lui stesso la definì: immaginazione sociologica. Secondo Mills, l’immaginazione sociologica ci consente di afferrare biografia e storia e il loro mutuo rapporto nell’ambito della società. In altre parole, la nostra condizione di individui (biografia) dipende in parte da forze più ampie all’interno della società (la storia).
Anche se spesso amiamo considerarci responsabili della nostra vita, le caratteristiche e le circostanze sopra esposte influenzano chi siamo e le opzioni che abbiamo a disposizione. Come rivela Mills, con il mutare delle condizioni sociali cambia anche la nostra vita personale.
Mills e altri sociologi tuttavia non ritengono che le persone siano semplicemente soggetti passivi. La prospettiva sociologica rivela che esiste un’interazione fra le condizioni sociali che plasmano la nostra vita e le azioni che compiamo in quanto individui. Non abbiamo la possibilità di scegliere le condizioni in cui viviamo, le opportunità che abbiamo o le difficoltà che dobbiamo affrontare, ma possiamo decidere come rispondere a queste circostanze, sia come persone sia come collettività.
Strategie di ricerca sociologica
I sociologi abbinano alla prospettiva sociologica una grande varietà di strategie di ricerca volte a studiare in maniera sistematica i modi in cui le nostre azioni plasmano le più ampie forze sociali e quelli in cui ne vengono a loro volta plasmate. La sociologia fa parte delle scienze sociali, un gruppo di discipline basate sulla ricerca empirica che raccolgono e valutano dati al fine di studiare la società umana.
I sociologi hanno molti interessi e, nel suo complesso, questa disciplina presenta diverse aree di specializzazione.
L'evoluzione storica della sociologia
Nel 700 la società europea entrò in un nuovo periodo storico, la modernità, caratterizzato dalla crescita della democrazia e della libertà personale, da una accresciuta fiducia nella ragione e nella scienza per spiegare il mondo naturale e quello sociale, nonché da uno spostamento verso un’economia industriale urbana.
Nel corso del Medioevo (400-1400 d.C):
- La vita intellettuale era dominata da spiegazioni religiose del mondo naturale e di quello sociale.
- La vita politica era dominata dagli aristocratici proprietari terrieri e dall’élite clericale.
- L’economia poggiava su basi rurali e agricole.
Nei periodi transitori del Rinascimento e della Prima Era Moderna (1400-1600):
- I filosofi posero le basi della scienza moderna con opere pionieristiche in astronomia, anatomia e in altri campi dello scibile.
- Nuovi movimenti sociali e politici sfidarono le autorità tradizionali.
- I progressi tecnologici migliorarono la produzione agricola.
L’ascesa della modernità nel XVIII e nel XIX secolo si contraddistinse per alcuni cambiamenti rivoluzionari in ambito culturale, politico, economico e sociale. Il passaggio dall’economia rurale e agricola all’economia industriale urbana trasformò l’ordine sociale europeo. Nello stesso tempo, la nuova enfasi posta su ragione e scienza posò le condizioni necessarie alla nascita della sociologia.
I primi sociologi cercarono di comprendere i notevoli cambiamenti cui stavano assistendo e di suggerire soluzioni per affrontare i problemi sociali che ne derivarono.
Modernità e post-modernità
La modernità è stato un periodo caratterizzato dalla crescita di industrializzazione, democrazia e scienza. La post-modernità invece è un periodo storico che ha inizio a metà del XX secolo, caratterizzato dall’ascesa di economie basate sulle informazioni e dalla frammentazione delle ideologie politiche e dei metodi di conoscenza.
Oltre a questi grandi cambiamenti, molti altri sviluppi significativi stanno modificando il nostro modo di vivere. Tali modificazioni non sono universali ma riguardano soprattutto le società più ricche:
- Espansione dei media e della cultura del consumo: Nella società post-moderna le tecnologie dei media hanno avuto un’enorme espansione in tutti gli aspetti della vita sociale, creando nuove opportunità di comunicazione e nuovi dilemmi. I confini fra internet, televisione, smartphone, videogiochi e altri media si fanno sempre più sfumati, creando un ambiente sociale più commercializzato e totalizzante. La crescita della pubblicità e della promozione dei consumi è strettamente legata a questa espansione.
- Economia globale: Facciamo parte di un sistema globale di produzione e consumo. L’economia globale sta trasformando le società di tutto il mondo e il dibattito sulla natura di questo cambiamento è stato un argomento importante della sociologia e dei tempi recenti.
- Invecchiamento della popolazione: Grazie ai progressi della medicina e delle tecnologie mediche viviamo una vita più lunga e più sana. Adesso la società si deve adeguare a una nuova realtà di una popolazione che invecchia. L’ISTAT riferisce che l’età media a gennaio 2021 era di 46 anni, nel 2059 dovrebbe arrivare a circa 50 anni.
- La famiglia che cambia: Il divorzio, le famiglie allargate, le famiglie a doppio reddito, le famiglie con un solo genitore, il matrimonio gay e la maternità surrogata hanno modificato la definizione di famiglia e il suo ruolo nella società.
- Istituzioni sociali in difficoltà: Oggi in molte parti del mondo la possibilità che la democrazia sostituisca i regimi politici repressivi è una grande speranza. Tuttavia, le democrazie già instauratesi da tempo sembrano spesso avere problemi.
- Crescente diversità e multiculturalismo
- Violenza e guerra cambiano natura: I paesi ricchi e potenti possiedono armi avanzate in grado di distruggere l’umanità senza fatica. Nazioni più piccole hanno sviluppato tattiche e armi letali a bassa tecnologia. Ne deriva un mondo che pullula di armi, minacciato dalla violenza e bloccato in situazioni di stallo politico e militare.
- Ruolo mutevole della religione: Nelle nazioni ricche e industrializzate la religione ha un ruolo sempre meno significativo rispetto al passato. In altre parti del mondo, tuttavia, le differenze religiose scatenano al giorno d’oggi alcuni dei maggiori conflitti nel mondo.
Il ruolo della sociologia
La sociologia:
- Può aiutarci a comprendere i collegamenti fra noi stessi e il mondo sociale.
- Promuove la comprensione del mondo sociale e del posto che occupiamo in esso.
- Ci suggerisce come migliorare la nostra vita, la nostra comunità e il nostro mondo.
- Può portarci a scoperte inquietanti sulla società e su noi stessi.
- Può obbligarci a uscire dalla nostra comfort zone e sfidarci a considerare in modo nuovo affermazioni che davamo per scontate.
- Offre una prospettiva nel rendersi conto che la società e i problemi che deve affrontare sono in gran parte creati dagli esseri umani.
Fondatori della sociologia
Auguste Comte, intellettuale francese, coniò nella prima metà del XIX secolo il termine “sociologia”.
Sociologia = scienza della società volta a individuare leggi che governano il comportamento umano.
Secondo lui la sociologia si occupa di due aspetti:
- Dinamica sociale: come e perché le società cambiano.
- Statica sociale: su cosa si fonda la stabilità sociale in un determinato momento storico.
Secondo la sua teoria, nel corso della storia, le società avevano progredito passando attraverso diversi stadi:
- Teologico: retto dalla ragione.
- Metafisico: retto dalla filosofia.
- Positivista: retto dalla scienza.
Per Comte il positivismo è un orientamento filosofico secondo il quale una conoscenza accurata può basarsi solo sul metodo scientifico, grazie a esso era possibile comprendere in modo più profondo la vita umana ed era chiave per risolvere i persistenti problemi sociali.
L’intelletto inglese Herbert Spencer fu tra i primi ad adottare il termine “sociologia” proposto da Comte. Spencer affermò che la società è un “organismo sociale” simile a quello umano; egli teorizzò che la società è costituita da parti separate, ognuna avente una propria funzione unica, che operano insieme per mantenere in vita l’organismo nel suo complesso. Inoltre teorizzò che con l’evolversi della società cambiano anche le parti che la compongono.
Spencer riteneva che l’evoluzione “spontanea” della società realizzasse sempre un più alto grado di progresso, per questo egli pensava che il governo dovesse limitare il più possibile i propri interventi, specie in campo economico. Egli dunque credeva nella “sopravvivenza del più forte”, termine successivamente utilizzato da Charleston Darwin, piuttosto che nell’intervento diretto tramite riforme. Spencer e Comte aiutarono a definire il campo della sociologia ai suoi albori, ma gli studiosi che sono quasi unanimemente considerati i fondatori della sociologia furono: Karl Marx, Emile Durkheim e Max Weber.
Karl Marx
Tedesco di nascita, fu scrittore e attivista politico e trascorse gran parte della sua vita cercando di fuggire alla repressione politica. A causa dei suoi scritti venne espulso dalla Francia, dal Belgio e dalla Germania. Nel 1849 si trasferì a Londra dove trascorse il resto della sua vita in esilio. Visse in povertà durante la stesura dei suoi lavori più importanti tra cui Il Capitale. Marx riconobbe l’estrema produttività dell’industria moderna e la ritenne in grado di eliminare per sempre fame e povertà. Il capitalismo industriale però veniva utilizzato per ammassare enormi fortune nelle mani di pochi, lasciando gli operai a lavorare in condizioni pericolose e spesso in povertà.
Le dinamiche del capitalismo incoraggiavano gli imprenditori a pagare bassi salari, in quanto i minori costi del lavoro comportavano profitti più elevati. I capitalisti accumulavano molto denaro perché erano in grado di sfruttare gli operai che lavoravano nelle fabbriche. Tutta questa ricchezza dava ai proprietari un grande potere, che essi utilizzavano per controllare governi e istituzioni culturali.
Secondo Marx, il conflitto fra imprenditori e lavoratori era una caratteristica inevitabile del capitalismo; esso in sé quindi portava i semi della propria distruzione.
Socialismo = sistema nel quale la proprietà dei più importanti mezzi produttivi sarebbe stata in mani pubbliche e non private, e il governo avrebbe diretto le forze produttive industriali per il bene comune. Il suo scopo è avere una società priva di disuguaglianze che caratterizzavano il capitalismo. Riassumendo grazie a Marx:
- Si individuarono i legami tra ricchezza e povertà.
- Sottolineò l’importanza del potere economico.
- Mise in luce l’interazione fra struttura e azione.
Emile Durkheim
Vissuto una generazione dopo Marx, egli si preoccupò di comprendere i cambiamenti sociali del mondo moderno. Discendente di un’antica stirpe di dotti rabbini francesi. Egli durante l’adolescenza prese le distanze dalla religione e divenne agnostico (non prende posizione in ambito religioso) ritenendo che non fosse possibile accertare l’esistenza di un Dio. Per tutta la vita però mantenne l’interesse per il ruolo della religione nella società.
Egli occupò la prima cattedra di sociologia in Francia. Successivamente fondò un prestigioso periodico accademico “L’Année Sociologique”. Egli si preoccupò in modo particolare del problema della solidarietà sociale, poi definita dalla successiva generazione di sociologi, integrazione sociale. Essa è un insieme dei legami collettivi che uniscono le persone. Alla base della sua teoria vi era il postulato secondo il quale la società è retta da valori culturali condivisi. Durkheim osservò che le società agricole tradizionali erano spesso comunità molto unite: condividevano i legami sociali da una generazione all’altra perché le persone avevano lo stesso tipo di lavoro, una religione comune e seguivano usi e costumi simili. Il filosofo chiamava ciò solidarietà meccanica.
Tuttavia, con la crescita delle società europee, le persone erano divenute sempre più diverse le une dalle altre. L’economia più complessa richiedeva una crescente divisione del lavoro, per cui le persone si specializzavano in compiti differenti. Lo sviluppo delle città comportava la coesistenza di gruppi disparati, spesso di religione e tradizioni culturali non omogenee. Come era possibile mantenere la solidarietà sociale alla luce della crescente complessità e diversità?
La risposta di Durkheim fu la solidarietà organica, una nuova forma di coesione sociale tipica delle società industriali dell’era moderna, basata sull’interdipendenza. Egli affermò che il collante sociale che tiene unite le società moderne rispecchia il modo in cui gli organismi viventi dipendono da componenti molteplici e specializzate che operano all'unisono. Per poter continuare a funzionare, la moderna società urbana industrializzata necessita di una crescente divisione del lavoro. L’opera di Durkheim mise in luce l’interazione fra struttura sociale e valori culturali, in particolare nel loro rapporto con la solidarietà sociale.
Nel “Suicidio”, uno dei suoi libri più influenti, affermò che il tasso di suicidi poteva essere spiegato dalla forza dei legami sociali che le persone creano con i propri gruppi di riferimento. Durkheim affermò che il crimine e la punizione sono concetti che riguardano essenzialmente la solidarietà. Per lui, i crimini sono atti che offendono la coscienza collettiva, ovvero i valori condivisi di una società. La punizione invece è un mezzo per rafforzare la solidarietà sociale di fronte ad azioni palesemente antisociali. In mancanza della costrizione morale della coscienza collettiva, le persone sprofonderebbero nello stato caotico dell’anomia (assenza di norme sociali e conseguente indebolimento degli standard morali).
Max Weber
Fu uno studioso tedesco che cercò di dare significato al passaggio dalla società tradizionale a quella moderna. Intorno ai 35 anni, Weber ebbe un crollo nervoso che lo rese inabile al lavoro accademico per quasi sette anni; quando fu in grado di tornare a dedicarsi a tempo pieno ai suoi studi, pubblicò il suo libro più famoso, “L'etica protestante e lo spirito del capitalismo”.
Nell’etica protestante, Weber affermava che la cultura, in particolar modo quella calvinista, aveva aiutato a promuovere il primo sviluppo del capitalismo nell’Europa settentrionale. Per tradizione infatti, la chiesa cattolica aveva incoraggiato il rifiuto delle questioni secolari e della ricchezza, promettendo la vita eterna a chi era fedele e partecipava ai riti ecclesiastici (battesimo e comunione). Dopo la riforma protestante, alcuni movimenti, come quello calvinista, rifiutarono tale approccio alla salvezza, affermando che il destino delle persone nell’aldilà era predeterminato ancor prima della nascita e pertanto non poteva essere modificato dalle loro azioni sulla terra. I calvinisti credevano che le ricchezze accumulate grazie a un lavoro prestigioso e uno stile di vita parsimonioso fossero un segno del favore divino e indicassero una probabile salvezza. Ciò incoraggiò il duro lavoro, gli investimenti e il risparmio.
Marx si era concentrato sul ruolo dell’economia e su come essa influenzi altri aspetti sociali: con il suo libro Weber mostra che anche le tendenze culturali possono influenzare lo sviluppo economico. Weber cercava di intendere l’azione sociale osservandola dal punto di vista dell’attore: capire come mai una persona si comporta in un certo modo aiuta a decifrare il contesto culturale nel quale si svolge la sua azione.
Una delle sue affermazioni teoriche fondamentali fu che nelle società premoderne era la tradizione ad avere un’influenza primaria sulle azioni delle persone. Nelle nuove società capitalistiche industrializzate, però, era molto più probabile che tali azioni fossero influenzate principalmente dalla razionalità strumentale (l’uso della ragione del calcolo logico per raggiungere un obiettivo nel modo più efficiente possibile). Weber affermò che la razionalizzazione della società (processo storico a lungo termine attraverso il quale la razionalità ha sostituito la tradizione come base organizzativa della vita economica e sociale) era il motore del cambiamento sociale della sua epoca. L’influenza della razionalizzazione andava al di là delle azioni umane, arrivando a comprendere le più vaste istituzioni sociali.
Egli riteneva che la razionalizzazione potesse essere utile per la società, in quanto incideva sulla stabilizzazione delle procedure, sulla formazione dei funzionari e sull’efficienza. Tuttavia, nel momento in cui la razionalizzazione avesse permeato tutti gli aspetti della vita, avrebbe creato società fredde e impersonali. In definitiva Weber temeva...
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