Pink is the new black
1. Le ipotesi della ricerca
Luisa Stagi
L’oggetto della ricerca è la riproduzione degli stereotipi di genere nelle scuole d'infanzia: i modelli e i ruoli di genere sono costantemente prodotti, riprodotti e veicolati attraverso pratiche e modalità che sfuggono al controllo e alla coscienza dei soggetti; l'ipotesi da cui siamo partiti è che sia in atto un processo di ri-genderizzazione che riguardi soprattutto le categorie sociali più fragili.
Gli stereotipi, che descrivono come crediamo che il mondo sia, infatti si trasformano in prescrizioni su come il mondo dovrebbe essere; gli stereotipi pregiudizi sono resistenti al cambiamento: hanno effetti sulla formazione dell'identità e delle capacità delle persone, che può anche arrivare a influenzare e ad arginare lo sviluppo delle potenzialità dell'individuo, la pericolosità degli stereotipi consiste nella loro capacità di persistere nel tempo.
Gli stereotipi di genere sono tra gli strati più sociali più potenti e anche più difficile da costruire “profezie che si auto adempiono”, esito dell'interiorizzazione di stereotipi, la rassicurazione che inducono in coloro che li mantengono attivi al vantaggio di far sentire le persone a proprio agio.
Essendo il genere un territorio di costruzione e rafforzamento dell'identità, agire sui suoi confini significa lavorare su sostegni identitari; si appaiono modelli e corporeità di genere di tipo tradizionale a ridosso del debutto della crisi economica, ad esempio body builder raccontati in molte ricerche degli stessi anni negoziavano i confini di una maschilità, lavoro sul rafforzamento della marita corporea rappresentata dall'espansione nei muscoli.
La rigenerazione può quindi avere una funzione di strumento di negoziazione individuale per la persistenza dei modelli di genere proposto a livello sociale; non si può stabilire nettamente quale sia la causa e quale sia l'effetto di un fenomeno, ma è tuttavia possibile cercare di comprendere come diversi fattori interagiscono, collaborano alla diffusione e alla circolazione di un certo ordine discorsivo.
1.1 Da dove nascono le ipotesi
Dei prodotti per l'infanzia prima confezionati come neutri, quindi un gioco da sempre neutro, inizia a differenziare le confezioni e le costruzioni dei suoi mattoncini per bambine e per bambini.
Genderizzare significa caratterizzare qualcosa affinché sia immediatamente chiaro il genere di riferimento.
Quando il suo carattere è maschile o femminile, rosa e azzurro quindi femminile e maschile. I prodotti inutilmente sessuati, per esempio, è il nome di un piccolo blog che da tempo raccoglie foto di testimonianze della recente genderizzazione di alcuni oggetti quotidiani, dai tappi per le orecchie alle sigarette.
Pinkizzazione è la traduzione di pinkification, neologismo utilizzato per indicare il processo per cui un prodotto o un servizio si avvale del colore rosa per attirare il pubblico femminile.
L'associazione tra rosa e femminile, in particolare nel contesto occidentale, è molto radicata sebbene non così lontana nel tempo. Dagli anni 40 in avanti, in seguito a studi di marketing che hanno raccolto e interpretato le preferenze dei consumatori americani, il rosa comincia ad essere associato alla femminilità, attestandosi poi negli anni 50 in coincidenza con la comparsa della Barbie.
Si ritiene inoltre, a partire dagli anni 80 con la diffusione della diagnosi prenatale e la possibilità di conoscere il sesso del nascituro, la divisione del rosa per le bambine e il blu per i bambini sia quindi divenuta abituale insieme ad una serie di associazioni stereotipate in relazione al genere legata all'infanzia, sostenute da strategie del marketing.
Il rosa, i fiori e i fiocchi sono per le femmine e il blu, il celeste e tutti gli altri colori per i maschi, come anche per le macchine, lo sport e i soldatini, sono confini talmente ovvi che non si mettono in discussione. Ai maschi ha lasciato una gamba molto più bassa dei colori e territori simbolici.
Gli effetti di questa segmentazione dei valori infatti non si manifestano solamente sotto forma di oggetti ma abbracciano ogni aspetto della vita del bambino e della bambina senza risparmiare gusti di carattere o personalità.
Rebecca Hains, autrice del lavoro: Why Pinkification Matters?, sostiene che gli esiti di questo fenomeno non sono chiaramente legati di per sé al colore rosa ma all'utilizzo strumentale di questo colore poiché:
- Non indica soltanto quali sono le cose da bambine ma esclude possibilità di effettuare scelte neutre.
- Si rivolge principalmente alle bambine perché sono in una fascia di età vulnerabile, facilmente influenzabile.
- Limita il modo di percepire se stessi e gli altri.
- Emargina i bambini da bambini che non si identificano in ruoli e stereotipi tradizionali.
Una recente ricerca studia il momento in cui nell'infanzia cambia la valutazione delle capacità di genere: il periodo pare potersi collocare tra i 5 e i 6 anni. Fino a quel momento i bambini e bambine chiamati a dare valutazioni sul proprio genere fornirebbero risposte identiche. Intorno ai 6 e 7 anni le risposte mutano.
Gli esperimenti consistevano nel raccontare una serie di storie con personaggi: i bambini sceglievano quasi sempre un maschio e le bambine una femmina; solo un anno più tardi, i maschi davano la stessa risposta e le femmine la modificavano, per di più indicavano anche loro il maschio.
In un altro esperimento venivano proposti giochi da tavolo di due categorie: per bambini molto intelligenti e per bambini che si inviano al massimo. Le femmine di 6, 7 anni dimostravano di apprezzare quanti maschi il secondo gioco, meno dei maschi il primo; gli stereotipi sul genere dell'intelligenza cominciano a interiorizzare le aspettative rispetto alle loro capacità e attitudini.
La suddivisione sessista insita nel nostro ordinamento scolastico che conduce alunni e alunne verso indirizzi maschili, materie tecnico scientifiche, indirizzi femminili, materie umanistiche. Il fenomeno che emerge già a partire dalla scelta della seconda superiore: solo per il 23% delle ragazze si iscrive a ingegneria e il 26% nell'area scientifica.
Per percorsi ritenuti adatti al proprio genere di appartenenza.
Nelle famiglie con buon capitale culturale i figli e le figlie si indirizzano verso licei ma le femmine più dei maschi e lo stesso vale per l'università; secondo Biemmi le famiglie investono anche sulla prosecuzione degli studi delle figlie che su quella dei figli incoraggiando il percorso universitario.
La segregazione formativa è uno degli esiti più evidenti della socializzazione di genere.
Nei due body ritratti in foto, lei è rosa lui è azzurro, lei è carina, testarda, dolce, graziosa, elegante, innamorata e lui invece coraggioso, forte, vigoroso, furbo, birichino.
1.2 Dividi e vendi, ma non solo
La svolta della ri-genderizzazione all'inizio degli anni 90, un periodo che coincide con il successo delle televisioni commerciali e del loro bisogno di differenziare le pubblico a fini pubblicitari. I primi anni 90 invece rappresentano il periodo cerniera: inizialmente compare l'estinzione in categorie di giochi da bambini e da bambine poi vengono assegnati ambiti ben distinti, il rosa come femminilità.
La crescita dell'economia del consumo dell'aumento e la separazione delle sfere economiche domestiche hanno prodotto un terreno fertile per la crescita della differenziazione nei giocattoli per i bambini; l'anno che segna la svolta verso l'enfatizzazione dei ruoli di cura femminili nei giochi è il 1945. Il periodo corrisponde allo smaltimento del lavoro di fabbrica delle donne che durante la guerra avevano sostituito gli uomini impiegati al fronte. La donna va confinata nella sfera domestica poiché in quella pubblica non serve più.
I giocattoli vengono quindi progettati per preparare i ragazzi a una vita di casa e le attività domestiche sono sempre più raffigurate come appaganti per le donne. E negli anni 60 la struttura sociale prevede un modello di famiglia che è funzionale al suo interno presenta una meta divisione di ruoli e di funzionalità.
Mentre i giocattoli delle ragazze si concentrano quindi sulla sfera domestica della cura, i giocattoli dei ragazzi tra gli anni 20 e gli anni 60 saranno orientati alla preparazione del lavoro nell'economia industriale.
Nel 1984 la deregolamentazione della programmazione televisiva per i bambini ha improvvisamente liberato le aziende del giocattolo dai vincoli e degli annunci pubblicitari. Durante gli anni 80 pubblicità neutra gradualmente scompare e nel 1995 i giocattoli generalizzati arrivano a rappresentare nuovamente la metà dell'offerta ai giochi dei cataloghi, basati su belle principesse o muscolosi eroi di azione. Questi ruoli sono ancora costituiti su stereotipi di genere ma risultano ancora più mascherati rispetto all'esplicita divisione dei ruoli degli anni 50.
Un altro studio ha rilevato che tutti i giocattoli venduti sul sito di Disney Store sono stati categorizzati in modo esplicito come “per ragazzi” o “per ragazze”; i pochi giochi non esplicitamente dichiarati per ragazzi e ragazze si trovano su entrambe le liste. Una funzione di addestramento a ruoli e a modelli sociali che collabora a disillustrare e rafforzare.
Sinteticamente la discussione si sviluppa su tre punti critici:
- Se il marketing dei giocattoli di genere influenzi le preferenze o semplicemente rifletta i gusti e gli interessi di bambini e bambine.
- Se gli effetti della genderizzazione dei giocattoli siano negativi, neutrali o positivi.
- Se un ritorno ritorna a un mercato di giochi più neutro possa essere economicamente sostenibile.
Il marketing rispecchia sia le preferenze di bambini e bambini ma, come molte delle caratteristiche cognitive siano comuni a bambine e bambini, utilizzano quindi il genere di supporto come identitario diventando “detective di genere” che continuamente cercano informazioni su che cosa sia maschile e femminile per aumentare il senso ai fini di appartenenza al gruppo.
La generazione dei giochi, l'etichetta esplicite, la pinkizzazione sono suggerimenti che i bambini e le bambine possono usare per classificare e dare significato al mondo, loro circostanze, che cosa possono non possono possono scegliere o fare. È infatti risaputo quanto il gioco influenzi lo sviluppo sociale cognitivo dei bambini e delle bambine. Il giocattolo è parte integrante del processo di sviluppo di genere dei bambini e bambine; del processo è talmente scontato che le preferenze di bambini e bambini sulla loro conoscenza della natura genderizzata dei giocattoli è sovente utilizzato come misura del genere.
Le bambine indirizzate a fare esperienze con giocattoli che aiutano a costruire l'etica della cura degli altri e la responsabilità della cura di sé; i bambini con giochi funzionali a stimolare le competenze spaziali fisiche, a sviluppare la competizione, gestione del rischio e aggressività.
1.3 Cambiamenti e persistenze
La ricerca effettuata utilizzando i termini “Boys’s toys” e “Girls’s toys”, mostra che ben nove su 10 dei giocattoli elencati per le ragazze sono rosa rispetto all'1% di quelli per i ragazzi. A dispetto dell'entusiasmo che le giovani studentesse mostrano nei confronti delle materie scientifiche solo il 9% dell'ingegneria della Gran Bretagna è donna.
Quando poi gli sconfinamenti proseguono nello spazio nei lavori maschili e femminili strategie individuali e sociali di negoziazione sono piuttosto complesse.
Per esempio se lui è trasgredire magari diventando maestri un asilo nido, discriminazione è molto spesso solo iniziale ma una volta superati i timori rispetto all'eredità del genere della persona, cioè obiettivi reconditi, l'uomo facilmente sarà messo su un piedistallo diventando agli occhi di tutti e di tutte forse specialmente agli occhi delle donne il migliore.
Quando invece trasgredire è lei la discriminazione non è solo l'ingresso ma sembra persistere a lungo o comunque rimanere in agguato puntando un progressivo logorante processo di invalidazione. Gli stereotipi su donne nei lavori di uomini non riguardano solo l'assenza professionale e i dubbi sui loro capacità laddove sono richieste qualità considerate maschili come forza, coraggio e competenze tecnico meccaniche ed è rispetto al volante ma anche identità femminile.
Il corpo diventa allora il territorio privilegiato per l'azione di dispositivi di controllo e di ripristino dell'ordine simbolico violato.
Nelle pubblicità per l'abbigliamento infantile appaiono in modi immediatamente evidenti alcuni elementi per la suddivisione dei territori maschili e femminili: i codici interpretativi generalmente riguardano i colori, gli ambientazioni e le divisioni tra i ruoli. Husky: prevalgono colori forti e accesi, i toni nel blu e grigio, mentre per le femmine prevalgono colori del rosa e colori tenui; i bambini vengono ritratti in movimento e negli spazi aperti privilegiando azione e fisicità, mentre per le bambine prevale la staticità, lo spazio privato e la cura di sé e degli altri. Il maschile è rappresentato spazio aperti associabili ai valori della scoperta, dell'esplorazione e dell'avventura e il femminile quasi sempre inserito in spazi chiusi, nello spazio domestico. Il corpo è lì linea di massima uno strumento per fare le attività rappresentate come giochi esalti che forniscono soddisfazione in sé per sé; il modello per il maschile è autoriferito, per le bimbe invece il corpo è strumento per apparire e la gratificazione che se ne può ricavare deriva da uno sguardo esterno, implica un pubblico: è etero riferito.
È proprio l'ipotesi che il corpo sia uno dei territori privilegiati della genderizzazione; se il corpo gioca ha un ruolo fondamentale nella costruzione e rafforzamento delle soggettività maschili e femminili, l'importanza della cosiddetta crisi della maschilità.
Backlash in italiano detto ‘contrattacco’.
Gender Backlash si intende la risacca che ciclicamente trascina indietro le conquiste che riguardano i generi; in questo senso parlare di ondate a proposito di femminismi è anche evocativo rispetto a questo moto perpetuo di avanzate e reflussi.
Significa letteralmente il blocco di una ruota. I cambiamenti infatti e quelli prodotti dai femministi sono stati notevoli e necessitano di tempi lunghi di realizzazione e di sedimentazione negli anni 80 quando sono avviati questi spazi di regressione e reazione. “Riparazione della mascolinità”. Se ne parla affrontando la “rimascolinizzazione” del discorso pubblico americano avvenuto dopo la guerra del Vietnam, riparatore di torti subiti e conti in sospeso; il corpo viene quindi il territorio privilegiato per il rafforzamento della mascolinità raccontato in una dimensione di crisi. La vigoressia, sindrome che affligge i body builder ma anche l'anoressia come disturbo che ormai riguarda entrambi i generi, sono pratiche che hanno a che fare con i bisogni lavorare sui confini corporei, negoziare con la complessità del cambiamento dei moderni itinerari di genere.
Il genere è una variabile che interagisce fortemente con la posizione sociale; i vari capitali sono elementi fondamentali nei processi di negoziazione del genere.
Si “appartiene” a più categorie sociali e queste interagiscono fra loro sia a livello soggettivo che a livello di gruppi e l’istruzioni.
Al centro dell'Interseziona risiede il risveglio di indicare i diversi mondi in cui interagiscono e sovrappongono categorie, posizioni sociali quali razza, genere e classe producendo ineguaglianze sociali sistematiche.
L'obiettivo principale del movimento è recuperare l'antico potere della vera mascolinità dell'uomo selvaggio e simboleggiato da Iron John. Neonazisti, attivisti dei diritti dei padri, i membri di milizia, tifosi omofobico cristiani e ultraconservatori, tutti uomini che si sentono minacciati dal cambiamento dello status quo socioeconomico. L'epoca che Kimmel considera finita e per cui questi uomini si sentono defraudati e scippati è quella del patriarcato cristiano bianco, degli indiscussi illimitati diritti maschili. Questi Angry Men si sentono minati dal politicamente corretto; Internet è luogo dove trovano forza e anche nel quale si nascondono. L'uscita dopo le elezioni da Donald Trump ammette che l'epoca non è finita e occorrerà più tempo, tempo di quanto previsto per un futuro equo e diversificato; sono uomini nostalgici negli anni 50 quando quando dicono era così facile essere un ragazzo che tutti conoscevano il loro posto e su di loro e alcune donne che hanno svuotato le mamme casalinghe che hanno potuto contrarre Trump convincendoli che avrebbero portato l'America a quell'ordine sociale.
La narrazione di fatherless society, società senza padri, il racconto che tende ad assumere i toni di retoriche nostalgiche, sull'esautorazione dell'autorità paterna come una delle principali cause dei disagi sociali contemporanei, ipotizza un passato ideale nel quale si è esistito un unico modello di famiglia: quella tradizionale o borghese. La norma familiare diventa allora la famiglia nucleare con una rigida divisione dei ruoli tra marito e moglie strumentale e affettivo.
Il fatto che poi l'aggettivo naturale si è spesso utilizzato come sinonimo di tradizionale è un ulteriore dispositivo funzionale a costruire il discorso della normalità della famiglia eterosessuale monogamica in contrapposizione a tutte tutte le altre possibili forme di affettività e di famiglia.
Questo discorso in Occidente entra anche nel pensiero dei legislatori che fonderanno norme giuridiche sulla base di modelli che si strutturano intorno a ruoli e funzioni del maschio bianco
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