03/101. L’oggetto di studio e le sue caratteristiche
Il fenomeno migratorio è un fenomeno recente?
Studiosi che hanno provato a datare il fenomeno migratorio → la migrazione intesa come spostamento di una persona tra un luogo e un altro riguarda la società dall’inizio dei tempi. Mobilità come elemento essenziale del vivere in società.
Se dovessimo datare sulla base del nostro senso comune il fenomeno migratorio saremmo spinti a definirlo come fatto recente, degli ultimi decenni… è poi così vero?
Gli studiosi delle migrazioni e delle forme di mobilità geografica però non sarebbero d’accordo per diverse ragioni:
- Mobilità come carattere intrinseco dell’essere umano.
- Sedentarietà come fenomeno meno evidente di quanto si creda.
- Migrazioni non solo come fenomeno contemporaneo ma come pratica radicata: invasioni, colonizzazioni, mercanti internazionali, i meteci della polis greca… insomma il nomadismo, la mobilità sono da sempre presenti. Le migrazioni possono quindi essere viste come una forma di mobilità territoriale della specie umana, con gradi diversi di intenzionalità e volontarietà.
I trasferimenti da un territorio all’altro di singoli individui, di gruppi o di intere popolazioni sono fenomeni ricorrenti nella storia dell’uomo, per questo motivo non è agevole definire con precisione chi siano gli immigrati.
La storicità del fenomeno e la sua definizione scientifica
Questo carattere storico radicato della mobilità, forzata o volontaria, rende anzitutto complicata una definizione univoca del concetto di migrazioni e ancor più di quello di migranti.
Qualche esempio tra di noi… Chi è secondo voi un immigrato? Fornitemi una breve descrizione; chi è secondo voi un extracomunitario? La parola straniero invece cosa evoca? Vedete delle differenze? → la parola migrante tiene insieme le due dimensioni del processo migratorio, ci permette di includere tutta la traiettoria biografica del migrante.
Differenza tra:
- Extracomunitario: persone che provengono al di fuori del contesto europeo ma non viene applicato a certe categorie es. americani.
- Straniero: attenuiamo la dimensione negativa associata al concetto di migranti, anzi ottiene un concetto positivo.
- Migranti: include una dimensione valoriale in cui il valore è negativo. Nel linguaggio comune non vengono esentati dalla parola solo i francesi o tedeschi ma anche i giapponesi e gli americani, vengono quindi definiti immigrati solo una parte degli stranieri residenti nel paese = gerarchizzazione della presenza migrante.
Esistono paesi che incentivano le migrazioni: es. attirare talenti come in Canada: vengono agevolati flussi migratori di persone con particolari talenti che possano sviluppare il mercato del lavoro o ampliare lo sviluppo di una nazione.
Chi ha provato a definire le migrazioni, ha creato nuove domande
Alcuni enti internazionali hanno fatto lo sforzo di definire le migrazioni facendone un fenomeno internazionale, quindi escludendo alcuni casi di migrazione. Hanno individuato caratteristiche costanti → per le Nazioni Unite un immigrato internazionale è tale se:
- Ha attraversato un confine nazionale per andare in un altro paese.
- Si è spostato in un paese diverso da quello in cui è nato o ha vissuto abitualmente nel periodo precedente il trasferimento.
- Se risiede nel nuovo posto da oltre un anno, altrimenti sarebbe un turista.
Ma attenzione, ogni definizione crea dei problemi!
Il quanto una persona rimanga è un fattore determinante, un turista non è un migrante… ma non troppo, altrimenti diventa un limite: esempio dei lavoratori stagionali… → esistono figure di lavoratori temporanei che si spostano in paesi per lavorare prima di tornare nel loro contesto: perché non definirli migranti? I posted workers non sono lavoratori stagionali ma lavoratori che entrano nelle catene di produzione nazionali. Figure che pongono problematiche es. persone che lavorano in appalti esteri di aziende importanti.
Non si considerano le visioni giuridiche di chi siano gli immigrati e i cittadini, es. figli di immigrati nati in Italia.
Ma che fine fanno coloro che compiono spostamenti interni ai confini nazionali? Dovrebbero essere considerati migranti? Nei decenni questa percezione è cambiata, motivo per cui cambiano le definizioni… prima una persona del Sud Italia era un migrante, un cinese di campagna che va in città è ancora oggi considerato un migrante… → non tiene conto delle migrazioni interne che hanno iniziato a perdere la denominazione di migrazioni e sono diventate forme di mobilità → mobility → spostamenti all’interno del contesto europeo, migration → persona che viene da fuori il contesto europeo.
Il concetto di mobilità viene di solito impiegato per definire gli spostamenti dei cittadini di paesi sviluppati, es. erasmus, e ottiene quindi valenze positive. Quando però si spostano cittadini di paesi meno sviluppati, coetanei degli studenti in erasmus, si parla di immigrazione.
Quindi chi sarebbe l’immigrato?
Non tutti quelli che vanno in un paese diverso, vi risiedono, vi lavorano, sono definiti immigrati! Pensiamo al caso di un cameriere italiano a Londra o ad un francese che vive e lavora in Italia, o ancora, ad un emirato che vive in Spagna… se sei benestante non sei un immigrato, ma uno straniero. Studio su italiani in Portogallo e brasiliani in Portogallo → il paese di provenienza ti caratterizza → se vieni da un paese povero ti viene dato il valore negativo di migrante e non straniero → chi viene da un paese benestante si pensa possa portare valore.
Il paese di provenienza è quindi cruciale per come un migrante viene accolto nel paese di arrivo. Cambia il valore, l’immigrato socialmente «vale» meno di uno straniero, perché si definisce così non solo chi viene da un altro paese ma chi a questa condizione associa una situazione di povertà e di disagio di varia natura. Questo è il concetto di doppia alterità.
Questa differenza non è solo evidente su un piano sociale, ma anche su quello politico-istituzionale. Pensiamo ai grandi investitori stranieri, incentivati a venire a stare altrove con i loro capitali e pensiamo alle politiche di chiusura delle frontiere per i meno abbienti. Ad alcuni si regala la cittadinanza, ad altri si nega in tutti i modi possibili.
Abbiamo poi casi particolari di persone socialmente considerate come immigrate quando in realtà sarebbero cittadini europei… I romeni sono un esempio lampante di questo scarto e di uno stigma persistente → non basta far parte della comunità europea perché il valore negativo associato al contesto di migrazione rimane.
Concetto di doppia alterità lo chiede ai parziali → non sei solo straniero perché vieni da fuori ma perché vieni da un paese povero → doppio senso di estraneità che crea stigmatizzazione, razzismo: questione importante sul piano sociale, politico-istituzionale e normativo, si ritrovano all’interno delle istituzioni stesse, es. se arrivi in Italia ma guadagni almeno 2500 euro di entrata al mese allora ti danno il permesso di soggiorno.
Ne deriva una conseguenza importante… La doppia alterità riguarda dunque una nazionalità straniera e una situazione di povertà → se una persona riesce a liberarsi da uno di questi due stigmi, cessa di essere un immigrato.
Non è quindi la diversità il problema ma la diversità combinata con la povertà → la diversità dei benestanti incontra margini di tolleranza e accettazione assai maggiori.
Le migrazioni sono processi dinamici, ma attraversati da alcune costanti
Emigrazione: uscita dal paese di origine.
Immigrazione: ingresso nel paese ricevente.
Migrazioni e migranti sono termini più generali, che abbracciano le diverse direzioni della mobilità geografica seguita da un insediamento. Esistono tuttavia anche migrazioni interne, ovvero spostamenti da una regione all’altra dello stesso paese.
Nelle migrazioni agiscono quindi 3 attori: la società di origine, i migranti attuali e potenziali e le società riceventi.
Il problema di definizione del concetto di immigrato ne induce altri → migrazione come processi evolutivi che non necessariamente si configurano come stabili, essendo un fenomeno che chiama in causa la rappresentazione e le azioni del corpo sociale, della società tanto di arrivo che di partenza.
Pensiamo a territori divenuti ricchi in cui chi migra altrove viene percepito come straniero benché prima fosse considerato un immigrato, Giappone, Taiwan, Singapore.
Eppure dei fattori costanti che ci permettono di analizzare il fenomeno e generalizzare possibili conclusioni esistono:
- Processi di categorizzazione dei migranti in base alla classe di appartenenza, se sei ricco o povero, e sistemi legislativi compatibili ma anche le loro competenze.
- Sfruttamento dei migranti poveri all’interno di sistemi di produzione a bassa qualifica e salario, sono considerati dei subalterni, → impatto negativo su salari e redditi.
- Criminalizzazione di una parte dei migranti e drammatizzazione, paura dell’invasione! → non esistono paesi in cui i migranti non suscitano processi di criminalizzazione laddove sussiste la condizione di doppia alterità. Ciò vuol dire che c’è una parte della società che porta avanti dinamiche di criminalizzazione, non tutti portano avanti questa idea.
- Carattere transnazionale e politico di questo fenomeno, ovvero possibile comprenderlo e analizzarlo solo all’interno di una cornice globale... cioè? Es. possiamo comprendere la situazione dei migranti ucraini se non si considera la guerra? Non si può capire il flusso migratorio africano senza prendere in considerazione il cambiamento climatico, conseguente perdita di lavoro di certe categorie di persone e conseguente spostamento.
Questa lettura transnazionale è fondamentale per una ragione…
Questa prospettiva tiene in conto sia paesi di partenza che paesi di arrivo, senza dimenticare anche i paesi di transito, chi passa per la Libia etc. Questi due/tre «luoghi» contribuiscono a definire il tipo migratorio, ovvero contribuiscono a definire l’appartenenza del migrante e le sue condizioni di vita.
- Permette di cogliere la complessità del fenomeno e i caratteri principali dei fenomeni migratori.
- Permette di cogliere il nesso tra ragione delle migrazioni e condizione nel paese ricevente identificando diversi tipi sociologici di «migrante».
Quanti «tipi» di migranti esistono quindi?
Nei decenni passati si sono affinati i sistemi giuridici al fine di rendere sempre più complesso l’arrivo e la permanenza di migranti e create numerose categorie.
La sociologia ha creato molte tipologie di migranti. Se si guarda la figura del migrante da un punto di vista politico la figura del migrante, da paesi più poveri, è una figura univoca con caratteristiche che li distinguono. Vengono creati documenti per permettere il soggiorno es. permesso di soggiorno.
Politicamente potremmo dire che la figura del migrante sia una sola, chi arriva in un paese, coloro che svolgono lavori usuranti, sfruttati, mal pagati che vivono il legame PDS e lavoro etc., diversamente, se leggiamo questo fenomeno sociologicamente e sul piano istituzionale e delle politiche, di migranti ne esistono molti tipi diversi.
La formazione di minoranze etniche riguarda storicamente minoranze autoctone insediate in determinate regioni. In epoca contemporanea ha a che fare con l’insediamento stabile di immigrati stranieri, che dà vita a nuove generazioni che nascono e crescono in un paese diverso da quello dei genitori, e insieme con il rifiuto o la resistenza a considerarli membri a pieno titolo della società in cui vivono, con la conseguenza dell’esposizione a condizioni discriminatorie.
Il concetto di minoranza etnica presenta delle affinità con il concetto di diaspora.
04/102. I diversi tipi di immigrati
Migranti per lavoro
Categoria più studiata nella disciplina sociologica. Immigrato come figura sociale: lavoratore manuale o rifugiato, poco qualificato, generalmente maschio, inizialmente soli.
Si può osservare che nel tempo si sono differenziate le porte d’ingresso nelle società riceventi, per cui entrano oggi sia immigrati con motivazioni diverse da quelle del lavoro o dell’asilo, sia lavoratori con dotazioni maggiori di qualificazione professionale.
Continuano però a trovare lavoro solitamente nei settori e nelle occupazioni meno ambite dei mercati del lavoro dei paesi riceventi.
In Europa non vengono infatti riconosciuti i titoli → processo di riconoscimento complesso spesso con esito negativo → oggi molti migranti iper istruiti hanno titoli che non vengono riconosciuti dagli stati di arrivo es. durante il Covid il processo di riconoscimento dei titoli di OSS e infermiere in Italia è stato molto semplice, in Francia quelli dei dottori vengono riconosciute → oggi non si vorrebbe più riconoscerli finita l’emergenza Covid.
Le donne hanno uno spazio enorme nelle migrazioni, sfera della cura, → oggi non è detto che siano solo maschi, comparsa delle primomigranti, battistrada per un’eventuale immigrazione familiare successiva, coloro che migrano per prime in un nucleo familiare, che sostengono intere famiglie nei paesi di origine, spesso impiegate nei lavori di cura, ruolo fondamentale delle migranti nei processi di riproduzione sociale se non ci fossero chi farebbe la badante H 24/24? Rapporto stretto tra emancipazione donne europee e presenza di donne migranti. Le donne si muovono sempre più spesso in qualità di breadwinners, ossia lavoratrici che sostengono il resto della famiglia con il loro reddito.
Queste donne spesso subiscono «discriminazioni doppie» in quanto donne e in quanto migranti.
Migranti stagionali e distaccati, posted workers
Si tratta prevalentemente di lavoratori con contratti temporanei che coprono solitamente solo alcune stagioni specifiche, tipico nel settore agricolo per periodi di raccolta… pensiamo all’ultima sanatoria di Bellanova, – è stata la categoria di migranti che ha creato uno dei buchi più rilevanti durante la crisi sanitaria. Figura talmente centrale in alcuni settori che visto che con il Covid decisero di partire per non rimanere fuori dal proprio paese è rimasto un buco nell’economia → nel Regno Unito si era arrivati a non avere più verdura nel supermercato. Bellanova cerca di regolarizzare il loro lavoro per spingere i migranti ad immettersi regolarmente, incentivare persone a lavorare nel settore agricolo → facilitazione dell’ottenimento dei documenti. Il problema era però che il datore di lavoro doveva avviare il processo di regolarizzazione pagandolo e non tutti erano disposti a farlo.
Non solo gli stagionali… Esiste anche la figura dei posted workers. Sarebbero lavoratori distaccati, che vivono e pagano le tasse in un paese ma che lavorano in altri paesi per periodi di durata variabile. I contratti di lavoro però sono spesso con il paese di origine, quindi pongono problematiche soprattutto per quanto riguarda il costo del lavoro, i contributi sono spesso più bassi. Questa figura è una figura che pone non pochi problemi sulla gestione delle nazioni → UE intervenuta per unificare le politiche per regolare la figura di questi migranti → il lavoratore distaccato potrebbe non avere un alloggio → figura situata in un limbo → come viene pagato? In base alle soglie di origine o al luogo di lavoro? A chi vanno le tasse tra i due paesi? L’UE sta cercando di legiferare in materia.
Migranti iper qualificati, imprenditori, investitori
Si tratta di tutto un insieme variegato di migranti, che in questo caso sono denominati in modo meno peggiorativo come stranieri, le cui competenze sono specialistiche e altamente richieste nei paesi sviluppati.
Spesso sono lavoratori di settori ben precisi: informatica, ingegneria, economia, finanza, medicina, tecnologie innovative etc. ma anche a livello sportivo. Si parla di internazionalizzazione dei professionisti.
In Italia non sono la quota dominante di migranti, anzi, perché non sono presenti piani di attrazione per «talenti», se non in alcuni casi localizzati.
Le mete principali per questo tipo di migrazioni sono paesi con stipendi molto elevati, con programmi che investono sulla loro mobilità e che rilasciano facilmente i documenti di soggiorno. Esistono paesi che non sono mai stati privilegiati da questa categoria di migranti tra i quali l’Italia → gli imprenditori non investono in Italia perché politicamente instabile e le nostre capacità economiche sono minori di altri paesi quali Francia, Canada, Germania, Australia. Altri paesi sono scelti perché fanno politiche ad hoc per attirare talenti e garantendo benefit, casa, assicurazione sanitaria.
Sono anche i migranti dotati di grandi capitali da investire o coloro che fanno gli imprenditori con giri d’affari a più 00000... non piccoli imprenditori!
L’Europa si è dotata di un tipo di documento di soggiorno specifico per loro, la cosiddetta Carta Blu → permesso di soggiorno specifico per immigranti qualificati con durata maggiore.
Se si è investitori non si hanno problemi ad ottenere il permesso di soggiorno → gerarchizzazione del tipo di migranti.
Si parla quindi di migranti dotati di grandi capitali la cui vita è più semplice.
Le catene globali della cura
La componente più numerosa degli immigrati qualificati si riferisce alla categoria del personale medico e infermieristico.
Il tipo di qualifica delle OSS non è visto come una figura al pari di un ingegnere → gerarchie sociali.
Un caso particolare e specifico di migranti qualificati particolarmente richiesti in Europa sono afferenti al campo infermieristico e sanitario, OSS.
Basti pensare che ci
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