Sociologia della famiglia: Riassunto libro IV edizione – Chiara Saraceno e Manuela Naldini
Introduzione: Discorsi di famiglia
La famiglia come costruzione sociale
Definizione: spazio insieme fisico, relazionale e simbolico apparentemente più noto e comune, al punto da essere usato come metafora per tutte quelle situazioni che hanno a che fare con la spontaneità, con la naturalezza, con la riconoscibilità senza bisogno di mediazioni.
Frasi tipiche per il concetto di famiglia: “siamo come una famiglia”, “un discorso di famiglia”, “una persona di famiglia”. Anche il linguaggio, in maniera implicita, conferma la forza normativa della codificazione familiare. Si parla infatti di:
- Relazioni extra- o preconiugali: per i rapporti sessuali e affettivi avvenuti tra persone non legate da vincoli matrimoniali
- Nascite naturali: per distinguerle da quelle definite come “legittime” perché avvengono entro un matrimonio
- Famiglie di fatto: per quelle che non sono legate legalmente
- Famiglia incompleta o spezzata: quando si ha un solo genitore presente, in quanto il concetto di famiglia è associato a due o più soggetti e al concetto di interezza
- Famiglie ricostruite: famiglie che si formano tramite un’unione in cui uno o entrambi i coniugi sono divorziati o vedovi
Nella stessa società ed epoca, possono convivere modi di definire la famiglia diversi sia per motivi di valore, che per esigenze burocratiche, amministrative e di politiche sociali.
Osservando lo status incerto delle definizioni e del “vocabolario” familiare, possiamo comprendere:
- Variabilità storica e sociale in cui si è fatta e si fa la famiglia
- Differenti discorsi che definiscono che cos’è la famiglia
Nella stessa società/in paragone ad altri paesi si può visionare che vi si producono norme famigliari più o meno differenti e talvolta incongruenti.
Immagini contraddittorie
Sia nel passato, che nel presente le persone seguono due correnti di pensiero:
- La famiglia è rifugio
- La famiglia uccide
Molto spesso, queste due immagini di famiglia convivono nello stesso individuo.
Spazio di differenze
Gli studi effettuati dagli esperti hanno come obiettivo il portare alla luce e comprendere le varietà famigliari di ogni cultura, che ha vissuto nelle stesse epoche con gli stessi fenomeni, sia per i medesimi paesi che per i paesi differenti tra loro.
La famiglia è un attore attivo nel mutamento sociale. Molto spesso la famiglia viene vista come unità maggiore a qualsiasi altra istituzione sociale e riconosciuta come luogo sociale e simbolico in cui le differenze di sesso e di generazione sono assunte come fondanti e contemporaneamente costruite come tali.
Il genere, nella famiglia, ricopre un ruolo importante, in quanto sempre stato formato da due sessi, a cui corrispondo rispettivamente ruoli, poteri, doveri ecc. Altri fattori di differenziazione all’interno della famiglia sono le generazioni e i figli.
- Generazioni: differenziazione per modi e motivi diversi
- Figli: scompiglio della struttura famigliare. Più figli più scompiglio se hanno sessi diversi verranno differenziati per modelli di appartenenza e continuità (es. le figlie femmine non trasmettono il cognome al proprio figlio).
Passiamo ad un concetto di “la famiglia” ad uno di “le famiglie”.
Capitolo 1: Di cosa parliamo quando parliamo di famiglia
Il modo di fare famiglia, le relazioni che ne fanno parte, i confini che la distinguono sia dalla parentela che da altre modalità di convivere sotto lo stesso tetto, differiscono nel tempo, da un luogo all’altro e talvolta anche da un ceto sociale all’altro. Allo stesso tempo ciascuna famiglia può cambiare forma nel passare da una fase all’altra del ciclo della vita.
La molteplicità delle forme famigliari oggi come nel passato rispecchia questi due diversi processi di differenziazione.
La pluralità dei modi di fare e di intendere la famiglia riguarda:
- La forma della famiglia: il criterio, o la relazione, in base ai quali si definisce chi ne fa parte e chi no (consanguineità o alleanza, co-residenza o autonomia residenziale ecc.)
- Il modo di intendere i contenuti delle relazioni familiari
- Come si regola normativamente ciò che è accettabile e riconosciuto come tale
Prima di arrivare ad un concetto di pluralità, si faceva riferimento (e si ricercava) alla famiglia naturale, quindi universale.
Come si definisce la famiglia?
Per anni si è parlato di nucleo minimo universale della famiglia, il quale rappresentava un nucleo comune a tutte le famiglie, anche se diverse. Ciò deriva da diverse motivazioni, tra cui:
- Le funzioni della famiglia: come dimensioni naturali o omogenee nel tempo e nello spazio (es. cura dei figli, educazione, condivisione economica e del lavoro ecc.)
Il fatto che esista un solo tipo di nucleo di base universale entra in contrasto con due evidenze empiriche:
- Impossibilità di trovare un nucleo minimo universale a cui si articolerebbe la varietà delle forme famigliari. (in alcune popolazioni il concetto di nucleo come coppia sposata/genitore-bambino non esiste)
- Diverso significato e contenuto che hanno, da una società e da un’epoca all’altra, relazioni famigliari pur simili nella forma.
Differenze tra modi di fare famiglia: riguardano sia la presenza e la rilevanza del rapporto coniugale rispetto a quello di consanguineità, da cui dipende anche il sistema di filiazione, sia le regole abitative.
A diverse modalità di fare famiglia corrispondono anche diversi confini tra “famiglia” come ambito di vita comune e “parentela”, come insieme di persone con cui si hanno relazioni di affinità o consanguineità, ma con cui non necessariamente si convive. Anche il concetto di parentela e l’identificazione dei parenti non è uguale in tutti i Paesi e popolazioni, anche quando si tratta di vincoli di sangue.
Nelle differenziazioni dei legami di sangue gioca un ruolo importante l’appartenenza di sesso. In molte società, il sesso costituisce un criterio basilare per definire categorie distinte e specifiche di relazioni tra consanguinei. La distinzione non riguarda l’aspetto affettivo, ma quello sociale.
Altra smentita, avvenuta negli anni 70: l’idea che esista un nucleo originario e universale di famiglia. Si passa ad individuare nelle famiglie:
- Criteri e regole - le norme famigliari
- Lo spazio fisico di convivenza - la famiglia nel contesto culturale e storico
- Rapporti con le persone
- Rapporti sociali e di potere tra i membri
Strutture e relazioni familiari: due dimensioni distinte
Struttura della famiglia: tipo di vincolo che lega i membri di una convivenza: vincoli che possono essere di sola consanguineità (orizzontale e di discendenza), o sia di consanguineità che di affinità. In queste ultime, la famiglia viene definita dal modo in cui le persone che la compongono si collocano lungo i due assi, rispettivamente orizzontale e verticale, dei rapporti di sesso e dei rapporti di generazione.
Gruppo di Cambridge: tipologie di strutture familiari lungo questi assi (valide solo per le famiglie coniugali)
- Gruppi domestici “senza struttura”: riguarda le convivenze tra:
- Fratelli e sorelle
- Consanguinei senza vincoli di generazione
- Coloro che vivono da soli
- Gruppi domestici semplici:
- Genitori con figlio
- Genitore solo con figlio
- Coppia senza figlio
- Gruppi domestici estesi:
- Membri della famiglia semplice + parenti ascendenti/discendenti/collaterali
- Di tipo matri/padri-locai a seconda che la generazione più anziana includa i genitori del marito o della moglie nella generazione più giovane, o di mezzo.
- Gruppi domestici multipli:
- Presenza di più nuclei coniugali
- Di tipo matri/padri-locai a seconda che la generazione più anziana includa i genitori del marito o della moglie nella generazione più giovane, o di mezzo.
Questo tipo si articola ulteriormente a seconda dei legami che intercorrono tra i diversi nuclei:
- Frereches: in cui tutti i fratelli sposati vivono insieme con le proprie famiglie
- Famiglie a ceppo: dove la coppia anziana vive con quella dell’erede
- Congiunte: dove tutti i figli maschi portano le loro mogli e figli nella casa dei genitori.
Strutture famigliari identiche possono essere caratterizzate da qualità di rapporti tra i componenti differenti e viceversa strutture famigliari differenti possono avere una qualità di rapporti simili.
Barbagli propone allora una distinzione tra strutture e relazioni famigliari.
- La struttura: regole con cui una convivenza si forma e si trasforma, determinandone composizione e ampiezza
- Relazioni: rapporti di autorità e di affetto esistenti all’interno del gruppo di persone che vivono assieme.
La modifica della struttura non comporta necessariamente una modifica a livello relazionale.
Famiglie a ceppo: riguardano sempre un vincolo non solo di coabitazione, ma anche di autorità, tra una coppia anziana, un figlio maschio e una nuora. Perciò implicano precisi rapporti e statuti di sesso, ma anche tra fratelli. Una famiglia ceppo implica sempre sia individui che non si sposano, sia famiglie non ha ceppo, formate dai figli che se ne sono andati, e quindi rapporti tra generazioni differenziati rispetto ai diversi figli/figlie, così come rispetto ai nipoti.
Frereches Occidentali (famiglie multiple): Riguardano sempre una discendenza e un legame per via maschile in cui le donne sono presenti come nuore, mogli, cognate. In queste famiglie gli uomini sono sempre tra loro consanguinei, mentre le donne lo sono solo se figlie e sorelle non sposate. Se sposate, invece, sono presenti solo come affini acquisite, quindi in qualche misura estranee. Possono instaurare rapporti di consanguineità solo con e per tramite dei propri figli.
Questioni di distribuzione dell’autorità e del potere sono ovviamente implicate anche nella definizione dei rapporti di generazione che distinguono un particolare tipo di famiglia da un altro.
Laslett fa una distinzione tra famiglia multipla di tipo discendente piuttosto che ascendente, chiaramente si riferisce a una diversa distribuzione dell'autorità lungo l'asse generazionale e non solo al vincolo di consanguineità generazionale. Da questo punto di vista, perciò, uno stesso gruppo di persone può costituire due strutture familiari diverse nel corso del tempo: una struttura ceppo di tipo discendente allorché il figlio che erediterà abiti con la propria moglie, ed eventuali figli con i genitori che continuano a detenere l'autorità e poi una struttura a ceppo di tipo ascendente allorché, come veniva e tuttora viene in alcune regioni europee, vi sia un passaggio ereditario mentre è ancora vivente la generazione anziana, e quindi un trasferimento di autorità tra maschi di generazioni diverse da cui dipendono quelli tra femmine.
Sia i componenti di una famiglia che i rapporti che li legano e ne definiscono la posizione mutano con l'andar del tempo, da una fase all'altra del ciclo di vita. Pertanto, si può parlare correttamente di strutture della famiglia solo nel senso di regole che presiedono al definire chi vive con chi e dentro quali rapporti di autorità lungo tutto il ciclo di vita, e non solo in un particolare momento o fase.
Le ricerche antropologiche hanno mostrato come il confine dell'abitazione non sempre coincida con quello della divisione del lavoro, dell'accesso al cibo, dei rapporti sessuali. Abbiamo:
- Famiglie tacite: famiglie che vivono sotto tetti diversi, si scambiano il lavoro e risorse su base quotidiana, individuazione dei loro reciproci confini non agevole.
Nei paesi mediterranei le famiglie sono state storicamente caratterizzate dall'essere inserite in una fitta rete di rapporti di parentela spesso facilitato da vicinanza geografica, in particolare tra le famiglie dei genitori e quelle dei figli. Recenti ricerche comparative hanno confermato la notevole consistenza degli scambi entro la parentela soprattutto lungo le linee generazionali in tutti i paesi europei a prescindere dal modello culturale di famiglie dal tipo di welfare state.
Strutture familiari nel passato europeo
Le famiglie nel passato vengono viste come unità produttive dei contadini e degli artigiani, ma anche nelle famiglie patrimoniali della borghesia urbana o dell’aristocrazia.
La struttura dell’ampiezza della famiglia dipendeva in larga misura dalle risorse, materiali, legali, culturali, che nelle diverse epoche e ceti esistevano per far fronte ai compiti.
Durkheim: processo di progressiva contrazione: dalla famiglia multipla di gruppo dei parenti fino alla famiglia coniugale moderna: ove ogni matrimonio dà origine a una nuova famiglia anche dal punto di vista della convivenza, costituendo il criterio sia di chi vive con chi, sia di chi si separa da chi. L’industrializzazione avrebbe avuto un ruolo essenziale, favorendo il nascere, dalla famiglia nucleare coniugale neolocale. Favorendo poi l’esportazione di questo modello di struttura familiare in altre culture.
Gruppo di Cambridge: rovescia questo resoconto. Prima degli inizi dell’industrializzazione, la struttura nucleare coniugale era già il modello di struttura famigliare prevalente in diversi paesi del Nord europeo.
In sintesi, caratteristiche delle famiglie:
- Famiglie occidentali: età di matrimonio relativamente alta, differenza tra i coniugi relativamente bassa e quindi in grado di condurre la propria impresa famigliare e di stabilire la propria residenza in modo separato da quella dei rispettivi genitori, fecondità ridotta e presenza di servi.
- Modello di famiglia orientale: a struttura multipla discendente, con un’età al matrimonio delle donne molto bassa e ad alta fecondità
- Modello di famiglia meridionale: famiglie multiple di vario tipo.
Altre ricerche: l’Europa meridionale si è rilevata irriducibile a un unico, o anche solo nettamente prevalente, modello di struttura familiare. Ciò che distingue la famiglia mediterranea è l’essere radicata in una fitta rete parentale, con la quale i confini sono permeabili e gli scambi frequenti e necessari.
Quindi, possiamo dire che la famiglia europea si presenta diversificata nelle sue strutture nel passato e nel presente: segnata da confini, distinzioni e destini diversi, tra città e campagna, tra i ceti sociali e tra le forme di accesso e distribuzione della proprietà. Le trasformazioni economiche e politiche di breve e di lungo periodo, modificano quelle distinzioni e quei confini, ma non hanno un andamento lineare e univoco, tantomeno logicamente obbligato, come sembravano implicitamente presumere la legge di contrazione Durkheimiana, ma anche le semplicistiche attese di omogenizzazione delle strutture famigliari a partire dall’industrializzazione, i modelli di formazione della famiglia appartengono ai fenomeni di lunga durata, e resistono, pur trasformandosi, anche a cambiamenti radicali nell’assetto politico e sociale: indentificando appunto aree geoculturali.
Il caso italiano (secondo Barbagli)
Analisi delle strutture famigliari del Centro-Nord e delle loro trasformazioni per un arco di alcuni secoli. Si notano forti diversificazioni sia a livello sincronico che a livello diacronico tra regioni, città, campagna e ceti.
Nel XIX e XX secolo, non è affatto vero che nella società tradizionale italiana precedente l’industrializzazione prevalesse ovunque la famiglia multipla a tre generazioni:
- Nel meridione vi si avevano le città contadine, dove risiedevano famiglie nucleari, indipendentemente dall’industrializzazione.
- Nelle città del Centro-nord seguiva la regola di residenza neolocale dopo le nozze e trascorreva gran parte della propria vita in famiglie nucleari
- Campagne del Centro-nord si hanno strutture di tipo multiplo
Secondo Barbagli, tra il XIV e il XX secolo la struttura famigliare urbana italiana ha attraversato quattro grandi mutamenti:
- Intensità delle morti dovute a carestie ed epidemie
- Presenza di moltissime famiglie incomplete dovute alla mortalità
- Riduzione del grado di complessità delle famiglie dovuta a mutamenti delle regole di trasmissione patrilineare nei ceti nobiliari
- Riduzione del personale domestico = meno estranei in casa e più lunga presenza dei figli in casa
La frattura tra città e campagna: XV-XVI
Nell’Italia centrosettentrionale si ha una frattura tra città e campagna, a livello politico-culturale, ma anche a livello dell’organizzazione domestica. In tutte queste regioni nasce/si estende l’organizzazione produttiva poderale-familiare. Le terre vengono riunite a costituire, appunto, un podere di dimensioni tali da poter essere lavorato da, e da poter dar da vivere a, un certo numero di braccia maschili e femminili, adulte e minori. Ciò favorisce l’insediamento e la stabilizzazione di famiglie complesse, e l’organizzarsi della popolazione contadina in questo tipo di convivenze famigliari. Perciò, proprio nel periodo in cui in città si afferma presso tutti i ceti la famiglia nucleare, la campagna conosce la massima diffusione di famiglie multiple. In generale, la struttura della famiglia contadina tende a corrispondere alle esigenze della produzione agricola, e da questa derivano in larga misura le differenze di strutture familiari nei diversi ceti agricoli: tra proprietari, affittuari, mezzadri e braccianti, tra chi ha, in proprietà o in affitto, un podere grande o viceversa piccolo, ma anche tra forme di coltura, tipo di insediamento agricolo, tipo di contratto agrario.
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