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La devianza: teorie e politiche di controllo

Scarscelli e Vidoni

Devianza

La concezione della devianza è molto cambiata rispetto ai primi teorici della devianza e ci riferiamo al 18 secolo. Definizione: "è una condotta la devianza di una persona o di un gruppo di persone che viola le aspettative di ruolo, le norme sociali, i valori della maggioranza dei membri di una collettività e per questa ragione suscita una qualche forma di reazione sociale".

I comportamenti devianti fanno riferimento a norme che sono sia quelle materiali scritte nel codice penale (c.p.) che quelle immateriali che non sono scritte da nessuna parte quindi i valori e le aspettative di ruolo.

Presentazione dei casi

Tre tipi di condotta deviante:

  • Il consumo di droghe illegali, molto diffuso nella società, che suscita diversi tipi di reazione sociale in quanto non vi è un consenso unanime nell'opinione pubblica sulla necessità di sanzionare il consumo.
  • Un reato di un colletto bianco.
  • Un reato predatorio commesso da un giovane immigrato.

Il caso del tossicodipendente - Mario

Mario otto mesi fa viene fermato al volante della sua automobile ad un posto di blocco della polizia, gli agenti lo fermarono perché la sua auto fu segnalata un’ora prima nei pressi di una casa i cui i proprietari avevano denunciato il furto di alcuni oggetti e di denaro. La sua auto fu perquisita e fu trovata una bustina contenente una dose di eroina. Poiché la quantità era inferiore al limite che la legge prevede per differenziare l’uso personale dalla spaccio, Mario fu segnalato al prefetto.

Le assistenti sociali lo convocarono per un colloquio che ha avuto come scopo quello di affidare Mario al servizio pubblico per le tossicodipendenze per un programma terapeutico, se non si presenterà verranno applicate delle sanzioni amministrative, invece se terminerà il programma il procedimento amministrativo sarà archiviato.

Mario ha 26 anni, vive con i genitori, i quali hanno una casa di proprietà in un quartiere periferico nel sud Italia. Ha conseguito la maturità scientifica, si era iscritto alla facoltà di matematica, ma ha poi interrotto i suoi studi. Poi si è iscritto e ha frequentato un corso di formazione regionale per programmatori informatici, ha lavorato per diverse aziende con contratti a tempo determinato, da circa un anno è disoccupato.

Carriera deviante:

Mario ha iniziato a fare uso di droghe leggere all'età di 16 anni, a 20 ha incominciato a usare saltuariamente eroina. Da circa tre anni ne fa uso quotidianamente, ritiene di essere ormai dipendente, poiché quando ne interrompe l'uso avverte i sintomi tipici della crisi di astinenza. Non si è mai rivolto ad uno specialista e non ne ha mai parlato con il suo medico, non ha mai avuto problemi con la giustizia.

Il caso del criminale dal colletto bianco - Luca

Luca sta scontando una pena di 4 anni dopo essere stato condannato per un reato di disastro doloso ambientale. Gli scarichi di produzione dell’azienda chimica di cui era dirigente venivano smaltiti in modo irregolare da una ditta che li collocava abusivamente in un’area di una cittadina dell’Italia meridionale. In questa zona vi sono stati casi di intossicamento, in questa zona si è registrato un incremento del numero dei tumori.

Luca ha già scontato metà pena, il suo legale ha chiesto l’affidamento in prova al servizio sociale. Il magistrato ha chiesto agli assistenti sociali una relazione su Luca: ha 45 anni, è sposato, ha 2 figli. Luca si è laureato in chimica e commercio. Dopo la laurea Luca ha iniziato a lavorare nell’azienda di famiglia, da circa dieci anni lavora presso un’altra ditta, un’azienda chimica.

Carriera criminale:

Il pubblico ministero dimostrò che l’azienda di Luca smaltiva illegalmente gli scarti da molto prima del suo arrivo, ma a Luca fu però affidata la responsabilità dello smaltimento dei rifiuti aziendali e continuò ad adottare la stessa procedura illegale. Durante il processo egli negò di essere a conoscenza di questo fatto, ma i rappresentanti dell’accusa riuscirono a convincere i giudici del contrario. Prima d’ora Luca non aveva mai avuto problemi con la giustizia.

Il caso del criminale predatorio - Mohamed

Mohamed ha scontato una condanna a 2 anni e mezzo di carcere per il reato di furto con scippo. Poiché è privo del permesso di soggiorno verrà trasferito in un centro di permanenza temporanea e di assistenza per essere poi espulso dal nostro paese. L’educatore professionale del carcere in cui è detenuto cerca di ricostruire la sua storia.

Capitolo 1: Il paradigma classico e le teorie della scelta razionale

Le teorie

I reati sono condotte che violano la norma penale e per le quali è prevista una sanzione. Queste condotte criminali sono realizzate da attori che interagiscono in un determinato contesto sociale o situazionale (es. furto, bancarotta fraudolenta, violenza sessuale, omicidio). Sono 4 gli attori protagonisti di un evento criminale che agiscono in un ambito sociale chiamato situazione:

  • Coppia criminale-vittima: dove il criminale è l'individuo, gruppo o organizzazione che trasgredisce la norma penale mentre la vittima è un attore individuale che subisce le conseguenze dannose di un atto criminale.
  • Coppia agenzie di controllo-pubblico che mette in atto la reazione sociale. Le agenzie di controllo sono la magistratura, le forze dell'ordine e tutte le istituzioni preposte a esercitare il controllo sociale formale mentre il pubblico è la quota (solitamente la maggioranza) non criminale della popolazione che può operare un controllo sociale informale.

Tutte le teorie sviluppate hanno il focus analitico principale sull'azione criminale e sul capire perché certi attori compiono atti devianti o criminali.

Teorie consensuali

  • Teorie classiche (Beccaria, Bentham)
  • Teoria dell'anomia (Durkheim)
  • Scuola di Chicago – Teoria ecologica (Park e altri)
  • Teoria del conflitto culturale (Sellin 1938)
  • Teoria dell'anomia e della tensione (Merton)
  • Teoria della subcultura (Cohen)
  • Teoria delle opportunità differenziali (Cloward e Ohlin)
  • Teoria delle classi inferiori (Miller 1958): non c'è quella di Miller ma ci sono molti riferimenti alla teoria delle classi inferiori
  • Subcultura della violenza

Teoria classica

La teoria classica è la prima (in senso cronologico) tra le varie teorie che cercano di spiegare il fenomeno della devianza. Nasce nel 18 secolo e fonda le proprie origini nell'illuminismo filosofico (il 700, è l'era dei lumi e l'era in cui l'uomo con tutti i filosofi del Settecento ha dato spazio all'idea che l'uomo abbia una ragione e che quindi non è soggetto alla religiosità, agli eventi climatici, alle credenze ma che si fonda invece sulla ragione), con particolare riferimento agli scritti di autori quali Hobbes, Montesquieu e Rousseau, ma anche interpreti italiani come Cesare Beccaria. Beccaria con il suo libro dei diritti delle pene del 1764.

Il contributo degli esponenti della Scuola classica (più importanti Beccaria e Bentham) rappresenta il primo tentativo di rispondere alla domanda perché certi individui commettono atti devianti o criminali.

Il consenso sociale, questa idea viene fondata dall'illuminismo, da Beccaria e da Bentham, si sviluppa attorno a 2 valori principali, la proprietà e il benessere personale e tutto ciò genera l'azione dello Stato (che arriverà in Italia 100 anni dopo queste prime teorizzazioni), il quale si attiva delegato dai cittadini a svolgere determinate funzioni e stipuliamo un contratto sacrificando parte della propria libertà in cambio di sicurezza e tranquillità.

La sanzione nei confronti del comportamento deviante appare come un deterrente, una forma che scoraggia l'azione deviante. La sanzione è un modo della società di difendersi quindi i cittadini chiedono allo stato di concedergli sicurezza e di attivare delle norme che precludono alcuni comportamenti ad alcuni cittadini che spinti dalle passioni possono attentare alla loro sicurezza.

La sanzione deve essere "giusta e proporzionale" agli interessi lesi, senza eccedere e "senza pretese correzioniste". Se ciò avvenisse vi sarebbe una usurpazione dei diritti dell'individuo.

La teoria classica si muove nella prospettiva di individuare un sistema normativo che attraverso un calcolo morale (che è quello della borghesia emergente) sappia dare le giuste risposte al comportamento deviante, tipico degli stati sociali inferiori delle classi pericolose.

Il comportamento deviante non può essere scusato essendo ogni cittadino uguale di fronte alla legge e sempre responsabile delle proprie azioni. L'individuo compie le proprie azioni in modo razionale (calcolo costi – benefici) e tende a perseguire i propri interessi. "L'Uomo quindi è calcolatore".

Ogni individuo gode di diritti naturali (come la libertà e la proprietà). La logica del contratto sociale prevede la cessione da parte della libertà da parte dei cittadini, a favore dell'azione dello Stato verso il bene comune della società e la sua protezione dagli interessi egoistici degli individui.

Le leggi hanno una funzione deterrente: quella di prevenire e scoraggiare comportamenti socialmente pericolosi. La pena deve controbilanciare i vantaggi ottenuti attraverso il comportamento deviante.

I concetti fondamentali

Il deviante è un attore razionale, un individuo normale come tutti gli altri. La devianza è una normale opportunità di azione. Beccaria e Bentham criticano l'inutile crudeltà delle pene, focalizzandosi sul principio di razionalità che guida le scelte degli individui, anche criminali.

Beccaria e la Scuola classica

L'assunto di base della Scuola classica è che le azioni degli individui sono rette da un principio di razionalità nella scelta di commettere il reato: l'individuo privo di condizionamenti sociali è libero di scegliere l'osservanza o la trasgressione delle leggi, facendo un calcolo costi/benefici e decidendo di deviare.

Questa posizione teorica ha 3 implicazioni:

  • Il crimine è una normale opportunità di azione;
  • Il criminale è un individuo normale e non fragile;
  • Tranne in casi estremi, il criminale è responsabile delle proprie azioni.

Beccaria sviluppa queste idee partendo da due assiomi:

  • L'uomo è immaginato come essere libero, razionale che agisce solo per i propri interessi.
  • Lo Stato è concepito come il prodotto di un contratto tra uomini liberi che decidono di privarsi di una parte della propria libertà per costruire una struttura che tuteli e garantisca la pace sociale.

Il giusto processo: i cittadini sono uguali di fronte alla legge in quanto l'origine del diritto si fonda sul contratto sociale. Per ridurre la discrezionalità dei giudici, i teorici della scuola classica ritengono che si debba realizzare il due process of law: i reati e le pene devono essere stabili per legge. Per le persone indagate vige la presunzione di innocenza e devono essere informate in merito alle prove raccolte a loro carico.

La funzione della pena

Per evitare un'azione criminosa è necessario che le conseguenze dei reati siano maggiore dei benefici. Quindi la pena (che rappresenta un costo) ha funzione deterrente ovvero dovrebbe scoraggiare i criminali dal commettere di nuovo un reato (deterrenza speciale) e il resto della popolazione (deterrenza generale). Beccaria sviluppa una concezione utilitaristica della pena quale mezzo di difesa e prevenzione sociale. La pena deve essere: pronta (ad un reato deve seguire una pena); infallibile (ad ogni violazione deve rispondere una pena); certa (una volta comminata deve essere scontata); conforme (alla natura del comportamento, alzando solo di poco i costi dell'azione deviante).

Azione razionale e devianza

Nell'analisi sociologica e nelle scienze sociali si individua una distinzione nella spiegazione dei fenomeni sociali (tra cui il crimine) tra:

  • Chi esclude ogni riferimento alle motivazioni individuali;
  • Chi pensa che bisogna partire dal punto di vista degli attori e dalle ragioni che loro danno alle loro azioni che si può capire la società. Gli studiosi si rifanno all'individualismo metodologico: l'idea centrale è che per spiegare un qualsiasi fenomeno sociale bisogna partire dall'azione individuale e comprendere le ragioni.

Se usiamo la seconda prospettiva: l’azione sociale è l’esito di scelte individuali che bisogna spiegare.

Jon Elser per spiegare un’azione la scompone in 2 operazioni (filtri) selettive:

  1. È l’analisi dell’insieme di tutti i vincoli giuridici, fisici, economici del contesto in cui l’individuo sceglie. Le possibili azioni non impedite dai vincoli sono le opportunità;
  2. È il meccanismo che determina quale azione, all’interno delle opportunità, l’individuo sceglierà, sulla base di 2 criteri:
    • Si seguono determinate regole sociali;
    • Ci si orienta in base ai propri desideri: azione diventa un bilanciamento tra opportunità (ciò che si può fare) e desideri (ciò che si vuole fare).

Un'azione è razionale quando l’attore sociale intraprende quello che pensa darà il risultato migliore. Ci sono 3 elementi:

  • L’azione è uno strumento per realizzare determinati fini;
  • Gli individui scelgono l’alternativa che è la migliore che dà il miglior saldo costi/benefici;
  • Nessun individuo è in grado di raccogliere tutte le info possibili per scegliere il corso d’azione ritenuto migliore né di prevedere con certezza gli esiti del corso d’azione scelto.

La teoria della scelta razionale

Alla fine degli ’60 anni viene pubblicato un articolo di Gary Becker sul "Journal of Political Economy" che suscita un interesse tra gli studiosi dei fenomeni devianti e criminali. A partire dal modello teorico della scienza economica, la decisione di compiere un reato è razionale: il criminale agisce, facendo un calcolo costi/benefici, per massimizzare il proprio piacere.

La teoria economica della criminalità, proposta da Becker, assume che i criminali siano attori razionali mossi dal desiderio di massimizzare il proprio benessere. Formula di Becker: "O = (P, F, U)"

  • O: numero di reati commesso da una persona in un determinato momento
  • P: probabilità di essere individuati e condannato per quel reato
  • F: sanzione prevista
  • U: tutti gli altri fattori che possono influenzare la decisione

P e F sono i costi ipotetici del comportamento criminale, mentre i benefici sono i vantaggi materiali e immateriali ottenuti dalla commissione del crimine.

Limiti di questo modello teorico degli economicisti:

  • I vantaggi sono considerati in senso materiale;
  • La metafora del mercato, se è vero che c’è un elevata offerta di vittime, non è detto che queste domandano di essere vittimizzate;
  • L’immagine di un individuo razionale che valuta costi e benefici trova scarso riscontro nella realtà.

Teoria razionale della devianza

Verso la fine degli anni sessanta del Novecento gli economisti incominciano ad occuparsi di criminalità e, utilizzando il loro modello teorico, spiegano il comportamento criminale come esito di una scelta razionale. Cornish e Clarke sono i teorici della scelta razionale (abbandonando pensiero economico) e spiegano il processo decisionale che conduce a compiere un reato tenendo conto di:

  1. I vantaggi che possono ottenere dalla commissione di un reato sono strumentali e immateriali (piacere sessuale, divertimento, …);
  2. Razionalità umana è limitata: nessuno può raccogliere tutte le info possibili né prevedere l’esito azione.

Il processo decisionale del criminale è composto di 2 momenti:

  • Le decisioni di coinvolgimento (criminality): sono quelle relative alle scelte di essere coinvolti, continuare o ritirarsi da un reato; si estendono per un periodo prolungato.
  • Le decisioni di evento (crime): sono decisioni che riguardano le modalità concrete di effettuazione del crimine; sono di breve periodo.

La teoria degli stili di vita

Vi sono due prospettive teoriche che mettono al centro della loro analisi i fattori situazionali: la teoria degli "stili di vita" e la teoria delle "attività abituali". La teoria degli "stili di vita" di Hidelang, Gottfredson, Garofano (1978) è un approccio teorico e di ricerca che spiega la diversa distribuzione dei rischi di vittimizzazione.

Gli stili di vita sono influenzati da 3 elementi:

  • Dal ruolo sociale che le persone ricoprono nella società (es. i giovani rischiano di essere di più vittimizzati perché il loro ruolo li porta spesso fuori dalle mura domestiche);
  • Dalla posizione ricoperta nella struttura della società: in genere, più è alta, minore è il rischio di rimanere vittime di determinati tipi di reato;
  • Dalla componente razionale del comportamento: in base al ruolo e posizione sociale si può decidere di evitare attività che ci espongono al rischio e alla vittimizzazione.

Si rischia di essere vittimizzati quanto più si frequentano luoghi ad alto rischio criminale e si sta a contatto con individui inclini a compiere reati. Questa teoria spiega anche perché le donne, che trascorrono più tempo in mercati, messi pubblici, piazze sono più a rischio di subire i reati come i borseggi e gli scippi.

La teoria delle attività abituali

La teoria dell...

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Scienze politiche e sociali SPS/12 Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher leonard99midio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Fava Terenzio.
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