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1 L’ordine dell’interazione

Goffman

Introduzione

Questo testo è il discorso presidenziale di Goffman, preparato per il congresso della American Sociological Association.

Goffman effettua una ricognizione del territorio sociologico da lui scoperto, quello dell’interazione faccia a faccia, e ne identifica forme, strutture e processi specifici esplorando soprattutto i rapporti tra la sfera dell’interazione e altri aspetti più tradizionali dell’organizzazione sociale, mostrandoci la sua idea dell’articolazione dei livelli micro e macro della realtà sociale.

L’ordine dell’interazione

Capitolo 1

Ad ogni presidente in carica dell’American Sociological Association viene concessa un’ora per interagire con un pubblico per parlare di ciò che può offrire con la sociologia. È incoraggiato a dimostrare ancora di più le sue ‘’ossessioni’’.

Sono portati a ritenere di essere i guardiani della propria disciplina, a ritenere di essere rappresentativi di qualcosa di cui la loro comunità intellettuale ha bisogno.

Capitolo 2 sociale

L'interazione è ciò che traspira unicamente nelle situazioni sociali, cioè in ambiti nei quali due o più individui sono fisicamente l'uno alla presenza della risposta dell'altro.

Faccia a faccia.

L'interazione deve essere accettata come dominio valido, chiamato l’ordine dell'interazione.

Goffman dice che nel corso degli anni ha cercato di promuovere l’accettazione dell’interazione faccia a faccia come un dominio analiticamente valido che potrebbe essere chiamato ‘l’ordine dell’interazione’, dominio il cui metodo di studio preferito è la microanalisi.

Sceglie così di concertare il suo discorso sulle ragioni per trattare l’ordine delle ragioni come un campo a sé stante.

La giustificazione per questa recisione dell’interazione faccia a faccia dal resto della vita sociale deve essere la stessa che è necessaria per ogni estrazione analitica: c’è che gli elementi contenuti all’interno dell’ordine in questione siano connessi più strettamente con loro che con elementi esterni.

È parte della condizione umana che la vita quotidiana si svolga alla immediata presenza di altri. È assai probabile che ciò che sono le nostre azioni siano socialmente situate. Il fatto che siano situate socialmente ha qualche conseguenza. Conseguenze che sono state tradizionalmente trattate come ‘effetti’, senza troppo interesse a trattarli come dati a se stanti da esaminare in quanto tali.

Il trucco consiste nel concettualizzare in modo diverso questi effetti: in modo tale che ciò che gli accomuna possa essere estratto e analizzato e che le forme della vita sociale da cui derivano possano essere definite e catalogate sociologicamente, potendo così passare da ciò che è meramente situato a ciò che è situazionale.

Qualsiasi tratto peculiare all’interazione faccia a faccia è circoscritto nello spazio e nel tempo.

Nell’ordine dell’interazione il coinvolgimento e l’attenzione dei partecipanti è cruciale; questi stati cognitivi non possono essere mantenuti per lunghi periodi di tempo né sopravvivere a pause forzate.

La necessità dell’interazione faccia a faccia, si può sostenere che sia radicata in certe precondizioni universali della vita sociale.

Quando gli individui, per qualsiasi ragione si trovano alla immediata presenza l’uno dell’altro diviene chiarissima una fondamentale condizione della vita sociale; il suo carattere di visibilità pubblica.

La direzione del nostro sguardo, l’intensità del nostro coinvolgimento e la modalità del nostro comportamento iniziale permette agli altri di racimolare informazioni sui nostri scopi e intenti immediati, indipendentemente dal fatto che stiamo o no parlando direttamente con loro.

Possiamo facilitare, fuorviare o bloccare gli osservatori; la raccolta di info è facilitata o bloccata dal processo di ritualizzazione sociale.

La caratterizzazione che un individuo può farsi di un altro ascoltandolo o osservandolo è organizzata intorno a due forme fondamentali di identificazione: categoria e individuale.

  • Categorica —> implica la collocazione dell’altro in una o più categorie sociali.
  • Individuale —> il soggetto studiato è legato ad un’identità che lo distingue unicamente attraverso l’apparenza.

Duplicità fondamentale per la vita dell’interazione all’interno di una qualsiasi comunità.

Quando si trovano nell’immediata presenza l’uno dell’altro gli individui devono affrontare le contingenze legate alla territorialità personale.

Siamo vulnerabili. Ciò che portiamo di noi stessi è vulnerabile a ciò che portano gli altri. Siamo vulnerabili allo ‘scambio coatto’ alla violenza fisica, alla molestia sessuale ai rapidamente ecc.

Quando siamo alla presenza di altri, solitamente, diveniamo vulnerabili l’intrusione dei loro gesti e delle loro parole nella nostra psiche.

La territorialità personale non deve essere meramente considerata in termini di costrizione, proibizione o minacce. Esiste un fondamentale dualismo diffuso in tutte le società. Tali per cui, forme di comportamento offensive nei nostri confronti da parte di altri, possono essere da altri ancora utilizzate come forme di comportamento positive e che mostrano con noi un legame. Allo stesso modo ciò che è arrogante pretendere da noi diventa una cortesia o un segno d’affetto se siamo noi ad offrirlo.

Dunque sia opportunità che rischi sono inerenti alla compresenza fisica. Ed è probabile che dappertutto sorgano tecniche per gestire queste contingenze e poiché sono le stesse contingenze ad essere gestite è probabile che anche in società differenti l’ordine dell’interazione esibirà caratteristiche simili. —> è nelle situazione sociali che ci troveremo di fronte a queste opportunità e rischi ed è qui che avranno il loro effetto iniziale.

Ecco perché si utilizza la situazione sociale come la fondamentale unità di lavoro nello studio dell’ordine dell’interazione.

Al centro della vita dell’interazione ci sta la relazione cognitiva che abbiamo con coloro che ci sono di fronte: senso di essa la nostra attività verbale e comportamentale non avrebbe senso.

Questa relazione cognitiva può venire modificata durante un contatto ma tuttavia le relazioni stessa è extra-situazionale.

Capitolo 3

Ordine —> si riferisce a un’aria di attività e in quanto ordine di attività, l’ordine dell’interazione, è effettivamente ordinato.

Ordinatezza fondata su presupposti cognitivi condivisi e su vincoli che si mantengono autonomamente.

Il funzionamento dell’ordine dell’interazione può essere visto come la conseguenza di un sistema di convenzioni abilitanti, come es le regole base di un gioco.

Due argomenti sostengono ciò: contratto sociale e consenso sociale.

  • Contratto sociale —> qualsiasi convenzione che faciliti la coordinazione è accettabile a patto che tutti possano essere indotti ad attenervisi.
  • Consenso sociale —> l’interazione ordinata è vista come il prodotto di un consenso normativo; gli individui danno per scontate le regole che ritengono intrinsecamente giuste.

Queste prospettive però presuppongono che le costrizioni applicabili agli altri lo siano anche a noi stessi, che gli altri abbiano le nostre stesse idee.

Le motivazioni per aderire a una serie di accordi possono non dirci nulla sugli effetti di tale azione. Né che si creda legittimo o giusto mantenere le aspettative né che si creda personalmente nel loro valore.

Gli individui si adeguano per motivazioni miste; comunità e consenso —> giochi di motivazioni miste.

Anche gli individui che violano sistematicamente le norme dell’ordine hanno momenti in cui le rispettano; spesso anche nel momento stesso in cui le stanno violando —> es. quando un violentatore sta facendo ‘un’offerta’ alla vittima utilizza, per raggiungere i suoi scopi, il mantenimento delle regole dell’interazione verbale e delle convenzioni gestuali. Anche nella ‘violenza non negoziata’ come ad esempio il mantenere un’apparenza.

Quindi le strutture interazionali possono resistere ad una violazione sistematica, almeno nel breve periodo. Quindi può essere nell’interesse di un individuo convincere di mantenere le regole ma può non essere nel suo interessa il vero e proprio mantenimento.

Traffico d’uso e di intese che permettono a un elevato numero di progetti di essere realizzati mediante un ricorso automatico a forme procedurali. E naturalmente accettare le norme come date è equivalente a darsi di coloro che ci stanno intorno; se non facessimo così difficilmente potremmo occuparci degli affari correnti.

Lo stato nazione fornisce dei dispositivi di emergenza per intervenire quando i meccanismi locali di controllo sociale non riescono a mantenere la rottura dell’ordine d’interazione entro certi limiti.

L’ordine di interazione anche negli spazi pubblici non è la creazione dello stato, ma parte più ‘dal basso’. Tuttavia lo stato ha istituito a tutti gli effetti la propria legittimità e priorità in questo campo, monopolizzando l’uso delle armi pesanti e di disciplinati quadri militarizzanti come soluzione ultima.

Di conseguenza, alcune forme standard della vita dell’interazione possono essere considerate dai rappresentanti del governo come un affronto alla sicurezza dello stato ed essere disperse con l’uso della forza; nonostante possano, in realtà, produrre nessuna sostanziale minaccia per l’ordine pubblico.

Capitolo 4

Identificare le unità fondamentali, le strutture ricorrenti e i loro relativi processi per i fenomeni faccia a faccia.

5 esempi di base:

  • Persone intese come unità veicolari —> come unità umane deambulatorie. Nei luoghi pubblici vi sono i ‘’singoli’’ e gli ‘’insieme’’, entrambe vengono trattate come unità autonome ai fini della partecipazione della vita sociale. Es. colonne, processione, code.
  • Contatto —> ci si riferisce a qualsiasi occasione in cui un individuo entra in presenza della risposta di un altro. Anche uno sguardo di sfuggita per strada o uno scambio di saluti: ognuna è un singolo contatto.
  • Cerchio fisico riunito —> il periodo di partecipazione è delimitato da rituali di un qualche tipo. Si tratta di incontri di conversazione diversi dalle riunioni in cui vi è un moderatore; il tono del discorso è leggero e sembra che ognuno abbia lo stesso diritto a comunicare. Quando vi è una moderatore es udienze, processi si hanno attività basate sull’interazione verbali; tali attività sono da contrapporre alle molte interazioni in cui le azioni che si intrecciano non comprendono la vocalizzazione, ma è una cosa marginale come ad esempio le partite di carte, fare l’amore.
  • Formato del podio —> attività svolta di fronte a un pubblico, gli attori saranno su un palco e circondati da spettatori. L’obbligo degli spettatori consiste nell’apprezzare, non nel fare. È il formato stesso che soddisfa il requisito di coinvolgere un numero potenzialmente grande di individui in un singolo centro di attenzione visivo e cognitivo.
  • Occasione sociali celebrative —> raduni di individui con ammissione controllata, in onore di una qualche circostanza il cui significato è condiviso dai partecipanti.

Queste sono le più ampie unità interazionali perché sono le uniche che possono essere organizzate per durare diversi giorni.

Ogni volta che si verificano incontri, celebrazione ecc. vi è anche del traffico e di conseguenza vi sono anche le unità che lo compongono.

—> brevi scambi verbali hanno una funzione facilitante durante l’ordine dell’interazione.

Capitolo 5

Intento di descrivere alcune caratteristiche dell’ordine dell’interazione, solo quelle caratteristiche che appartengono direttamente i mondi macro che esistono al di là dell’interazione nella quale queste caratteristiche sono riscontrate.

Iniziamo considerando un fatto ovvio: l’impatto diretto di effetti situazionali sulle strutture sociali; 3 esempi:

  • Nella misura in cui le organizzazioni dipendono da un personale particolare; nella vita quotidiana durante la quale queste persone possono venir ferite o sequestrate diviene anche una situazione in cui le organizzazioni possono venir danneggiate.
  • Gran parte del lavoro di un’organizzazione viene svolto faccia a faccia, deve necessariamente essere svolta in questo modo ed è vulnerabile agli effetti faccia a faccia. Effetti ottenibili solo in rapporti faccia a faccia, in questi casi l’ordine dell’interazione influisce decisamente delle entità macro.
  • Vi sono incontri in cui viene valutata la personalità degli individui, incontri nei quali l’‘’impressione’’ che i soggetti creano durante l’interazione incide sulle loro possibilità future. Incontri ‘valutativi’ in cui può avvenire, come direbbe Bourdieu, la classificazione silenziosa che riproduce la struttura sociale.

Impatto conservatore che non è situazionale. La valutazione soggettiva si porta dietro un valore nascosto dato da altre variabili strutturali, classe sociale, genere, età ecc.

Ciò che vi è di situazionale negli incontri valutativi è la prova che si forniscono degli attributi veri o apparenti di un partecipante, permettendo al tempo stesso di determinare il suo destino futuro.

Si possono, dunque, individuare modi evidenti in cui le strutture sociali dipendono e sono vulnerabili da ciò che accade nei contatti faccia a faccia.

Ciò ha indotto alcuni a sostenere che tutte le caratteristiche macrosociologiche della società abbiano un’esistenza intermittente; non essendo altro che oggetti che possono essere ricondotti alla realtà degli incontri.

Goffman trova questa tesi poco consona; ritiene che chi la pensa così confonda il situazionale con ciò che è meramente situato.

La maggiore o minore delicatezza con cui si è trattati quando ci viene detta una notizia negativa non ha nulla a che vedere con il significato strutturale delle notizie stesse.

Inoltre Goffman non ritiene possibile comprendere la forma del mercato delle merci, o la struttura dei sistemi di parentela ecc… attraverso processi di estrapolazione o aggregazione da particolari incontri sociali fra le persone coinvolte in una qualsiasi di queste strutture.

Non condivide nemmeno l’opinione che il comportamento faccia a faccia sia in qualche modo più reale, della nostra concezione delle relazioni fra due aziende e della distribuzione dei crimini nel ciclo settimanale.

Goffman sostiene semplicemente che le forme di vita faccia a faccia vengono levigate dalla ripetizione costante da parte di partecipanti che sono eterogenei per molti aspetti ma che devono raggiungere rapidamente un accordo operativo; queste forme sembrano quindi più aperte ad un’analisi sistematica.

In conclusione, parlare delle forme di vita relativamente autonome dell’ordine dell’interazione non significa proporre queste forme come anteriori, fondamentali o costitutive delle forme dei fenomeni macro.

Non significa nemmeno parlare di qualcosa i immutabile. Tutti gli elementi della vita sociale hanno una storia e sono soggetti a decisivi cambiamenti tempo e nessuno può essere compreso appieno.

Capitolo 6

Connessioni dirette fra le ‘strutture sociali’ e l’‘ordine dell’interazione’ -> ciò per stabilire un contrasto appropriato rispetto agli effetti dell’interfaccia più tipicamente considerati, quelli durkheimiani: caratteristica fondamentale dei raduni faccia a faccia è che in essi possiamo dare forma ed espressione drammatica a cose e questioni altrimenti inaccessibili ai sensi; mediante ad esempio l’abbigliamento e i gesti possiamo descrivere e rappresentare una lista eterogenea di entità immateriali, che condividono solo la proprietà di avere un significato nella nostra vita.

—> incarnazioni basate su cerimonie, danno la possibilità ai partecipanti di dichiarare la propria affiliazione e il proprio impegno a favore della loro collettività e di ribadire le loro credenze ultime.

Un motivo dichiarato dell’occasione sociale è la cerimonia della collettività. Esiste una vasta gamma di occasioni in cui abbiamo tali cerimonie.

Queste celebrazioni è presumibile che abbiano delle conseguenze per le strutture macro.

I sentimenti riguardanti i legami strutturali servono più come una risorsa di coinvolgimento, come sostegno di un’occasione celebrativa, che a rafforzare ciò da cui derivano.

Capitolo 7 contrapposte

Cerimoniali come rappresentazioni narrative, estese e isolate dalla routine ai rituali di contatto —> espressioni meccaniche e brevi che si verificano in connessione con l’azione quotidiana, più frequentemente coinvolge non più di 2 individui.

Domanda base conclusione: quali principi modellano l’influenza della struttura sociale sui rituali di contatto?

Gli eventi che hanno luogo per ragioni casuali, quando gli individui sono alla presenza immediata gli uni degli altri possono servire assai b

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher appuntialice di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Lalli Pina.
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