Riflessioni sulla ricerca nel settore moda tra Italia ed Europa orientale
Il volume raccoglie le riflessioni di una ricerca sul campo tra Italia ed Europa orientale iniziata dal 2014/2015, di lungo periodo svolta insieme o individualmente (gli autori avevano già fatto ricerche in questo settore anche all'estero: Romania, Moldavia). L'obiettivo era quello di comprendere quali siano le forme di organizzazione produttiva e le condizioni di lavoro nel sistema moda italiano (molto celebrato in Italia e in parte all'estero).
Sistema moda in Italia
Si concentra in specifiche aree italiane: Riviera del Brenta (distretto industriale di scarpe da donna), distretto fiorentino di pelletteria e l'area campana (abbigliamento e calzature). Le griffe producono in realtà una qualità medio-alta, l'altissima qualità prodotta a mano (alta sartoria, prodotto storico del napoletano, casertano, principalmente abiti su misura).
Produzione nella Serbia del Sud
Un breve video girato nella Serbia del Sud: fabbrica che produce scarpe GEOX. Evidenzia come la produzione di un qualsiasi bene, non solo della moda, non venga più realizzata in un unico luogo, ma in diversi, in giro per il mondo. Una scarpa di cuoio (37 pezzi) può essere infatti prodotta in 37 paesi diversi.
In Serbia, i lavoratori intervistati descrivono la vita in fabbrica: subiscono pressioni, insulti, umiliazioni (vengono chiamati per numero e non per nome), molestie psicologiche al lavoro. All'inizio sono assunti con un contratto regolare, che viene meno, fino a trasformarsi in uno ad effetti retroattivi. Il salario, anche se aumentato negli ultimi anni grazie al miglioramento delle condizioni lavorative dovute all'azione sindacale e ai media, non è sufficiente e non permette una vita dignitosa.
Produzione a rete globale
Frammentazione della produzione nello spazio: non esiste più un unico stabilimento che si occupa dell'intero processo produttivo, ma la produzione è spezzettata in varie imprese (delocalizzata). I luoghi di lavoro sono dispersi in molte aree e contribuiscono alla produzione di un capo di abbigliamento. Centralizzazione del comando senza concentrazione della forza lavoro: il comando delle filiere/rete di produzione/catena del valore si concentra in un unico paese/luogo, dove non è concentrata la forza lavoro, che è delocalizzata in paesi diversi con condizioni di lavoro diverse (un terzista serbo è diverso da uno italiano).
Teorie principali
- Teoria della catena del valore globale: analizza i rapporti tra imprese (es. Benetton e altri fornitori). Rapporto gerarchico o collaborativo. Guarda molto poco su come il lavoro incide nella catena, condizioni di lavoro.
- Teoria della produzione a rete globale: si sofferma sugli aspetti sociali e anche quelli istituzionali (importanza dello stato, sindacati, imprese). Spiega come si struttura la produzione a livello internazionale guardando più attori, non solo produttori, ma stati, sindacati.
La ricerca si sviluppa a partire dalla teoria della rete di produzione globale, ma intende definire le motivazioni che conducono allo spostamento delle reti di produzione globale: oltre al livello salariale è importante osservare altri elementi. Per esempio, la composizione della forza lavoro (differenze in base al sesso o all'etnia), il contesto socio-istituzionale, cioè come le istituzioni incidono o meno sulle condizioni di lavoro (contratto di lavoro, leggi applicate o meno).
Un altro elemento fondamentale è il marchio, che tende a veicolare un'immagine specifica del contesto in cui viene prodotto (valorizza la produzione stessa): quanto acquistiamo il bene ci facciamo un'idea del tipo di prodotto in base al Made in Italy (il Made in China è sinonimo di scarsa qualità). Il marchio è filosofia di vita, un'etica e un'estetica. Molto spesso però l'immaginario del marchio non è connesso alla qualità del prodotto che acquistiamo (non tutti i prodotti made in China sono di bassa qualità). Il "Made in" è un processo culturale che occupa il lavoro, in particolare quello manuale (ad esempio dei cinesi in Cina e dei cinesi in Italia). Negli ultimi anni si è sviluppato un dibattito su chi può fregiarsi del Made in Italy: imprese cinesi che lavorano nel padovano e producono sono considerate Made in Italy, le multinazionali italiane (La Benetton) può fregiarsi del Made in Italy anche se non produce in Italia.
Un certo tipo di forza lavoro è ipervalorizzato (artigiani della qualità) mentre un altro è svalorizzato/occultato (cinesi). La costruzione dell'immaginario della vendita tende ad occultare parte della forza lavoro che agli occhi dei consumatori non produce per definizione un certo tipo di merce, pur producendola (lavoratori migranti). Sempre più spesso nella produzione della moda troviamo una parte consistente di migranti e una parte consistente della produzione è realizzata all'estero.
Distretto della Riviera del Brenta
Valorizzazione molto forte della calzatura femminile di alta qualità prodotta dalle griffe (produzione per griffe di lungo periodo, da una trentina d'anni). La scarpa femminile è costruita artigianalmente e just-in-time. È soprattutto prodotta per griffe ed esportata. Nel corso degli ultimi 20-25 anni si è verificata una trasformazione del sistema produttivo: le griffe non solo affidano alle imprese la produzione, ma hanno acquistato alcuni stabilimenti/aziende: Louis Vuitton (fabbrica con 500 persone), Armani, Prada, Christian Dior. Motivazioni: ritengono che ci siano competenze di rilievo dal momento che è un luogo che storicamente produce calzature femminili (valorizzazione del marchio).
Sono state così espulse le piccole imprese che producevano in sub-fornitura poiché le grandi aziende hanno incorporato al loro interno le produzioni delle piccole imprese. Si sono perciò inserite imprese del lusso e diffuse piccole realtà di imprenditori e lavoratori cinesi. Sono molto numerosi gli imprenditori cinesi, che occupano lavoratori cinesi ma anche italiani. Spesso questi lavoratori si occupano della subfornitura: producono determinati pezzi che, uniti ad altri, verranno montati nei grandi stabilimenti delle griffe.
I processi di delocalizzazione all'estero (in particolare est Europa produzione) sono venuti meno a causa dell'entrata delle griffe, che ha permesso il reshoring (delocalizzazione in prossimità, di ritorno). La produzione in parte è realizzata in Romania, in parte nel distretto della Riviera del Brenta. Il valore aggiunto più elevato delle griffe permette di produrre anche in Italia (il costo del lavoro non incide molto su una scarpa con alto valore aggiunto). La delocalizzazione in prossimità è un fenomeno dovuto anche al fatto che è sempre più necessario un coordinamento, una rete di sub-fornitore vicina per la logistica e il just-in-time (elementi ad oggi fondamentali).
La Riviera del Brenta passa da essere distretto industriale esportatore ad un'area inserita in rapporti produttivi internazionali, una nuova struttura che ha al centro le griffe. Vi sono medie-imprese che realizzano un prodotto di alto qualità e quelle che optano per le griffe/operano conto terzi. Vi sono piccole imprese sub-fornitrici per alcune fasi della produzione per le grandi aziende (tra cui i cinesi). Il numero delle imprese commerciali, che si occupano della vendita, si è ridotto e il loro ruolo importante è venuto meno perché non sono necessarie alle griffe che hanno le loro sedi di vendita (Milano, Parigi, New York).
Trasformazione delle competenze lavorative. Le competenze lavorative e le capacità richieste sono principalmente il sapere gestire processi produttivi non solo in Italia ma anche all'estero: tecnici abili, esperti e mobili nel territorio. Elemento importante: diminuisce il numero delle persone che si occupano dell'orlatura (cucitura di scarpe), commercializzazione e in parte montaggio. L'orlatura è frequentemente delocalizzata all'estero, in altri paesi (mansioni a più alta intensità di lavoro, che necessitano un tempo molto lungo).
Composizione della forza lavoro: diversificata. Le imprese del lusso attraggono lavoratori e il turnover è scarso. Molte donne e migranti, che svolgono posizioni subordinate, non centrali nel processo produttivo. La mansione più importante/centrale nel settore delle calzature è il montatore, tagliatore (il taglio deve essere preciso, in modo da avere meno scarti possibili; è necessaria la capacità di riconoscere pelle, conoscenza che si sviluppa nel corso del tempo, e la conoscenza dei programmi informatici). Le persone sono principalmente assunte a tempo indeterminato, hanno perciò un contratto fisso (anche contratto di somministrazione). Vi è un'estrema pressione sui tempi di lavoro (si è passati da una manovia manuale ad elettrica: linea di assemblaggio fatta appositamente per calzature, 25 metri circa). La flessibilità lavorativa è di un centinaio di ore, che vengono imposte, senza rifiuto, non pagate come straordinario. Il sistema della moda è caratterizzato da periodi di picco, bisogno di produzione e di stasi, nei quali sono recuperate l'ora o due al giorno o la mezza giornata al sabato sotto forma di riposo (non vengono pagate). Ciò ha molteplici ripercussioni dal momento che, ad esempio, a giugno le ore di lavoro settimanali sono circa 44-48 ore, mentre a febbraio il riposo può coincidere con una settimana intera. Livelli salariali intorno ai 1100-1200 € per le mansioni di base, 2000-2500 € per quelle specializzate.
Nonostante un processo di concentrazione tra sindacati e aziende, il sindacato rimane poco presente all'interno delle aziende. Quando nelle aziende grandi è presente, numero di iscritti è particolarmente basso. Strategie adottate dalle imprese: nelle grandi griffe si verifica la managerizzazione (non vi è il datore di lavoro, ma manager formato per svolgere tipo di mansione); nelle piccole e medie imprese il datore di lavoro conosce i lavoratori. Si contrappone così una rigidità e regole più precise al paternalismo. L'entrata delle griffe ha segnato ancor di più la presenza di welfare aziendale (Armani garantisce la tredicesima e altre forme di gratificazione).
Produzione in Toscana
Vi sono diverse filiere gestite da multinazionali che presiedono le fasi più strategiche (Gucci è la più importante). Delocalizzazione in prossimità. Per rispondere ad alcuni standard/produzione di beni complessi le grandi griffe cercano di controllare la filiera: fornitori e subfornitori firmano delle clausole.
Narrativa dei luoghi in Toscana: sostiene l'economia del brand (Made in Italy, Made in Florence), l'immagine che la cosa sia effettivamente autentica. Costruzione di immaginari, costruzione sociale dell'autenticità. Produzione del lusso in Toscana. Struttura dei rapporti produttivi: le griffe tendono ad acquistare dalle imprese terziste per poi realizzare il prodotto finito. Produzione apparentemente a rete, ma centralizzazione del comando e sostanzialmente struttura piramidale.
Cinesi nella rete della produzione delle griffe: sono parte fondamentale della produzione delle griffe, in particolare in Toscana. Producono per conto griffe e hanno cominciato a risalire la catena del valore – producono per sé, costituendo un proprio marchio Made in Italy ed esportandolo in Cina. Tra i cinesi vi è una differenziazione: vi sono giovani generazioni che non vogliono più lavorare nelle aziende dei connazionali, perciò nelle aziende cinesi lavorano pakistani e bangladesi. I cinesi gestiscono i rapporti di lavoro in maniera informale. In alcuni casi i lavoratori producono di notte, vi è un'estrema flessibilità degli orari di lavoro, non sempre a discapito del lavoratore (nella maggior parte dei casi sì, ma i lavoratori qualificati hanno certa capacità di contrattazione). Si lavora molto spesso a cottimo. In diversi casi siamo di fronte a un sistema della fabbrica dormitorio (si dorme sopra la fabbrica), molto diffuso in Cina, in Italia nelle imprese cinesi, ma anche in altri paesi europei. Ciò ha conseguenze positive (si guadagna solamente essendoci poche spese), ma anche negative (segregazione, limitazione della libertà).
In molte di queste aziende, in particolare nelle griffe, ai dipendenti è fatto firmare un vincolo alla riservatezza (impossibilità di fornire informazioni sull'attività svolta). Ciò rende sempre più difficile poter indagare e fare ricerca sul campo. Si notano differenze salariali dal centro alla periferia (chi lavora per Gucci ha un salario elevato, che diminuisce nel caso delle imprese subfornitrici). Specializzazione e standardizzazione delle mansioni. Le mansioni sono diventate più standardizzate per alcuni aspetti, ripetitive e più simili (soprattutto a causa della manovia elettrica). Vi sono però lavoratori specializzati e qualificati, un numero sempre più limitato, che si sviluppano soprattutto nelle piccole imprese (professionalità nelle piccole imprese, assunte dalle griffe). Spesso la grande azienda quando ha necessità si rivolge alle piccole imprese per i lavoratori, offrendo stipendio e condizioni migliori.
Abbigliamento e calzature in Campania
Molto diversa dalle prime due. Napoli centro e propaggini in provincia di Caserta, pelli a Solofra, abbigliamento a Benevento. Ampia dispersione territoriale di piccole produzioni/molte piccole imprese, ma anche poche grandi imprese. Realtà industriali che non interagiscono al loro interno: non sono distretti industriali veri e propri. Si distinguono tre segmenti di produzione: alta sartoria, subfornitura per le griffe al nord (molto spesso prodotti contraffatti), produzione di basso livello.
Nel corso degli ultimi anni nell'area del napoletano è aumentato il numero dell'imprenditoria straniera (cinesi e pakistani). A differenza della produzione toscana e veneta, che si rivolge a un mercato internazionale (la merce è in larga misura esportata), in Campania la produzione è rivolta a un mercato nazionale, locale (esportazione abbastanza limitata). Meno produzione, più commercializzazione.
Vi sono capacità artigianali che lavorano conto terzi per grandi marchi (Prada, Gucci). Condizioni di lavoro: continuità tra regolarità e irregolarità. Chi ha un contratto di lavoro, non lo segue esattamente; altri non hanno un contratto di lavoro. La contrattazione sulle condizioni di lavoro è informale, fatta dal lavoratore o dai genitori del giovane. Livelli salariali diversificati (cottimo). Sono frequenti le forme di paga giornaliera. Vi è un'estrema flessibilità lavorativa e la forza lavoro è mediamente poco istruita. Le conoscenze del lavoro vengono tramutate in famiglia (trasmissione generazionale delle conoscenze). Tempi di lavoro sostenuti, straordinario, senza mensa.
La divisione del lavoro nelle piccole imprese è scarsa ed è più definita/specifica nelle grandi. I livelli d'inquadramento non vengono rispettati, ma superminimi. Gli straordinari sono pagati fuori busta e sono frequenti le reti parentali dentro le imprese. Hanno un ruolo importante i legami forti: per trovare un'occupazione/posto di lavoro si fa riferimento ai genitori, ai parenti stretti (al contrario in Inghilterra tale ruolo è tipico dei legami deboli, come amicizie occasionali o conoscenze approssimative). Ciò produce una riproduzione delle disuguaglianze sociali, delle stesse classi sociali (non si ha una mobilità sociale). Sindacato poco presente, paternalismo. Contrattazione di secondo livello: indicatori di produttività e legati alla presenza. Scarsissima conflittualità, inferiore a quella veneta. Livelli di disoccupazione particolarmente elevati e rapporti parentali.
Contrattazione collettiva nel settore moda
La rete di produzione implica la necessità di far riferimento alla filiera. Analisi di: inquadramenti contrattuali, orari, organizzazione del lavoro. Per il settore moda esistono 7 contratti nazionali, non uno solo: settore industriale, artigianale e altri per singole specificità. In Italia si distingue una contrattazione primo livello (per settore produttivo, es. metalmeccanico) da quella di secondo livello (sviluppata a livello locale o nelle singole aziende o a livello territoriale). Fino a 10 anni fa il secondo livello doveva essere migliorativo del primo. La contrattazione territoriale interessa 6 regioni, quella aziendale copre solo il 20% delle imprese, nelle grandi imprese dove è presente il sindacato (nelle piccole imprese il lavoratore non ha forza contrattuale).
- CCNL imprese artigiane ed enti bilaterali. Spostare il conflitto fuori dall'imprese. Fondi integrativi.
- CCNL imprese industriali: coinvolgimento dei lavoratori nei processi organizzativi.
Caratteristiche in generale della contrattazione lavorativa: molti lavoratori sono assunti a tempo indeterminato nel settore moda perché i livelli salariali sono bassi, ci sono molte piccole imprese, è molto frequente il licenziamento. Il part-time è in forte crescita. Molti lavoratori sono inquadrati al terzo livello (basso, garantisce salario di 1200-1300). È sempre più importante rivedere/ridefinire gli inquadramenti contrattuali perché si stanno sviluppando nuove competenze. Il livello d'inquadramento contrattuale dipende dalle mansioni svolte dal lavoratore. Molto frequente il sotto inquadramento per abbassare i costi del lavoro. Gli inquadramenti contrattuali del settore moda sono descritti nel CCNL SMI.
- Necessità di aumentare i livelli salariali.
- Orari di lavoro: flessibilità (250 ore con maggiorazione del 10%), part-time.
- Contrattazione decentrata e territoriale: salario.
- I sindacati richiedono maggiori informazioni, imprese maggiore flessibilità.
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