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Appunti di sociolinguistica italiana

Comunicare significa trasmettere informazioni. In senso letterale significa creare un senso di comunità trasmettendo messaggi (in quanto al suo interno possiamo trovare le parole come “comunità” o “comune”), cioè condividere qualcosa profondamente. Creare comunità vuol dire anche trasmettere chiarezza e coinvolgimento. Informare ha un tutt’altro significato.

Postulato della sociolinguistica

Il primo postulato della sociolinguistica dice che quello che noi possiamo osservare direttamente sono le attività linguistiche, cioè le parole. Il sistema linguistico esiste solo come astrazione, ottenuta a partire dagli usi effettivi. A partire dalle parole si cerca di individuare il sistema linguistico del parlante; in sociolinguistica si indaga i risvolti sociali che il sistema linguistico trasmette, cioè è interessata ai dati extra-linguistici.

Un esempio di attività linguistica è la lettera della signora Pina: possiamo trovare un’informazione linguistica, cioè il significato del messaggio, e un’informazione sociolinguistica, cioè il modo in cui il messaggio viene comunicato. Come viene trasmesso un messaggio fa anche venire un’idea della persona che parla: il grado di scolarizzazione (scrive come parla), conoscenze ortografiche, dialetto e provenienza geografica (il suo dialetto si trasferisce nella scrittura), presenza di elementi tipici del parlato… Quindi il messaggio fornisce anche informazioni diastratiche. La cosiddetta variante sociolinguistica è la realizzazione del sistema linguistico che avviene quando una persona poco scolarizzata scrive. Secondo Labov (fondatore della prospettiva correlativa), la sociolinguistica nasce come materia correlativa, cioè ricerca le correlazioni. Le realizzazioni del sistema linguistico rivelano caratteristiche del parlante. Si viene quindi a formare una sistematicità della relazione co-occorrenza.

Esperimento di Baroni

Nel 1983 Baroni fece un esperimento psicologico chiamato “Il linguaggio trasparente”, dove alcuni studenti vennero sottoposti all’ascolto di due brani di argomento banale/quotidiano e due brani più impegnativi. Gli attori che recitavano i brani promuovevano sia una versione senza accento regionale, sia una con accento regionale (veneto e siciliano), sia in dialetto (veneto e siciliano). Dopo l’ascolto gli studenti dovevano compilare un questionario sull’idea che si erano fatti sulla persona che parlava. Vi erano domande sia per quanto riguarda la sfera socioeconomica sia per quella personale.

Risultati dell'esperimento

Nonostante non conoscessero la persona che trasmetteva il messaggio, gli studenti erano comunque in grado di rispondere sia alle domande riguardo la socioeconomia sia per quanto riguarda la persona. Quindi il nostro biglietto da visita è il modo in cui parliamo, in base a come trasmettiamo un messaggio le persone si fanno già un’idea di noi.

Dialetto Italiano
Simpatia + -
Sincerità + -
Fiducia in sé - +
Vicinanza + -
Grado di istruzione - +
Successo nella vita - +
Situazione economica - +
Lavoro manuale Intellettuale

Relazione tra comunicazione e informazione

Guardiamo dal punto di vista della sociolinguistica, la relazione tra comunicazione ed informazione. Abbiamo comunicazione quando riusciamo a gestire in modo particolare l’informazione. Analizzando un messaggio esso ci fornisce informazioni sociolinguistiche: sia dal punto di vista diastratico sia personali come la simpatia, la vicinanza… Queste informazioni possono essere usate a vantaggio nella comunicazione.

Principi di Fishman

Fishman nel 1965 scrive un articolo “Who speaks what language to whom and when?”, dove afferma che durante lo studio di una lingua dobbiamo farci delle domande come “chi parla?”, “con quale varietà?”, “a chi?” e “quando?”. Questo significa che posso partire dal messaggio e risalire a colui che parla, a chi e quando, attraverso le informazioni sociolinguistiche (cioè le informazioni sul parlante e sulla situazione comunicativa) presenti all’interno del messaggio.

Confronto tra testi diversi

Mettiamo a confronto due testi diversi: dietro a questi due tipi di scrittura ci sono due persone totalmente diverse: una più scolarizzata e una meno, una in un livello alto in diastratia e una inferiore, una più simpatica e una meno… Vi è quindi una polarizzazione tra questi due messaggi:

Dialetto Italiano
Simpatia + -
Sincerità + -
Fiducia in sé - +
Vicinanza + -
Grado di istruzione - +
Successo nella vita - +
Situazione economica - +
Lavoro manuale Intellettuale

L’informazione (what language) mi dice qualcosa su chi parla (who), fornisce determinate caratteristiche del parlante nonostante esso non abbia l’intenzione di mostrarle, quindi le trasmette involontariamente. I tratti della persona che emergono non sono voluti, ma comunque forniscono informazioni sociolinguistiche diastratiche.

Uso del dialetto

Talvolta si può anche giocare con la lingua, cioè scegliendo volontariamente degli errori o inserendo dialetti a fini comunicativi. L’elemento dialettale, in particolar modo, viene inserito all’interno di un progetto più grande che oltre al lato dell’informazione ha anche l’elemento della vicinanza, simpatia, sincerità… Questa è comunicazione: quando vediamo questo ci viene subito in mente che è una manifestazione volontaria e non pensiamo “questo non sa scrivere, è ignorante”.

Dialetto e italiano a confronto

Una determinata idea/connotazione del dialetto si accompagna a una determinata idea/connotazione opposta dell’italiano. Un esperimento del 1995 rivolto agli alunni richiede di dire la medesima cosa usando il dialetto e l’italiano (diviso in scritto e parlato): possiamo vedere la differenza tra i due testi, in particolar modo il testo italiano si riduce notevolmente. Il messaggio è lo stesso, ma dal dialetto all’italiano il testo diventa essenziale, diventa meno espressivo, meno simpatico, meno vicino… Nel dialetto si aggiungono molti dettagli per dare più espressività, mentre l’italiano risulta una lingua neutra. Nella divisione tra italiano parlato ed italiano scritto non vi è molta differenza, entrambe trasmettono un messaggio sintetico, ma la lingua scritta privilegia il discorso indiretto mentre quella parlata quello diretto. Il dialetto e l’italiano parlato hanno in comune l’uso del discorso diretto.

Cambio di codice

Un esperimento fatto nel Salento nel 1992 raccolse una serie di domande e risposte fatte per strada utilizzando solo il dialetto. La risposta che l’interlocutore ottiene è rigorosamente in dialetto e contenente indicazioni tipiche del paese dove si trova, come ad esempio la casa di una precisa persona o il negozio di un’altra. Questo tipo di indicazioni non necessariamente l’interlocutore le conosce, ma la persona che utilizza un determinato dialetto viene percepita come membro di quella data comunità: cioè quando viene selezionato un codice (dialetto), di conseguenza si seleziona anche la micro-comunità di cui fa parte quel determinato codice. L’interlocutore si riferisce alla persona come se appartenesse alla sua rete sociale, in quanto condivide il medesimo comportamento linguistico.

Rete sociale chiusa Tutti i partecipanti sono collegati tra loro ed hanno frequentazioni intense con ogni membro (situazione vissuta come coerente con il dialetto). Possiamo dire che vi è un’alta intensità di relazioni e di frequenza. Quando sento parlare in dialetto di conseguenza quella persona rientra nella mia rete sociale chiusa, come se fosse una grande famiglia.

Esperimento sugli alunni

Per quanto riguarda l’uso dell’italiano è stato fatto un altro esperimento nel 1995 sempre su degli alunni a cui viene chiesto di “tradurre” dal dialetto all’italiano. In questo caso il rapporto italiano-dialetto è diverso rispetto all’esperimento precedente fatto sempre sugli stessi alunni: l’italiano aumenta il materiale linguistico perché il passaggio necessita una serie di interventi linguistici (come ad esempio la traduzione dialettale o la correzione di errori grammaticali). Inoltre l’italiano si “allunga” perché vengono inseriti una serie di elementi in più per rendere il tutto più comprensibile e dare informazioni in più: si passa da una situazione implicita, propria del dialetto perché siamo all’interno di reti sociali chiuse dove ci si capisce e non servono indicazioni, ad una situazione esplicita, propria dell’italiano dove appunto vi sono reti sociali aperte.

Rete sociale aperta I partecipanti oltre ad essere legati internamente hanno anche relazioni con altre persone, ciò è tipico delle grandi città dove vi sono relazioni frequenti ma anonime che infatti necessitano dell’italiano e non del dialetto. In questa situazione non posso dare per scontato che la persona con cui parlo mi capisca a prescindere, anzi devo fornire più informazioni possibili. Quando si passa dal dialetto all’italiano si hanno relazioni più aperte.

Connotazioni del dialetto e dell'italiano

Il dialetto è inteso come varietà di lingua che dà più vicinanza rispetto all’italiano, il quale invece suscita distanza. Il dialetto è un concetto relativo: un dialetto si può definire come tale solo in relazione ad una lingua di riferimento, la quale viene chiamata lingua-tetto. La lingua-tetto rappresenta la varietà che svolge le funzioni di lingua ufficiale, nel nostro caso l’italiano. Se non si possedesse questo elemento di conseguenza non esisterebbero neanche i dialetti. Sono relativi anche i connotati dialettali e dell’italiano: ciò che inconsapevolmente o meno riferiamo al dialetto tiene conto, specularmente, di ciò che, inconsapevolmente o meno, riferiamo alla lingua-tetto di riferimento (italiano). Se il dialetto mi trasmette vicinanza, familiarità, condivisione, l’italiano mi trasmetterà l’esatto opposto.

Racconto di Meneghello

Il concetto dei connotati relativi all’italiano e al dialetto lo spiega Meneghello nel 1987, dove in un testo ricorda la sua infanzia e le sue vicende a scuola. Il primo giorno di scuola imparò la parola “uccellino”, ed imparò anche che “oseleto” era ciò che si deve usare in paese (fuori da scuola dialetto), mentre “uccellino” era la parola da scrivere (dentro la scuola italiano). Il primo problema per Meneghello era come scrivere “uccellino”, infatti lo aveva proposto in 11 modi diversi: ucelino-ucielino-ucilino-uccelino-uccielino-uccilino-ucellino-ucciellino-ucillino-uccellino-ucciellino.

Il vero problema che affliggeva la testa di Meneghello era: ma un “uccellino” è la stessa cosa di un “oseleto” o no? In lui vi era il confronto tra lingua scritta e parlata, tra dialetto e italiano. Quando mi confronto con “uccellino”, cioè la lingua scritta, percepisco una figura che non fa le stesse cose dell’“oseleto”, cioè lingua parlata. Il primo è utile alla società, annuncia la primavera, si fa ritrarre nei libri di letteratura; mentre il secondo sembra che non abbia alcuna funzione, che non sappia niente e che non interessi alle persone colte. L’“oseleto” però ha una cosa che l’“uccellino” non ha: è vivo, è reale, è concreto. Se l’“uccellino” possiede un briciolo di vita la deve all’“oseleto”, perché per quanto possa essere utile alla società esso in realtà è come se fosse impagliato, come se non fosse vivo. Il dialetto e l’italiano quindi sono due entità speculari/opposte che dialogano:

  • Dialetto parlato, vicinanza, realtà, concretezza, subalterno (ignorato dai colti);
  • Italiano scrittura, distanza, irrealtà, prestigio, lontananza emotiva.

Schema di Fishman

Fishman nel 1965 propone uno schema “what language”: in sociolinguistica dobbiamo approcciarci ad una lingua chiedendosi: chi parla, come parla ed in quale situazione (quando). Un comportamento linguistico deve fornire informazioni sulla persona che parla, ed in particolare informazione diastratiche (posizione sociale, sesso, generazione di appartenenza…) e diatopiche (provenienza geografica, più è basso nella scala sociale più la diatopia è forte). Queste due tipi di informazioni sono di primo livello, infatti tramite queste ultime possiamo dedurre anche alcune informazioni personali del parlante: più o meno simpatia, più o meno vicinanza, più o meno sincerità… E queste informazioni sono deducibili a seconda che il parlante usi il dialetto o l’italiano standard. Ad esempio se usa la parola dialettale “oseleto” o la parola italiana “uccellino”.

Modello di Weinreich

Perché succede questo? Dobbiamo rifarci al modello di Weinreich del 1956, dove si studiano le relazioni tra codici in una comunità, i quali possono essere 2 o più varietà. Weinreich fa un esperimento che chiama “Lingue in contatto”, dove mostra che i parlanti, inconsapevolmente, fanno un bilancio e valutano le varietà/codici in base a 6 parametri: scrittura, ordine d’apprendimento, valutazione letteraria e culturale, utilità, avanzamento sociale e coinvolgimento emotivo. Proviamo ad usare questi parametri a confronto tra dialetto ed italiano.

Dialetto Italiano (lingua)
Scrittura - +
Ordine di apprendimento + -
Valutazione letteraria e culturale - +
Utilità - +
Avanzamento sociale - +
Coinvolgimento emotivo + -

L’ordine di apprendimento negli ultimi anni è cambiato ma in passato si imparava prima il dialetto dell’italiano standard. È considerato più utile l’italiano perché si coinvolge un numero più ampio di partecipanti alla conversazione, non solo la famiglia e gli amici. Tendenzialmente la lingua che emoziona di più è anche quella che viene appresa prima, cioè la cosiddetta lingua madre, in quanto la trasmissione della lingua porta con sé affettività ed emotività. Questa rappresenta la prima socializzazione di un bambino che è determinata dalla sfera più intima ed emotiva.

Standardizzazione della lingua comune

Perché il dialetto ha quelle caratteristiche e l’italiano le opposte? Questo perché la “lingua comune” o “lingua unitaria” nell’Italia del 1500 ha avuto un processo di standardizzazione linguistica. Nel 1525 fra i letterari c’è la volontà di creare una lingua unitaria, la quale ha avuto un processo di standardizzazione: selezione (tra le varie varietà), descrizione (tramite grammatiche e lessici, fino ad arrivare al 1612, quando uscì il primo Vocabolario degli Accademici della Crusca), elaborazione delle funzioni (cioè avere un canone unico della letteratura per esigenze di mercato del libro in seguito all’invenzione della stampa ed alla riproduzione in serie) e accettazione (si è adattata ai vari destinatari, ciò si può vedere dal fatto che i letterari usavano o meno il canone creato per loro, come Ariosto che riscrisse addirittura “Orlando Furioso” secondo la nuova lingua). Questa nuova lingua unitaria serve ad unificare la lingua letteraria degli scrittori.

Caratteristiche delle lingue standard secondo Ammon

Nel 1986 Ammon individua i 6 tratti propri di ogni lingua standard:

  • Codificazione (cioè pianificata a tavolino);
  • Sovraregionalità (non presenza di tratti locali);
  • Funzioni di lingua elaborata (deve rispondere ad esigenze più o meno elaborate);
  • Pertinenza delle classi colte (è importante il livello di istruzione);
  • Invarianza (uno ed un solo termine/elemento linguistico, ad esempio non vi possono essere sinonimi grammaticali);
  • Scrittura (è presente nella scrittura).

Lo standard viene inteso come lingua di prestigio, superiore alle altre. In Italia la lingua standard ha portato a condizioni di diglossia.

Situazioni di diglossia

Nel 1500, per la scrittura, si sceglie un modello di due secoli prima che non era più in voga nel parlato, proprio per questo motivo si creano condizioni di diglossia. Nel 1959, Ferguson propone il termine “diglossia”, cioè letteralmente due lingue: vi è una lingua più alta ed una più bassa, con diverse funzioni all’interno della comunità. Possiamo riscontrare una situazione stabile/assestata quando il dialetto si affianca ad una lingua superiore: quest’ultima è distante dal primo, è codificata, usata nella scrittura e determina il patrimonio letterario-culturale, si impara a scuola e non è lingua madre di nessun settore, viene usata nel parlato elevato e nella scrittura (quindi no nella quotidianità). Questi due tipi di lingua vengono percepiti come: quella alta di prestigio, mentre quella bassa usata tutti i giorni e poco scolarizzata. Per Ferguson alcuni esempi di diglossia possiamo trovarli nei paesi arabi (lingue locali vs arabo standard), Haiti (creolo vs francese) e Svizzera (svizzero vs tedesco).

Diglossia in Italia

Perché l’Italia non viene considerata? Probabilmente perché L1 non è considerata come lingua alta, eccetto in Toscana dove potremmo dire che non vi è molta differenza tra il fiorentino e la lingua standard. In altre parole in Italia vi è diglossia ma non ovunque.

Per Ferguson c’è una grande differenza tra diglossia e bilinguismo, in particolar modo dal punto di vista delle funzioni che ricoprono le due varietà nella comunità. In diglossia le due varietà hanno precise e diverse funzioni, mentre nel bilinguismo esse non hanno rigide e precise funzioni (non vi è neanche diversità di prestigio e gerarchizzazione). All’interno del bilinguismo ci rientra anche la competenza linguistica, sia dal punto di vista della comunità (ad esempio le due varietà ufficiali).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilariabrandolini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociolinguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Baldi Benedetta.
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