Sociologia della devianza
Introduzione alla sociologia della devianza
Cos'è la sociologia della devianza? È una riflessione sociologica che prende in considerazione il comportamento deviante cercando di studiare le cause, le modalità di espressione e le conseguenze personali e sociali del comportamento deviante, quindi delle persone che emettono in atto comportamenti devianti, ma anche le conseguenze del comportamento deviante negli individui all'interno delle società.
Definizione di devianza
La devianza è quel comportamento che si discosta dalla media (statistica) dei comportamenti presenti in un contesto sociale. Non è un concetto ben definito nelle società plurali, multiculturali, complesse; è difficile definire se un comportamento è deviante o no. È qualcosa di sfumato e sensibile.
La media statistica può essere usata per definire un comportamento deviante? No. Non può essere criterio per definire se un comportamento è deviante o no.
La devianza è quel comportamento che viola regole e norme, intenzioni o aspettative, attese dei membri di un dato gruppo sociale e che quindi viene valutato in maniera negativa dalla maggioranza dei membri di quel gruppo sociale e comporta una conseguenza per chi lo mette in atto (Parsons). Ma solo le regole scritte? No, anche le abitudini, le consuetudini.
Comportamento deviante e innovativo
La devianza è quel comportamento disfunzionale al sistema che comporta l’abbandono o la contestazione del proprio ruolo sociale. Rifiutare il proprio ruolo sociale crea un problema nell’interazione perché gli altri si aspettano che si agisca in maniera conforme, ma può creare anche un problema al sistema sociale e creare un problema sociale perché il sistema sociale non funziona come dovrebbe.
Differenza tra comportamento deviante e innovativo: il comportamento innovativo produce uno sviluppo, una rivoluzione all’interno del sistema sociale.
Teoria dell'etichettamento
La devianza come un attributo che alcune persone danno al comportamento messo in atto da alcuni soggetti. È una caratteristica che alcuni attori possono dare alle persone che agiscono in un modo. È la definizione attribuita a un comportamento assunto dal soggetto da parte di altri attori. Teoria dell’etichettamento: la devianza sta nell’etichetta che viene attribuita a chi mette in atto determinati comportamenti, da parte di chi ha il potere di etichettare. Noi viviamo in più gruppi sociali, quindi in alcuni gruppi i soggetti possono essere etichettati come devianti, in altri no. Dipende dalle culture, dai contesti sociali e dalle epoche storiche.
Una definizione di devianza
Un comportamento che si discosta dalle norme di un gruppo e a causa del quale l’individuo che lo mette in atto può essere isolato o sottoposto a trattamenti correttivi, curativi o punitivi.
Per definire il comportamento deviante occorre:
- La definizione di un contesto sociale di analisi
- L’esistenza in tale contesto di norme, aspettative, credenze condivise e rispettate
- Il riconoscimento che un comportamento che si scosta da tali norme/abitudini è considerato negativamente dalla maggioranza dei membri di quella società
- La verifica che, constatata la violazione della norma/abitudine, i membri della società reagiscono al comportamento con reazione proporzionale alla valutazione della gravità del comportamento deviante
- L’esistenza di conseguenze negative a carico dei soggetti che sono stati identificati come autori del comportamento deviante
Non esiste un atto per/in sé deviante, ma la definizione di atto deviante ha una dimensione socio-culturale. (Uccidere una persona in sé non è un atto deviante, in guerra si uccide il nemico e questo non può essere considerato deviante). Il comportamento deve essere contestualizzato.
Devianza, diversità e marginalità
Devianza non è diversità: essere diverso non comporta un giudizio.
Devianza non è disagio: il disagio indica una situazione nella quale una persona si può trovare, ma vivere in una situazione di disagio non significa essere soggetti che trasgrediscono delle norme e che quindi possono essere giudicati devianti.
Devianza non è marginalità: la marginalità è la collocazione oggettivamente verificabile rispetto a un “centro” (un povero è oggettivamente marginale rispetto al consumismo), ma non implica l’essere deviante.
Devianza non è emarginazione: l’emarginazione è la situazione di esclusione provocata dall’azione intenzionalmente messa in atto da qualcuno per allontanare un soggetto dalla possibilità di esercitare i suoi diritti.
Devianza e criminalità
Devianza non è criminalità: la criminalità è la non osservanza delle norme previste e sanzionate dal codice penale. Non tutti i comportamenti devianti sono criminali, non tutti i comportamenti devianti trasgrediscono le norme del codice penale. La criminalità rientra nel concetto di devianza, ma non lo esaurisce.
Cause della devianza
L'approccio biologico
Ha cercato di trovare la causa del comportamento deviante in alcune caratteristiche biologiche innate nelle persone. Secondo Cesare Lombroso, i criminali e devianti sono individui biologicamente degradati o minorati e possono essere identificati da certe caratteristiche anatomiche (es: forma del cranio e della fronte).
L'approccio psicologico
Ricerca alla spiegazione della devianza concentrandosi sui tratti della personalità dell’individuo.
L'approccio sociologico
Va alla ricerca delle cause sociali del comportamento deviante. Nelle sociologie macro, la devianza crea disordine e problemi (Parsons). Nelle sociologie micro, la devianza viene studiata nelle interazioni sociali, Goffman.
Il controllo sociale
Il controllo sociale è un concetto legato alla devianza: è l’insieme più o meno organizzato, nell’ambito di una qualsiasi unità sociale, delle reazioni formali o informali, coercitive o persuasive, che sono previste o messe in atto nei confronti del comportamento ritenuto deviante, dirette a stabilire e mantenere l’ordine sociale. È un insieme di azioni messe in atto, formali o informali, che vanno a limitare la libertà degli individui o che vanno a invogliare i soggetti a non trasgredire le norme, e agiscono quando un soggetto mette in atto un comportamento deviante, che hanno l’obiettivo di ristabilire l’ordine sociale o di mantenere l’ordine sociale. Si identifica e sanziona il comportamento deviante. Può agire sia in forma preventiva che in forma repressiva.
Autocontrollo
Scelgo di non deviare perché ho interiorizzato le norme di comportamento e questo guida il mio comportamento suggerendomi il comportamento conforme. È frutto del processo di socializzazione primaria e secondaria. Quando non c’è stata una buona socializzazione, avviene la ri-socializzazione, quella che dovrebbe attuare il carcere.
Tipi di controllo sociale
- Informale: quello che agiamo tutti i giorni nelle relazioni quotidiane. Quando controlliamo ed eventualmente sanzioniamo il comportamento altrui
- Formale o istituzionale: quello che viene agito da istituzioni a cui è stato formalmente attribuito il compito di far rispettare leggi e regolamenti scritti, carabinieri, polizia.
Il controllo sociale, dunque, è ogni manifestazione che limita la libertà del singolo o dei gruppi, scatta nel momento in cui un comportamento viene concepito come deviante e serve per contrastare la possibilità che vengano messi in atto comportamenti devianti (prevenzione). Non tutti gli individui vengono sottoposti alla stessa maniera al controllo sociale.
Protezione istituzionale
È una funzione che viene svolta all’interno di istituzioni chiuse e potenti che hanno la capacità di mantenere la devianza al loro interno. Impediscono che il controllo sociale istituzionale entri sanzionando i membri devianti che appartengono a quell’istituzione (es. la chiesa e la pedofilia mantiene controllo sociale al suo interno, non si fa controllare dallo Stato).
Privilegio di classe
La maggiore o minore visibilità della devianza è strettamente correlata alla distribuzione differenziale della privacy nelle diverse classi sociali. Le persone di classe sociale alta tendono a vivere in mondi chiusi privati, mentre i soggetti delle classi inferiori vivono più sotto l’occhio del controllo sociale (es. gli immigrati).
Lo strutturalfunzionalismo e le teorie subculturali
Presupposti antropologici
Malinowsky: necessità di mantenere stabile la struttura culturale attraverso il processo di socializzazione.
Radcliffe-Brown: la funzione di qualsiasi istituzione sociale consiste nel realizzare le condizioni di mantenimento della struttura culturale, cioè l’insieme di valori, norme, scopi che devono essere stabili, condivisi e coesi. Attraverso la socializzazione, la cultura viene trasmessa, i soggetti vengono acculturati, cioè inseriti nella società e il sistema rimane coeso e armonico.
Teoria generale di Parsons
- Compito della sociologia è l’analisi del sistema sociale.
- Il sistema sociale è definito sulla base delle relazioni che avvengono fra status e ruoli ricoperti e giocati dai soggetti agenti, sottosistema generato dalla società con funzioni delegate dalla società.
- Le azioni dei soggetti avvengono sulla base della condivisione del sistema culturale che definisce i contenuti di ruolo.
- La garanzia dell’ordine sociale è data da due elementi: la consapevolezza di ogni soggetto che agisce in modo coerente e ottiene vantaggi (stima, riconoscimento), e la interiorizzazione da parte di tutti i soggetti dello stesso sistema culturale.
- È dunque fondamentale il processo di socializzazione.
- In caso di violazione delle norme condivise scatta la sanzione, l'autocontrollo non è sufficiente a garantire l’ordine sociale. Il controllo sociale sanziona positivamente chi è conforme e negativamente chi si discosta dalle regole condivise.
Il comportamento deviante per Parsons
È il comportamento che si discosta dalle regole condivise. Dal punto di vista del soggetto che devia è la tendenza motivata, intenzionale del soggetto che agisce un comportamento che contravviene a uno o più modelli normativi istituzionalizzati, alle regole di comportamento condivise. Il controllo sociale è rappresentato da quei processi motivati che tendono a neutralizzare queste tendenze alla deviazione. Cioè, sanziona il comportamento nel momento in cui viene scoperto. Il controllo sociale ha un’azione sull’individuo.
Dal punto di vista delle relazioni, la devianza è quel comportamento che turba l’equilibrio del sistema delle interazioni fra ego e alter, spingendo quindi la relazione verso una modificazione o a ritrovare l’equilibrio. La causa va trovata nella struttura motivazionale dell’individuo che può orientarlo verso la conformità o il distacco dalle norme. Può portare all’innovazione, al cambiamento all’interno dei ruoli e delle relazioni.
Il controllo sociale
- Il controllo sociale dovrebbe anche prevenire la devianza, non solo sanzionarla.
- È un meccanismo strettamente connesso con quello della socializzazione, seppure i due rimangano concetti distinti. La socializzazione produce una motivazione interna alla messa in atto del comportamento conforme, mentre il controllo sociale produce una motivazione esterna.
- Entrambi sono processi di adattamento che l’individuo deve mettere in atto per superare le tensioni provocate dal dovere continuamente operare scelte di comportamento che tengano conto sia degli obiettivi personali che delle relazioni con gli altri, delle aspettative di ruolo e delle norme generali di riferimento.
- In ogni società è tollerabile un certo grado di devianza, in quanto solo questa può garantire un certo mutamento; tuttavia, l’equilibrio fra flessibilità e devianza è molto delicato. Quanta devianza è utile nella società? Un eccesso di devianza produce disorganizzazione sociale.
- La punizione rappresenta uno strumento per mobilitare i sentimenti di solidarietà del gruppo (funzione del capro espiatorio).
Merton
Merton cerca le cause sociali del comportamento deviante. Vuole capire se esistono delle strutture sociali che possono causare il comportamento deviante, se ci sono delle condizioni sociali che spingono i soggetti a mettere in atto un comportamento deviante. Non va alla ricerca di cause psicologiche, come Parsons, ma si chiede se ci sono delle caratteristiche sociali che li spingono al comportamento deviante. Per fare questo, Merton, usa le teorie di medio raggio, ovvero delle ipotesi conoscitive verificate empiricamente (no teorie generali né semplice raccolta di dati non inserita in un quadro teorico di riferimento).
Secondo M. alcune strutture sociali esercitano una pressione definita su certe persone nella società da indurle a comportarsi non conformisticamente. Non perché i soggetti hanno tendenze biologiche o psicologiche speciali, ma perché essi rispondono in modo normale alla situazione sociale nella quale si trovano. Quindi secondo M. il comportamento deviante è una risposta a una situazione sociale che le persone vivono.
Struttura sociale secondo Merton
Secondo M. il sistema sociale si struttura in:
- Struttura culturale: definisce le mete, gli interessi, le norme, i mezzi, i comportamenti legittimi che la società indica come importanti per tutti i membri di una data società.
- Struttura sociale: definisce e controlla i metodi leciti e le norme, l’accessibilità dei mezzi, a cui tutti devono attenersi per conseguire mete culturalmente prescritte. In base allo status sociale, i soggetti hanno mezzi diversi per conseguire le mete.
La cultura americana pone un’enfasi maggiore sulle mete (di successo, realizzazione di sé, prestigio sociale, benessere economico, ascesa sociale), senza dare molta importanza ai mezzi per conseguire queste mete. Infatti, M. giustifica come siano diffusi nella società americana tre assiomi:
- Tutti devono tendere alle stesse mete che sono aperte a tutti.
- L’apparente insuccesso è solo una tappa intermedia verso la conquista del successo.
- Il vero fallimento è la rinuncia a lottare per il successo.
L’anomia è allora la discrepanza tra le mete prescritte e i mezzi legittimi per raggiungerle. La devianza ne è un sintomo, è la manifestazione concreta di una situazione di anomia. L’anomia può essere anche definita come contrasto fra l’ipersocializzazione alle mete di successo e il disagio di chi vive una situazione personale di carenza oggettiva di opportunità adeguate alla realizzazione di tali mete. È il rapporto tra il raggiungere il successo e la condizione sociale di quelle persone che vivono in contesti in cui non possono avere accesso, o lo hanno in maniera difficile, ai mezzi legittimi per conseguire quelle mete. Quindi, queste persone, per raggiungere le mete, utilizzeranno dei metodi illegittimi.
Le modalità di adattamento al contesto sociale
- Conformista: cerca di raggiungere le mete con mezzi legittimi. Unico modello non anomico della società.
- Innovatore: cerca di raggiungere le mete con mezzi illegittimi (es: Al Capone, persona ricca e potente che ha utilizzato mezzi illegittimi).
- Ritualista: ha interiorizzato così tanto i mezzi legittimi, il rispetto delle norme, che pur di non trasgredirle, abbassa le sue aspirazioni, rinuncia alle mete del successo. È anomico perché non rispetta l’imperativo categorico di avere successo, c’è una mancata adesione alle mete.
- Rinunciatario: rifiuto delle mete e dei mezzi. È un adattamento individualistico, delle persone che vivono ai margini della società (alcolizzati, malati mentali non curati, senza casa).
- Ribelle: rifiuta le mete e i mezzi ma ne propone di nuovi. Promuove le trasformazioni sociali. È importante come figura nella società secondo Merton.
Secondo M. il vero deviante è l’innovatore, che produce disorganizzazione sociale perché trasgredisce costantemente le norme. Per la società americana il vero deviante è il rinunciatario.
L'importanza della famiglia per Merton
- La famiglia è il primo luogo di socializzazione e anche il più significativo.
- Quando i genitori socializzano, trasmettono ai figli quella porzione di cultura accessibile al loro status, dunque, incidono sulla possibilità che i figli mettano in atto un comportamento anomico piuttosto che conformistico. Se i genitori appartengono allo status basso, trasmetteranno ai figli il pezzo di cultura, cioè di mete e mezzi che sono accessibili ai genitori.
Le teorie subculturali
Queste teorie nascono dopo la Seconda guerra mondiale, durante il boom economico degli USA; quindi, c’erano tante opportunità per le persone, periodo di benessere, aumento delle possibilità di accesso all’istruzione, di avere successo nel mondo di lavoro, periodo di prosperità. Il problema è che queste opportunità sono più accessibili per le classi alte, meno accessibili ai ceti bassi. I poveri continuano quindi a vivere di povertà, emarginazione, disagio sociale e criminalità. L’interesse dei sociologici era capire il nesso tra comportamento deviante, appartenenza di classe, residenza nei quartieri periferici e sobborghi urbani, quartieri suburbani caratterizzati da disorganizzazione sociale, scarse capacità educative dei genitori, bassa istruzione e luoghi di degrado.
Studi subculturali del funzionalismo vs della scuola di Chicago
Il funzionalismo pone l’accento sull’appartenenza a uno status, sull’appartenenza a una classe sociale.
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