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Psicometria: introduzione

La psicometria è quella branca della psicologia che applica metodi di misurazione quantitativa alle variabili psicologiche. La statistica è uno strumento che consente di prendere decisioni in caso di incertezza e di valutare in maniera oggettiva i risultati della somministrazione dei test psicologici.

Definizioni chiave

Variabile: Qualunque attributo o caratteristica, fisica o psichica, che assume valori o categorie diverse quando sottoposta a osservazione.

Caso (o unità di analisi): Oggetto sul quale viene rilevata la caratteristica d’interesse.

Variabilità=informazione: Più una caratteristica è variabile, più è informativa sugli individui; la variabilità è la condizione di base dell’analisi statistica; se ci fosse uniformità non occorrerebbe la statistica perché ogni individuo rappresenterebbe tutta la popolazione; le proprietà che sono identiche per tutti i casi sono dette costanti.

Le variabili psicologiche

  • Presenza/Assenza: Direste che il vostro migliore amico è una persona testarda?
  • Confronto: Direste che è più testardo di voi?
  • Scaling: Mettete in ordine di testardaggine 5 vostri amici.

Come facciamo a misurare le variabili psicologiche? Costrutto = variabile psicologica; entità ipotetiche non osservabili direttamente ma solo tramite indicatori osservabili. Lo scopo del costrutto è quello di dare un ordine alla complessità dei comportamenti umani.

Operazionalizzazione

  • Tradurre le definizioni dei costrutti in comportamenti → concetto chiave della psicometria.
  • Significa specificare gli elementi che legano ciò che non è direttamente osservabile all’empirico, consentendo la misurazione come attribuzione di numeri.
  • Dominio di contenuto = definizione dell’universo di comportamenti che possono indicare la presenza del costrutto.
  • Sviluppare i test = trovare la migliore operazionalizzazione possibile.

Un modello di misurazione di un costrutto psicologico specifica e definisce le relazioni tra il costrutto (o variabile latente) e le sue operazionalizzazioni (indicatori osservabili o variabili manifeste). Lo scopo è individuare la spiegazione più semplice possibile di un fenomeno naturale.

Scale di misura

Le variabili differiscono in base a quanta informazione misurabile la loro scala può fornire:

  • Nominale
  • Ordinale
  • Intervalli equivalenti
  • Rapporti equivalenti

Scala nominale

Relazione simmetrica: uguale vs diverso. I numeri sono solo simboli. Proprietà: categorie distintive = elementi che appartengono a categorie differenti vengono considerati non equivalenti rispetto alla variabile; categorie collettivamente esaustive = tutti gli elementi devono poter essere classificati in una categoria della variabile, nessuno escluso; categorie mutuamente escludentisi = ogni elemento può rientrare in una sola categoria. Le variabili che si presentano in due modi diversi sono dette dicotomiche, quelle che si presentano in più di due modi diversi politomiche.

Scala ordinale

Relazione asimmetrica: maggiore vs minore. I numeri contano solo per il loro ordine. Nessuna informazione sulla differenza di quantità di caratteristica posseduta, si conosce solo il rango di un’unità di analisi (=posizione in classifica). È un po’ un ibrido delle scale di misura. Permette di mettere in relazione di maggiore/minore l’attributo (intelligenza) che misuriamo nell’unità di analisi in oggetto (studenti di una scuola superiore). Non è necessario usare i numeri, ma anche altre etichette come lettere o colori.

Tipi di variabili ordinali

  • Tipo 1: Variabile metrica categorizzata con soglie note (es. reddito: Classe 1: 0-20 000 euro; Classe 2: 20 000-40 000 euro).
  • Tipo 2: Variabile metrica categorizzata con soglie non note (reddito alto, medio, basso).
  • Tipo 3: Variabile latente categorizzata con soglie non note (criteri condivisi di valutazione della severità di un disturbo).
  • Tipo 4: Variabile discreta semi-standardizzata con categorie (morte, danno permanente, danno temporaneo, nessun danno).
  • Tipo 5: Variabile discreta non standardizzata con categorie ordinate: non può essere individuata una variabile sottostante e il riferimento a uno standard oggettivo impossibile (scala Likert = indica quanto sei d’accordo con la seguente affermazione da 1 - per niente d’accordo - a 5 - completamente d’accordo).

Scala ad intervalli equivalenti

Presenza unità di misura - si definisce la quantità di attributo che separa due punteggi. Equivalenza delle differenze (per es. 5°C vs 10°C è la stessa tra 50°C e 55°C). Non equivalenza dei rapporti perché lo zero è arbitrario (zero relativo). Se ieri c’erano 5°C e oggi 10°C non possiamo dire che oggi c’è il doppio di caldo di ieri, perché il valore 0 non indica la completa assenza dell’attributo. Se prendiamo la scala Fahrenheit, 5°C corrispondono a 41°F e 10°C a 51°F, 41°F e 51°F non sono l’uno il doppio dell’altro. Molto usata in psicometria. Punteggi ai test psicologici possono essere interpretati solo in relazione al punteggio di una popolazione di riferimento. Nei punteggi ai test psicologici (=quantificazione di un costrutto), l’assunzione dell’assenza di un costrutto non è né teoricamente né empiricamente sostenibile (come facciamo a dire che una persona ha una totale assenza di estroversione?). Ambiguità delle scale a intervalli (una scala da 1 a 5 è di per sé ordinale ma spesso usata come scala a intervalli).

Scala a rapporti equivalenti

Equivalenza dei rapporti perché lo zero è assoluto (es. tempi di reazione in secondi). Invarianza rispetto ad unità di misura (es da cm a piedi).

Test psicologici

Strumenti di misura. Test = misura standardizzata e oggettiva → misura ripetibile nel tempo, la misura sia valida, standardizzato (sono state individuate delle norme che descrivono i punteggi della popolazione d’interesse), una misurazione oggettiva del costrutto verificabile indipendentemente da altri scienziati. Quantificazione del costrutto, non solo presenza/assenza o maggiore/minore presenza. Gli item dei test (domanda o prova che sia) dovrebbe far emergere per reazione il costrutto che in sé latente – fornire quindi la quantità di presenza della caratteristica presa in esame.

Il test psicologico è una procedura sistematica attraverso la quale viene presentata ad una persona un insieme di stimoli (domande, problemi, compiti) idonei ad attivare in una situazione controllata un campione di comportamento individuale, espressivo di una variabile teoricamente ed operazionalmente definita. Il comportamento viene registrato e interpretato secondo procedure predefinite, allo scopo di esprimerlo sinteticamente in un indice metrico e di valutarlo confrontandolo con quello di altri individui posti nella medesima situazione.

Categorie di misura in psicologia

  • Latenza (tempi di reazione)
  • Frequenza → quante volte si verifica un comportamento nell’unità di tempo?
  • Durata → quanto dura il comportamento?
  • Intensità (non fa male / fa molto male)

Tipi di test psicologici

Dipendono dal tipo di costrutto da misurare; test di prestazione tipica vs test di prestazione massima; test cognitivi vs non cognitivi.

Test di prestazione massima: richiedono alla persona di dare il meglio di sé; valutano abilità raggiunte o potenziali in situazioni specifiche; i classici sono quelli che valutano il funzionamento considerato "normale" dell’individuo.

  • Abilità capacità innate (?) – in specifici ambiti (per es. verbale, matematico, spaziale, etc)
  • Profitto conoscenze acquisite – quasi all’opposto dei test di abilità, per es. compiti in classe, esami, etc
  • Attitudini predisposizioni (?) – dovrebbero predire la prestazione futura in un’area in cui non si è ancora ricevuta formazione – non verificabile immediatamente
  • Intelligenza manca la convergenza sulla definizione del costrutto – capacità di adattarsi all’ambiente e risolvere problemi (?)

Stanford-Binet: intelligenza come capacità di giudizio, buon senso, iniziativa ecc; maggiore è l’età dell’esaminando, maggiore è la capacità di comprensione e di fluenza verbale richiesta per risolvere gli item.

Wechsler: ha sottolineato che nel comportamento intelligente sono coinvolti fattori diversi dalle capacità intellettuali. Wechsler si opponeva al singolo punteggio offerto dalla scala Binet del 1937. Secondo la sua filosofia l’intelligenza è la capacità globale di agire in modo mirato, di pensare razionalmente e di affrontare efficacemente il proprio ambiente. Le scale di Wechsler introdussero molti concetti nuovi e innovazioni nel movimento dei test di intelligenza. In primo luogo, ha eliminato i punteggi del quoziente dei vecchi test di intelligenza (la Q in "Q.I."). Al contrario, assegnò un valore arbitrario di 100 all'intelligenza media e aggiunse o sottrasse altri 15 punti per ogni deviazione standard sopra o sotto la media del soggetto. Pur non rifiutando il concetto di intelligenza generale, divise il concetto di intelligenza in due aree principali: le scale verbali e quelle di performance (non verbali), ciascuna valutata con diversi subtest.

Le matrici di Raven, dette anche matrici progressive, sono un test utilizzato per la misurazione dell'intelligenza non verbale; ogni gruppo di item diventa sempre più difficile, richiedendo una sempre più elevata capacità di analisi, codifica, interpretazione e comprensione degli item; sono considerate il test elettivo per misurare il fattore gf dell'intelligenza, ovvero l'intelligenza definita fluida.

Test neuropsicologici: valutazione di funzioni quali attenzione, memoria, abilità visuo-spaziali, linguaggio.

Test di prestazione tipica: misurano caratteristiche quali la personalità o gli atteggiamenti; Item = frasi che descrivono un comportamento o un’inclinazione; la persona esprime il suo grado di accordo o la frequenza di comportamento; lo scopo è rilevare il punto di vista della persona (non esiste una risposta corretta).

In base ai metodi d’indagine: intervista faccia a faccia (comportamento non verbale oltre alla varietà di contenuti); intervista semi-strutturata (oltre alle domande prestabilite permette a chi somministra di fare altre domande). In base ai contenuti: test di personalità, atteggiamento, clinici ecc.

MMPI

L'MMPI-2 è composto da 567 item a cui il candidato deve rispondere vero o falso a seconda se l'affermazione sia per lui prevalentemente vera o prevalentemente falsa. Il tempo impiegato mediamente per rispondere agli item va dai 60 ai 90 minuti. Il profilo ottenuto una volta interpretato può essere utilizzato per la valutazione delle caratteristiche di personalità di chi lo ha compilato.

MMPI - Scale di validità: servono a individuare stili di risposta non sinceri e/o falsati più o meno volontari; punteggi estremi in queste scale indicano che il test non è valido. (es. F (frequenza) indica la possibilità di esagerazione dei sintomi, che può essere dovuta a risposte casuali, simulazioni di malattia; TRIN, incoerenza nelle risposte “vero”).

MMPI - Scale di base (o cliniche): D (depressione) indica la presenza di sintomi di tipo depressivo; Sc (schizofrenia) indica esperienze di tipo insolito tipiche degli schizofrenici).

Scale di valutazione

Liker (1932). Scala di tipo Likert = scala di risposta a più punti per un item; Scala Likert = insieme di item la cui scala di risposta è di tipo Likert, i cui punteggi vengono sommati per ottenere un punteggio totale che rappresenta la quantificazione del costrutto che si intende misurare.

Differenziale semantico: si basa sull’abilità che le persone hanno nel descrivere gli altri in base ad aggettivi. Valutazione (buono ↔ cattivo), Potenza (forte ↔ debole), Attività (attivo ↔ passivo).

Test proiettivi: libere associazioni di parole, Rorschach.

Proprietà psicometriche - Attendibilità

Proporzione di punteggio osservato che non riflette l’errore di misurazione. Precisione e ripetibilità della misura → attendibilità della misura.

X=lP+E X è il voto all’esame, P il livello di preparazione, l quanto influisce la preparazione sul voto ottenuto, E altri fatti intervenienti estranei alla preparazione. L’attendibilità di un test psicologico è la proporzione di un punteggio osservato X che non riflette l’errore di misurazione E ma che quindi riflette il più possibile la caratteristica che si sta misurando V (X=V+E). In base al modello di misurazione per indicatori riflessivi, l’attendibilità può essere ricalcolata come coefficiente di attendibilità che varia tra 0 (attendibilità nulla) e 1 (attendibilità perfetta).

r(tt) = V/X = V/V+E = 1 - E/X. L’attendibilità riguarda la precisione e la ripetibilità di una misura ma non ci dice se stiamo effettivamente misurando ciò che vogliamo (es. misurare un grattacielo con un barometro, stiamo usando uno strumento non valido).

Validità di un test

Validazione: procedura che ci consente di stabilire se la misurazione ottenuta tramite il test raggiunge lo scopo per il quale il test è stato sviluppato. I comportamenti/item che rappresentano l’operazionalizzazione di un costrutto sono infiniti e costituiscono la popolazione/universo delle operazionalizzazioni.

Validità di contenuto

Indaga se il campione di comportamenti che stiamo usando è un campione rilevante e rappresentativo dell’universo di operazionalizzazioni possibili del costrutto. Non si definisce statisticamente, si può sottoporre a un pool di esperti del costrutto in esame.

Validità di facciata

Bisogna tenere a mente i destinatari.

Validità di criterio

Quando si tratta di fare previsioni = valutare quanto il risultato può essere utilizzato per prevedere un particolare comportamento di un individuo, quindi legata all’accuratezza delle previsioni. Quanto tramite il test si possono misurare comportamenti osservabili indipendentemente dalla misurazione (es nel caso del disturbo d’ansia il criterio è la diagnosi che deve essere stata fatta indipendentemente dal test che stiamo sviluppando per misurarla). La scelta del criterio dipende dall’obiettivo che si vuole raggiungere attraverso la decisione presa utilizzando il punteggio del test (es di due criteri rispetto all’ansia: test che valuta il grado d’ansia, test che fa uno screening dell’ansia - discriminare chi ha l’ansia da chi no, non ci dice niente sul grado d’ansia).

Validità di criterio, tre tipi

  • Concorrente: ottenuta in un campione preselezionato che già differisce dalla popolazione generale – misura del costrutto e criterio sono rilevati contemporaneamente e funzionalmente connessi.
  • Predittiva: ottenuta in un campione casuale sul quale bisognerà prendere decisioni – il criterio viene misurato successivamente alla rilevazione della misura ed è da questa predetto.
  • Postdittiva: grado in cui i punteggi a un test sono in relazione con un criterio che consiste in un evento accaduto nel passato (es. test che misura abusi sessuali avvenuti nel passato).

Validità incrementale

Contributo del test per migliorare la predizione di un criterio teoricamente o clinicamente rilevante quando utilizzato insieme ad altre misure (es. valutare se l’inserimento di una batteria aggiuntiva aumenta la capacità predittiva dell’intero set di strumenti).

Validità di costrutto

Quale costrutto spiega la prestazione del test alla persona? Il test misura effettivamente il costrutto che intende misurare? Problema: il costrutto è sempre verificabile? È la validità in rapporto a una funzione, con lo scopo di valutare la connessione del test con la struttura teorica e concettuale delle funzioni da esso misurate. Si parte dalla definizione di costrutto, una costruzione o struttura scientifica, teorica, una categoria astratta, un’idea utilizzata per descrivere o spiegare un fenomeno.

  • Convergente: misura del grado di accordo tra misure diverse dello stesso costrutto.
  • Discriminante/divergente: il grado in cui misure di costrutti diversi siano effettivamente distinguibili l’una dall’altra (es. strumento che misura la depressione, in accordo con strumenti precedenti ma divergente da strumenti che misurano l’ansia).
  • Rete nomologica: stabilire le relazioni fra le proprietà osservabili del costrutto e le relazioni che legano il costrutto di indagine ad altri in modo da definire chiaramente in cosa consiste il costrutto stesso.

Proprietà psicometriche - Validità

Validità vs attendibilità

Tabulazione dati

Concetti chiave

  • Popolazione, universo: insieme di unità di analisi simili tra loro per una o più caratteristiche che rappresentano l’oggetto di indagine; può essere finita (affetti da malattie rare), molto grande (popolazione cinese), infinita (tutti i lanci effettuabili con un dado).
  • Variabili: caratteristiche distintive di una popolazione misurabili (come?).
  • Campione: quella parte di popolazione sulla quale le variabili di interesse sono effettivamente misurate, si ottiene tramite il campionamento.
  • Statistica: la misura di una variabile nel campione, servono per fare previsioni circa i parametri ( = le corrispondenti misure della variabile del campione).
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/03 Psicometria

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher silvia321 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicometria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Cuturi Luigi Felice.
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