Estratto del documento

​

S

tatistica​

​: metodo di ricerca della verità, che ci​​dirà se la nostra ipotesi sia sostenibile in​

​questo momento e luogo e con questo tipo di persone.​

​I metodi statistici vengono divisi in 2 branche principali:​

​1.​ ​Statistica Descrittiva​

​: utilizzata per riassumere​​e descrivere un insieme di dati​

​raccolti in una ricerca in modo chiaro e sintetico.​

​2.​ ​Statistica Inferenziale​

​:utilizzata per trarre conclusioni​​e fare inferenze su un gruppo​

​di individui maggiore che sono basate sui dati di una ricerca svolta su un gruppo più​

​piccolo.​

I

​

n statistica si misura la​​Variabile​

​, ovvero una condizione/caratteristica​​che può avere diversi​

​valori e che viene rilevata nei casi (o unità di analisi). Il​​Valore​

​, è il possibile numero o​

​categoria che un punteggio può avere. La variabile, inoltre, può assumere diverse​​Modalità​

​(se uso una scala qualitativa​​*

​) o​​Punteggio​​(se uso​​una scala quantitativa​​*​

), ed indicano i​

​modi con cui quella determinata variabile può essere misurata (cioè le alternative di​

​risposta). I​​Dati​​sono il risultato della rilevazione.​

​[Es: un padre valuta sua figlia come 2 su una scala a 7 punti (da 1 a 7) di irascibilità. In​

​questo esempio, la variabile è il livello di irascibilità; il punteggio è 2; e il valore varia da 1 a​

​7.]​

​La variabile può essere di 2 tipi:​

​1.​ ​Discreta​

​: variabile che ha dei valori specifici, non​​può avere dei valori decimali.​

​2.​ ​Continua​

​: variabile che tra 2 valori ammette un numero​​infinito di valori (ammette i​

​decimali).​

​

C

ome misurare le variabili?​

​Esistono 4 scale/livelli di misura:​

​1.​ ​Scala nominale​

​: associata alla variabile nominale,​​in cui i valori sono nomi o​

​categorie. Queste categorie sono distinte (diverse tra loro) e autoescludenti (una​

​persona non può appartenere a più di una categoria).​

​2.​ ​Scala ordinale​

​: tipo di variabile numerica, anche​​chiamata “variabile a ordinamento​

​per ranghi”. In questo caso, i numeri esprimono l'ordine della variabile in una​

​graduatoria (o rango). Questa scala fornisce poche informazioni, perché la differenza​

​tra un rango e il successivo non ci chiarisce la differenza di unità di misura (in quanto​

​non ne ha una).​

​3.​ ​Scala a intervalli equivalenti​

​: tipo di variabile​​numerica. In questa scala, i valori​

​numerici della variabile rappresentano distanze uguali di unità di misura,​

​consentendo l’utilizzo di intervalli. È presente anche lo zero a volte, ma è uno 0​

​arbitrario, mantiene costante l’intervallo.​

​4.​ ​Scala a rapporti equivalenti​

​:tipo di variabile numerica.​​È una scala simile a quella a​

​intervalli equivalenti, con la differenza che lo zero qui è uno​​0 assoluto​

​, per cui il​

​valore dello 0 su una variabile indica un’assenza completa della variabile.​

​Queste scale si dividono in:​

​1.​ ​*

​Qualitative​

​: scala nominale; ordinale. Distingue​​i casi rispetto alle modalità che​

​possono assumere, ma non conosciamo la quantità effettiva della variabile.​

​2.​ ​*

​Quantitative​

​: scala a intervalli equivalenti; e a​​rapporti equivalenti. Attribuiscono ai​

​casi un punteggio che indica la quantità della variabile ottenuta.​ ​1​

I

​

l livello di misura scelto influenza il tipo di operazioni statistiche che possono essere usate​

​con una variabile.​

​DOMANDE DI VERIFICA:​

​1.​ ​Per misurare il titolo di studio (diploma superiore, laura triennale, laura magistrale)​

​quale scala si usa?​​Scala ORDINALE​​(in quanto si creano​​delle categorie ed è​

​possibile metterle in ordine, in questo caso, dal minore al maggiore, ma non c’è un​

​unità di misura).​

​2.​ ​Per misurare l’appartenenza all’area geografica (centro, nord, sud) quale scala si​

​usa?​​Scala NOMINALE​​(in quanto si creano delle categorie,​​ma non è possibile​

​metterle in un ordine).​

​3.​ ​In una prova di memoria, per misurare il tempo di reazione ad uno stimolo luminoso,​

​quale scala si usa?​​Scala a RAPPORTI EQUIVALENTI​​(perché​​vi è un’unità di​

​misura, e lo 0 è assoluto).​

​4.​ ​Il punteggio di 130 come punteggio di quoziente intellettivo, è misurato su quale​

​scala?​​Scala a INTERVALLI EQUIVALENTI​​(perché lo 0​​non indica assenza di, in​

​questo caso, intelligenza, ma di poca, per cui lo 0 è valore arbitrario. N.B.: questo​

​vale per qualunque misurazione ottenuta da TEST PSICOLOGICI, come test su​

​ansia, su depressione, su estroversione, etc).​

​

P

opolazione​

​= totalità dei casi di interesse del ricercatore.​​Essendo la popolazione una​

​categoria troppo ampia, si usa il​​Campione​

​(=gruppo​​rappresentativo della popolazione).​

​Come fa il campione a rappresentare bene le caratteristiche principali della popolazione​

​(comprese le minoranze)? Deve essere un campione ampio, così da avere più​

​VARIABILITÀ​

​. Se non contiene un numero ampio di persone,​​c’è il rischio che rappresenti​

​solo la centralità dei casi.​

​

L

a​​PSICOLOGIA DESCRITTIVA​​riassume e descrive le caratteristiche​​di un insieme di dati​

​numerici in modo chiaro e sintetico.​

​Tra le tecniche usate dalla psicologia descrittiva, è presente l’utilizzo di distribuzioni e grafici​

​di frequenza, con lo scopo di semplificare la lettura dei dati.​ ​2​

​

D

ISTRIBUZIONI:​

​La distribuzione di frequenza prevede la rappresentazione dei dati in tabella.​

I

​

n particolare, una​​distribuzione​​è l’insieme di punteggi/modalità​​relative ad una variabile.​

​(Es: sesso biologico: F= Femmina, M= Maschio; F F M F M F F F M).​

​La​​frequenza SEMPLICE​​è il conteggio del numero di​​volte in cui è presente ciascun​

​punteggio /modalità compare. Viene indicata con la “f”. La somma di tutte le frequenze (es:​

​F+M) è uguale al numero di casi statistici in totale (che viene indicato con la lettera “N”). (Es:​

​N=9; 9 indica la totalità dei casi/risposte, a prescindere dalla modalità a cui si riferiscono).​

​Si ha poi la​​frequenza CUMULATA,​​la quale accresce​​le informazioni presenti in una tabella​

​di frequenza semplice. In particolare, questa mostra quanti punteggi o modalità si sono​

​accumulati fino a quel punto sulla matrice dei dati. (Si ottiene sommando tra loro le varie​

​frequenze semplici, in una nuova colonna di fianco a “f”, man mano che si va avanti nella​

​tabella). Si indica con “fc”.​

​N.B.: la “fc” finale deve essere uguale ad N, per cui deve indicare il numero totale dei casi.​

​Fc serve dunque a comprendere quanti soggetti hanno ottenuto ALMENO (< o =) il​

​punteggio o modalità che sto prendendo in considerazione. [Posso anche conoscere la parte​

​che supera il punteggio considerato, sottraendo da N l’fc che sto considerando].​

​

U

na tabella di​​frequenza completa​

​, contiene anche​​le percentuali semplici e le percentuali​

​cumulate.​

​La​​percentuale SEMPLICE​​ci informa della % di casi​​associata a ciascuna singola modalità.​

​Si calcola dividendo la frequenza semplice (f) per N (numero totale dei casi), e moltiplicando​

​il risultato per 100. [(f/N)*100].​

​La​​percentuale CUMULATA​​è la somma delle % semplici​​man mano che si va avanti nella​

​tabella.​

​N.B.: la %c finale deve essere uguale (o quasi) al 100%.​

​

E

sempio tabella di frequenza (seguendo la matrice di distribuzione sopra, si riferisce alla​

​colonna “Voto esame psicometria”):​ ​3​

​X​ ​f​ ​fc​ ​%​ ​%c​

​(modalità/punteggio)​

​18​ ​1​ ​1​ ​11,11%​ ​11,11%​

​19​ ​0​ ​1​ ​0%​ ​11,11%​

​20​ ​0​ ​1​ ​0%​ ​11,11%​

​21​ ​0​ ​1​ ​0%​ ​11,11%​

​22​ ​1​ ​2​ ​11,11%​ ​22,22%​

​23​ ​0​ ​2​ ​0%​ ​22,22%​

​24​ ​0​ ​2​ ​0%​ ​22,22%​

​25​ ​1​ ​3​ ​11,11%​ ​33,33%​

​26​ ​0​ ​3​ ​0%​ ​33,33%​

​27​ ​1​ ​4​ ​11,11%​ ​44,44%​

​28​ ​2​ ​6​ ​22,22%​ ​66,66%​

​29​ ​0​ ​6​ ​0%​ ​66,66%​

​30​ ​3​ ​9​ ​33,33%​ ​99,99%​

​

N

ota: fc=9; N=9​

​Nota 2: %c=99,99%=100%​

​

P

er rendere facile la lettura dei dati, possono essere rappresentati in rappresentazioni​

​grafiche, che sono:​

​-​ ​Grafici a barre​

​.​

​-​ ​Istogrammi a barre​

​.​

​-​ ​Poligoni di frequenza semplice​

​.​

​-​ ​Poligoni di frequenza cumulata​

​.​

​

G

RAFICO A BARRE​​:​

​Si usa per rappresentare le variabili DISCRETE (qualitative, dunque scali nominali e​

​ordinali).​

​Costruzione:​

​1.​ ​Disporre le frequenze sull’asse delle y e le x (modalità) su quella delle x.​

​2.​ ​Si costruiscono delle barre in corrispondenza di ciascuna x, con altezza pari alla​

​frequenza della rispettiva modalità.​

​3.​ ​N.B.: le barre tra loro NON sono adiacenti.​ ​4​

I

​

STOGRAMMA A BARRE​​:​

​Si usa per le variabili QUANTITATIVE (scale a rapporti e a intervalli equivalenti).​

​Costruzione:​

​1.​ ​Come il grafico a barre.​

​2.​ ​MA N.B.: le barre sono ADIACENTI tra loro (solo quando i punteggi sono f > 0, in​

​quanto se f = 0 la barra NON si alza).​

​

P

OLIGONO DI FREQUENZA SEMPLICE​​:​

​Si usa per le variabili CONTINUE (quantitative).​

​Costruzione:​

​1.​ ​Disporre le frequenze sull’asse delle y; e le x (punteggi) sull’asse delle x.​

​2.​ ​Si mette un puntino in corrispondenza delle frequenze semplici e delle x relative.​

​3.​ ​Si uniscono i puntini delle x adiacenti con una linea.​

​

P

OLIGONO DI FREQUENZA CUMULATA​​:​

​Si usa per le variabili CONTINUE, ed è una valida alternativa agli istogrammi a barre.​

​Costruzione:​

​1.​ ​Disporre le frequenze cumulate sull’asse delle y; e le x (punteggi) sull’asse delle x.​

​2.​ ​Si mette un puntino in corrispondenza delle frequenze cumulate e delle relative x.​

​3.​ ​Si uniscono i puntini delle x adiacenti con una linea.​ ​5​

I

​

ndici di tendenza centrale​

​:​

​Gli indici di tendenza centrale (Itc) consentono di riassumere l’informazione relativa a un​

​gruppo di soggetti (casi o unità di analisi), proveniente dalla misura della variabile di​

​interesse.​

​Sono​​valori rappresentativi​

​, ovvero numeri che possono​​descrivere e sintetizzare il centro​

​di una distribuzione di dati e attorno ai quali tenderanno a raggrupparsi la maggior parte dei​

​valori individuali.​

​Gli Itc sono 3:​

​-​ ​Moda​

​-​ ​Media​

​-​ ​Mediana​

​

M

ODA​​:​

​Con simbolo Mo, è il valore (x, punteggio) con la frequenza maggiore di una distribuzione.​

​È l’unica utilizzabile per tutte le scale (anche quelle nominali). Tuttavia, è quella che ci da​

​meno informazioni sulla distribuzione perché non descrive il resto della distribuzione o la sua​

​centralità.​

​Una distribuzione può avere anche 2 o più mode, poiché è possibile che due punteggi​

​vengano ottenuti con la stessa frequenza:​

​-​ ​Se c’è una sola moda, la distribuzione si dice​​unimodale​

​.​

​-​ ​Se ci sono 2 mode, la distribuzione si dice​​bimodale​

​.​

​-​ ​Se ci sono più di 2 mode, la distribuzione si dice​​multimodale​

​.​

​

M

EDIA​​:​

​Con simbolo (M), è il valore medio di un gruppo di punteggi. È dato dalla somma di tutti i​

​valori, diviso il numero di unità statistiche (N).​

​La formula è:​

​

È l’Itc più utilizzato, in quanto considera tutti i punteggi (visto che c’è la somma di tutte le​

​x/N).​

​Essendo il baricentro di una distribuzione di valori, è “sensibile” ai valori estremi​

​(positivamente se l’estremo è alto; negativamente se l’estremo è basso).​

​La media deve sempre essere interna ai valori della distribuzione; non può essere minore​

​del punteggio più basso o maggiore del numero più alto.​

​Può essere usata solo per scale quantitative.​

​

C

alcolo attraverso la tabella di frequenza:​

​Moltiplicare ciascuna x per la sua frequenza; sommare i nuovi risultati; dividere per N.​

​

M

EDIA PONDERATA​​:​

​Si utilizza quando i punteggi (x) hanno un​​peso​​(P)​​diverso.​

​La formula è:​

​(Somma del prodotto tra ciascun punteggio e il suo peso; diviso la somma dei pesi).​ ​6​

​Proprietà della media:​

​1.​ ​Se i punteggi di una distribuzione vengono sommati / sottratti alla costante K, la​

​nuova media sarà uguale alla media precedente (originale) + o - la costante K.​

​Formula:​

​2.​ S

​ e i punteggi si moltiplicano / dividono per una costante K, la nuova media sarà​

​uguale alla media precedente per o diviso la costante K.​

​Formula:​

​

A cosa serve questo?​

​Per comodità, si riportano i risultati in basi più facili, come per esempio in base 100.​

​Per farlo si prende la media ponderata e si moltiplica per il punteggio più grande della nuova​

​scala e si divide per il punteggio più grande della vecchia scala.​

​Per esempio: voto di laurea (max 110). Se ho la media ponderata di 29 (su 30),​

​calcolo (29 * 100) / 30 = 106,3.​

​

M

EDIANA​​:​

​Con simbolo Mdn, è il valore che occupa la posizione centrale, dopo aver ordinato tutti i​

​valori della distribuzione in ordine crescente.​

​La mediana divide in 2 parti uguali la distribuzione, per cui non è influenzata da valori​

​estremi.​

​È preferibile usarla per le scale ad intervalli e a rapporti equivalenti.​

​Calcolo:​

​-​ ​Se N punteggi è dispari: corrisponde al valore centrale.​

​Es: 1; 1; 1; 2; 3; 4; 39. La mediana è 2.​

​-​ ​se N punteggi è pari: corrisponde alla semisomma (ovvero la media) dei due​

​punteggi centrali.​

​Es: 1; 1; 1; 2; 3; 4; 39; 39. La mediana è (2 + 3) / 2 = 5 / 2 = 2,5.​

​È più facile calcolarla usando la tabella di frequenza completa, perché la mediana è il​

​numero che divide i valori al 50% (quindi uso la colonna di %c).​

​Per farlo, cerco il punteggio che raggiunge e supera il 50%. Se raggiunge esattamente il​

​50%, faccio la semisomma tra il punteggio relativo al 50% e quello successivo.​ ​7​

I

​

ndici di posizione​

​:​

​Oltre agli ITC, nella statistica descrittiva sono importanti anche gli indici di posizione.​

​Gli indici di posizione sono più flessibili degli ITC.​

​

U

n indice di posizione è la divisione della distribuzione in un numero di parti variabile.​

​Tra una divisione e l’altra della distribuzione è sempre compresa la stessa percentuale di​

​osservazioni.​

​La distribuzione può essere divisa in:​

​-​ ​100 parti:​​Percentili​​(o​​centili​

​).​

​-​ ​10 parti:​​Decili​

​.​

​-​ ​4 parti:​​Quartili​

​.​

​-​ ​3 parti:​​Terzili​

​.​

I

​

l 50º percentile, il 5º decile e il 2º quartiere DEVONO corrispondere alla MEDIANA.​

​Nei terzili invece, essendo dispari, nessun punto corrisponde alla mediana.​

​

Q

ual è la % di casi che cade sotto ogni Quartile?​

​Q

​ ​= (100/4)*1 =​​25%​

​.​ ​Q​ ​= (100/4)*2 =​​50%​

​.​ ​Q​ ​= (100/4)*3​​=​​75%​

​.​

​1

​ ​2

​ ​3

​

I

​ tre Quartili possono coincidere.​

​Per calcolare i Quartili, bisogna cercare i punteggi che​​raggiungono​​e​​superano​​il 25%, il​

​50%, e il 75% di casi.​

​Quando un punteggio raggiunge ESATTAMENTE la percentuale, si calcola la semisomma​

​tra il punteggio corrispondente e il successivo.​

​Esempio:​

​X​ ​f​ ​fc​ ​%​ ​%c​

​1​ ​5​ ​5​ ​62,50%​ ​62,50%​

​2​ ​1​ ​6​ ​12,50%​ ​75%​

​3​ ​1​ ​7​ ​12

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/03 Psicometria

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ari0904 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicometria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università Maria SS.Assunta - (LUMSA) di Roma o del prof Callea Antonino.
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