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Psicologia sociale – Myers e Twenge

Introduzione alla psicologia sociale

Che cos'è la psicologia sociale?

La psicologia sociale è lo studio scientifico del modo in cui le persone e i gruppi percepiscono e pensano gli altri, li influenzano e si pongono in relazione con essi. Questa disciplina focalizza l'attenzione sull'articolazione tra i processi psicologici e quelli sociali, studia l'intersoggettività intesa come relazioni tra le persone, tra i gruppi e tra la persona e il contesto sociale in cui vive.

Gli psicologi, dunque, cercano di rispondere a domande come:

  • Quando del nostro mondo reale è contenuto nella nostra mente?
  • Le persone possono essere crudeli se viene loro ordinato di esserlo?
  • Aiutare gli altri o aiutare sé stessi?

Un filo rosso lega queste tre domande: tutte rimandano a come le persone percepiscono gli altri e interagiscono con essi. Questo è ciò di cui si occupa la psicologia sociale.

I capisaldi della psicologia sociale

I risultati di decine di centinaia di studi, le conclusioni di migliaia di ricerche e le riflessioni di centinaia di ricercatori confluiscono in alcuni elementi di fondo, alcune idee centrali. La lista, secondo Myers, è la seguente.

Noi costruiamo la nostra realtà

Gli esseri umani hanno un pressante bisogno di spiegare i comportamenti, attribuire loro delle cause e pertanto renderli ordinati, predicibili e controllabili. Esiste una realtà oggettiva al di fuori di noi, ma la vediamo sempre attraverso le lenti delle nostre credenze e dei nostri valori. Siamo tutti scienziati ingenui. Spieghiamo il comportamento delle persone, solitamente con sufficiente rapidità e accuratezza, e questo risponde in maniera adeguata ai nostri bisogni quotidiani. Anche le credenze che riguardano noi stessi sono importanti. È estremamente importante capire come costruiamo la nostra realtà del mondo e di noi stessi.

Le nostre intuizioni sono spesso potenti ma talvolta pericolose

Le nostre intuizioni immediate modellano le nostre paure, le nostre impressioni e le nostre relazioni. Gli psicologi sociali hanno rilevato la presenza di processi mentali di cui non siamo consapevoli, la mente intuitiva che sta nel backstage, accanto a processi mentali di cui siamo consapevoli, la mente che sta nel frontstage. I primi sono denominati "processi automatici", "memoria implicita", "euristiche", "inferenze di tratti spontanei". Il pensiero, le percezioni, la memoria e gli atteggiamenti operano a due livelli: uno conscio e deliberativo, l'altro inconscio e automatico. I ricercatori fanno riferimento a questo fenomeno denominandolo "elaborazione duale". Le intuizioni sui noi stessi spesso sono errate. Intuitivamente ci fidiamo dei nostri ricordi più di quanto dovremmo.

Le influenze sociali plasmano i nostri comportamenti

Le relazioni sono una parte importante della vita umana. Come creature sociali, noi rispondiamo al contesto in cui ci troviamo. Talvolta il potere della situazione sociale porta ad agire in maniera distante dai nostri atteggiamenti. Potenti situazioni negative talvolta soverchiano le nostre buone intenzioni, inducendoci ad agire in maniera contraria ai nostri principi. Anche la cultura di appartenenza gioca un ruolo cruciale nel definire la percezione delle situazioni in cui ci troviamo e le nostre reazioni. Le persone si adattano al contesto sociale in cui si trovano. I nostri atteggiamenti e comportamenti sono modellati dalle forze sociali.

I nostri atteggiamenti e le nostre disposizioni plasmano i nostri comportamenti

Noi non siamo esseri inermi che vengono sospinti in ogni dove dal vento sociale. I nostri atteggiamenti influenzano i nostri comportamenti. Anche le nostre disposizioni personali influenzano i nostri comportamenti. Gli atteggiamenti e i tratti di personalità influenzano il comportamento.

I principi della psicologia sociale sono applicabili alla vita quotidiana

La psicologia sociale ha la potenzialità di illuminare la vita quotidiana, rendendo visibili le sottili influenze che guidano i nostri pensieri e le nostre azioni. La psicologia sociale non si propone di dare risposte a domande cruciali, ma ci offre un metodo per porre domande e trovare risposte in merito ad aspetti rilevanti della vita: la psicologia sociale si occupa della vita concreta e reale delle persone.

La psicologia sociale e i valori

Nei contesti scientifici i ricercatori non possono esprimere posizioni personali, soggettive. Tutto deve limitarsi a un piano oggettivo. I valori dei ricercatori penetrano nel loro lavoro attraverso due vie: manifesta o non manifesta.

I valori del ricercatore divengono manifesti, per esempio, nella scelta dell'ambito e dell'oggetto di studio. La psicologia sociale riflette la storia sociale e i valori di cui i suoi ricercatori sono portatori. I valori influenzano anche il tipo di persone che sono attratte dalle diverse discipline. Talvolta, però, i valori agiscono in maniera non manifesta. La scienza non è mai del tutto oggettiva. Gli scienziati non si limitano a leggere semplicemente la natura: piuttosto, interpretano la natura sulla base delle loro categorie mentali.

La tendenza a leggere in maniera pregiudiziale la realtà, fondata sulle nostre aspettative, è un aspetto di base della nostra mente. Ciò che riteniamo oggettivo spesso non è altro che il frutto di credenze condivise, quelle che Moscovici (1961) ha denominato rappresentazioni sociali, di cui non si è del tutto consapevoli e che non vengono sottoposte a verifica. Anche per gli psicologi, come per gli altri ricercatori, i valori di cui sono portatori giocano un ruolo molto importante nelle teorie che essi sostengono. L'osservazione sistematica, la sperimentazione, tutte le strategie di ricerca ci aiutano a pulire le lenti che usiamo per comprendere la realtà.

Lo so da sempre: la psicologia sociale è semplice senso comune?

Spesso gli psicologi sociali si sentono rivolgere due critiche tra loro in contraddizione:

  • La psicologia sociale è banale perché documenta l'ovvio.
  • La psicologia sociale è pericolosa perché i suoi risultati possono essere usati per manipolare le persone.

Invochiamo il senso comune dopo che siamo venuti a conoscenza degli eventi. Gli eventi sono molto più ovvi e predicibili retrospettivamente che non anticipatamente. Gli esperimenti rivelano che, quando una persona apprende i risultati di un esperimento, quei risultati le paiono poco sorprendenti.

Questo bias della retrospezione (anche chiamato il "fenomeno del io-lo-so-da-sempre") è pervasivo. Il fenomeno del io-lo-sapevo-già può avere conseguenze nefaste. Poiché le conseguenze degli eventi sembrano sempre semplicemente predicibili, spesso vengono commessi errori di comprensione, interpretazione, presa di decisione e scelta di comportamenti da porre in atto. La psicologia sociale, grazie all'impiego di metodi di ricerca rigorosi e accurati, consente di comprendere meglio processi e fenomeni, di distinguere chiaramente la realtà dell'illusione e di prevedere i fati prima che si verifichino.

Lo sviluppo storico della psicologia sociale

Le radici europee della psicologia sociale: la psicologia delle folle e la Völkerpsichologie

Il termine psicologia sociale fu coniato da Carlo Cattaneo. Tale termine non ebbe una divulgazione degna di nota. Maggiore diffusione ebbe il testo di Gustav Adolph Lindner "Idee per una psicologia della società come scienza sociale" (1871), il quale sostenne che la società non è nulla se non l'insieme delle persone, in quanto la sua vita mentale altro non è che ciò che accade nella vita mentale delle persone che la compongono.

Le radici della psicologia sociale vengono però ricondotte a due approcci sviluppatisi in Europa nel XIX secolo al fine di comprendere e spiegare i fenomeni collettivi. Entrambi gli approcci si inscrivono entro la matrice socio-costruttivista, secondo la quale la costruzione della conoscenza da parte dei soggetti, in merito a sé e in merito al mondo, affonda le radici nel contesto sociale, non inteso in modo generico ma come un contesto organizzato nei sistemi simbolici e reali cui le persone appartengono. Tali approcci sono la psicologia delle folle, di origine italo-francese, e la psicologia dei popoli o Völkerpsichologie, di origine tedesca.

La psicologia delle folle trae il proprio nome dal testo di Gustave Le Bon, "La psychologie des foules" (1895), un volume che è stato ripreso da grandi della psicologia, come Freud in "Psicologia delle masse e analisi dell'Io". Le idee contenute nel volume di Le Bon erano già state proposte da Scipio Sighele. Le Bon si occupò di un tema che incuteva timore nella società dell'epoca: le folle, espressione di grandi movimenti di massa quali quello che aveva condotto alla Rivoluzione Francese o alle organizzazioni dei lavoratori, capaci di produrre notevoli mutamenti sociali e politici. Le Bon offre un'immagine decisamente negativa delle folle: sono caratterizzate dalla presenza di irrazionalità. A suo avviso, dunque, le persone si annullano nella folla, i loro sentimenti e le loro idee si polarizzano e si genera una sorta di corpo composto da elementi eterogenei saldati tra di loro, che manifesta caratteristiche comuni di pensiero e di azione molto diverse da quelle di cui ciascuno risultava portatore.

A parere di Le Bon ciò è dovuto al fatto che il comportamento umano è sorretto da motivi inconsci comuni che portano la folla a sviluppare un'anima collettiva, a regredire verso un inconscio collettivo che determina la perdita della coscienza soggettiva, delle qualità intellettuali e delle caratteristiche personali. Secondo Le Bon, alla base di questo fenomeno si collocano tre meccanismi fondamentali:

  • Contagio mentale, che propagando atti e sentimenti porta a confondersi con l'anima collettiva. Il contagio mentale diffuso tra i membri della folla è analogo a quello batteriologico. Questo fenomeno offre una spiegazione plausibile dell'intensa emotività e dell'anomia (Durkheim), ossia messa in discussione, misconoscimento o rifiuto delle norme, presenti nella folla.
  • Senso di potenza, che si genera dal riunirsi e che ha come conseguenza la riduzione del senso di responsabilità e del corretto rapporto con la realtà.
  • Suggestionabilità che, messa in moto dall'indebolirsi della coscienza annulla la volontà personale trasformando la persona in automa. In questo stato la mente delle persone tende a regredire fino a un livello più primitivo.

Le Bon sviluppa l'idea dell'importanza dell'esistenza di capi entro le folle e soprattutto della loro personalità: uomini carismatici, d'azione, spesso nevrotici ma caratterizzati da una forte volontà, capaci d'imporsi e di guidare un "gregge".

Gabriel Tarde, altro sostenitore di questo approccio, rifiuta l'idea che la realtà collettiva sia un'entità autonoma dalle persone che la compongono. A suo parere, dietro ogni fatto sociale vi è la persona e il suo contesto di vita. Ciò non significa che le persone non si influenzino tra loro, anzi, tale processo è proprio alla base di ogni fenomeno psichico e sociale sotto forma di imitazione. Tarde sostiene che l'imitazione sia il vero motore del mondo.

Secondo Tarde, alla base della vita sociale vi sarebbero tre cause di ordine psicologico: il desiderio, l'invenzione e la relazione interpsicologica. La prima è intesa come la molla dell'attività umana, ciò che spinge ad agire verso ciò che si crede desiderabile. La seconda è definita come attuazione individuale del processo di desiderio e fa riferimento all'operazione per cui, attraverso l'eredità delle generazioni e le suggestioni del contesto, vengono costruite nuove idee sia nella realtà interna sia nella realtà sociale. Infine, la terza è intesa come luogo dell'intersezione tra i primi due, a sua volta centro di nuovi sviluppi e nuove creazioni.

Anche se questi processi sono diffusi in tutti gli uomini, alcuni sono particolarmente abili nell'inventare idee: questi diventano modelli da imitare, capi carismatici della folla. Mentre l'invenzione crea modelli di comportamento originali e provoca differenza sociale, l'imitazione diffonde progressivamente le novità spingendo le persone ad adeguarvisi.

Attorno agli stessi anni, in Germania prende vita la Völkerpsichologie, termine spesso reso con "psicologia dei popoli", ma che in realtà sta a indicare una psicologia sociale comparata e storica che si occupa dei prodotti della cultura che derivano dall'interazione sociale. Massimo esponente di questo approccio è Wilhelm Wundt. Wundt considerò distinti ma complementari la psicologia sperimentale e la psicologia sociale: mentre la prima, a suo parere, studia l'individuo con metodi sperimentali, la seconda si occupa di fenomeni collettivi non indagabili sperimentalmente.

Gli assunti di base di questo approccio sono i seguenti:

  • L'essere umano ha una natura intrinsecamente sociale, pertanto centrale è lo studio del rapporto tra persona e comunità.
  • La psicologia sociale non può che essere una disciplina storica, poiché non può prescindere dal contesto storico socioculturale in cui si sviluppa.
  • Oggetto della psicologia è lo studio del rapporto tra le persone e i prodotti della loro interazione che, a loro volta, influiscono sulle menti delle persone arricchendole.

La psicologia sociale di Wundt, dunque, si interessava allo studio delle origini e delle trasformazioni del pensiero nelle società, alla cultura di un popolo. Sia la psicologia delle folle sia la Völkerpsichologie focalizzano l'attenzione sui fenomeni collettivi, sulla società, più che sulle singole persone; inoltre, ambedue individuano quale metodologia privilegiata per indagare questi oggetti quella osservativo-interpretativa in luogo di quella strettamente sperimentale.

La psicologia sociale in America

L'esordio: 1885-1934. Norman Triplett è considerato il primo ricercatore di psicologia sociale. Nel 1895 Triplett si pose la seguente domanda "com'è la performance di una persona quando sono presenti altre persone?". Triplett ideò il primo esperimento di psicologia sociale in cui poter studiare il fenomeno in maniera precisa e attentamente controllata. In questo studio chiese a dei bambini di avvolgere velocemente della lenza da pesca sui rispettivi rocchetti in presenza di altri o da soli. I bambini avvolgevano il filo più velocemente quando si trovavano in presenza di altri rispetto a quando erano da soli. Pubblicato nel 1897, questo studio è ritenuto il primo in cui il metodo sperimentale è stato applicato alle scienze umane.

In verità, il primo studio era già stato realizzato attorno al 1880 a opera di Max Ringelmann. Anche Ringelmann si era occupato delle prestazioni delle persone in presenza di altri, ma, contrariamente a Triplett, aveva rilevato che le persone impegnate in un compito in presenza di altri mostravano prestazioni inferiori se lo facevano in gruppo rispetto a quando lo facevano da soli. Per questa apparente contraddizione è stata trovata una soluzione: il fenomeno indagato da Triplett è oggi noto come "facilitazione sociale", quello studiato da Ringelmann come "inerzia sociale".

Il merito della nascita della psicologia sociale come disciplina autonoma viene attribuito a William McDougall e a Eduard Ross, che nel 1908 pubblicarono due testi, "Introduction to social psychology" e "Social psychology". McDougall sosteneva che la persona doveva essere la principale unità di analisi della nuova disciplina e soprattutto i suoi istinti. Gli istinti, intesi come disposizione innata, a suo parere, sono collegati con le emozioni e rilevabili attraverso esse. Alcuni di questi istinti, quelli ritenuti di natura più sociale, sono collocati dall'autore alla base dei comportamenti delle persone e della vita sociale. Ross, invece, sottolineava l'importanza del gruppo e dello studio dei comportamenti collettivi che, a suo parere, esercitano una grossa influenza sulla persona, determinandone pensieri, opinioni ma anche sentimenti e interessi.

Floyd Allport, fratello maggiore di Gordon Allport, formulò la prima chiara definizione di psicologia sociale: non esiste una psicologia dei gruppi che non sia essenzialmente e interamente una psicologia degli individui; la psicologia sociale è parte della psicologia dell'individuo. Egli propose una concezione individualista della psicologia sociale: essa è una scienza sperimentale e del comportamento. I fenomeni sociali, i gruppi, non necessitano di modelli teorici specifici né di metodi peculiari: possono essere compresi tramite i modelli utilizzati per capire le singole persone e indagati con medesimi metodi.

Lo sviluppo della psicologia sociale negli Stati Uniti degli anni Venti e Trenta dello scorso secolo si colloca in un clima culturale particolare. È in questo contesto che si diffonde la psicologia delle razze, chiaro esempio di collusione tra gli psicologi sociali dell'epoca e il clima pregiudiziale e intriso di razzismo culturalmente diffuso: suo scopo era cercare di dimostrare scientificamente la differenza tra le razze e pertanto sia che i nativi americani erano più intelligenti degli afroamericani sia che gli immigrati provenienti dal nord Europa erano più competenti e culturalmente più adeguati rispetto agli immigrati che provenivano dal sud o dall'est dell'Europa.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sarapinna di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Rollero Chiara.
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