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Psicologia generale I

Sommario

  • Capitolo 1 7
  • La natura della psicologia 7
  • 1.2 Il campo di indagine della psicologia 7
  • Obiettivi della psicologia 7
  • Le radici della psicologia come scienza 8
  • La relazione mente-cervello: idea giusta ma metodo sbagliato 9
  • Le prime scuole: strutturalismo e funzionalismo 10
  • La prospettiva psicodinamica 11
  • La prospettiva comportamentale 12
  • La prospettiva umanistica 13
  • La prospettiva cognitiva 13
  • La prospettiva socioculturale 14
  • La prospettiva biologica 14
  • 1.3 Utilizzare i livelli di analisi per integrare le prospettive 15
  • 1.4 La psicologia oggi 16
  • Capitolo 2 16
  • 2.1 I principi scientifici in psicologia 16
  • Due approcci per comprendere il comportamento 17
  • Definire e misurare le variabili 18
  • 2.2 Gli standard etici 19
  • 2.3 I metodi di ricerca 20
  • Lo studio di correlazione 21
  • Gli esperimenti 22
  • La ricerca qualitativa 23
  • L’approccio con modelli misti 24
  • 2.4 Le minacce alla validità della ricerca 24
  • 2.5 Analizzare e interpretare i dati 25
  • Capitolo 5 26
  • 33 I sensi tattili 33
  • I sensi del corpo 34
  • 5.3 La visione del colore 35
  • Il daltonismo 35
  • 5.4 L’analisi e la ricostruzione di scene visive 36
  • Il riconoscimento visivo degli oggetti 37
  • 5.5 La percezione: la creazione dell’esperienza 37
  • I principi della Gestalt sull’organizzazione percettiva 2 38
  • La percezione comporta la verifica dell’ipotesi 38
  • Gregory 38
  • La percezione è influenzata dalle aspettative 38
  • Gli stimoli sono riconoscibili in condizioni di cambiamento: le costanze percettive 39
  • 5.6 La percezione di profondità, distanza e movimento 39
  • Percezione di profondità e distanza 40
  • La percezione del movimento 40
  • 5.7 Le illusioni: false ipotesi percettive 40
  • 5.8 I processi di riconoscimento specifici: i volti l’importanza delle “caratteristiche” 41
  • Volti ed emozioni 42
  • L’attrattività 42
  • 5.9 La sinestesia 42
  • 5.10 L’esperienza, i periodi critici e lo sviluppo percettivo 42
  • Capitolo 6 43
  • 6.1 La coscienza 43
  • I livelli di coscienza 43
  • La percezione inconscia e la sua influenza 44
  • Perché abbiamo la coscienza? 45
  • 6.2 L’attenzione 46
  • L’attenzione focalizzata 46
  • Fenomeno del cocktail party 46
  • I modelli basati sul filtro 46
  • Il modello del filtro iniziale (Broadbent, 1958) 47
  • Il modello della selezione tardiva (Deutsch e Deutsch, 1967) 47
  • Il modello dell’attenzione (Treisman, 1964) 47
  • Oggetti o posizioni? 48
  • L’attenzione divisa 49
  • La cecità inattentiva e la cecità al cambiamento 50
  • Misurare l’attenzione 50
  • 6.3 I ritmi circadiani: i nostri orologi biologici quotidiani 51
  • L’alterazione dei ritmi circadiani per cause ambientali 51
  • 6.4 Il sonno e i sogni 51
  • Il riposo notturno 53
  • La deprivazione del sonno 54
  • I disturbi del sonno 55
  • I sogni 56
  • 3 6.5 L’ipnosi 58
  • Comportamenti ed esperienze di origine ipnotica 58
  • Le teorie sull’ipnosi 59
  • Teoria della dissociazione 59
  • Capitolo 7 59
  • 7.1 L’abituazione e la sensibilizzazione 60
  • 7.2 Il condizionamento classico: associare uno stimolo all’altro 60
  • L’estinzione e la ripresa spontanea 62
  • La generalizzazione e la discriminazione 62
  • Il condizionamento di ordine superiore 63
  • L’attrazione e l’avversione 63
  • Malattia e salute 63
  • 7.3 Il condizionamento operante: apprendere dalle conseguenze 64
  • La legge dell’effetto di Thorndike 64
  • Skinner, l’analisi del condizionamento operante 64
  • Le condizioni antecedenti e le conseguenze 65
  • Il rimodellamento e la concatenazione: un passo alla volta 67
  • La generalizzazione e la discriminazione 67
  • I programmi di rinforzo 67
  • Il condizionamento di fuga e il condizionamento evitante 68
  • 7.4 Le obiezioni del comportamentismo 69
  • La cognizione e il condizionamento 69
  • 7.5 L’apprendimento osservazionale: quando sono gli altri a mostrare la via 71
  • La teoria socio-cognitiva di Bandura 71
  • 7.6 Il cervello adattivo 72
  • Capitolo 8 73
  • 8.2 La memoria come elaborazione delle informazioni 73
  • La memoria sensoriale 73
  • La memoria a breve termine o di lavoro 73
  • La memoria a lungo termine 75
  • 8.2 La codifica: acquisire le informazioni 75
  • L’organizzazione e le immagini visuali 76
  • L’influenza delle conoscenze pregresse sulla codifica 77
  • 8.3 L'archiviazione: trattenere le informazioni 77
  • I tipi di memoria a lungo termine 78
  • I tipi di ricordi 78
  • 8.4 Il recupero: accedere alle informazioni 78
  • 4 8.5 Dimenticare 79
  • 8.6 La memoria come processo di costruzione 81
  • Cultura e memoria 82
  • 8.7 La memoria e il cervello 82
  • Capitolo 9 84
  • 9.2 Le proprietà delle lingue 85
  • 9.3 La struttura delle lingue 85
  • 9.4 Comprendere e produrre il discorso 86
  • Il riconoscimento delle parole 86
  • La frequenza delle parole 87
  • L’età di acquisizione 87
  • La pragmatica: il ruolo del contesto sociale 87
  • Le funzioni del linguaggio, il cervello le differenze di genere 87
  • 9.5 L’acquisizione della lingua madre 88
  • I fondamenti biologici 88
  • Il processo di apprendimento sociale 88
  • 9.6 Il bilinguismo 89
  • 9.7 Linguaggio e pensiero 90
  • Capitolo 10 90
  • Le rappresentazioni mentali 90
  • I concetti e le proposizioni 90
  • Le immagini mentali 91
  • 10.6 La soluzione dei problemi 91
  • 10.7 Il ragionamento 93
  • 10.8 La presa di decisione e l’effetto cornice (framing) 95
  • 10.9 La conoscenza, la competenza e la saggezza 95
  • La natura della competenza 96
  • I limiti della conoscenza individuale 96
  • Cos’è la saggezza? 96
  • Capitolo 11 97
  • 11.2 La natura dell’intelligenza 98
  • L’approccio psicometrico 98
  • Gli approcci che si basano sui processi cognitivi 100
  • L’intelligenza intesa in senso più ampio: al di là delle capacità mentali 101
  • 11.3 La misurazione dell’intelligenza 102
  • Gli standard psicometrici per i test di intelligenza 102
  • Misurare l’intelligenza nelle culture non occidentali 104
  • 5 11.4 Ereditarietà, ambiente e intelligenza 104
  • 11.5 Le differenze di intelligenza tra gruppi 104
  • 11.6 I valori estremi dell’intelligenza 105
  • Capitolo 12 105
  • I processi cognitivi: gli incentivi e le aspettative 107
  • I punti di vista psicodinamici umanistici 107
  • 12.2 La fame e la regolazione del peso 109
  • La fisiologia della fame 109
  • Gli aspetti psicologici della fame 110
  • I fattori ambientali e culturali 110
  • L’obesità 110
  • Le cause di anoressia e bulimia 110
  • 12.3 La motivazione sessuale 111
  • La fisiologia del sesso 111
  • La psicologia del sesso 111
  • Le influenze ambientali e culturali 112
  • L’orientamento sessuale 112
  • 12.4 La motivazione sociale 112
  • 12.5 La motivazione del successo 113
  • La teoria del conseguimento dell’obiettivo 113
  • Orientamenti verso il conseguimento dell’obiettivo 113
  • Il clima motivazionale 114
  • Il conflitto motivazionale 114
  • Capitolo 13 114
  • 13.2 La natura delle emozioni 115
  • Stimoli elicitanti 116
  • La componente cognitiva 116
  • La componente fisiologica 116
  • La componente comportamentale 117
  • 13.3 Le teorie delle emozioni 118
  • 13.4 La felicità 120
  • 13.5 Le neuroscienze affettive e sociali 121
  • Prendere decisioni “di pancia” 122

Capitolo 1

La natura della psicologia

6 La psicologia è lo studio scientifico del comportamento e della mente. Per comportamento si intendono azioni e risposte che possiamo osservare direttamente, per mente si intendono gli stati interiori e i processi (pensieri e sentimenti) che non possono essere visti direttamente ma vanno dedotti da risposte osservabili e misurabili. Ad esempio: il senso di solitudine di una persona non la si vede ma la si deduce basandosi sul suo comportamento e sulla sua dichiarazione verbale.

Attinge a due generi diversi di tipologie di ricerca: quella di base che riflette una ricerca per acquisire una conoscenza, ad esempio esamina come e perché ci si comporta in un certo modo e la ricerca la si può effettuare o in laboratorio o in contesti di vita reali; quella applicata che è volta a risolvere problemi pratici, cioè usa le conoscenze scientifiche di base per progettare i programmi di intervento.

Esempio di uno studio su come si sviluppano le ostilità e i pregiudizi tra gruppi e cosa si può fare per ridurli. I ricercatori hanno diviso dei ragazzi di 11 anni appena arrivati al campo estivo di Robbers Cave in Oklahoma in due gruppi chiamati “aquile” e “serpenti a sonagli” che inizialmente andavano d’accordo.

Per verificare l’ipotesi che la competizione avrebbe alimentato l’ostilità tra i gruppi, i ricercatori cominciarono a mettere i gruppi gli uni contro gli altri nel contesto di giochi di atletica o di altro genere e videro che effettivamente si sviluppò ostilità. Provarono a vedere se fosse possibile ridurre il conflitto tramite attività condivise ai due gruppi come vedere un film insieme ma videro che ciò alimentava solo ulteriori scontri. Crearono infine diverse piccole emergenze per valutarne la reazione, come simulare un grosso camion che portava i viveri ai ragazzi e che si era apparentemente bloccato, obbligando i gruppi a collaborare per farlo ripartire. Ciò ridusse gradualmente l’ostilità tra i due gruppi facendo nascere nuove amicizie.

Ciò dimostra che il pregiudizio tra gruppi non era pre-esistente e che l’ostilità può essere alimentata dalla competizione ma anche ridotta se i gruppi venivano posti in una condizione di dipendenza per raggiungere un obiettivo comune. Per quanto datato, questo studio è un classico di ricerca di base, ha avuto cioè lo scopo di scoprire i principi generali del conflitto tra gruppi.

In seguito, lo psicologo Elliot Aronson (1978) sviluppò una procedura detta “programma a puzzle”: mescola in una classe gruppi etnici diversi, quindi crea gruppi multietnici di 5 o 6 bambini a cui viene dato il compito di prepararsi per un esame, ad esempio sulla vita di Lincoln, e all’interno del gruppo viene chiesto a ciascun bambino di studiare solo una parte delle conoscenze necessarie (un bimbo saprà l’infanzia di Lincoln, uno l’attività politica) e per superare l’esame i membri del gruppo devono mettere insieme le informazioni come un puzzle, ognuno insegna agli altri ciò che sa.

Come i bambini di Cave, gli studenti imparano (per avere successo) a cooperare e collaborare. La tecnica a puzzle è un programma di apprendimento cooperativo che ha portato a risultati incoraggianti. Questo è un esempio di come la ricerca di base (Cave) possa essere utilizzata per risolvere problemi pratici.

1.2 Il campo di indagine della psicologia

Obiettivi della psicologia

La psicologia ha 5 obiettivi principali: 7

  • Descrivere come si comportano le persone: i ricercatori dello studio di Cave hanno osservato il comportamento dei ragazzi in condizioni diverse.
  • Comprenderne le cause: credevano che la competizione provocasse ostilità e che la collaborazione la riducesse (tentativo di comprensione).
  • Prevedere come si comportano le persone in certe condizioni.
  • Influenzare il comportamento controllandone le cause: creano situazioni di competizione e poi di collaborazione.
  • Applicare le conoscenze in modo da migliorare il benessere dell’uomo: programma a puzzle.

I livelli di analisi della psicologia sono di vario tipo. Il comportamento e le sue cause possono essere esaminati a livello biologico, processi cerebrali e influenze genetiche, a livello psicologico, pensieri, sentimenti e motivazioni e a livello ambientale, ambienti fisici e sociali ai quali siamo esposti.

Ad esempio l’alimentazione può dipendere da tutti e tre i fattori: quando mangiamo la fame diminuisce perché certe aree del cervello regolano la sensazione di sazietà, ma è stato visto in un topo che se queste aree sono danneggiate, questo porta ad una sovralimentazione e quindi ad obesità (analisi biologica le neuroscienze); a volte mangiamo fuori pasto per abitudine, stress o noia (analisi psicologica); le norme culturali influenzano le preferenze alimentari, per gli occidentali una zampa d’anatra non è appetitosa ma lo è probabilmente per i consumatori cinesi (analisi ambientale).

Un altro esempio è la maledizione di Tutankhamon: Cannon notò come le vittime credevano veramente di essere condannate: la convinzione del soggetto è il livello psicologico, la stessa convinzione era supportata da familiari, amici e nemici della vittima oltre che dalla cultura in cui vive e rappresenta il livello ambientale, la convinzione scatena poi un’eccessiva produzione di ormoni dello stress che mandano la vittima in uno stato di shock.

Dimostrò che tale shock porta ad un abbassamento repentino della pressione del sangue e che gli ormoni dello stress fanno sì che il sangue fuoriesca da vene e capillari (meccanismo di morte allora decretata come non dovuta a cause naturali). Questo esempio dimostra le interazioni corpo-mente cioè il rapporto tra i processi mentali che avvengono nel cervello e il funzionamento di altri sistemi del corpo, cioè tra il livello psicologico e biologico.

I vari livelli di analisi mente-corpo-ambiente rappresentano una questione a lungo combattuta, chiedendoci se il nostro comportamento è plasmato dalla natura (dote biologica) o dall’ambiente (cultura, educazione). In alcuni momenti della storia sembrava pendere per un’ipotesi, in altri per l’altra, ad oggi sembra trovare una posizione di equilibrio. Le ricerche moderne hanno rivelato che le nostre capacità biologiche influenzano il modo di comportarsi e di vivere il mondo, e viceversa; quindi, natura ed educazione interagiscono tra loro (Zimmermann e Thompson, 2014). Per comprendere il comportamento si devono prendere in considerazione natura, ambiente e fattori psicologici. Gli psicologi utilizzano quindi varie prospettive per interpretare il comportamento.

Le radici della psicologia come scienza

Molti filosofi dell’antichità sostenevano il dualismo mente-corpo, cioè erano convinti che la mente sia un’entità spirituale non soggetta alle leggi fisiche che governano il corpo. Cartesio, pur sostenendo che la mente è un’entità spirituale e non materiale, la colloca all’interno del cervello e propone che mente e corpo interagiscano attraverso la minuscola ghiandola pineale situata appunto nel cervello.

Il punto di vista alternativo è quello del monismo che afferma che mente e corpo sono una cosa sola e quindi la mente non è un’entità separata. In questo fu cruciale Hobbes per cui gli eventi della mente sono il prodotto degli 8 eventi fisici che avvengono nel cervello e quindi aiutò a preparare la strada alla psicologia in quanto tale posizione lasciava presagire che si può studiare la mente misurando i processi fisici che avvengono nel cervello.

In seguito con Locke si afferma la scuola dell’empirismo, secondo cui tutte le conoscenze vengono acquisite attraverso l’esperienza ed i sensi, cioè in modo empirico; secondo gli empiristi il più valido strumento di conoscenza è l’osservazione idea che favorì lo sviluppo della scienza moderna, i cui metodi derivano dall’osservazione empirica.

Anche le scoperte nel campo della medicina spianarono la strada alla nascita della psicologia, come Broca che vide come una lesione specifica dell’emisfero sinistro del cervello impediva alle persone di parlare correttamente (afasia di Broca). Il numero maggiore di prove a favore del rapporto tra cervello e comportamento avvalorò la tesi secondo cui fosse possibile utilizzare i metodi empirici delle scienze naturali per studiare i processi mentali.

Già a metà dell’800 gli scienziati tedeschi misuravano le risposte sensoriali delle persone a molti tipi di stimoli fisici, rappresentando le fondamenta di un nuovo campo chiamato psicofisica, cioè lo studio di come le sensazioni percepite a livello psicologico dipendano dalle caratteristiche dello stimolo fisico. Famosa in quest’ambito è la legge di Weber-Fechner che riguardava la relazione tra stimolo e percezione.

L’esperimento iniziale consisteva nell’incrementare di una certa quantità il peso di un oggetto e di vedere come la percezione di tale stimolo risultava essere tanto meno accentuata quanto più pesante era l’oggetto; ad esempio, aggiungere 1 kg a un oggetto il cui peso è di 3 kg risultava essere percepito in maniera diversa rispetto a fare lo stesso con uno il cui peso è di 30 kg.

La relazione mente-cervello: idea giusta ma metodo sbagliato

All’inizio dell’800 nacque il movimento della frenologia il cui massimo esponente fu Gall. Si basava sulla concezione che lo sviluppo di una capacità mentale avrebbe prodotto una protuberanza in una specifica parte del cranio; una particolare forma della testa, con fronte pronunciata o una parte più marcata, poteva indicare che quella persona aveva particolari capacità di pensiero o di stati d’animo.

L’idea che la mente ha sede nel cervello era giusta e di importante evoluzione rispetto al passato, specie in un’epoca in cui la scienza riteneva ancora il cuore sede di alcuni sentimenti. Gall osservò che il cervello fosse l’organo deputato alle facoltà intellettuali, morali ed affettive ed individuò nei lobi frontali le funzioni psichiche superiori.

Divise inoltre le capacità mentali in facoltà ed è da questa interpretazione che nasce una nuova psicologia, quella che considera ogni individuo diverso dall’altro. Il metodo usato però era bizzarro e non basato su dati anatomo-funzionali concreti: il cranio era misurato tramite cranioscopia e a ciascun settore dello stesso veniva fatta corrisp

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher octi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Di Domenico Alberto.
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