Introduzione alla psicologia dello sviluppo: dalla Psicologia dell’età evolutiva alla Psicologia dello sviluppo!
La psicologia dello sviluppo e la psicologia dell’educazione vanno di pari passo. Prima però, non si parlava di psicologia dello sviluppo ma di psicologia dell’età evolutiva, termine però ancora usato nei bigliettini da visita degli specialisti.
Il cambio terminologico indica un cambio di prospettiva nel modo in cui consideriamo la crescita psicofisica del minore, il suo ambito di sviluppo.
Psicologia dell’età evolutiva e psicologia dello sviluppo
- Psicologia dell’età evolutiva: l’età adulta è il punto di arrivo dell’evoluzione individuale alla quale segue una fase discendente, età senile. Il soggetto nasce, cresce e muore e il suo sviluppo raggiunge l’apice nell’età adulta; quest’ultima è lo standard di sviluppo. Attualmente, si sa che lo sviluppo è qualcosa di più articolato e che bisogna considerare come in ogni fase dello sviluppo ci sono difficoltà o miglioramenti, quindi si è passati all’uso del termine: psicologia dello sviluppo.
- Psicologia dello sviluppo: prende in considerazione tutto l’arco di vita, lifespan = ciclo di vita, e concettualizza l’evoluzione come un momento che può caratterizzare qualsiasi periodo della vita umana: nuove forme di adattamento all’ambiente, evoluzioni, cambiamenti e difficoltà in tutto l’arco della vita. [Es: il momento in cui una persona conosce/scopre la genitorialità, è un momento con criticità, in cui si apprende nonostante si è adulti]. Ogni periodo dello sviluppo ha le sue caratteristiche, i suoi apprendimenti, adattamenti e le sue trasformazioni.
Psicologia dell’età evolutiva
Psicologia dell’età evolutiva: metafora dell’arco di vita: ad una fase ascendente, bimbo, adolescenza bassa e alta e giovane adulto, segue una discendente, età senile e morte, e tra le due vi è la tappa di arrivo, cioè l’età adulta, confrontata con le altre due fasi: infanzia/adolescenza e anzianità. L’età adulta era vista come una fase di stabilità, anche se attualmente si sa che non è così. Questa visione però, influenza ancora il senso comune, la psicologia ingenua, che infatti fanno ancora riferimento alle idee della psicologia dell’età evolutiva. [Es: sviluppo cognitivo “gli anziani non possono → apprendere” NON è così infatti, ad esempio, durante la pandemia molti anziani hanno imparato ad usare → gli apparecchi elettronici].
Posizioni critiche circa la Psicologia dell’età evolutiva
- L’età adulta non è una età poi così stabile e assente da turbamenti. Infatti, ci possono essere criticità o la necessità di reinventarsi [Es: cambiare città] [Es: riqualificarsi dal punto di vista professionale] [Es: l’arrivo di un figlio] [Es: deflagrazione dei legami familiari].
- Gli apprendimenti, anche consistenti, avvengono anche in età adulta ed in età senile.
- L’età adulta non è sinonimo di maturità affettiva e nemmeno di adattamento psicologico. Infatti, molte volte le sintomatologie partono in età infantile/adolescenza per poi svilupparsi in età adulta oppure possono scaturire direttamente in età adulta, ad esempio, dopo un abuso. L’età adulta è un → momento di trasformazione e sofferenza (≠ momento perfetto).
- Anche in età anziana, terza età, c’è plasticità cerebrale, quindi le sinapsi possono riorganizzarsi ancora per creare dei ricordi, anche se è diversa da quella di un bimbo che può apprendere nuove cose.
- Il declino delle funzioni cognitive non necessariamente accompagna l’individuo, dopo l’età adulta [Es: regina Elisabetta], e questo declino, se presente, può essere spiegato ed è legato a fattori di sviluppo, sanitari e socio-culturali [Es: sembrerebbe che se da piccoli si subisce violenza o traumi e più probabile che da anziani si sviluppi demenza senile]. Influiscono anche i fattori socio-culturali, infatti un ambiente ricco di stimoli si è visto che sfavorisce il declino, mentre un ambiente arido di stimoli lo favorisce. Non a tutti il declino avviene nello stesso modo, ma varia da persona a persona → (≠ da omogeneità della psicologia dell’età evolutiva, ma c’è differenziazione individuale e interpersonale).
- Gli anziani possono conoscere anche una produttiva sconosciuta precedentemente [Es: gli anziani e l’uso del PC].
A ciò si aggiunge che
- Il bambino ha un ruolo attivo nell’interazione con l’ambiente circostante: la mente fa da mediatore tra la genetica e l’ambiente, ha un ruolo di agente.
- Lo sviluppo del bambino non è lineare. Ci sono momenti in cui apprende nuove cose e momenti in cui ciò non avviene [Es: decadimento performance scolastica]. Alcuni domini si possono sviluppare in modo più avanzato rispetto ad altri [Es: grande sviluppo linguistico e bassa motricità fine]. Nella → psicologia dell’età evolutiva tutto ciò non era contemplato, gli individui nelle stesse fasi, dovevano avere le stesse capacità e performance.
Cambio di prospettiva
Lo sviluppo deve essere dunque inteso come una serie di cambiamenti che avvengono durante TUTTO il corso della vita, non solo nel «periodo evolutivo», non c’è più la visione: “aggrappati a ciò che hai appreso fino ad adesso”. Da qui deriva l’interesse della Psicologia dello Sviluppo all’intero arco della vita → dell’individuo e non solo all’infanzia ed alla adolescenza, ciclo di vita. La psicologia dello sviluppo ha come oggetto di studio il CAMBIAMENTO, come avviene e quali sono i processi alla base.
Il ruolo del tempo
- La psicologia dell’età evolutiva esaltava il passato: le esperienze primarie nei contesti dello sviluppo e dell’infanzia e successivamente, tutto ciò che “arrivava dopo” derivava da qui.
- L’attuale psicologia dello sviluppo, anche se continua a considerare le esperienze primarie, presta maggior attenzione al tempo presente: il contesto in cui l’individuo si trova, si sviluppa, apprende e vive relazioni, perché in ogni momento della vita di un individuo, ci sono cambiamenti e apprendimenti.
- Dalla culla alla tomba, gli stessi domini di sviluppo si presentano durante tutta la vita.
- Lo sviluppo non avviene in un determinato tempo, ma avviene «nel tempo».
Modelli deterministici unicausali
Deterministici → una determinata cosa ha un impatto diretto e causale su quel fenomeno.
Unicausali → vi è una relazione stretta di causalità tra un fenomeno e la sua causa.
Ora questa viene considerata una lettura povera.
Perché si sono affermati i modelli unicausali?
Il comportamento veniva spiegato tramite una stretta relazione causa-evento, riferimento alle scienze fisiche e al metodo scientifico. Questo perché la psicologia era in cerca della sua identità: sganciarsi dalla filosofia e dalla religione. Inoltre, il modello della fisica, uni-causale e deterministico, dava garanzie di maggior scientificità.
Nonostante i modelli siano stati criticati fin dal secolo scorso dalla fisica, essi hanno dominato per molto tempo la ricerca empirica in psicologia.
Ci furono due poli per spiegare le cause del comportamento: ambiente e genetica.
Due teorie hanno contribuito al diffondersi dei modelli deterministici ed uni-causali: psicoanalisi e comportamentismo.
Comportamentismo
Comportamentismo: ambiente, stimolo-risposta. Non vi sono altre influenze nel mentre. [Esempio: teoria frustrazione-aggressività → se vedo un mio bisogno frustrato allora pavento un comportamento aggressivo verso qualcuno. Ma si è visto che non è così → ci sono dei fattori di mediazione, non solo una spiegazione causale, virgola non tutte le persone frustrate sono aggressive]. Nasce in Nord America agli inizi del Novecento e resta in auge fino agli anni Cinquanta. L’oggetto di studio è il comportamento osservabile, quindi non veniva studiata la mente, perché non osservabile, quindi non conoscibile. L’obiettivo è la previsione e controllo del comportamento. Il suo metodo è sperimentale e oggettivo, rifiuto di tutto ciò che è intrapsichico. Gli autori di riferimento sono Watson (1913), Pavlov (1927) e Skinner (1953). Inoltre, il comportamentismo ricerca una causalità certa ed unilaterale.
Pavlov, 1927: condizionamento classico
Pavlov, 1927 CONDIZIONAMENTO CLASSICO → Pavlov scoprì che è possibile condizionare la salivazione dei cani…
- Stimolo incondizionato, cibo → risposta incondizionata, salivazione.
- Associazione stimolo condizionato, campana, + incondizionato → risposta incondizionata.
- Stimolo condizionato → risposta condizionata.
Cosa ci insegna sullo sviluppo? Il ruolo delle abitudini e della ripetizione nell’apprendimento e il trasferimento di un comportamento innato, salivazione, a situazioni nuove, campanella.
Skinner, 1953: condizionamento operante
Skinner, 1953 CONDIZIONAMENTO OPERANTE → Anche il pensiero è osservabile attraverso i comportamenti. Egli distinse due tipi di comportamenti:
- Comportamenti rispondenti → riflessi condizionati, Pavlov.
- Comportamenti operanti, volontari, emessi in assenza di uno stimolo che li precede.
Un comportamento viene rinforzato positivamente attraverso un premio e tenderà così a ripetersi più frequentemente, un comportamento operanti diventa condizionato quando associato ad uno stimolo particolare.
Cosa ci insegna sullo sviluppo? L’apprendimento per Prove ed Errori, che il fare pratica è importante per rafforzare l’apprendimento e l’importanza degli stimoli di rinforzo.
Bandura e Walters, 1963: apprendimento sociale
Bandura e Walters, 1963 APPRENDIMENTO SOCIALE → Molti apprendimenti non sono spiegabili soltanto in termini di associazioni punto si pensi per esempio i comportamenti prosociali o antisociali punto un comportamento più o meno nuovo può essere acquisito da un soggetto osservando un modello che riceve un rinforzo → RINFORZO VICARIO.
Psicoanalisi
Psicoanalisi: genetica, pulsione. La pulsione è una forza istintuale che tenta di trovare il suo sblocco nel comportamento. Freud spiegava il comportamento umano in funzione delle pulsioni sessuali e di morte. Ciò che avveniva nel soggetto, spiegava il comportamento umano.
Modelli probabilistici multicausali
Probabilistici → probabilità.
Multicausali → più fattori convergono nello spiegare uno stesso fenomeno.
C’è l’abbandono dei modelli precedenti da parte della FISICA e vi è una visione sistemica; quindi, ora le variabili interagiscono tra loro, si influenzano reciprocamente e nel tempo. E se tutte le variabili sono in interazione reciproca e si influenzano nel tempo, abbiamo davanti un sistema complesso di cui è difficile fare previsioni nette [Esempio: se si riduce una variabile di intensità cambiano tutte le relazioni tra le variabili. Quindi conviene parlare di probabilità e non più di casualità netta e diretta, questo non è più una pretesa della psicologia]. Non è detto che un evento causi per forza un altro evento ma può essere probabile, vedi l’effetto farfalla, in modelli statistici: fattori di mediazione.
Quali contributi nella psicologia hanno determinato il passaggio ai modelli probabilistici e multicausali?
- Il ruolo della mente attiva → la mente non è passivamente in balia degli eventi interni o esterni, ma elabora le informazioni e riorganizza le proprie interazioni con l’ambiente e con l’organismo. Ci si interessa i processi mentali tralasciati invece dal comportamentismo. Autori come Piaget, Werner, Vygotskij hanno dato un contributo in questa direzione.
- Modelli interazionisti e sistemici → interazionisti perché i dati impattano la vita dell’individuo in base a come lui si rivolge verso gli eventi.
Lewin fu tra i primi autori a sottolineare l’importanza di considerare l’individuo non in modo isolato, ma nelle sue interazioni con l’ambiente. Secondo la sua “teoria di campo” il comportamento deve essere letto come una funzione dell’interazione tra individuo e ambiente. Il campo e una serie di fattori in correlazione tra loro che intervengono nel determinare il comportamento dell'individuo. Lo studio della psicologia, in questa prospettiva, non è lo studio dell’uomo o dell’ambiente: ma lo studio della relazione tra i due. Una relazione in chiave psicologica: percepita dal soggetto. Vi è quindi una stima in termini bidirezionali, o più, voi non più unidirezionali tra le variabili; infatti, in uno stesso sistema una variabile può essere dipendente per alcune variabili e indipendente per altre, vi è quindi un'ottica sistemica.
Brofenbrenner ed il modello “persona-processo-contesto”.
Qual è dunque il modello teorico di riferimento della Psicologia dello Sviluppo?
Il modello teorico di riferimento della Psicologia dello Sviluppo è il Modello Probabilistico, Olistico, Interazionista, Costruttivista.
- Probabilistico → non vi è una relazione causale di tipo deterministico, non vi è più una variabile indipendente che ne influenza una dipendente, sì → probabilità.
- Olistico → perché riguarda la relazione tra l’individuo e l’ambiente, come la genetica si relaziona con l’ambiente, in particolare, con l’individuo che è parte dell’ambiente.
- Interazionista → il soggetto non è passivo ma c’è una rielaborazione ed interpretazione dei dati.
- Costruttivista → si dà senso agli eventi in base alla propria esperienza.
L’assunto: “relazione individuo-ambiente, i quali formano un sistema integrato e dinamico, si influenzano l’un l’altro, di cui sia l’individuo che l’ambiente sono elementi inseparabili che si influenzano reciprocamente”.
Biologia e ambiente: tra maturazione ed esperienza
L’apporto delle neuroscienze e della biologia non costituisce un rischio di riduzionismo, = che tutto sia riconducibile al corpo. Infatti, i fattori genetici designano l’ambito delle potenzialità di un individuo, ma non la sua particolare realizzazione.
[Esempio della mielinizzazione: la mielinizzazione segue un processo di evoluzione nel tempo e comporta certe potenzialità che nel tempo potrebbero esprimersi in base agli stimoli nell’ambiente. Quindi vi è una probabilità e non una certezza che avvengano. La mielinizzazione potrebbe farmi sviluppare certe potenzialità, ma se l’ambiente non è favorevole, non è detto che ciò avvenga.]
Anche l’esperienza influenza la neurologia: l’apprendimento e le sinapsi. Ed inoltre, esistono dei “periodi critici”, o “sensibili”, cioè periodi in cui l’apprendimento è maggiormente probabile o ottimale [Esempio: è più facile imparare a studiare uno strumento musicale da bambini che da adulti, anche se comunque da adulti si può, ma solo con maggiori difficoltà].
Le implicazioni dei modelli probabilistici nel pensare alla psicologia infantile
- In ogni momento della vita ci sono criticità e apprendimenti.
- “Responsabilità educativa dell’adulto e delle opportunità che il presente offre allo sviluppo di ogni singolo individuo nel corso del ciclo di vita”.
- Pensare alla probabile linea di sviluppo di alcuni comportamenti che si “discostano dalla norma” (Es: difficoltà di interazioni con i pari). Elementi che si discostano dalla norma, nei bambini, ≠ mancato raggiungimento dello sviluppo. Perché nella psicologia dello sviluppo, a differenza di quella dell’età → evolutiva, si pensa che i bambini possono essere più sviluppati in alcuni ambiti rispetto ad altri.
- Il compito della psicologia dello sviluppo non è solo quello di descrivere la funzioni psicologiche ma di descrivere i PROCESSI.
- Impatto sulla ricerca scientifica: studi longitudinali ed osservazioni in ambiente naturale.
Continuità e discontinuità nello sviluppo
L’obiettivo della psicologia dello sviluppo è capire quanto i vari processi siano implicati nello sviluppo cognitivo del bambino.
- Quanto quella caratteristica del bambino resterà stabile nel tempo? Ad esempio: un bambino iperattivo resterà sempre iperattivo? Un bambino timido resterà sempre timido? Un bambino aggressivo resterà sempre aggressivo?
- Quali sono i processi che promuovo continuità o discontinuità nello sviluppo?
- Lo sviluppo è continuo quando agiscono gli stessi processi causali, mentre è discontinuo quando agiscono processi causali differenti.
Critica al concetto di stadio
- I concetti di «stadio» e «fasi» caratterizzano lo sviluppo discontinuo. Lo sviluppo biologico però procede a fasi quindi non si può togliere del tutto questo approccio.
- Il passaggio da uno stadio all’altro determina prevalentemente una rottura, da una situazione precedente ad una successiva: qualitativamente differente.
- All’interno di uno stadio tutte le modalità di funzionamento psicologico di un bambino sono caratterizzate dalle stesse propriet&agra
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, Prof. Longobardi Claudio, libro consigliato Psicologia dello sviluppo. T…
-
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, Prof. Longobardi Claudio, libro consigliato Gli adolescenti, Palmonari
-
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, Prof. Longobardi Claudio, libro consigliato Resilienza e vulnerabilità p…
-
Riassunto esame "Psicologia sviluppo tipico e atipico", prof. Longobardi, libro consigliato "Manuale di psicologia …