Psicologia dell'educazione
La psicologia dell'educazione
La psicologia dell'educazione si riferisce allo studio dello sviluppo, dell'apprendimento, della motivazione, dell'insegnamento, della valutazione nei contesti educativi e della progettazione di interventi e politiche in quest'ambito. Storicamente, il ruolo dello psicologo dell'educazione è stato limitato all'intervento per quei soggetti con bisogni speciali principalmente all'interno di contesti scolastici. Il ruolo predominante era quello di fare diagnosi e definire l'intervento a scuola al fine di promuovere l'inclusione e il benessere dello studente portatore del bisogno speciale.
Oggi la professionalità dello psicologo dell'educazione si è ampliata e non si limita ai soli interventi di inclusione scolastica per bambini con bisogni educativi speciali. Si annoverano, infatti, attività di consulenza, valutazione, intervento, ricerca e formazione sia per un singolo individuo sia per gruppi di individui afferenti a un contesto educativo quali scuole e, più in generale, enti e istituzioni che si occupano di educazione. Un vasto ambito di interesse della psicologia dell'educazione è inerente ai processi di insegnamento-apprendimento, alla motivazione e alle relazioni tra studente e docenti nel contesto scolastico.
Il concetto di educazione
Il termine educazione indica il processo e l'attività, influenzati nei diversi periodi storici delle varie culture, volti allo sviluppo e alla formazione di conoscenze abilità mentali, sociali e comportamentali in un individuo. Operare come psicologo dell'educazione richiama fortemente il tema della responsabilità educativa che abbraccia i diversi contesti in cui l'individuo cresce e si relaziona. Lo psicologo dell'educazione assume un ruolo educativo centrale ed è pertanto chiamato a rispettare e promuovere quelle norme sociali e morali condivise dalla collettività. L'educazione è, quindi, un'impresa comunitaria in cui il professionista opera all'interno di sistemi educativi per promuovere la creazione di una comunità educante che si oggettiva in una rete sociale di collaborazione all'interno della quale interagiscono diversi soggetti educanti: famiglia, scuola, istituzioni.
Ambiti di intervento dello psicologo dell'educazione
Gli ambiti di intervento dello psicologo dell'educazione si collocano in un continuum tra prevenzione, agita su un masso gruppo, fino all'intervento specialistico per la tutela del benessere psicologico dell'individuo all'interno di un contesto educativo. Si possono distinguere quattro livelli o ambiti di intervento:
- Primo livello: Ha l'obiettivo di delineare azioni di ricerca efficiente una vasta utenza con il fine principale di pianificare interventi di prevenzione. I contesti di riferimento sono i servizi socio sanitari locali, gli enti e le istituzioni che si occupano di educazione. I compiti dello psicologo dell'educazione, all'interno di un intervento universale (rivolto all'intero gruppo classe), possono includere, per esempio, lo sviluppo di metodologie di indagine di un fenomeno, la raccolta, l'analisi dei dati e divulgazione dei risultati.
- Secondo livello: È pensato per un gruppo maggiormente ristretto se comparato con la tipologia precedente. A questo livello, lo psicologo scolastico ha il compito di svolgere un'attività di consulenza, al fine di facilitare l'integrazione di coloro che manifestano specifiche difficoltà o che sono portatori di bisogni speciali senza fattori di rischio specifici. La formazione e la sensibilizzazione degli attori e il monitoraggio delle attività svolte a scuola sono tra i compiti di cui si può occupare lo psicologo dell'educazione.
- Terzo livello: Implica l'intervento dello psicologo in contesti educativi in cui siano presenti fattori di rischio che minano il benessere di coloro che ne fanno parte. In questo caso il compito dello psicologo dell'educazione non si limita quindi esclusivamente alla formazione, ma richiede un intervento diretto, per esempio nella progettazione di azioni specifiche spesso precedute da una valutazione iniziale della situazione. Al fine di creare un contesto supportivo è necessario che vengano considerati parte del processo educativo l'insegnante e le famiglie.
- Quarto livello: È più specifico e si riferisce a quelle situazioni in cui i fattori di rischio sono manifesti e lo psicologo è chiamato a svolgere interventi specifici individualizzati. La situazione di urgenza può essere determinata, per esempio, da uno stato di malessere o sofferenza psicologica grave manifestato. Gli interventi includono, per esempio, il supporto psicologico a scuola o l'invio ai servizi socio sanitari nei casi più complessi in accordo con la famiglia e il personale scolastico.
La scuola come contesto di intervento
La scuola è certamente uno dei contesti più frequenti all'interno del quale lo psicologo dell'educazione opera, in quanto essa è considerata un contesto di sviluppo fondamentale nel ciclo di vita. Il ruolo della psicologia dell'educazione è da tempo riconosciuto da più fronti, sia come contributo nella formazione dei docenti rispetto ai fattori cognitivi (attenzione, apprendimento, memoria), a quelli affettivi (emozioni, motivazione) e socio-relazionali (clima classe, gestione della classe). In particolare, sviluppare le abilità affettive e relazionali degli studenti è una forma di intervento di prevenzione molto utilizzata soprattutto se gli studenti mostrano di avere scarse capacità relazionali ed emotive: difficoltà nella condivisione, cooperazione, comprensione emozioni, intenzioni altrui.
Senso di appartenenza e gestione della classe
Provare un senso di appartenenza (certezza soggettiva che i membri sentano di appartenere ed essere importanti gli uni per gli altri e per il gruppo) nei confronti della propria scuola è importante per tutti gli studenti, ma in particolare per coloro che possono sentirsi distanti, anche a causa delle differenze linguistiche, economiche o culturali. Gli studenti con un maggior senso di appartenenza hanno la percezione che la scuola sia più piacevole e utile indipendentemente dal rendimento scolastico. Gli insegnanti possono favorire il senso di appartenenza promuovendo le abilità relazionali come l'empatia, la cooperazione e il rispetto reciproco.
Per un docente saper gestire le dinamiche relazionali in classe significa creare e mantenere un ambiente di apprendimento caratterizzato dal rispetto e dalla partecipazione. Le regole che determinano chi possa intervenire, di cosa si possa parlare, quando, a chi e quanto a lungo, sono solitamente chiamate strutture partecipate, cioè le regole formali e informali che indicano come prendere parte a una data attività. Al fine di promuovere adeguate condizioni di gestione della classe e creare un clima partecipativo che garantisca a tutti gli studenti l'accesso all'apprendimento, è necessario assicurarsi che tutti sappiano come partecipare alle attività di classe. Se gli insegnanti si concentrano esclusivamente sull'adesione alle regole, però, passeranno molto del tempo dedicato all'insegnamento a controllare e a rimproverare gli studenti, che penseranno che il fine della scuola sia unicamente incentrato sul seguire le regole. Spostare il focus sull'apprendimento autoregolato è, quindi, necessario. L'apprendimento autoregolato è la concezione dell'apprendimento come abilità e volontà applicate all'analisi dei compiti dell'apprendimento, alla definizione degli scopi e alla pianificazione di come svolgere il compito, all'applicazione di abilità e all'aggiustamento del modo di apprendere. Attraverso l'autocontrollo gli studenti danno prova di responsabilità, apprendono l'autocontrollo facendo scelte affrontando le conseguenze, pianificando il proprio tempo e collaborando con gli altri.
Un obiettivo importante della gestione della classe è aumentare il tempo dedicato all'apprendimento, ciò in quanto vi è una correlazione tra il tempo trascorso nell'insegnamento di un argomento e la capacità di apprendimento dello studente. Nelle normali attività scolastiche spesso si verificano frequenti interruzioni, pertanto il tempo reale per l'apprendimento di solito si riduce a circa un 20%. Il tempo deve essere, quindi, utilizzato in maniera efficace. Si definisce tempo di studio quando gli studenti sono realmente coinvolti in ciò che stanno apprendendo e comprendendo sul serio. Pertanto è necessario mantenere gli studenti attivamente coinvolti in attività di apprendimento adeguate e produttive.
Il ruolo degli insegnanti
La supervisione da parte degli insegnanti è un elemento centrale per promuovere la concentrazione e il coinvolgimento. Le attività che risultano più coinvolgenti per gli studenti sono quelle che offrono un collegamento con la loro esperienza pratica quotidiana e inoltre risultano maggiormente sfidanti. Tra gli aspetti centrali che fanno parte della vita scolastica, un vasto corpus di ricerche si è occupato dello studio della relazione tra docente e studente. Il ruolo del docente non si esaurisce nel trasmettere conoscenza agli studenti, ma il rapporto che l'insegnante instaura con l'allievo è, prima di tutto, una relazione educativa. Il docente è, infatti, responsabile della gestione della classe che si oggettiva nella costruzione di un rapporto di fiducia con gli allievi, nella trasmissione di norme e valori condivisi e nella valorizzazione delle potenzialità di ogni singolo studente. Gli studi che hanno approfondito il rapporto docente-studente si sono focalizzati sui differenti aspetti che caratterizzano tale relazione, tra cui le aspettative dei docenti nei confronti degli studenti, la gestione della classe, l'analisi degli aspetti relazionali implicati nell'insegnamento e nell'apprendimento, le interazioni docente-studente e il docente come fonte di resilienza e benessere socio-emotivo nei confronti degli studenti. Secondo alcuni studiosi il rapporto tra docente e studente è da considerarsi un sistema diadico e dinamico, in cui le interazioni sono mutualmente influenti e si modificano a seconda delle caratteristiche individuali di studenti e docenti.
Gli studenti mostrano apprezzamento verso quei docenti che esibiscono una vicinanza affettiva nei loro confronti e riescono a offrire un supporto emotivo, in quanto riescono a creare un clima scolastico di accoglienza che facilita l'apprendimento. Se da un lato il docente deve trasmettere delle conoscenze tenendo conto delle potenzialità e dei limiti di ogni studente, dall'altro è chiamato ad accogliere il vissuto emotivo dello studente promuovendo un clima di accoglienza e un clima classe positivo. Relazioni positive e stimolanti con gli insegnanti facilitano una maggiore partecipazione attiva, una più sviluppata capacità critica e sono un elemento protettivo rispetto all'abbandono scolastico.
Abilità relazionali e docente caring
Tra le abilità da sviluppare perché promuovono positive relazioni a scuola e nei contesti educativi vi è certamente l'ascolto empatico, cioè l'ascoltare le intenzioni e le emozioni che stanno dietro a ciò che un'altra persona dice e rifletterla in una parafrasi. A scuola l'insegnante può utilizzare un ascolto empatico cercando di ascoltare lo studente, evitando di fornire troppo presto consigli o critiche. In questo modo è possibile mantenere una comunicazione aperta. L'ascolto empatico è attivo se riesce a esplorare emozioni, le intenzioni e i significati nascosti del messaggio comunicativo. Quando gli studenti capiscono che sono ascoltati seriamente non semplicemente valutati per quello che hanno detto, iniziano a fidarsi dell'insegnante.
A scuola talvolta alcuni docenti risultano poco efficaci con gli studenti perché assumono atteggiamenti troppo passivi o troppo ostili. Invece di comunicare direttamente allo studente che cosa deve fare, l'insegnante passivo chiede solo di provare a ragionare sul comportamento adatto sperato o, al contrario, comportamento che dovrebbe provocare una reazione da parte del docente o tende ad aspettare troppo prima di reagire. Uno stile di risposta aggressivo, invece, può far incorrere in diversi errori e portare il docente a esprimersi troppo duramente nei confronti dello studente.
Secondo Canter una corretta gestione della classe passa attraverso una metodologia chiamata modalità didattica assertiva, quindi uno stile di risposta chiaro, fermo e non ostile. In contrasto sia con lo stile passivo sia con quello aggressivo, una risposta assertiva comunica agli studenti che l'insegnante si preoccupa di loro e del loro processo di apprendimento e non permette che i comportamenti inappropriati perdurino nel tempo. Gli insegnanti assertivi esplicitano in maniera netta che cosa si aspettano, il loro tono di voce è calmo, fermo e sicuro, evitano di farsi coinvolgere in futili discussioni.
Relazioni nel contesto educativo
La scuola, oltre ad essere un luogo di crescita culturale e intellettuale, è un contesto di socializzazione fondamentale, in cui l'alunno stringe relazioni interpersonali particolarmente significative. Con il termine relazione ci si riferisce a un sistema complesso e sfaccettato che coinvolge due o più individui. Essa è il risultato di molteplici interazioni la cui valenza è influenzata non soltanto da fattori determinati, ma anche dalle interazioni passate. Una relazione è il risultato dell'interazione tra le caratteristiche intra-individuali e interpersonali dei soggetti coinvolti, oltre ai meccanismi di feedback che regolano il rapporto tra i diversi attori. Le relazioni nel contesto educativo influenzano lo sviluppo delle abilità sociali ed emotive, quali per esempio l'autostima e l'autoregolazione, oltre a favorire aspetti più specifici dell'apprendimento con positive ricadute sul successo scolastico. Determinante risulta il ruolo degli insegnanti nella vita degli studenti, i quali hanno molte opportunità di svolgere un ruolo significativo nel loro sviluppo personale e sociale. Per gli studenti con problemi emotivi o interpersonali sono i docenti talvolta la migliore fonte di aiuto. Un insegnante dovrebbe essere accogliente verso gli studenti che desiderano parlare dei propri problemi personali, senza forzarli nel caso in cui ci fossero resistenze. Queste caratteristiche sono riconducibili al docente caring.
Il caring implica due aspetti imprescindibili: l'accettazione dello studente, inteso come persona nella sua interezza, da parte dell'insegnante, e azioni concrete che rappresentino una traduzione in atti di tale disponibilità. In generale, la dimensione caring per gli studenti si sviluppa su due fronti: cura scolastica, ovvero stabilire aspettative elevate ma ragionevoli, aiutando gli studenti a soddisfarle, e cura personale, essere accoglienti, rispettosi, disponibili all'ascolto, interessati alle domande e ai problemi personali degli allievi. Le quattro dimensioni fondamentali che definiscono il docente caring sono:
- Il modeling: Tale dimensione attiene all'interesse che il docente dimostra nei confronti della propria disciplina di insegnamento. Per essere ritenuto caring, un insegnante dovrà rendere interessanti e coinvolgenti le sue lezioni, promuovendo un apprendimento strategico e un ruolo attivo degli studenti.
- La democraticità delle interazioni: Si situa a due livelli distinti benché complementari, quello dello stile comunicativo del docente (è caring se si rivela disposto a sollecitare una comunicazione autentica reciproca, non lo è se si sottrae allo scambio comunicativo) e quello dell'equità/rispetto, con l'enfasi posta sul mantenere le promesse, dire la verità, dare fiducia, qualità alle quali si contrappongono il mettere in imbarazzo e l'ironia.
- Le aspettative basate sull'individualità: Il docente caring rispetta l'individualità dello studente come discente e come persona, di conseguenza terrà in considerazione le peculiarità cognitive del ragazzo, ma altresì avrà cura di interrogarsi sul benessere generale dell'allievo.
- La nurturance: È una dimensione che riguarda la funzione di valutatore del docente, quindi verifiche accurate di quanto lo studente produce, unita all'incoraggiamento alla lode per un lavoro ben fatto. L'insegnante uncaring, invece, non dimostra puntualità interesse nella correzione degli elaborati, oppure sembra infierire sull'alunno enfatizzandone fallimenti.
Valutazione dell'apprendimento
Esistono diversi tipi di valutazione dell'apprendimento che valutano non solo il risultato, ma il processo di apprendimento. Questa impostazione sposta il focus dalla prestazione alla competenza e richiede sia da parte dell'insegnante che dell'alunno un coinvolgimento attivo. Ciò significa adottare una valutazione formativa che permette allo studente di percepire i miglioramenti nelle prestazioni per arrivare al successo formativo avendo consapevolezza dei propri punti di forza e di debolezza grazie ai feedback ricevuti.
Per misurazione si intende una valutazione quantitativa che descrive un evento o una caratteristica di un evento e che può essere espressa su livelli, fornendo punteggi, classifiche e categorie. La misurazione permette di confrontare la performance di uno studente in un compito specifico rispetto a uno standard specifico o rispetto alle performance di altri studenti allo stesso compito. Gli specialisti della misurazione utilizzano il termine valutazione per descrivere il processo di raccolta delle informazioni relative all'apprendimento degli studenti valutati in diversi contesti. Il processo di valutazione non include solamente misure quantitative, ma comprende anche aspetti di tipo qualitativo, quali: osservazione di abilità, conoscenze, competenze e il livello di motivazione impegno degli studenti. Le valutazioni possono essere formali, con uso di strumenti, questionari e test, o in...
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