La motivazione: teorie e processi
Angelica Moè – Edizione 2010
Laurea Magistrale Psicologia Cognitiva Applicata
Gaia Rizzi
Cap. 1 – Motivi e motivazioni
La motivazione è ciò che ci fa smuovere o indietreggiare. Due pilastri, innestati in un ambiente sociale:
- Percepirsi capaci;
- Dare valore.
I quesiti
- Cos’è la motivazione?
- Che relazione c’è fra bisogni e obiettivi?
- In che cosa consiste il modello unitario?
- Da cosa ha origine l’ambivalenza motivazionale?
- Come si può misurare la motivazione?
1.1 Iniziare e proseguire
Motivazione: un insieme di spinte a matrice affettiva che determina l’emergere di obiettivi, valori e convinzioni che sostengono l’agire, la persistenza e l’eventuale evitamento o abbandono di un compito.
Dal latino, la motivazione indica il movimento del soggetto verso un obiettivo desiderato e l’eventuale corrispondente fuga da uno temuto. Sia l’etimo che la definizione sottolineano il concetto di dinamicità: motivazione come “orientamento attivante, verso un oggetto-meta valutato positivamente”.
“Insieme strutturato di esperienze soggettive che spiega l’inizio, l’intensità, la direzione e la persistenza di un comportamento diretto a uno scopo” – De Beni, Moè.
La motivazione “spiega” perché cominciamo, continuiamo, ci interrompiamo, o siamo indecisi verso uno scopo.
La motivazione determina:
- Inizio: cambiamento da uno stato all’altro, da passivi ad attivi (o viceversa), può tradursi in cominciare, continuare o evitare.
- Intensità: la persistenza di fronte a difficoltà, imprevisti...
- Direzione: scelta verso uno o l’altro obiettivo, tra fare o non fare...
Comportamento: motivato (c’è motivazione), de-motivato (c’è un freno alla motivazione, ad esempio credere di non essere capace o disimpegnarsi attivamente procrastinando), a-motivato (assenza di motivazione sia verso l’affrontare che l’evitare).
La motivazione cresce in un ambiente sociale che trasmette valori, obiettivi, convinzioni, agisce in particolare su due fattori: percepirsi capaci e il dare valore.
1.2 Bisogni, convinzioni e obiettivi
Bisogni: una necessità (need) e una spinta (press) e, da un punto di vista etimologico, il concetto di “prendersi cura” e di “stare appresso”. I bisogni sono importanti forme di motivazione. Strutturati come qualcosa che interrompe lo “status quo” e preme per venire soddisfatto.
- Matrice affettiva;
- Universalità;
- Favorire il benessere (o indurre malessere se non soddisfatto);
- Tradursi in obiettivo congruenti (es: bisogno di competenza verso un compito).
È facile quindi associare il concetto di “bisogno” a quello di “fatica e impegno”. Noi abbiamo bisogno dei bisogni! Non può esistere un mondo senza. Soddisfarli ci arreca piacere e benessere; Olds e Milner nello studio pionieristico sui ratti.
Strutture cerebrali filogeneticamente antiche, che costituiscono il centro del cervello rettiliano: area del setto, seguita dal tratto mammillo-talamico e dalla corteccia cingolata. Lì si troverebbe il sistema della ricompensa (reward) e il centro del piacere.
Secondo la “teoria dei costrutti (=significati) personali” di Kelly, a ogni termine assegniamo un significato personale, che dipende dai nostri schemi interpretativi e dal sistema unico e irripetibile di esperienze e di vissuti che ognuno di noi rappresenta.
Possiamo scoprire il significato personale di un termine interrogandoci sul suo contrario. A motivarci non è tanto il bisogno, ma il significato che questo ha per noi (es. “amore”).
Negli ultimi anni sono state stilate diverse liste di bisogni:
- McDougall: 18 bisogni;
- Ford: 24 bisogni raggruppati in 6 categorie: cognitivi (curiosità), affettivi (pulsione sessuale), legati a sé (autoaffermazione), di relazione (dominanza), di collaborazione (prosocialità), legati al lavoro (competenza).
- Reiss: 16 bisogni come “tratti motivazionali”, ovvero presenti in diversa misura per le varie persone.
I bisogni possono essere suddivisi anche per gerarchia (ordine di importanza – individuare i bisogni da soddisfare per primi) e per livelli (distinguere tra bisogni di base e derivati).
Ci sono 3 bisogni fondamentali:
- Sentirsi accolti, connessi, compresi, il percepire che altri hanno piacere di stare con noi e di condividere esperienze (accettazione);
- Sentirsi competenti e capaci, percepire di riuscire a fare le cose, di avere un riscontro positivo del nostro agire (competenza);
- Possibilità di predire, capire, cogliere regolarità e nessi causali fra azioni, anticipare gli eventi (predicibilità).
Dall’unione fra accettazione e competenza originerebbe il sentirsi valorizzati, cioè l’autostima: percepire di valere e stimarsi.
L’unione fra competenza e predicibilità sosterrebbe il bisogno di percepire controllo: saper fare e prevedere di riuscire.
Infine, l’unione tra predicibilità e accettazione genererebbe il bisogno di fiducia: sicurezza dettata dal poter “in maniera ottimale” prevedere ciò che accadrà in un ambiente che sostiene e “fa rete” nel duplice senso di aiutare e di “sostenere” in caso di difficoltà.
Dall’unione di tutti si crea la coerenza di sé: percezione di essere intatto e radicato, è alla base della motivazione libera e sicura. Dweck distingue due componenti della fiducia in sé: identità (“chi sono”) e significato (“cosa è importante per me”).
Legati ai bisogni ci sono i motivi, cioè le tendenze a base affettiva che orientano gli individui verso specifici stimoli o ad evitarli. Si tratta di propensioni e inclinazioni con cui tutti nasciamo, presenti però in diversa misura in ciascuno.
Ogni motivo si esprime attraverso due contrapposte dimensioni:
- Avvicinamento o speranza (hope) VS evitamento e paura (fear)
Anche il temperamento va tenuto in considerazione in quanto predisposizione biologica, innata, osservabile fin dai primi mesi di vita, a reagire a determinati stimoli, che coinvolge in particolare gli ambiti dell’emozionabilità (tendenza a reagire in modo emotivo), dell’attività (preferenza per il movimento) e della socievolezza (ricerca e mantenimento delle relazioni).
Eysenck: teoria secondo la quale vengono ereditate in diversa misura delle specifiche predisposizioni alla ricerca di stimolazioni sociali, all’instabilità emotiva e all’ostilità e freddezza che hanno dei riflessi sugli aspetti motivazionali favorendo lo sviluppo di obiettivi e rappresentazioni, nonché tendenze comportamentali coerenti con i sottostanti tratti temperamentali.
Convinzioni o sistemi di credenze (beliefs): insieme strutturato di pensieri, atteggiamenti e modi di reagire che vengono modellati nell’ambiente sociale, culturalmente condivisi e trasmessi. Condizionano il comportamento e la percezione – interpretazione della realtà.
Le credenze motivazionali sono modificabili ma, in assenza di stimoli, tendono alla stabilità e alla conferma attraverso meccanismi del tipo “credo di non essere portata per un certo compito che interpreto come difficile; di conseguenza mi aspetto di non riuscire...”.
Alcune comuni e importanti convinzioni che hanno ricadute sul piano della motivazione riguardano le spiegazioni date agli insuccessi o l'idea che ci siano persone portate e altre meno capaci, che l'impegno possa fare la differenza, che sia possibile reagire in maniera positiva anche a gravi difficoltà, che i compiti complessi e “difficili” siano affrontabili.
I bisogni e le convinzioni sono quindi importanti precursori del comportamento motivato: orientano e predispongono verso l'agire o l’evitare, ma non spiegano “come”.
Tale funzione è svolta dagli obiettivi che guidano strategicamente nell’affrontare o evitare – Dwerk.
I bisogni determinano gli obiettivi, attraverso un sistema di rappresentazione che include le Convinzioni, Emozioni e Tendenze all’azione (CET). Gli obiettivi sono rappresentazioni cognitive di “oggetti” futuri da affrontare o evitare, sono rappresentati cognitivamente e costituiscono una guida verso uno stato finale desiderato o temuto.
Possono essere anche intesi come orientamenti alla padronanza, alla dimostrazione, all’evitamento. A differenza delle tendenze all'avvicinamento all’allontanamento, che sono attivate in maniera automatica e di cui successivamente acquisiamo consapevolezza, gli obiettivi sono costruiti e rappresentati cognitivamente, costituendo una guida verso uno stato finale desiderato o temuto.
Gli obiettivi sono consapevoli e intenzionali, anche se possono venire attivati e operare in maniera automatica e meno consapevole. I livelli di motivazione possono essere poco accessibili e difficilmente verbalizzatili (motivi impliciti, pulsioni, istinti) oppure più consapevoli o che possono diventare tali (obiettivi, scopi, valori).
Prendere consapevolezza delle proprie motivazioni significa avere il controllo su di esse per poterle utilizzare come strumenti. Significa anche riconoscere che la motivazione può essere misurata, migliorata e modificata attraverso opportuni training o stimolazioni da parte dell’ambiente.
Le motivazioni possono avere origine in noi stessi oppure dipendere da stimoli, incoraggiamenti, pressioni o freni dell’ambiente. Esistono motivazioni il cui dispiegarsi dipende dall’interazione dinamica fra componenti personali e ambientali. Esiste quindi una motivazione intesa come processo ed esistono tanti tipi di motivazioni.
Importanti relazioni tra emozioni e motivazione: si condiziona a vicenda, creando processi circolari o di bi-direzionalità, per cui c’è un continuo interfacciarsi fra spinte motivazionali ed emozioni lungo il dispiegarsi del fenomeno motivazionale complessivo.
Le motivazioni con base genetica tendono ad essere stabili, a differenza di quelle a base cognitiva. Questo “meno” è però relativo e dipende da quanto le persone scelgono di voler agire sui propri sistemi motivazionali e sono motivate a cambiare.
Per un “principio di coerenza”, che si contrappone a un altro di self-enhancement (miglioramento), le persone tendono a voler mantenere una visione coerente di sé e a non modificare le proprie caratteristiche personali, inclusi gli eventuali aspetti di sé che pur non apprezzano, fra cui potrebbero esserci le componenti motivazionali.
1.3 Il modello unitario
Il modello unitario prevede tre livelli di consapevolezza crescente:
- Spinta: spinte primarie (bisogni e motivi), innate, inserite in un ambiente che ci fa sentire accolti attraverso forme di accettazione e sostegno o di rifiuto/indifferenza, favorendo o sminuendo il senso di sicurezza.
- Impegno: engagement: obiettivi, sostegno e guida che favoriscono il senso di padronanza e di controllo consentendo l’applicazione che va oltre l’esplorazione concretizzandosi in un agire sull’ambiente.
- Significato: livello consapevole, a partire da spinte innate l’ambiente ci suggerisce significati e valori da attribuire ai nostri bisogni, ci induce a metterci consapevolmente in relazione con l’altro e anche con ciò che si sta facendo.
Il tutto porta quindi alla consapevolezza delle proprie motivazioni, cioè a sentirsi e vedersi, a rappresentazioni di sé. Di fronte alla sfida e alla possibilità quindi di riuscita l’ambiente riveste due ruoli opposti: può essere supportivo, lasciando provare e suggerendo strategie, oppure essere ostile, giudicando esvalutando le azioni individuali.
Viene superata la dicotomia tra motivazioni intrinseche (interesse, piacevolezza…) ed estrinseche (rinforzi, incentivi…) e la contrapposizione tra una centratura sull’attività o sullo scopo.
È possibile pensare all’intero processo motivazionale come sostanzialmente intrinseco: le attività e anche gli scopi attraggono nella misura in cui hanno per noi significati e valore.
1.4 Ambivalenza
Ambivalenza di fronte al fare o non fare. Nei processi motivazionali due orientamenti:
- Avvicinamento: tendenza che porta verso stimoli o situazioni valutate positivamente;
- Allontanamento: movimento contrario che porta ad evitare situazioni, perché valutate negativamente.
A determinare tali valutazioni vi sono tre classi di giudizio: benefico-dannoso, piacevole-spiacevole, desiderabile-indesiderabile, spesso, ma non necessariamente, sovrapponibili. La compresenza di entrambe le tendenze porta all’ambivalenza.
James: l’ambivalenza è quindi un fenomeno naturale, la differenza sta nelle capacità del singolo di accettarla e gestirla, anche nella sua dinamica, ben visualizzabile nell’ambito dei conflitti motivazionali proposti da Lewin.
Gradienti: una quantità di attivazione cognitiva ed emotiva che caratterizza tutta la fase precedente alla scelta di affrontare o evitare.
All’avvicinarsi di potenziali obiettivi gli individui si focalizzano su aspetti più o meno gradevoli:
- Gradienti di avvicinamento: pensieri, aspettative e rappresentazioni che rendono attraente il compito, spingendoci ad affrontarlo;
- Gradienti di evitamento: pensieri, aspettative e rappresentazioni che portano a rinunciare.
I gradienti di avvicinamento sono più comuni quando il compito è ancora lontano nel tempo, sono ciò per cui l’oggetto ci attrae, quelli di evitamento emergono allo scadere del tempo, sono ciò che ci frena. L’individuo di fronte ad una scelta sperimenterà quindi conflittualità fra i gradienti opposti e tensione derivante dalla forza degli stessi gradienti.
Se farà la scelta si troverà a vivere, fino al giorno in cui questa sarà definitiva, in una situazione in cui prevarranno tutti i pensieri e tutte le emozioni spiacevoli. L’effetto “se avessi scelto” si manifesta in ogni occasione in cui l’individuo ha rinunciato a qualcosa, inoltre con il passare del tempo l’alternativa inizialmente rifiutata sembra possedere solo gradiente di avvicinamento; riprendendole in considerazione, avvicinandoci al momento della scelta, rivedremo gli elementi di difficoltà.
1.5 Valutare le componenti motivazionali
Meta-motivazione: capacità di conoscenza e controllo della personale motivazione, è la percezione della propria motivazione; è diversa dai motivi impliciti o di base di cui tipicamente non abbiamo consapevolezza.
Una sua caratteristica è l’accessibilità: infatti di conoscere queste componenti motivazionali e riuscire a riferirle.
Motivi impliciti VS percezione della propria motivazione (dimensione esplicita) coesistono ma non correlano. Le due componenti:
- Spiegano aspetti diversi del comportamento;
- Possono agire in sintonia o risultare conflittuali, generando ansia e insoddisfazione.
Risulta quindi importante poter valutare entrambe le componenti di cui una (implicita) inferibile dalle reazioni emotive, preferenze e scelte spontanee, che appartengono a una sfera poco verbalizzabile, l'altra (esplicita) ben più consapevole, perché frutto di pensieri, interpretazioni, convinzioni e quindi più facilmente accessibile, benché non sempre riconosciuta e fatta propria.
Compreso il tipo di motivazione da valutare, è utile stabilire quale livello di motivazione si intenda misurare: implicito o esplicito. La componente che può essere espressa verbalmente (esplicita) risulta essere di relativamente facile misurazione, mentre quella meno accessibile, spesso ignota alle stesse persone che pur la manifestano, è meno facilmente rilevabile e richiede l'uso di test impliciti o di valutazioni basate sulla preferenza per le attività.
Test di misurazione della motivazione implicita:
- TAT - test di appercezione tematica: prevede la presentazione veloce di tavole, che rappresentano delle situazioni da interpretare. Test proiettivo in cui la persona proietta le proprie dinamiche del profondo. Si presume che le storie raccontate, frutto di personali interpretazioni, riflettano i motivi. Tali interpretazioni non sono semplici e possono risultare influenzate da una serie di fattori. Per ovviare a questo sono state proposte delle tecniche semi-proiettive, che prevedono una ridotta possibilità di scelta di azioni; selezione fra un numero definito di alternative di interpretazione.
- IAT- implicit association test: prevede il confronto tra tempi di reazione nel rispondere a coppie implicitamente molto attivate (matematica-difficile) o meno attivate (algebra-facile). La velocità di risposta sarà minore per le coppie implicitamente attivate.
- Preferenza per le attività: valutazione a base osservativa. Se la persona è interessata al compito, può facilmente entrare in un’esperienza di flusso, si sente, cioè, completamente assorta dall’attività (motivazione implicita elevata); al contrario, se procrastina o temporeggia la motivazione implicita sarà bassa.
Test di misurazione della motivazione esplicita:
- Colloqui;
- Interviste;
- Questionari: vantaggi: facilmente somministrabili (a differenza del TAT che prevede degli esperti), punteggi confrontabili con quelli di campioni standardizzati, tempi brevi, sia per la somministrazione.
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