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Psicologia del giudizio e della decisione

Le emozioni da sempre sono considerate un ostacolo per prendere decisioni e al fine di tenere un buon comportamento, e questo è stato un pensiero rafforzato da Cartesio. Inizialmente si pensava che le emozioni provenissero direttamente dal cuore ma in realtà ci si è accorti che così non è. Quest’ultime invece risiedono nel cervello e danno impulsi al sistema nervoso. Cervello e corpo sono strettamente collegati.

Evoluzione della psicologia

Per parlare di psicologia bisogna aspettare l’arrivo di Cartesio e la distinzione tra:

  • Res cogita
  • Res exstense

La branca della psicologia a cui noi faremo riferimento è quella cognitiva, che al suo interno contiene quella sperimentale e sociale. Essa si è sviluppata negli anni '70/'80, si è sviluppata ed è in vita ancora oggi. Su come considerare gli aspetti psicologici ci si è interrogati da sempre, in particolare sul piano del ragionamento e su come parlare alle persone, già Cicerone ne era consapevole e si interrogava proprio su questo. Esso aveva messo in luce come persuadere l’altra parte. A volte però, ci si dimentica che ci devono essere i fatti quando si va a persuadere, e anche se si hanno solide basi, se non si è in grado di farsi ascoltare, le persone perdono interesse. È necessario quindi accattivarsi gli oratori e per farlo bisogna far leva sulle emozioni.

Il concetto di giudizio

Partiamo affermando che il giudizio indica il fatto di esternare un’opinione, piuttosto che un semplice fatto. Il termine giudizio può anche designare qualsiasi forma di decisione. In psicologia il giudizio è una valutazione riguardo un fatto, mentre in giurisprudenza è una decisione vera e propria. È l’operazione che collega un soggetto e un predicato, (ad esempio “la domanda dell’attore è inammissibile”).

Nel linguaggio della filosofia e della logica, il giudizio è una fase del processo decisionale, in particolare riguardano i processi che fanno soppesare il valore e le probabilità delle singole alternative. Infine, in campo giuridico il termine giudizio assume un doppio significato: è sinonimo della decisione che mette fine ad una controversia, ma indica anche il processo con cui si raggiunge tale decisione. Il doppio significato del termine giudizio però è ormai stato superato.

Storia e evoluzione del concetto di giudizio

Da tempi molto lontani, e fino al XIII secolo, il termine giudizio era usato per indicare l’intero processo seguito per arrivare ad una decisione riguardo ad una controversia. Solo nel periodo tra il XVII e il XVIII secolo, si è imposto l’uso di distinguere tra il giudizio come decisione e il processo con cui viene raggiunta la decisione. Comunque, il termine continua ad essere usato secondo entrambi i significati, come nel caso del “giudizio abbreviato” o “giudizio immediato” nel codice di procedura penale. È necessario capire il significato del termine giudizio per poi comprendere come si arriva a prendere una decisione.

Il giudizio è quindi un campo di studi privilegiato per i giuristi e nonostante la sua vastità è stato indagato in modo ampio e sistematico. Alcuni indagano il giudizio per meglio capire come funziona, altri hanno obiettivi più pratici e applicativi.

Metodi di indagine sul giudizio

  • Metodi formali: il diritto non è altro che un sistema di norme positive, ciò che va indagato è se le norme esistono nel diritto vigente, senza occuparsi di altre implicazioni (es. etiche o politiche).
  • Metodi razionalisti (o giusnaturalisti): studiano quanto è giusta una norma giuridica.
  • Metodi storico-sociologici: studiano le interrelazioni tra diritto e società.

Gli studi dei giuristi hanno permesso di ottenere una rappresentazione molto precisa dell’area del giudizio. Disponiamo di tassonomie e sistemi raffinati da usare come una mappa concettuale del campo d’indagine. Tuttavia, solo recentemente è aumentato l’interesse per un settore specifico, quello che si occupa di cosa accade nella mente di parti, avvocati o giudici nel corso del giudizio.

La psicologia come scienza

La psicologia intesa come scienza è piuttosto recente, con i primi riferimenti risalenti all’inizio del 1800 (Lück, 1996). Anche a quel punto, comunque, non c’erano ancora i mezzi per un serio studio del funzionamento della mente durante il giudizio. Ad esempio, il comportamentismo riduceva la nostra attività mentale ad una serie di rinforzi. Analizzare le decisioni ed il ragionamento secondo questo approccio era piuttosto semplicistico. Solo con lo sviluppo dell’approccio cognitivista (metà del ‘900) si è spostato l’oggetto di studio dai comportamenti osservabili ai processi cognitivi sottostanti.

I sistemi complessi sono i processi cognitivi e non possono essere osservati direttamente ma solo inferiti. Per questo le procedure sperimentali utilizzate dai cognitivisti sono radicalmente diverse da quelle del comportamentismo.

Il modello Norman e Bobrow

Il Modello Norman e Bobrow parla dello stimolo esterno = qualcosa arriva intorno a noi e potrebbe catturare la nostra attenzione, passa attraverso i nostri registri sensoriali, ma solo determinate cose catturano la nostra intenzione; ci concentriamo solamente su quello che vogliamo noi, di conseguenza se i registri sensoriali giudicano le informazioni irrilevanti, queste vengono scartate, altrimenti passano nella memoria di lavoro, da qua si può passare alla memoria a lungo termine (la memoria di lavoro può richiamare delle informazioni dalla memoria a lungo termine).

Questo è un modello che è stato studiato attraverso esperimenti: La memoria di lavoro ha 7 +- 2 elementi = 7 è la media ma qualcuno può tenere meno elementi come altri possono tenerne di più. Alcuni soggetti creano agglomerati di informazioni, da 3 si passa ad una e per questo si crea spazio.

Connessione tra giuristi e psicologi

Possiamo considerare normale, ma soprattutto ovvio che giuristi e psicologi si siano incontrati visto che anche i primi sono interessati a capire cosa avviene nella mente delle persone. Se sono in grado di anticipare le strategie, riuscirò a rispondere in modo più efficace. Da sempre viene considerato importante, nel giudizio, saper leggere nella mente degli attori del processo.

Più si riesce a capire cosa succede all’interno della testa delle persone più si riesce a dar vita a modelli. Il sistema di leggi è un sistema complesso, ma quest’ultime si possono applicare a più casi. In psicologia ritroviamo tante teorie, e non una teoria unica che definisce i comportamenti delle persone, forse le neuroscienze riescono a dare questa uniformità. Inoltre, ricordiamo che esiste una grandissima variabilità dei comportamenti tra le persone.

Testimonianze e studi psicologici

Uno dei primi campi di dialogo tra giuristi e psicologi è stato quello della testimonianza:

  • Ci possiamo fidare dei testimoni?
  • Sono corrette le testimonianze?

Grazie ai primi modelli sul funzionamento della memoria, Münstenberg (1908) ha potuto dare il via allo studio dei processi mnemonici collegati alla testimonianza. Anche in Italia (a Padova!) questo tema è stato trattato molto presto, Musatti se ne occupò già negli anni ’30, sostenuto ed incoraggiato da Carnelutti, un importante giurista del tempo. Con il tempo, anche altri campi della giurisprudenza e della psicologia sono entrati in contatto. Per esempio, molti giuristi si sono interessati all’integrazione degli studi di psicologia sociale in campo giuridico. Questi studi hanno aiutato a comprendere i meccanismi psicologici che influenzano le decisioni prese dalle giurie.

Studio delle decisioni

Infine, una delle aree più giovani è quella dello studio delle decisioni. E anche in questo caso l’applicazione al campo giuridico è venuta naturale. A questo filone hanno inizialmente contribuito gli psicologi e successivamente anche i giuristi. Anche in Italia questi filoni di studio sono stati percorsi in modo esteso, anche se non erano necessariamente incorporati nel percorso di studio universitario.

Teorie del doppio processo

Partiamo da una foto che ci fa da esempio, dove vediamo una ragazza che corruga il viso. La corrugazione del viso, i denti digrignati sono individuati come segni che emanano rabbia, disgusto ecc. al contrario invece, i muscoli zigomatici esprimono emozioni positive. Vedendo la foto non serve utilizzare il ragionamento, ma possiamo immediatamente dare una risposta. Se al contrario si prova a fare un calcolo si deve utilizzare innanzitutto la regola della matematica e quindi dobbiamo pensare, quindi ragionare. Possiamo così introdurre due tipologie di sistemi: Il sistema intuitivo e il sistema analitico. Una prima caratteristica che distingue i due sistemi è che quello intuitivo va per associazioni mentre il sistema analitico va per regole.

Caratteristiche dei sistemi

A livello scientifico abbiamo:

  • Il sistema 1 “automatico-intuitivo”: Opera in modo automatico, è rapido, non richiede sforzo cognitivo, e non richiede controllo volontario.
  • Il sistema 2 “deliberativo-analitico”: Opera indirizzando l’attenzione verso attività mentali impegnative, richiede maggior sforzo ed è più lento. Richiede controllo volontario. Il cervello quindi si sforza, ma lo sforzo è sempre proporzionato in base al ragionamento che dobbiamo fare, o almeno così dovrebbe essere in quanto non ha senso spendere troppa energia cognitiva per delle situazioni poco importanti.

Inoltre, non riusciamo a mantenere la stessa concentrazione per troppo tempo, anzi con lo scorrere del tempo diminuisce. Ad esempio, è per questo che quando i processi sono lunghi, e magari i giudici hanno problemi familiari o personali e spendono energie cognitive in quel dato problema, spendendone ulteriori nel processo. Preferiscono quindi rimandare la sentenza per evitare di commettere errori.

Interazione tra sistemi

È facile identificare sé stessi con il secondo sistema, ovvero quello analitico. In fondo, è il sistema che dovrebbe essere responsabile per le nostre valutazioni, scelte e pensieri. Molti di noi pensano che le decisioni che prendiamo siano prese in base al sistema analitico. Tuttavia, le sensazioni che emergono in modo spontaneo, elaborate dal primo sistema, sono la vera fonte delle convinzioni esplicite e delle scelte deliberate fatte dal sistema analitico. Normalmente, il sistema analitico entra in azione per confermare o confutare le conclusioni del sistema intuitivo.

Esempi di attività dei sistemi

Esempi di attività attribuite al sistema intuitivo:

  • Notare che un oggetto è più lontano di un altro, parliamo di percezione
  • Orientarsi verso la sorgente di un suono improvviso, ovvero girarsi ad un suono improvviso.
  • Fare una faccia disgustata di fronte ad un’immagine orribile. Se non vogliamo far vedere il disgusto dobbiamo sforzarsi di non far vedere il disgusto.
  • Rispondere a 2+2
  • Guidare una macchina su una strada deserta
  • Capire frasi semplici

Il sistema intuitivo svolge compiti che riguardano competenze innate che condividiamo con gli animali. E anche compiti che sono diventati veloci ed automatici grazie alla pratica. Ci sono però delle situazioni che anche con tanta pratica non saranno mai automatiche, alcuni esempi sono campi della giurisprudenza e della finanza, infatti, il gioco in borsa non sarà mai sempre identico. Anche in questo caso l’esperienza conta, ma nel senso che posso capire dove sbaglio, ma non sarà mai come l’azione di andare in bicicletta dove invece una volta capito il meccanismo non sbaglierò più.

Attività attribuite al sistema analitico (che viene utilizzato quando dobbiamo dare attenzione ad una situazione):

  • Prepararsi al colpo di pistola dello starter.
  • Concentrarsi sulla voce di una particolare persona in una stanza affollata. Si filtrano le informazioni per ascoltare solo quella persona.
  • Cercare un’informazione particolare in memoria. Es. quando non ci viene in mente una parola che ricordiamo con quale lettera inizia con chi l’ho usata ecc.
  • Camminare più velocemente di quanto sia naturale richiede sforzo e consapevolezza.
  • Controllare adeguatezza del comportamento in situazioni sociali es. non tirare pugni a tutti quelli che ci irritano.
  • Dare a qualcuno il numero di telefono.
  • Compilare il modello della denuncia dei redditi.

In generale, il sistema analitico viene attivato quando una situazione richiede di prestare attenzione e il proprio rendimento diminuisce nel momento in cui non si presta sufficiente attenzione. Ad esempio, se noleggiamo una macchina in Inghilterra, ci verrà ricordato che in quel paese si guida sulla sinistra. Comportarsi in modo coerente con una regola, a cui non siamo abituati, ci obbliga ad essere molto concentrati e ad uno sforzo continuo.

Il controllo dell’attenzione è condiviso da entrambi i sistemi. Ad esempio, quando sentiamo un suono forte ci orientiamo verso di esso in modo automatico (risposta automatica) questo porta a concentrare l’attenzione su quel suono (risposta deliberativa) l’attenzione è una risorsa limitata. Non è possibile prestare attenzione ad un numero eccessivo di stimoli. Es. se devo correre nel tapis roulant per arrivare ad una determinata performance non potrò prestare attenzione anche a guardare la tv, che invece posso fare quando non devo svolgere una determinata performance. Quindi capiamo come si possono compiere diverse azioni contemporaneamente solo se non richiedono troppa attenzione.

Tipicamente, attività mentali impegnative competono per le stesse risorse di attenzione ed interferiscono con l’una l’altra. Normalmente usiamo il sistema intuitivo, quello analitico resta comunque attivo, ma utilizziamo il minimo delle energie necessarie. (Il sistema del diritto è molto complicato e richiede molti sforzi). Il sistema intuitivo produce continuamente stimoli e conclusioni intuitive che vengono analizzate dal sistema analitico. Se il sistema analitico le accetta queste intuizioni diventano credenze ed azioni volontarie. Ma c’è un problema, quando tutto fila liscio, come succede la maggior parte del tempo, il sistema analitico accetta le conclusioni del sistema intuitivo senza quasi modificarle. Crediamo nelle nostre impressioni e agiamo in base ai nostri desideri - va benissimo, quasi sempre!

Solo quando il sistema intuitivo non raggiunge una conclusione plausibile si attiva il sistema analitico. Entra in funzione, per esempio, quando dobbiamo risolvere l’operazione 17 x 24. Il sistema analitico si attiva quando si verificano eventi che violano il modello di mondo cui fa riferimento il sistema intuitivo. Inoltre, il sistema analitico controlla costantemente il nostro comportamento e fa sì che manteniamo il controllo quando, per esempio, siamo sul punto di offendere qualcuno durante una discussione.

È fondamentale l’interazione tra i due sistemi. Il sistema analitico dovrebbe intervenire ogni volta che il sistema intuitivo non fornisce delle risposte adeguate, o meglio dovrebbe intervenire sempre, ma se facesse così allora dovrebbe rimanere sempre attivo e quindi consumare la maggior parte delle energie cognitive. L’interazione tra i due sistemi è molto efficace perché minimizza lo sforzo e ottimizza i risultati ottenuti.

Il sistema intuitivo è generalmente capace, perché:

  • Ha una buona rappresentazione delle situazioni familiari.
  • Sa fare previsioni a breve termine, mentre quelle a lungo termine no, risulta scarso.

Tuttavia, è anche soggetto a distorsioni ed errori.

Conflitto tra reazioni intuitive ed elaborazione analitica

Il conflitto tra reazioni intuitive ed elaborazione analitica delle informazioni è piuttosto frequente nella nostra vita. Guidando sulla neve, se ci capita di sbandare dobbiamo avere la freddezza di contro sterzare e inibire la tentazione (intuitiva) di premere il freno. Parlando con qualcuno dobbiamo usare il sistema analitico per inibire la tentazione (intuitiva) di mandare qualcuno a quel paese o quella di rivelare qualcosa che ci è stato chiesto di non dire.

Abbiamo delle illusioni di tipo percettivo (tipiche sono la immagine dove si vede donna-vecchia, o quella della lampada-volti). Tuttavia, esistono anche illusioni di tipo cognitivo, relative ai processi di pensiero piuttosto che ai processi con cui percepiamo la realtà fisica. L’esempio può essere quello dei pazienti psicopatici che raccontano una storia che scava dal punto di vista dell’intuizione. Altro esempio è quello nelle azioni, un collega tratta bene un suo collega perché deve ottenere vantaggi non perché gli stia simpatico.

Le illusioni sono molto difficili da prevenire dal momento che il sistema analitico nemmeno si rende conto dell’errore che è stato commesso. A volte si verificano situazioni dove a lavoro, per esempio, ci sono conflitti per promozioni, ad esempio, e quello che non la ottiene comincia a trovare mille spiegazioni (che ha portato i pasticcini, che è il preferito ecc.) semplicemente sono ricostruzioni dell’intuito. Siamo portati a cercare di ricostruire sempre causa ed effetto che però non sempre sono corretti. Le prove sono molto importanti perché danno un senso e permettono di ricostruire. Quando esistono degli indizi l’errore può essere evitato solo attraverso un attento monitoraggio della situazione.

Tuttavia, sarebbe difficile vivere pensando attentamente ad ogni singolo pensiero o decisione. Il sistema analitico è troppo lento per sostituirsi al sistema intuitivo nelle scelte di routine. Bisogna imparare a riconoscere le situazioni a rischio di errore e in quei casi prestare la giusta attenzione. Il sistema analitico ci permette di indirizzare l’attenzione verso ciò che ci interessa, per svolgere un compito o prendere una decisione.

È difficile mantenere l’attenzione ad esempio a fine giornata. Questo rende lo sforzo cognitivo un “lavoro” che consuma le nostre risorse mentali e anche fisiche. Lo stesso vale per l’autocontrollo, che è molto più facile da esercitare quando siamo riposati piuttosto che affaticati. Ad esempio, i giudici tendono a scarseggiare in questo senso quando sono affaticati.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DanielaCaldon16 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del giudizio e della decisione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Rubaltelli Enrico.
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