Psicologia del ciclo di vita Sugarman
Definizione e concetti chiave
La psicologia del ciclo di vita è stata definita nel 1980 dall'Annual Review of Psychology, che ne ha pubblicato uno studio apposito a cura di Paul Baltes e collaboratori, come una disciplina che si occupa della descrizione, della spiegazione e della modificazione (i.e. ottimizzazione) sia del cambiamento intrapersonale che della stabilità a partire dalla nascita fino alla morte. Tale definizione presuppone che vivere significhi modificarsi.
Il concetto di sviluppo non emerge spontaneamente dai dati empirici ma va estrapolato mediante una postulazione iniziale di assunti, poiché si fonda su miglioramento con basi valoriali, cioè su standard di paragone che precedono l'osservazione empirica. Secondo Kaplan (1983), lo sviluppo è un processo verso un ideale teorico (la perfezione) distinto dalla realtà, cioè da ciò che accade nel corso della vita.
Nel 1961, Carl Rogers ha introdotto l'idea di persona pienamente funzionante, cioè uno stadio evolutivo irraggiungibile in cui c'è una crescente apertura alle esperienze, una consapevolezza del presente e la fiducia nel proprio organismo. Le dimensioni dello sviluppo sono quella fisica/biologica, quella cognitiva/intellettuale, quella personale/emotiva e quella sociale/interpersonale.
Concetto di età e pregiudizi
L'età non è solo quella anagrafica/biologica/cronologica ma anche quella soggettiva/psicologica, quella sociale e quella funzionale (es. condizione del proprio sistema corporeo e organico). Riguardo all'età esistono molteplici pregiudizi, indicati col termine ageism, per cui a ogni età corrispondono attività e mentalità adatte e altre sconvenienti. Ci sono preconcetti radicati (es. l'anzianità è un periodo di declino e di marginalizzazione); la stereotipizzazione può essere anche interiorizzata, dando per naturale e immutabile una condizione stereotipica della propria età.
Principi e assunti della prospettiva del ciclo di vita
La linea della vita, cioè la rappresentazione grafica di un'esistenza, si rifà a un modello del percorso di vita, cioè a sequenze di eventi ed esperienze che si succedono. I principi della prospettiva del ciclo di vita, enunciati da Baltes e collaboratori nel 1980, sono:
- Lo sviluppo è un processo lungo tutta la vita (life-span), non è circoscritto all'infanzia.
- Lo sviluppo è un processo che esprime processi storici, culturali e di socializzazione.
- Lo sviluppo non è né circoscritto né monolitico.
- La psicologia del ciclo di vita offre uno spazio di esplorazione e comprensione dello sviluppo.
Da questi quattro capisaldi, nel 1987 Paul Baltes ha estrapolato sette assunti sui quali è stata strutturata la filosofia del ciclo di vita:
- Lo sviluppo è un processo che continua tutta la vita.
- Lo sviluppo è multidimensionale e multidirezionale, a proposito del quale nel 1995 Schlossberg e collaboratori hanno individuato tre aree distinte nelle quali avvengono i cambiamenti (internamente, nelle relazioni interpersonali intime e nell'attività lavorativa/in settori che implicano impegno) e nel 1980 Donald Super ha teorizzato l'arcobaleno della vita e della carriera, che si basa sui ruoli ricoperti dall'individuo, dal tempo dedicato a ogni impegno e dall'importanza emotiva di ogni attività.
- Lo sviluppo è caratterizzato dalla plasticità.
- Lo sviluppo comprende guadagni e perdite.
- Lo sviluppo è il risultato dell'interazione tra l'individuo e l'ambiente, a proposito del quale nel 1977 Urie Bronfenbrenner propose un modello ecologico a strutture concentriche in cui organizzava più livelli di influenza tra individuo e ambiente esterno (nel macrosistema incidevano gli elementi culturali e linguistici e le norme sociali, nell'esosistema le maggiori istituzioni della società come l'istruzione o la politica, nel mesosistema le reti di sistemi personali interattivi e nei microsistemi la famiglia, la classe scolastica, i gruppi di amici, il posto di lavoro ecc.).
- Lo sviluppo è un processo calato nella realtà storica e culturale.
- Lo sviluppo è un campo di studi interdisciplinare.
Psicologia evolutiva e teorie sull'età anziana
La psicologia evolutiva, divenuta poi psicologia del ciclo di vita, aveva la tendenza a considerare l'età adulta come il culmine dello sviluppo, preceduto dall'infanzia e dall'apprendistato e seguito dal declino della vecchiaia. Sull'età anziana sono state teorizzate varie prospettive, tra cui:
- La teoria del disimpegno di Cumming e Henry (1961), per cui dopo i sessantacinque anni circa l'essere umano restringe il proprio spazio vitale (inteso come numero di ruoli occupati nella società e bacino di individui con cui si interagisce) e tende all'individualità, accettando consapevolmente questi cambiamenti; questa teoria è stata criticata in quanto non era né inevitabile né universale e sosteneva le politiche di esclusione degli anziani.
- La teoria dell'attività di Havighurst (1963), che tratta di un invecchiamento positivo in cui l'individuo raggiunge la massima soddisfazione mediante nuovi stimoli; questa teoria è stata criticata per il poco realismo, poiché da un punto di vista biologico l'essere umano anziano non è sempre in grado di adempiere a tutte le attività che vorrebbe.
- Il modello dell'ottimizzazione selettiva con compensazione di Baltes e Baltes (1980), che presenta un processo dinamico di conquiste e perdite e rifiuta l'importanza del disimpegno e dell'attività in sé concentrandosi sul significato che tali fenomeni hanno per gli individui.
Raccolta dei dati e metodologia nella psicologia del ciclo di vita
Lo scopo della ricerca empirica nel campo della psicologia del ciclo di vita è l'elaborazione di conoscenze che guidino la pratica professionale; la metodologia può essere osservazionale (sia naturalistica/spontanea che controllata) o legata a delle testimonianze dirette dei partecipanti (interviste, questionari e test standardizzati, riassumibili con self-report).
N.K. Denzin ha individuato nel 1978 quattro tipologie di triangolazione (delle fonti, cioè l'uso di varie fonti di dati, del ricercatore, cioè l'impiego di vari ricercatori, metodologica, cioè l'uso di vari metodi per analizzare un problema, e teorica, cioè l'uso di prospettive multiple per interpretare una serie di dati), a cui nel 1994 Janesick ne ha aggiunto una quinta (interdisciplinare, cioè l'uso di fonti, ricercatori, teorie e metodi provenienti da altre discipline).
Il disegno di ricerca può identificare uno studio:
- Longitudinale, nel quale un gruppo di persone viene seguito nel tempo ponendo enfasi sui cambiamenti delle caratteristiche prese in esame; il gruppo dei soggetti rimane lo stesso ma varia il tempo delle misurazioni.
- Trasversale, nel quale nello stesso momento vengono esaminate persone di diverse età; il tempo di misurazione è lo stesso ma vengono presi in considerazione più gruppi di soggetti.
- Time-lag (scansione temporale), nel quale vengono studiate persone della stessa età ma di coorti diverse (es. confrontare i trentenni nati nel 1930 con quelli nati nel 1950); variano sia i gruppi di soggetti che i tempi di misurazione.
Il campionamento può essere casuale/rappresentativo o mirato. Tra i criteri di valutazione della ricerca ci sono la validità (interna ed esterna, ma anche l'affidabilità e l'obiettività), l'attendibilità (credibilità, trasferibilità, aderenza e confermabilità) e l'autenticità (ontologica, educativa, catalitica e tattica). Le questioni di correttezza e responsabilità sfociano nella riflessione etica della disciplina, in merito alla quale nel 1998 la British Psychology Society ha pubblicato le linee guida che individuano i principi e le procedure sia per la condotta professionale che per la conduzione di ricerche etiche.
Gli stadi di età e le linee della vita
L'identificazione dei diversi stadi della vita di un individuo viene basata sull'età cronologica:
- La prima infanzia (0-2 anni), durante la quale sono cruciali l'interazione tra bambino e ambiente e le condizioni di salute della madre, che influiscono sulla qualità dell'ambiente fetale; è un periodo contraddistinto da uno sviluppo rapido ed esteso, dall'acquisizione di varie abilità motorie e sensoriali e da un procedere interattivo in cui il microsistema del bambino è composto perlopiù dai caregiver.
- Il periodo prescolastico (2-6 anni), durante il quale il bambino sviluppa ulteriori abilità motorie (es. camminare correttamente), cognitive (es. classificare gli oggetti in base a dei criteri specifici o avere un pensiero narrativo) e linguistiche (es. usare espressioni più complesse) e inizia ad agire in maniera autonoma dai genitori e a controllare le proprie emozioni e i propri comportamenti.
- L'infanzia (6-12 anni), caratterizzata da un grande sviluppo cognitivo (es. capacità di capire il mondo dalla prospettiva di qualcun altro o di avere un pensiero matematico) e da uno sviluppo fisico costante e lineare; il mondo del bambino si estende alla sfera scolastica, nella quale avviene una segregazione sessuale spontanea tra genere femminile e maschile.
- L'adolescenza (12-18 anni), caratterizzata dalla pubertà e dalla maturazione sessuale (che porta alla fertilità e alla possibilità di relazioni trasformazioni adulte), durante la quale avviene una trasformazione nel rapporto con i propri genitori e con gli altri adulti, come anche con i propri coetanei dello stesso sesso e di sesso opposto, poiché c'è la ricerca di una maggiore indipendenza dai genitori e di legami più stretti coi coetanei, mentre a livello neurologico e cognitivo c'è uno sviluppo (es. uso del pensiero logico e astratto) che porta alla formazione dell'identità dell'Io (è in questa fase che compaiono i disturbi del sé, come il disturbo borderline, il narcisismo, le condotte a rischio, i disturbi alimentari, l'uso di sostanze ecc.).
- La prima età adulta (18-40 anni), durante la quale la forza, la resistenza, le capacità percettive, il tempo di reazione e il vigore sessuale sono ai massimi livelli e l'individuo è sottoposto a pressioni e sfide riguardanti la genitorialità, il matrimonio e l'esperienza lavorativa, che può portare a una crescita della fiducia in sé stessi e dell'indipendenza.
- L'età adulta media (40-60 anni), durante la quale la mole di esperienza accumulata viene applicata nella pratica con risultati in termini di efficienza ed efficacia e iniziano a manifestarsi i primi segnali fisici di invecchiamento, mentre il cambiamento più grande per le donne è la menopausa; la crisi di mezza età è attraversata solo da una bassa percentuale della popolazione (circa il 5%) e in questa fase c'è una generale interiorizzazione, dovuta a un riequilibrarsi dei rapporti coi figli (adolescenti) e i partner.
- L'età adulta avanzata (60-75 anni), durante la quale avviene un graduale declino fisico e psicologico e vi è un minor numero di ruoli sociali e obblighi, una crescita spirituale e una maggiore accettazione di sé, unita alla graduale consapevolezza dell'avvicinarsi della morte.
- La tarda età adulta (75+ anni), durante la quale il declino fisico e cognitivo irrompe in maniera significativa, anche se le abilità cognitive e linguistiche.
-
Riassunto esame Psicologia del ciclo di vita, prof. Maggiolini, libro consigliato Manuale di psicologia degli adole…
-
Riassunto esame psicologia del ciclo di vita, prof Maggiolini, libro consigliato Manuale di psicologia dell’adoles…
-
Riassunto esame Lo sviluppo cognitivo nel ciclo di vita, Prof. Chiandetti Cinzia, libro consigliato Psicologia del …
-
Riassunto esame Psicologia dell’arco della vita, prof. Giani Gallino, libro consigliato Lo sviluppo nel ciclo di vi…