Nuove prospettive per il servizio sociale
Presentazione
Approfondimento dei diversi aspetti della realtà professionale del servizio sociale. Analisi dei nuovi approcci teorico-operativi del servizio sociale. Riflessione sui fondamenti teorici dell’approccio costruttivo-narrativo centrato sulle soluzioni adeguate alla situazione dello scenario nel quale si muove oggi il servizio sociale. Il servizio sociale si propone di creare una relazione autentica e costruttiva con le persone più vulnerabili e di realizzare soluzioni innovative per far fronte a situazioni di difficoltà esistenziali.
Il servizio sociale e la politica sociale
La politica dei servizi sociali
Il sistema assistenziale in Italia è da sempre risultato marginale rispetto al sistema previdenziale e sanitario, ed infatti esso si colloca solo al 7,9%. Inoltre, nel suo ambito, si dà maggior importanza all’erogazione di trasferimenti monetari a livello nazionale, che non all’offerta dei servizi sociali e di interventi personalizzati a livello locale. Negli anni Novanta si è anche verificato un aumento dei rischi sociali (povertà, lavoro, autosufficienza) per effetto dei cambiamenti sociali come l'invecchiamento della popolazione, la trasformazione della famiglia, le crisi economiche.
Per far fronte a questi problemi nel 1997 venne istituita la Commissione Onofri per proporre una nuova politica dei servizi sociali. Con la legge finanziaria del 1998, infatti, si istituì il Reddito minimo di inserimento per sostenere le fasce deboli attraverso interventi monetari e progetti di inserimento lavorativo e sociale a livello locale. Fu poi avanzata la proposta di istituire un fondo per il sostegno dei non autosufficienti e di universalizzare gli assegni al nucleo familiare e con la legge 24 giugno 1997, n. 196 (legge Treu) venne affrontato il tema degli ammortizzatori sociali contro i rischi connessi con la perdita del lavoro. Si voleva quindi dar vita a un sistema di protezione sociale con l’obiettivo di universalizzare le prestazioni. Queste proposte tuttavia non hanno avuto molto successo. Il RMI venne sostituito dal Reddito di ultima istanza che non venne mai attuato.
Negli anni Novanta vennero emanate una serie di leggi per specifiche categorie di persone: tossicodipendenti (D.P.R 9 ottobre 1990, n.309), i minori (legge 28 agosto 1997, n.285), i disabili (legge 5 febbraio 1992, n.104), gli immigrati (legge 6 marzo 1998, n.40). Vi furono interventi di carattere economico-finanziario come il Fondo per le politiche sociali (FNPS), la normativa sull’Indice della situazione economica equivalente (ISEE), la regolamentazione delle ONLUS, la legge sul volontariato (legge 8 novembre 1991, n.381). Infine i provvedimenti relativi alla riforma della Pubblica amministrazione.
La prima legge organica fu emanata nel 2000 (legge 8 novembre 2000, n.328) che indicava come obiettivo della politica sociale la realizzazione di un sistema integrato di servizi e interventi per la tutela dei diritti sociali di cittadinanza. Un anno dopo fu emanata la legge 18 ottobre 2001, n. 3 che trasferiva alle regioni la competenza del settore assistenziale salvo la definizione dei Livelli essenziali di assistenza (LEA) che rimaneva di competenza statale.
Gli orientamenti della legislazione regionale
Concetti chiave della legge 328/2000:
- Prevenzione, ossia conoscere e far conoscere a chi deve decidere le reali esigenze di un contesto in modo da predisporre le risorse necessarie;
- Integrazione tra le istituzioni pubbliche e private, i molteplici obiettivi della politica sociale, i diversi operatori: ossia realizzare un welfare societario nel quale ognuno si senta partecipe e responsabile;
- Partecipazione e sussidiarietà, ossia realizzare un lavoro di informazione, mediazione e negoziazione per giungere a realizzare un sistema condiviso e partecipato di decisioni, progetti e realizzazioni sia a livello individuale che comunitario;
- Promozione, ossia aiutare le persone, i gruppi e la comunità ad assumersi le proprie responsabilità per valorizzare le proprie risorse;
- Programmazione e progettazione, ossia saper fare piani a medio e lungo termine.
In primo piano come organizzatori e gestori dei servizi sociali territoriali ci sono i comuni. Uno dei principi fondamentali nelle leggi regionali è la realizzazione di una migliore qualità di vita oltre l’assistenziale, con l’obiettivo di tutelare i diritti di cittadinanza e le pari opportunità riferite a qualunque situazione di possibile discriminazione non solo in situazione di svantaggio ma nel contesto della normalità. L’ente locale deve promuovere, potenziare e valorizzare la realizzazione di una società civile attiva e dare vita a un sistema integrato di servizi e di interventi. È importante in questo caso potenziare i rapporti sociali. I cittadini, inoltre, possono utilizzare il sistema anche attraverso la definizione in ambito regionale di LEA o LEPS (Livelli essenziali delle prestazioni sociali). Un altro obiettivo della legge è quello di fare chiarezza nell’ambito delle professioni sociali attraverso una regolamentazione nazionale dei profili inerenti ciascuna figura professionale.
Per attuare le linee della legge a livello locale alcune regioni hanno sperimentato degli interventi a sostegno delle famiglie, come il Reddito di cittadinanza, l’RMI, o la Promozione della cittadinanza solidale. Inoltre alcune di esse hanno puntato alla definizione in ambito regionale dei LEPS, ossia interventi che contribuiscono a formare a livello essenziale delle prestazioni sociali erogabili sotto forma di beni e servizi (come le misure per il contrasto della povertà, alla non autosufficienza, al sostegno di minori e famiglie in situazioni di disagio, alla tossicodipendenza e all’integrazione dei disabili). Le prestazioni che devono essere presenti in ogni comunità territoriale sono il servizio sociale professionale e il segretariato sociale, il pronto intervento sociale, l’assistenza domiciliare, le strutture residenziali e semiresidenziali per soggetti con fragilità sociali e centri di accoglienza residenziali e diurni a carattere comunitario. La legge 328/2000 inoltre indica che lo stato ha la legislazione esclusiva sulla determinazione dei LEPS concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale. Questa linea, tuttavia, non fa che sottolineare il divario regionale tra Nord e Sud.
Le prospettive e le ipotesi per lo sviluppo di un nuovo welfare
Si fa sempre più vivo il dibattito su un nuovo welfare centrato sulla persona e sulla comunità locale come promotrice di risorse e interventi più adeguati a una società in cambiamento. A tal proposito si è dato vita a un Osservatorio nazionale per l’applicazione della legge 328/2000 costituito da ANCI, i sindacati CGIL, CISL e UIL, Forum del terzo settore, Legautonomie e UPI, con sede presso il CNEL, il 27 settembre 2006. Osservatorio: strumento comune e stabile per mettere in atto le iniziative utili all’attuazione degli obiettivi indicati nella legge 328/2000 e per superare le criticità riscontrate nella sua applicazione sul territorio. Nell’Osservatorio si è pensato di:
- Istituire i LEPS nei seguenti settori: servizi per il sostegno delle responsabilità familiari, servizi per la non autosufficienza, interventi per il contrasto alla povertà;
- Attuare un programma completo di assicurazione contro il rischio di non autosufficienza, contro il rischio dell’impoverimento;
- Riorganizzare le detrazioni fiscali e le erogazioni economiche per il sostegno delle responsabilità familiari;
- Incrementare il Fondo nazionale per le politiche sociali.
Nel 2007 e nel 2008 sono stati emanati due provvedimenti assistenziali: il Piano di sviluppo del sistema dei servizi socioeducativi per la prima infanzia e il Potenziamento del fondo per la non autosufficienza. Il 25 luglio 2008, il ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali ha pubblicato La vita buona nella società attiva. Libro Verde sul futuro del modello sociale, come strumento per l’avvio di un dibattito pubblico sul futuro dello stato sociale. Nel Libro Verde si afferma la ricerca di un “welfare delle opportunità” rivolto alla persona nella sua integralità. Tale documento sollecita quindi alla creazione di un sistema di protezione sociale che integri le politiche socioassistenziali con quelle sanitarie e del lavoro e che sia universale, selettivo e personalizzato.
Nelle riflessioni sul Libro Verde, inviate dal Consiglio nazionale dell'ordine degli assistenti sociali, si rivela il rischio di dare poca attuazione al sistema, l’importanza della presenza del servizio sociale professionale in ogni comunità di almeno 10000 abitanti e l’esigenza di definire i LEPS. Nel maggio 2009 venne poi pubblicato il Libro bianco con idee per impostare un nuovo sistema di welfare attraverso il dialogo sociale. Nel documento vengono analizzati i problemi emergenti a livello demografico, nell’ambito familiare, nei contesti lavorativi e abitativi nei quali si evidenzia una mancanza diffusa di relazionalità, di reciprocità che provoca chiusura egocentrica e disinteresse nei confronti di un impegno solidale verso la propria comunità. Attraverso un’analisi di questo tipo infatti è possibile comprendere quale impostazione dovrebbe avere un nuovo modello di welfare.
Le linee di tendenza per lo sviluppo di una politica sociale locale
Strumenti:
Programmi di integrazione fra le diverse aree della politica sociale: dalle politiche del lavoro, a quelle della formazione, della salute, dell’assistenza, della casa, dell’immigrazione e del tempo libero; e fra le istituzioni come Comuni e ASL, servizi giudiziari, servizi per l’impiego, istituzioni del privato sociale e del privato mercantile. Ma anche con i servizi sanitari, con le ASL e con le aziende ospedaliere per la realizzazione di progetti di reale tutela della salute come benessere psico-fisico e sociale (obiettivo auspicato anche con la legge di riforma sanitaria della fine degli anni settanta). Per garantire i programmi di integrazione è possibile attuare i Piani di zona secondo le linee dei Piani sociali e sanitari regionali. In questo modo si tenta di passare ad una programmazione che coinvolge i diversi attori del territorio con lo strumento dei tavoli tematici ai quali partecipano i rappresentanti delle forze più vive e attive della comunità per attuare una innovativa forma di governance locale. L’obiettivo è quello di promuovere la partecipazione, l’assunzione di responsabilità, la condivisione delle scelte e delle decisioni politiche, la conoscenza condivisa dei bisogni e delle risorse del territorio per realizzare un sistema di risposte preventive.
Il Comune: ente territoriale garante del benessere della propria comunità, la cui essenziale funzione è stata riconosciuta e valorizzata nelle leggi di riordino del sistema assistenziale: dal D.P.R 24 luglio 1977, n.616, alla legge 23 dicembre 1978, n.833 (anche nella legge 328/2000). Obiettivo: Forme di consorziamento, di coordinamento fra i comuni di piccole dimensioni per dare vita ad associazioni fra i comuni di una determinata area territoriale o zona. Le istituzioni pubbliche (Comuni, ASL) hanno il compito di sviluppare processi di miglioramento della qualità dei servizi. Uno degli strumenti (indicato dal Consiglio dei ministri del 1994) è la redazione della Carte dei servizi che gli enti erogatori di servizi devono predisporre illustrando gli standard di qualità del servizio stesso. Altri strumenti sono la Certificazione di qualità per la realizzazione di un processo di accreditamento al quale devono far seguito periodiche valutazioni qualitative e quantitative, l’analisi della soddisfazione degli utenti e il monitoraggio dei risultati ottenuti.
Il servizio sociale professionale e il segretariato sociale: Il Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2001-2003 (D.P.R 3 maggio 2001) di attuazione della legge 328/2000 afferma che il segretariato sociale ha la funzione di recapitare informazioni ai cittadini circa i diritti, le prestazioni, le modalità di accesso ai servizi e le risorse sociali disponibili. La Porta unica di accesso rappresenta una modalità organizzativa per la promozione di un efficace servizio che offre informazioni, orienta la domanda di servizi e informazioni, legge il bisogno e lo indirizza verso risposte pertinenti. Si possono avere diverse tipologie di questo servizio: quelle orientate in senso informativo-burocratico, in cui operano amministrativi e informatici; quelle di tipo informativo-di accompagnamento, in cui lavorano psicologi e giuristi; e quelle di tipo informativo-sociale, dove si trovano figure amministrative, mediatori culturali e assistenti sociali. Il segretariato sociale viene inoltre organizzato su più livelli: un primo livello di front-office (informazioni generali), un secondo livello per le persone che richiedono un colloquio professionale e dove operano assistenti sociali che devono indirizzare il cittadino in base ai bisogni manifestati. Il servizio sociale ha invece tre funzioni principali: fornire notizie pertinenti sulla situazione locale in fatto di risorse, aiutarne l’utilizzazione e dare un contributo alla programmazione dei servizi attraverso la funzione di osservatorio. In alcune regioni si attua il Profilo di comunità: strumento di supporto all’individuazione delle criticità e delle priorità da considerare all’interno della programmazione e delle politiche territoriali sociali, sociosanitarie e sanitarie.
In sintesi, il servizio sociale territoriale svolge un’analisi specifica delle singole situazioni di bisogno individuali, familiari e di gruppo, individua gli interventi per superarle e può anche attivare un costante lavoro con la comunità e per la comunità. In sintesi l’obiettivo di una politica sociale territoriale è l’attuazione di un sistema di servizi alla persona (che sia Azienda dei servizi alla persona, fondazione, associazione o società della salute), ossia una forma integrata tra pubblico e privato, fra servizi sociali e sanitari, fra le diverse politiche sociali, fra i diversi operatori. Il suo sviluppo è anche legato alla capacità degli operatori di condurre processi promozionali.
Gli aspetti centrali sono dunque:
- L’attivazione di progetti di intervento personalizzati per prevenire situazioni di disagio;
- La promozione di una solidarietà diffusa;
- La diffusione di informazioni attraverso il segretariato sociale;
- La realizzazione di una rete di servizi in base ai Piani integrati regionali e ai Piani di zona;
- L’impostazione di verifiche periodiche.
Quale ruolo del servizio sociale in questo scenario?
Mandato fondamentale dell’assistente sociale: porsi al fianco delle persone in difficoltà per sostenerle in situazioni di disagio attraverso progetti individualizzati, condivisi con l’utente e il suo contesto. I servizi sociali territoriali rispondono ai bisogni attraverso tre strategie espresse nel documento di Cittalia (2008, p.69):
- Servizi resi direttamente alla persona (39%);
- Contributi economici per cittadini bisognosi (23%);
- Organizzazione e gestione di strutture quali residenze per anziani e disabili, asili nido, centri diurni (38%).
Caratteristica peculiare è la sua tridimensionalità attraverso la quale può ricoprire un ruolo fondamentale nella realizzazione dei diversi interventi. Esso deve essere in grado di operare in maniera sinergetica e integrata prendendo in carica situazioni di disagio personale e familiare, utilizzando sostegni economici, promuovendo e coordinando le risorse istituzionali e della comunità. Inoltre deve partecipare alla programmazione e alla realizzazione dei Piani di zona e alla predisposizione e gestione di servizi e interventi adeguati ai bisogni della popolazione. Il suo ruolo principale è quello di porsi come promotore e accompagnatore dei processi di cambiamento e come punto di raccordo fra problematiche, bisogni e risorse. Importante è anche la conoscenza del territorio per impostare i Piani di zona, per promuovere servizi adeguati, per attuare una migliore qualità di vita e per tutelare i diritti sociali di cittadinanza.
De Ambrogio, Bertotti e Merlini affermano che il servizio sociale territoriale deve:
- Valutare le condizioni di bisogno delle persone e delle famiglie;
- Costruire un progetto personalizzato in cui emerga l'autodeterminazione della persona e l’accompagnamento nella valorizzazione delle risorse personali e nella sua integrazione nella comunità sociale di appartenenza;
- Operare in un’ottica di collaborazione e integrazione interprofessionale;
- Coniugare il sapere professionale con il sapere sociale;
- Far emergere dalla prassi operativa i bisogni e le problematicità;
- Favorire l’accesso ai servizi attraverso costanti informazioni.
In conclusione: il servizio sociale deve mettere la persona, la sua dignità e i suoi bisogni al centro attraverso una relazione di aiuto in un contesto di esclusione, marginalità, solitudine, fragilità non solo dei soggetti più deboli. Per fare questo l’assistente sociale deve organizzare un rete di supporto con le risorse che ha a disposizione.
Il servizio sociale di fronte ai problemi e le attese della società odierna
Verso una società postmoderna
Postmodernità: vari significati. Post=passaggio fra una situazione di precedente modernità e quella attuale. I cambiamenti riguardano vari elementi: l’economia, la politica, la cultura e i loro intrecci.
Modernità: periodo storico succeduto al medioevo, che ha avuto il suo culmine nell’Illuminismo e si è protratto fino alle soglie del secolo attuale. Elementi fondamentali sono la razionalità, la fiducia nella scienza e nella tecnica, e quindi nel progresso e nello sviluppo di una società più efficiente e organizzata, il riconoscimento dei ruoli di potere-competenza. I fenomeni sociali portati dalla modernità sono: lo sviluppo industriale.
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